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  • Lo Zen, il tiro con l’arco e il tiro a segno

    zen hoommmmmm[di Noemi Mendola – Foto Federico Moiraghi] Esistono libri che, nonostante siano vecchi di secoli, hanno ancora oggi molto da insegnare. Lo Zen e il Tiro con L’arco, del filosofo tedesco Eugen Herrigel (1884-1955) è tra questi: pubblicato originariamente nel 1948, se ne stampano tuttora nuove copie in tutto il mondo. Esito di un lungo soggiorno in Giappone, è il racconto del suo percorso verso la comprensione ultima (o, comunque, un tentativo in questa direzione) dello Zen attraverso l’apprendimento del kyudo, un’arte marziale giapponese eseguita con arco e frecce. Come afferma l’autore, “veder collegare lo Zen […] con il tiro con l’arco deve apparire alla prima un intollerabile avvilimento”, soprattutto perché per noi occidentali il concetto stesso di Zen, sebbene nebuloso, non è per nulla accostabile ad uno sport. Appare, poi, comprensibile che sembri persino più azzardato aggiungere, al binomio già dubbio, il tiro a segno.

    Ma, per prima cosa, come possono essere collegati lo Zen e il tiro con l’arco? Herrigel voleva avvicinarsi alla mistica del buddismo e alla meditazione, perciò gli venne consigliato di cimentarsi in un’arte recante l’impronta dello Zen, il kyudo appunto, cosa che farà per più di sei anni sotto la guida del celebre Maestro Kenzo Awa. La convinzione, tipicamente occidentale, di poter comprendere una dottrina tramite l’intelletto è, infatti, errata: solo una Via (kyudo significa “via dell’arco”) può far compiere “il salto ultimo e decisivo” verso lo Zen, “ciò che conosci senza conoscerlo”. Allenandosi duramente con lo yumi, l’arco tipico, Herrigel riesce a scavare nello Zen molto più di come ragione e logica potrebbero, da sole, fare.

    Chi scrive non vuole affatto accomunare il kyudo e il tiro a segno: la prima è un’arte e non ha alcun risvolto pratico, mentre il tiro a segno è uno sport che non poggia su alcuna dottrina paragonabile allo Zen, e non utilizza strumenti sacri, a differenza del tiro con l’arco giapponese. Una tale uguaglianza, inoltre, sminuirebbe il valore del volume in questione. Eppure, leggendo alcuni passi, non si possono non notare alcune somiglianze: chiunque, che si sia da poco accostato al tiro a segno oppure ne abbia a che fare da tempo, potrebbe ritrovarsi nelle difficoltà narrate dettagliatamente nel corso del libro.

    Fin dai primi problemi a cui Herrigel va incontro, è impossibile non notarne di simili al poligono. Si passano mesi e mesi ad allenarsi (se non anni, come ha fatto lui), si cerca di affinare la propria tecnica, ma l’errore, il tiro sbagliato, è sempre dietro l’angolo. Spesso, gli istruttori intervengono con consigli non molto diversi da quelli pronunciati dal Maestro di kyudo: “si concentri sulla respirazione, non rifletta sull’esecuzione”, bisogna “staccarsi dal proprio Io” per evitare di ostacolarsi da sé. L’allenamento non riguarda solo il gesto tecnico: invece, mira a controllarsi e cerca il distacco più assoluto, per un tiro che “Si tira” da solo.

    Un tiro che sorprende il tiratore, divenuto un tutt’uno con l’arco e le frecce. Quindi, il bersaglio non è più di carta, ma è costituito dal tiratore stesso, e gli strumenti impiegati sono utili per una comprensione di sé più profonda. Il libro, ovviamente, non contiene regole applicabili al tiro a segno, però fa riflettere. Potrebbe portare a concentrarsi maggiormente sulla mente e non solo sul mero punteggio effettuato, e questo potrebbe migliorare il tiro, magari in vista delle prossime Gare Federali Italiane.

  • Il tiro a segno, uno sport per conoscere se stessi

    poligono[di Noemi Mendolafoto Federico Moiraghi] Il tiro a segno è uno sport dalle origini molto antiche ma divenuto celebre negli ultimi tempi. La sua recente fama, in Italia, deriva dai successi conseguiti da Niccolò Campriani alle ultime Olimpiadi, svoltesi nel 2016 a Rio de Janeiro: due le medaglie d’oro vinte nelle discipline olimpiche della Carabina 50 metri 3 posizioni e Carabina ad aria compressa. Dopo questo, le visite ai poligoni di tiro, dove si svolgono queste e molte altre specialità, si sono incrementate in tutto il territorio italiano: c’è un forte desiderio di scoprire in cosa consiste questo sport, ancora poco conosciuto. Ma cos’è, veramente, il tiro a segno?

    Molti, al primo approccio con questa disciplina sportiva, pensano erroneamente di trovarsi in un film ambientato nel Far West, con sparatorie all’ultimo sangue. Niente di più inesatto: il tiro a segno prevede di colpire un bersaglio con un’arma e per farlo alla perfezione c’è bisogno di molta calma e autocontrollo. Per riuscire a far centro non è sufficiente padroneggiare il gesto tecnico. Bisogna, piuttosto, essere in grado di rilassarsi completamente e concentrarsi sul proprio obiettivo, sgombrando la mente da qualsivoglia distrazione.

    Chiunque può praticare il tiro a segno. È possibile farlo dai 10 anni e non ci sono limiti di genere: sono benvenuti tanto gli uomini quanto le donne. Non si può negare che i poligoni in passato fossero a maggioranza maschile, ma ultimamente la percentuale femminile è in aumento, sia tra i semplici appassionati che tra gli atleti. La sezione agonistica, infatti, è molto ricca e le specialità di tiro sono innumerevoli, sebbene leggermente squilibrate a favore degli uomini. Le competizioni, inoltre, sono svariate: dalle gare a livello locale si arriva alle più importanti, che si svolgono alle Olimpiadi.

    Solo i migliori sportivi diventano agonisti, come in ogni altro sport. Ma per diventarlo bisogna, innanzitutto, impararne i fondamenti e le regole. I neofiti si approcciano al tiro a segno tramite armi ad aria compressa, sotto la guida esperta di istruttori di tiro. Il loro principale compito è quello di far comprendere, fin da subito, la serietà di questa disciplina: gli strumenti utilizzati non sono giocattoli, e la sicurezza di tutti i partecipanti è sempre la priorità. Anche e soprattutto quando, in seguito, ci si cimenta nel tiro con armi a fuoco.

    Apprendere i fondamenti, però, non è tutto: ci vogliono anni e anni di allenamento, fisico e soprattutto mentale, per individuare i propri limiti e cercare di superarli. La vera sfida è contro se stessi: è questo il principio cardine del tiro a segno. Attraverso ogni tiro si impara a conoscersi più profondamente, si migliora l’autostima e la pazienza. E, così, si acquisisce la giusta consapevolezza di sè, e si è pronti ad affrontare meglio qualsiasi problema possa insorgere nella vita.

    La prossima volta che vi capiterà di passare davanti ad un poligono di tiro, quindi, entrateci: oltre ad uno sport molto interessante, potreste scoprire sfaccettature di voi stessi che, forse, non avreste mai neanche immaginato. E continuate a seguirci, qui, perchè viaggio in questo universo è appena cominciato.