[di Emanuela Macrì – foto Riccardo Giuliani] La luce. Il colore. Le oscurità. Nascita ed evoluzioni nella vita di un artista che ha segnato la pittura del secondo Ottocento, Giovanni Segantini. In mostra al Museo Civico di Bassano del Grappa fino al 22 febbraio 2026. Un percorso che si snoda lungo i due piani del palazzo che ospita la mostra e in quattro fasi, quelle che suddividono la vita, breve (nato nel 1858 ad Arco di Trento morirà solo quarantunenne in Svizzera) di Segantini.
Un artista che inserirà la sua esperienza artistica nel Divisionismo, tanto italiano quanto europeo, per questioni, anche e già, di DNA: nato nel Trentino italofono della periferia austro-ungarica, infatti, muove presto verso Milano per poi vivere l’ultima parte della vita oltre il confine. Una vita, quella che metterà su tela, abitata da paesaggi e nature, umane e animali, in un dialogo fitto tra loro. E che ora si divide tra il Segantini Museum di St.Moritz e la Galleria Civica G. Segantini di Arco, enti fondamentali per il supporto della mostra temporanea di Bassano.
Le fotografie di Riccardo Giuliani per VivoCult QUI
Cento le opere in mostra, quattro le sezioni, i momenti geografici e artistici: dagli esordi milanesi, costellati da ritratti in scorcio e nature morte, paesaggi urbani e qualche incursione nella materia letteraria, tutto bagnato da luce e colore, alla seconda fase, quella del trasferimento in Brianza. Che con sé porta all’apertura su paesaggi rurali e momenti di vita contadina, al dominio della natura e del rapporto dell’umano con essa. Nella terza fase, invece, ad irrompere è la montagna e le sue vedute, che raccontano della sua ultima dimora, anche artistica, nella Svizzera in cui riposa. Un allestimento arricchito dalla presenza di opere di altri artisti, affini per storia e percorsi, tra cui spiccano Vincent Van Gogh e Jean-François Millet e che vede nell’ultima sezione e scorcio di vita, l’intensificarsi della ricerca e del rapporto con il paesaggio montano che, si dalla nascita, aveva accompagnato la vita di Segantini.
Un viaggio attraverso un centinaio di tele, di momenti di vita e visioni, riuniti per l’occasione in un percorso unico, reso tale dai prestiti del Musée d’Orsay di Parigi e della Kunsthaus di Zurigo, ma anche del Rijksmuseum di Amsterdam e della Galleria d’Arte Moderna di Milano. Un itinerario che, idealmente, unisce il Veneto alla Lombardia per celebrare l’appuntamento sportivo invernale dell’anno “La visione di due Regioni che scelgono di fare sistema, mettendo la cultura al centro della preparazione verso un appuntamento storico: le Olimpiadi di Milano Cortina 2026” come descritto da Francesca Caruso, Assessore alla Cultura di Regione Lombardia. Sport e cultura, insomma, un binomio troppo spesso, ad oggi, sottovalutato.


