[di Sara Bottarelli – foto fonte web] Se la saga erotica di E. L. James non vi è bastata, non vi preoccupate perché ci ha pensato Netflix. E’ infatti uscito poco tempo fa il nuovo film italo-polacco con protagonista l’attore italiano Michele Morrone. Ma andiamo per ordine. Cosa sono i 365 giorni? Si tratta dell’arco di tempo che Massimo Torricelli (Morrone) figlio di un famigerato mafioso siciliano, concede a Laura Biel (Anna Maria Sieklucka) una giovane imprenditrice di successo, per innamorarsi di lui.

Durante un incontro tra famiglie mafiose, il padre di Massimo viene assassinato, ma qualche minuto prima il ragazzo aveva avuto una visione di una donna dalla quale, poi, rimarrà ossessionato. Il film, con un salto temporale di cinque anni, ci mostra le vite dei due protagonisti che da lì a poco andranno ad intrecciarsi. Fin qui tutto bene, non fosse per il rapimento di Laura, la donna in questione. La giovane, infatti, in Sicilia per salvare il suo rapporto di coppia, viene riconosciuta da Massimo e sequestrata. Il leader mafioso le spiega della sua visione e le intima di non ribellarsi concedendole, semmai, un anno di tempo per innamorarsi di lui. Laura all’inizio si oppone, ma il fascino criminale di lui (o un caso di Sindrome di Stoccolma?), con il passare del tempo l’affascinerà sempre di più, fino a quando ne sarà completamente conquistata.

I registi Barbara Bialowas e Tomasz Mandes riportano sullo schermo la storia d’amore tratta dall’omonimo romanzo polacco di Blanka Lipinska. Sulla falsa riga di 50 sfumature di grigio, il risultato è una torbida love story ai limiti del grottesco, con una trama inconsistente che non segue nessuna logica narrativa, creando una serie di situazioni davvero “no sense”. Come il motivo per cui Massimo, il protagonista maschile, rapisce la povera Laura. Ovvero una assurda visione avuta in un momento a dir poco inutile ai fini della storia. L’intera sceneggiatura sfiora il ridicolo sia nella narrazione, che nella proposta dei dialoghi, che diventano via via sempre più inquietanti e inadeguati.

365 giorni altro non è che un miscuglio di generi, che inizia come una sorta di thriller, che non crea alcun tipo di mistero, per poi diventare un film erotico forzato ed infine tramutarsi in un sentimentale. E tutto l’insieme non riesce nè a coinvolgere nè ad emozionare il pubblico. Diventando un’involontaria parodia a sfondo pruriginoso, riempita da un erotismo gratuito ed esibito, che scade in più occasioni nel ridicolo senza il necessario pudore.

Discutibile anche la recitazione. Se la bellezza e il fisico scultoreo di Michele Morrone segnano un punto a suo favore, l’interpretazione è a dir poco deludente. Si cala nei panni di un gangster mafioso per nulla credibile, con una mono espressione che si trascina dall’inizio alla fine del film. Per non parlare della caratterizzazione del suo personaggio (al cui confronto Christian Gray è un agnellino). Un uomo che non solo ottiene sempre quello che vuole, ma calpesta le libertà della donna che dice di amare, trattandola solo come un oggetto di piacere. A fargli compagnia la sua coprotagonista Anna Maria Sieklucka nelle vesti di Laura. Leggermente migliore dal punto di vista recitativo, ma con un ruolo che la sceneggiatura ha davvero svalutato. Una donna che si fa sottomettere e che, nonostante tutto, si innamora del suo carnefice. Il problema sta nella rappresentazione del rapporto di dominazione da parte di lui nei confronti di lei qui resa in toni grotteschi e brutali, poco credibile nei suoi risvolti che propendono a un potenziale lieto-fine.

365 giorni si può riassumere come un film lacunoso da tutti i punti di vista dalla regia alla sceneggiatura, dalla trama di base all’interpretazione degli attori. Il finale aperto apre le porte per un secondo capitolo che si spera migliore del precedente. Nel frattempo, però, possiamo gustarci prodotti migliore dal ricco catalogo di Netflix.