[A cura di Sara Bottarelli – Foto mouvies.gamesource.it ] Il regista Estinse Daniela Cretton dirige Michal B. Jordan e Jamie Foxx in una delle storie più commoventi dell’America degli anni 90.
Approda nelle sale il 30 Gennaio “Il diritto di opporsi” in cui il regista racconta una storia dall’impegno civile, che tocca temi sensibili quali la discriminazione razziale e l’ingiustizia di un sistema giudiziario alquanto corrotto.

La trama mette in scena sul grande schermo le vicende di un giovane avvocato afroamericano, Bryan Stevenson (Michael B. Jordan), che dopo la laurea in legge ad Harward, decide di affrontare una strada difficile e poco battuta. Insieme all’aiuto della collega Eva Ansley (Brie Larson), crea un ufficio di consulenza gratuita per tutte quelle persone vittime della malagiustizia. Ci troviamo nell’America del sud, in Alabama dove regna ancora un’ ideologia tutt’altro che progressista, che vede la cultura bianca come quella dominante. Infatti vittime di cause ingiustificate sono specialmente persone di colore, tra cui Walter McMillian (Jamie Foxx), detto Jhonny D. Un uomo condannato a morte per l’omicidio di una diciottenne. Le continue minacce e un sistema giudiziario completamente corrotto non renderanno vita facile all’avvocato, che nonostante tutto non si arrenderà finché giustizia non sarà fatta.

Il regista Destin Daniel Cretton con questo film, crea un prodotto che tende ad esorcizzare ingiustizie e razzismo che ancora oggi sono presenti in America. Non vuole impartire nessun tipo di lezione al pubblico, ma mostrare un sistema giudiziario fallace che se può salva i bianchi, colpevolizzando ingiustamente i neri. Uno stato, quello dell’Alabama, che cerca costantemente un capro espiatorio, finché non arriva l’avvocato Stevenson, che con i suoi ideali, i suoi valori e soprattutto con la speranza nel cuore cerca di rovesciare un sistema depravato che fa un uso insensato della pena di morte. Il prodotto finale è un film tecnicamente molto semplice, non ci sono grandi usi della macchina da presa, i colori utilizzati sono princpalmente spenti e grigi. Anche la sceneggiatura è ben scritta e molto chiara perché si capisce subito il tipo di messaggio che si vuole trasmettere al pubblico.
Quello che colpisce è il forte senso di speranza e di unione che viene messo in scena. Una comunità, quella afroamericana, che davanti all’ingiustizia di un uomo, si sente presa in causa, come se fossero tutti loro a dover finire nel braccio della morte. Una grande famiglia che si aiuta nel momento del bisogno e che fa di tutto per salvare un loro conterraneo.

I personaggi vengono bene interpretati dai due attori protagonisti: Michael B. Jordan, giovane attore visto in Creed, sembra far emergere una recitazione un pò acerba che però in fin dei conti sembra comunque funzionare. Viene messo però un pò in ombra dal suo coprotagonista Jamie Foxx, sicuramente attore con più esperienza che riesce a dare una miglior interpretazione al suo personaggio. In fine abbiamo Brie Larson che pur non avendo un ruolo di primo piano come in Capitan Marvel, sembra essere anche qui una sorta di eroina che combatte per dei giusti ideali.

Il film nel suo genere funziona, riesce a coinvolgere emotivamente lo spettatore che prova un senso di rabbia e frustrazione per il male che viene inflitto alla povera gente. Una storia vera che non solo parla di ingiustizia, ma anche di speranza e di determinazione nel voler cambiare le cose, per rendere il mondo un posto migliore, in cui la discriminazione e il senso di esclusione nei confronti di un’altra cultura vengono spazzati via. Un bellissimo racconto che consiglio a tutti di andare a vedere, per capire che cosa quelle persone hanno provato e conoscere un pezzo della loro storia.