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  • Generazione fast-food. L’amore ai tempi di Facebook

    Generazione fast-food. L’amore ai tempi di Facebook

    frase-Facebook-e-baciatevi[di Giorgia Fattorelli – foto fonte web] Like, stories e spunte blu: sono questi i nuovi nemici delle relazioni. Nell’era della comunicazione digitale, infatti, le coppie della generazione 2.0 (anzi, ormai 4.0) stanno pagando il prezzo della tecnologia. Sei non hai un’identità social, oggi dove tutto è immediato, sei out. Ma bisogna porre attenzione perché un clic di troppo potrebbe scatenare l’inferno. Se si vuol scoprire come passa la giornata la persona che ti piace, nulla sembra più facile: basta un accesso a Instagram e, con un po’ di fortuna, ecco scoperto cosa, come, dove e, soprattutto, con chi. Se poi ci si vuol spingere più in là, di quel “chi” possiamo scoprire volto, professione, gusti e passioni. Basta un tag.

    Allo scambio di messaggi segreti affidati a stropicciati foglietti, oggi si è sostituito il gioco del “mi piace” scambiato, atteso, deluso, cercato.  È solo questione di tempo prima di un messaggio privato, a volte tanto atteso. Ma non illudetevi troppo perché tempo è una parola che ha cambiato significato. Se negli anni novanta, infatti, il tempo che intercorreva tra la prima chiacchierata e l’incontro poteva significare due o tre settimane di attesa, per la generazione social il tempo ha assunto una restrizione notevole, che ha portato alla generazione fast-food, al consumare rapidissimamente tempo e relazioni.

    Sulla tematica, già nel 2009, il libro L’Amore ai tempi di Facebook scritto a quattro mani da Mattia Carzaniga, critico cinematografico e redattore di Best Movie, e Giuseppe Civati, laureato in lettere con un dottorato in filosofia e politico a tempo pieno. Gli autori affrontano con un linguaggio scorrevole e ironico il tema del cambiamento delle relazioni con l’avvento dei social network, in particolare il più diffuso su scala mondiale, ovvero Facebook.

    Protagonista indiscusso del libro, ognuno di noi: chi prima di addormentarsi, non ne approfitta per un giretto su Facebook,  per vedere cosa stanno facendo gli amici o, ancora meglio, gli amici degli amici. Chissà poi se, guardando in alto a destra, comparirà una nuova notifica o, magari, una nuova richiesta di amicizia da parte di una persona conosciuta qualche ora prima o attesa da tanto. E da qui il là al giochino: messaggio privato o no? Attendo o attacco? C’è chi è più arrogante e rischia con frasi d’effetto, altri preferiscono il messaggio banale, giusto per far capire che ci sono, altri ancora non si sbilanciano e lasciano un “like” per ogni foto postata, aspettandone uno in cambio.

    Se da una parte la facilità di comunicare aumenta la possibilità di conoscere nuove persona, dall’altra la stessa facilità di conoscenza aumenta il rischio di un possibile tradimento. Ma basta veramente così poco per mettere a rischio un rapporto? Un “like” di troppo può cambiare le sorti di una relazione? Non sta forse diventando un pretesto? È ovvio che social network come Facebook e Instagram danno la possibilità di esprimere pareri e apprezzamenti che, probabilmente, prima della loro esistenza si estinguevano in una chiacchierata al bar con gli amici, o dopo una piega dalla parrucchiera.

    In ultima analisi il libro affronta le conseguenze di questo amore mordi e fuggi. Nel luogo dove puoi essere chi vuoi, esiste anche la possibilità di scegliere di iniziare o chiudere una relazione da un momento all’altro. C’è da chiedersi quanto amore ci sia in tutto questo. Un amore liquido, parafrasando Zygmunt Bauman? A quanto pare un tipo di amore attraente per molti, perché offre relazioni senza restrizioni, senza sforzi. E senza eccessive esposizioni, scegliendo le adeguate impostazioni di privacy e uso.

  • Raccontare per reagire. Perché la violenza non è mai amore

    Marito+amore+incubo_cop[di Emanuela Macrì – foto fonte web] “Come in fondo ad un pozzo senza fine, da cui tentavo di risalire, ma senza successo”. Sono queste le parole che Julia usa per descrivere una vita vissuta, nonostante tutto. Nonostante la presenza di Daniel, marito indecifrabile che con manifestazioni d’ira e ingiustificabili gesti premurosi ha modellato a suo piacere ogni attimo della vita familiare, obbligandola a una quotidianità di situazioni pronte a ribaltarsi da un minuto all’altro, di attimi di quiete apparente ma pronti a trasformarsi in inferno. Anni di violenze domestiche, con i figli per platea, la famiglia d’origine dietro le quinte e lei al centro di tutto.

    Di una vita spesa a subire il temperamento violento di un uomo, rimandando al futuro la ricerca della forza di reagire, con l’illusione che domani potrebbe essere il primo giorno di una vita migliore. Un giorno mai arrivato per Julia, cresciuta e invecchiata accanto all’uomo che ha trasformato il matrimonio in una gabbia senza uscita.

    Fino a quando arriva il momento di affrontare tutte quelle cicatrici. Non per rimarginarle certo ma, almeno, per disinfettarle, per farle smettere di bruciare così tanto. È il momento dell’incontro di Julia, nome di fantasia, con Paola Maria Taufer, autrice di MARITO, AMORE, INCUBO (Reverdito Editore) in uscita il prossimo 24 aprile, nello studio di quest’ultima. Julia, infatti, decide che è arrivato il momento di riavvolgere il nastro della sua esistenza, di rivedere quel film che spesso aveva negato, soprattutto a sé stessa, di aver girato. Ma sa che per affrontare questo passaggio avrà bisogno di qualcuno che sappia supportarla, con competenza e professionalità.

    In Paola Maria Taufer non troverà solo una psicologa e psicoterapeuta preparata e attenta ma anche la persona a cui affidare un compito delicato e importante: quello di trasformare il racconto in un romanzo, un libro che raccolga ricordi dolorosi e possa essere da monito per tante altre donne. Perché possano imparare a leggere i segni premonitori di situazioni destinate ad aggravarsi, perché riescano a trovare il coraggio di mettere la propria vita su un altro binario, di allontanarsi da ambienti contaminati per vivere libere e lontane dalla violenza.

    Tema, quest’ultimo, ancora tragicamente d’attualità. I numeri, peraltro, parlano chiaro. Quegli stessi numeri che, però e purtroppo, descrivono solo una parte di un fenomeno che non mostra segni di stanchezza: sulla violenza di genere, infatti, i dati sono innegabili. Ancora oggi, diciotto anni dopo il Duemila, tra le tante conquiste del genere umano, siamo ancora lontani dal traguardo del rispetto. E troppe sono le storie che somigliano a quelle di Julia. Che ha “imparato l’arte della sopravvivenza. Sacrificandomi, rinunciando a una parte di me, annichilendola. La strategia era compiacerlo, dire sempre di sì”.

    Fino a quando arriva il momento di fare i conti, di trovare una valvola per sfogare anni di ingiustizie e angherie, di raccontare in forma anonima sì, ma incisiva. Senza bisogno di esagerare perché la realtà, ancora una volta, è già molto più feroce di qualsiasi fantasia, fatta di giorni trascorsi a espiare colpe inesistenti ed altri a confrontarsi con inutili speranze. Una vita che ora ha trovato casa tra le pagine che Paola Maria Taufer ha scritto, nella speranza che possa essere il nuovo capitolo di questa storia.