Tag: incubo

  • Raccontare per reagire. Perché la violenza non è mai amore

    Marito+amore+incubo_cop[di Emanuela Macrì – foto fonte web] “Come in fondo ad un pozzo senza fine, da cui tentavo di risalire, ma senza successo”. Sono queste le parole che Julia usa per descrivere una vita vissuta, nonostante tutto. Nonostante la presenza di Daniel, marito indecifrabile che con manifestazioni d’ira e ingiustificabili gesti premurosi ha modellato a suo piacere ogni attimo della vita familiare, obbligandola a una quotidianità di situazioni pronte a ribaltarsi da un minuto all’altro, di attimi di quiete apparente ma pronti a trasformarsi in inferno. Anni di violenze domestiche, con i figli per platea, la famiglia d’origine dietro le quinte e lei al centro di tutto.

    Di una vita spesa a subire il temperamento violento di un uomo, rimandando al futuro la ricerca della forza di reagire, con l’illusione che domani potrebbe essere il primo giorno di una vita migliore. Un giorno mai arrivato per Julia, cresciuta e invecchiata accanto all’uomo che ha trasformato il matrimonio in una gabbia senza uscita.

    Fino a quando arriva il momento di affrontare tutte quelle cicatrici. Non per rimarginarle certo ma, almeno, per disinfettarle, per farle smettere di bruciare così tanto. È il momento dell’incontro di Julia, nome di fantasia, con Paola Maria Taufer, autrice di MARITO, AMORE, INCUBO (Reverdito Editore) in uscita il prossimo 24 aprile, nello studio di quest’ultima. Julia, infatti, decide che è arrivato il momento di riavvolgere il nastro della sua esistenza, di rivedere quel film che spesso aveva negato, soprattutto a sé stessa, di aver girato. Ma sa che per affrontare questo passaggio avrà bisogno di qualcuno che sappia supportarla, con competenza e professionalità.

    In Paola Maria Taufer non troverà solo una psicologa e psicoterapeuta preparata e attenta ma anche la persona a cui affidare un compito delicato e importante: quello di trasformare il racconto in un romanzo, un libro che raccolga ricordi dolorosi e possa essere da monito per tante altre donne. Perché possano imparare a leggere i segni premonitori di situazioni destinate ad aggravarsi, perché riescano a trovare il coraggio di mettere la propria vita su un altro binario, di allontanarsi da ambienti contaminati per vivere libere e lontane dalla violenza.

    Tema, quest’ultimo, ancora tragicamente d’attualità. I numeri, peraltro, parlano chiaro. Quegli stessi numeri che, però e purtroppo, descrivono solo una parte di un fenomeno che non mostra segni di stanchezza: sulla violenza di genere, infatti, i dati sono innegabili. Ancora oggi, diciotto anni dopo il Duemila, tra le tante conquiste del genere umano, siamo ancora lontani dal traguardo del rispetto. E troppe sono le storie che somigliano a quelle di Julia. Che ha “imparato l’arte della sopravvivenza. Sacrificandomi, rinunciando a una parte di me, annichilendola. La strategia era compiacerlo, dire sempre di sì”.

    Fino a quando arriva il momento di fare i conti, di trovare una valvola per sfogare anni di ingiustizie e angherie, di raccontare in forma anonima sì, ma incisiva. Senza bisogno di esagerare perché la realtà, ancora una volta, è già molto più feroce di qualsiasi fantasia, fatta di giorni trascorsi a espiare colpe inesistenti ed altri a confrontarsi con inutili speranze. Una vita che ora ha trovato casa tra le pagine che Paola Maria Taufer ha scritto, nella speranza che possa essere il nuovo capitolo di questa storia.

  • Nessuno muore in sogno, geografia di un giallo

    katia tenti macrì vivocult nessuno muore in sogno[di Emanuela Macrì] La giallistica è quel territorio della narrativa dove chi scrive può permettersi lunghe pause e qualche digressione senza far arrabbiare chi legge, nonostante i respiri lasciati a metà e qualche batticuore. Questo, in buona sostanza, il sunto di un discorso, sul tema, sentito qualche giorno fa. E se nulla accade per caso ecco che a quel ragionamento, da lettrice, non assistevo per un imprevisto. Il primo pensiero, infatti, correva all’ultima fatica di Katia Tenti, la scrittrice bolzanina tornata nelle librerie dallo scorso febbraio con il suo secondo romanzo, per Marsilio Editore.

    Con l’autrice e il pubblico ministro Jakob Dekas, ci eravamo lasciati all’ultima riga dell’ultima pagina di Ovunque tu vada, il “loro” primo libro, con gli sbarrati per lo stupore davanti a un colpo di scena che lasciava sospesi e fluttuanti, forse insospettiti, di certo desiderosi di fissare un secondo appuntamento. Quello fissato con Nessuno muore in sogno, che si presenta puntuale, avvolto nel vestito intrigante di una copertina illustrata da Fabio Visintin e spiegata già nelle prime delle sue ben 412 pagine, tutte da divorare. Non solo per via di uno stile scorrevole e piacevole ma perché da scrittrice capace, quale si conferma, Katia Tenti è riuscita nell’operazione di cui sopra.

    Un giallo molto noir il suo, anche se so non le piacerà poi molto questa etichetta. “Ma questa volta – e sorride – non posso darti torto. C’è molta notte in questa storia.” In tutte queste storie che si intrecciano e si sfiorano, che sembrano vivere molto lontane fra loro e, invece, si scoprono così terribilmente vicine. “Sono storie di una provincia che si muove al buio e sottotraccia, nei suoi appartamenti nascosti, tra realtà e immaginazione.”

    Tra ciò che è accaduto e quel che, invece, è stato inventato. “La base di partenza è sempre la stessa, quella cronaca che anche quando non vuoi riesce a raggiungerti, con i suoi aspetti terribili destinati a lasciarti piccole macchie indelebili nella memoria. Sono andata a frugare tra i ricordi ma poi ho lasciato spazio alla sottrazione e all’invenzione, come era giusto che fosse. Gli eventi mi hanno aiutata a formulare, la fantasia a trovare il collante.” Il dosaggio esatto di ogni ingrediente, invece, rimane segreto, come peraltro è giusto che sia.

    Quel che importa davvero è che Nessuno muore in sogno risulta un composto ben riuscito, pur ruotando attorno a sfere delicate, temi difficili da affrontare e da leggere. “Parlare di violenza – continua la sua autrice – e di maltrattamenti significa camminare su un terreno franoso. Ma la paura di un cammino poco agevole non può, non deve fermare un cammino, una storia che senti di voler, dover raccontare.”

    Ecco quindi che i suoi personaggi, con le loro vicende, seguono linee geografiche e temporali autonome per poi convogliare verso un unico finale. Così all’omicidio di un’altolocata professionista si accostano le vicende di una famiglia che cresce con segreti che si tramanda per via diretta, lungo l’asse ereditario verticale, mentre fuori una città, tra i riflessi del potere e l’inchiostro a volte velenoso della stampa, respira l’aria buona delle sue valli e ma attende il calar del sole per mostrare l’altro volto, quello nascosto dall’oscurità.

    E se Nessuno muore in sogno, c’è pure la speranza che si tratti solo di un incubo. “Il titolo, in realtà, è stato scelto per via del suo messaggio positivo – conclude Katia – e non per il legame con quanto narrato. Quello dei sogni, infatti, è un mondo in cui ogni tragedia, anche la peggiore, si risolve al risveglio, quando una volta aperti gli occhi ci accorgiamo di essere usciti dalla dimensione onirica e rientrati nella realtà”.

    Accade anche questo nei meandri di una Bolzano divisa fra le indagini della procura e le cartelle mediche del suo ospedale? Per scoprirlo ci sono più di 400 pagine ad aspettarvi, lungo le vie di un giallo, molto noir. Quel luogo dove le pause e le digressioni non vi faranno arrabbiare, ma metteranno quel giusto languore per non abbandonare la lettura.