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  • [Coppa Italia 2014/2015] On The Road to F4: Raphaela Folie

    _MG_4019Conquistare la coppa si può! Due gare secche di final four per decidere chi alzerà il primo trofeo da assegnare nel 2015, il secondo stagionale dopo la supercoppa.
    Raphaela Folie, bolzanina classe 1991, vuole candidarsi di diritto a sollevare l’ambito trofeo al 105 Stadium di Rimini.

    A cura di Mirko Zebrone

    – Aspettative per queste final four di coppa Italia?
    Si trovano di fronte in questa Final Four quattro squadre tutte molto forti e che si sono meritate la qualificazione a questa fase finale della Coppa Italia. Qualsiasi saranno le avversarie da affrontare, in primis Busto Arsizio in semifinale, hanno altissima qualità, ma al tempo stesso credo che se noi riusciremo a mettere in campo il nostro gioco potremo anche puntare alla vittoria. Abbiamo già battuto una volta la stessa Busto Arsizio e Novara in questa stagione, vedremo se riusciremo a ripeterci in gare secche come quelle di questa Final Four.

    – Come andrà affrontata l’avvesaria di semifinale per conquistare match ed accesso alla finale?
    La semifinale è una gara secca che dovrà essere affrontata con la massima concentrazione, non bisognerà sbagliare nelle piccole cose e dovremo mettere tutto in campo. Per quanto riguarda le questioni tecniche relative all’avversario avremo tempo in questi giorni che ci separano dalla sfida di studiarle. Sia la semifinale, sia un’eventuale finale saranno da affrontare come la gara di ritorno dei quarti di finale, dove abbiamo dimostrato di essere una squadra compatta e senza paura di nessuno.

    – Quali armi serviranno per portare a casa la coppa?
    Come ho già detto prima, servirà rimanere concentrati e dovremo mettere in campo il miglior gioco che possiamo. Secondo me a vincere sarà la squadra che dimostrerà più forza mentale e fisica nel corso dei due giorni di gare.

    MOD_NOV-68– La giocatrice avversaria che temi di più?
    Per quanto mi riguarda non c’è una giocatrice in particolare da temere, la differenza credo la faranno le squadre nella loro interezza, chi riuscirà a far giocare tutte le proprie giocatrici. Non dobbiamo temere nessun singolo perché credo sarà la forza della squadra a dimostrare chi si merita la coppa

    – La giocatrice che potrebbe fare la differenza in queste final four?
    Se devo fare un nome per quanto riguarda la nostra squadra penso che a far la differenza possa essere la nostra opposta, Samanta Fabris.

    – Cosa ti aspetti dal pubblico di Rimini?
    Spero di vedere un palazzetto pieno e molto caloroso. So che il 105 Stadium è un impianto molto molto grande, ma credo che queste quattro squadre daranno grande spettacolo in campo. Anche per questo mi aspetto ci sia tanto pubblico, un pubblico ‘caliente’ e sono convinto che i nostri tifosi ci seguiranno in buon numero non facendo mancare neanche in questa importante occasione il loro supporto.

  • Andrea Sala: “Sogno una chiamata per le Olimpiadi”

    Sala3Dopo cinque giornate il 69° Campionato Italiano di Pallavolo Maschile di serie A1 fa la sua prima sosta per dar spazio alla Nazionale allenata da Mauro Berruto. Gli azzurri sono impegnati nella Grand Champions Cup in Giappone, che terminerà il 24 novembre. Questa breve pausa ha dato modo agli atleti, che non fanno parte delle varie nazionali, di lavorare per prepararsi al meglio per gli impegni futuri.

    Abbiamo approfittato di questi giorni, un po’ meno frenetici, per fare una lunga e piacevole chiacchierata con il capitano di Casa Modena, Andrea Sala! Oltre ad essere un grandissimo giocatore, con un palmares invidiabile, Andrea è sposato con Elisa, è padre di due figli (Lorenzo e Joele) ed è un ragazzo dal cuore grande… E’ un po’ l’amico che tutti vorrebbero avere! 

    Intervista di Ilaria Chippari – Foto Marco Marengo e http://www.pallavolomodena.com/

    Come ti sei avvicinato al mondo della pallavolo… A quanti anni hai cominciato a giocare? 

    “Ho iniziato tardi a giocare a pallavolo… Prima giocavo a calcio! All’età di 16 anni mi sono accorto che questo ambiente non mi piaceva più, c’era troppa invidia e competizione malsana! Un giorno dei miei amici mi hanno invitato a ad andare con loro in palestra con la promessa che dopo saremmo andati a berci una birra e così ho fatto… Da quel giorno con la scusa della birra ci sono andato sempre più spesso finché non è diventata la mia passione!” 

    Nel 2001, all’età di 23 anni, ti trasferisci a Trento per esordire in serie A1 allenato da Bruno Bagnoli… Cosa ti ricordi di quell’anno? 

    “Mi sentivo molto imbranato… Sono stato catapultato in un ambiente tutto nuovo per me: ero il più giovane della squadra, arrivavo da una B1 e non avevo fatto nessuna esperienza intermedia… E in più quell’anno ero andato a convivere con Elisa, che poi sarebbe diventata mia moglie, e dopo 4 mesi lei è rimasta incinta! E’ stato un anno molto intenso e molto bello… Sono stato contento che un allenatore come Bruno mi abbia scelto e abbia creduto in me! Con lui mi sono trovato molto bene, oltre ad essere un ottimo allenatore è anche una grandissima persona e questo mi ha sicuramente aiutato… La novità principale per me quell’anno era la professionalità ma lo spirito in palestra fatto di amicizia, di lealtà e di gente che prova ad aiutarsi non era cambiato… Ed è questo quello che mi è sempre piaciuto della pallavolo!”

    Nel 2003 ti trasferisci a Cuneo dove trovi Andrea Anastasi… Il quale successivamente ti convoca anche in Nazionale! E’ stato un allenatore importante per la tua carriera?

    “Sì… Con Andrea ho fatto tanto, quell’anno arrivavo a Cuneo da un’operazione alla spalla e lui ha creduto comunque in me… Abbiamo fatto tante cose insieme! Nel 2008 sono rimasto fuori dal gruppo dalla Nazionale per le Olimpiadi di Pechino ma con lui ho superato qualsiasi tipo di problema… Certo è rimasta la delusione da atleta! Andrea ha il pregio di tenere degli ottimi rapporti con tutti i giocatori.”

    L’anno successivo ti sposti dall’altra parte della penisola… Vai a Vibo Valentia, alla Tonno Callipo, che faceva il suo esordio in A1… Che esperienza è stata? 

    “E’ stata la mia prima volta da titolare fisso… Anche se avevo giocato tanto anche gli altri anni, lì ero stato preso proprio per stare in campo! E’ stato un anno meraviglioso, abbiamo fatto cose eccezionali dal punto di vista sportivo: la finale di Coppa Italia contro la Sisley Treviso, che nessuno credeva potessimo arrivare a farla, siamo arrivati ai playoff… Insomma una serie di cose che ricordo con molto piacere!

    Anche dal punto di vista professionale è stato un anno molto esaltante con dei compagni di squadra che ai tempi erano pressoché sconosciuti, a parte il capitano Simone Rosalba… Ad esempio c’era Renato Felizardo che nessuno conosceva ma che poi si rivelato un centrale di fama mondiale… William Priddy che dopo quattro anni ha vinto le Olimpiadi con gli Usa! Insomma da un gruppo di sconosciuti ne è uscita una squadra di grandi giocatori!” 

    Dopo Vibo ti stabilisci per quattro stagioni a Montichiari e ne diventi anche la bandiera… 

    “Quella di andare a Montichiari è stata una scelta fortemente voluta da me perché credevo molto in quella società, sapevo che era una società seria con alle spalle un progetto valido. Sono stati quattro anni veramente molto belli della mia vita… Ho avuto a che fare con un Presidente che era “particolare”, era tanto eccentrico quanto riusciva a trasmetterti affetto… Poi un anno mi ricordo che il Team Manager era scappato in Russia per più soldi e il Presidente ci chiese, a noi giocatori, di dare una mano ad organizzare le trasferte!

    E’ stata una parte della mia carriera che mi ha fatto crescere tantissimo e che ricordo con molto piacere” 

    SalaNegli anni in cui sei a Montichiari, nel 2007, arriva anche la tua prima convocazione in Nazionale… E’ stata più una sorpresa o te l’aspettavi? 

    “E’ stata una cosa assolutamente inaspettata… La mia prima convocazione è arrivata d’estate per allenarmi un po’ con la Nazionale maggiore in vista dei  Giochi del Mediterraneo e delle Universiadi! Per farti capire quanto inaspettata fosse posso dirti che a luglio avevo organizzato il mio matrimonio con Elisa… E quindi non ho potuto partecipare alle Universiadi… La mia famiglia è più importante!! E’ stata un’esperienza bellissima, che per fortuna è proseguita per molti anni… A cui ho dato tutto perché ci credevo molto!” 

    Nel 2009 torni a Trento, unico atleta in assoluto ad esser stato richiamato dalla società, e con una formazione stellare ha vinto tutto quello che si può vincere! Come è stato? 

    “Ho sempre detto che a Trento facevo fondamentalmente il tifoso e non il giocatore…!! Sono molto lusingato dal fatto di essere l’unico atleta ad esser stato richiamato dalla società… Questo vuol dire che oltre ad essere cresciuto tanto tecnicamente come giocatore avevo lasciato un segno come persona!

    La cosa che personalmente mi piace di più è lasciare un ricordo positivo in tutti i luoghi dove vado… Trento è sicuramente il mio fiore all’occhiello! In quella squadra ho dato tanto come persona e anche come giocatore…” 

    Nel 2011 lasci Trento per approdare a Modena, la tua squadra… Cosa ti ha portato a questa decisione? 

    “Allora… Si era creata una situazione dove io ero ancora sotto contratto con Trento e potevo assolutamente rimanere ma loro avevano già contattato un altro centrale e quindi non sapevo quanto spazio avrei avuto. Modena mi ha cercato, il presidente Da  Re mi ha spiegato il suo progetto e la sua volontà di vincere lo scudetto… Tra le mie qualità c’è quella di essere molto ambizioso, quella di mettermi sempre in gioco e cercare nuove sfide e quindi… Mi sono detto perché no?! Se sono forte come penso posso vincere anche in un’altra squadra! Ancora adesso se sono a Modena è perché voglio portare a termine questo progetto… Mi devo dare una mossa perché gli anni passano inesorabili!! 

    Il tuo passaggio da Trento a Modena è coinciso anche con la mancata convocazione in Nazionale da parte di Mauro Berruto… Quanto ti ha fatto male questa sua decisione?

    “E’ stata una situazione molto particolare… Con Mauro ci siamo sentiti, abbiamo parlato molto, lui mi disse di volermi far riposare almeno per la World League per poi ripartire per il progetto olimpico… Io mi ero reso comunque disponibile a far tutto per me non era un problema anche partir subito! Poi le cose sono un po’ capitolate, sono state gestite in una maniera che a me non è molto piaciuta… Poi ognuno è libero di fare le scelte che vuole! Ci sono rimasto male più per il modo che per l’esclusione… Non mi meritavo questo trattamento proprio per la persona che sono!

    Comunque… Non è questo che distrugge un uomo! Non ho fatto e non voglio far polemica perché l’allenatore è lui e sceglie lui chi portare in Nazionale!” 

    Oltre alla tua carriera sei riuscito anche a costruire una bellissima famiglia… Elisa, tua moglie, e due figli Lorenzo e Joele.. 

    “Elisa oltre ad essere la donna della mia vita è anche il  mio portafortuna… Nell’anno in cui sono andato a vivere con lei è iniziata la mia carriera in serie A a Trento! Da quando ho conosciuto lei è iniziato tutto e spero non finisca mai…” 

    Che papà e che marito credi di essere? Dal momento che il tuo lavoro ti porta a viaggiare spesso come passi il tempo con loro? 

    “Questa domanda dovresti farla ad Elisa… Sono una papà e un marito atipico, negli anni di Trento e delle Nazionale la mia presenza in casa era veramente poca; è stato un periodo difficile, la lontananza crea danno alla famiglia e al rapporto di coppia… In una famiglia tutti i componenti devono essere sempre presenti! Credo di essere un papà che poi in estate recupera tutto il tempo perduto, gioco tantissimo con i bambini… La mia vita è tutta un gioco… Alla fine Lorenzo e Joele mi vedono come un fratellone grandissimo! Poi quando serve sono anche un papà severo, tengo molto alla loro educazione!

    Come marito penso di essere premuroso e leale… Ma dovresti chiedere ad Elisa!!” 

    Se uno dei tuoi figli decidesse di seguire le tue orme… Che consigli gli daresti? 

    “Allora… Questa è la discussione numero uno in casa mia! Lorenzo gioca a pallavolo da tre anni e ci crede veramente tantissimo… Poi è inevitabile perché avendo l’esempio in casa, fantastica sempre sulle squadre in cui vorrebbe giocare! Io cerco di farli capire che non è una cosa così scontata arrivare ad alti livelli e soprattutto non è facile! Parliamoci chiaro chissà quanti tesserati ci sono in Italia… Se poi guardiamo quanti italiani giocano nelle nostre squadre di serie A… Insomma è molto difficile!

    E’ complicato farli capire che deve innanzitutto studiare… Poi vede suo padre che di mestiere va in palestra a giocare… Quindi capisci che non è cosa facile! Se dovesse riuscire a realizzare questo sogno sarei veramente molto felice per lui perché è un bellissimo ambiente in cui crescere… Sempre se la pallavolo riesce sopravvivere a questa crisi! 

    Nella seconda giornata di campionato avete giocato contro la Sir Safety Perugia, in quella settimana il capitano Goran Vujevic ha perso prematuramente il figlio di soli 5 anni, da uomo e da padre come hai vissuto quel minuto di silenzio e quella partita? 

    “Avevo la pelle d’oca… Come fai a capire una cosa del genere… Vederlo nell’altro campo con in braccio l’altra figlia… Mi viene la voce tremolante al solo ricordo! Noi siamo dei professionisti, quando c’è da giocare bisogna farlo… Forse è anche un modo per cercare di uscire, per quanto sia possibile, dal dolore che si prova! Io ho vissuto una situazione simile con la morte di mio padre, subito dopo il funerale sono dovuto andare in aeroporto per partire per Doha per il Mondiale per Club con Trento!

    Quella sera ho visto Goran come sarei io se dovessi perdere uno dei miei figli… con gli occhi senza luce!” 

    Sala1Cambiamo discorso… Sei un’atleta di 35 anni, chi sono stati i tuoi esempi… A chi ti ispiravi? 

    “Sai che io sono uno che di miti non è ho mai avuti… Ho sempre cercato di cogliere il meglio da ogni mio compagno di squadra! Per il meglio intendo sia a livello tecnico, osservandoli durante gli allenamenti, sia guardando come riuscivano ad uscire da un momento difficile di gioco e di vita.

    Ho imparato molto di più da persone che, per assurdo, sono sconosciute alla pallavolo italiana perché non essendo così forti si sono dovuti impegnare di più mentalmente e fisicamente rispetto a quelli più dotati!

    Non ho mai pensato di diventare come Bernardi… O come Gardini… Quando ho avuto l’occasione di conoscerli nel privato mi sono accorto di quanta attenzione riuscivano a mettere in ogni singolo particolare… E mi sono detto: se lo fa lui lo posso fare anch’io! Ad esempio quando vedevo Andrea Gardini pensavo “questo è uno che in palestra si fa un culo…” e infatti è così!!

    Una persona sul campo da pallavolo dimostra quello che è veramente… Non si mente, il campo è la realtà… Perché si possono provare mille emozioni: gioia, tristezza, difficoltà, esaltazione… Si possono osservare tutti i modi di reazione di una persona!” 

    Tu… Essendo il capitano a Modena, come ti comporti rispetto ai compagni più giovani?

     “Dal punto di vista pallavolistico sono una persona riservata, penso che ci sia l’allenatore per dare consigli tecnici… Io parlo con i miei compagni di squadra come con degli amici! Quest’anno si è creato un bel gruppo, ci troviamo molto bene… Riusciamo a dirci tutte le cose in faccia in maniera tranquilla senza nessun tipo di problema!

    Quando uno prova mille volte a fare qualcosa che non gli riesce viene lo sconforto… Ecco in quel caso io cerco di alleviarlo,  perché l’ho provato anch’io… E ancora molte cose dopo vent’anni non riesco a farle come vorrei!”

    Ormai siamo alla quinta giornata… Come vedi il Campionato di quest’anno? Con quali prospettive vedi il cammino della tua squadra, Modena? 

    “Sicuramente sarà un Campionato molto equilibrato soprattutto per quanto riguarda la fascia bassa e medio-alta della classifica! Ci sono alcune squadre, come dimostrano i risultati, che riescono a vincere bene una partita e quella dopo la perdono molto male… Sarà un campionato dove tutti faranno tanti punti e sarà difficile arrivare in buone posizioni per poi andare avanti nei momenti che contano come nei playoff e in Coppa Italia! Come qualità d’organico Macerata e Piacenza sono sicuramente sulla carta un gradino sopra le altre… Tutte le altre squadre, come noi, Cuneo, Perugia, Trento… Sono più o meno allo stesso livello!

    Proprio per questo il campionato per Modena sarà molto molto difficile… Non bisogna dare nulla per scontato… Se riusciamo a portare in campo quello che facciamo in palestra possiamo far davvero bene… Speriamo!!” 

    Avete cambiato il palleggiatore quest’anno… Michele Baranowicz si è trasferito a Macerata e da voi è arrivato Lukas Kampa, come ti trovi con lui? 

    “Mi fa morire… E’ un tedesco! E’ bravo, molto preciso… A volte è troppo esigente con sè stesso, si prende colpe che spesso non ha e le rimugina dentro… Sembra una persona tutta d’un pezzo, poi quando sorride riempie il cielo!

    E’ un ragazzo con il quale spesso è difficile parlare perché è molto riservato e introverso, lui preferisce osservare… Ma è stato messo in camera con me per le trasferte… Quindi ci lavoro ancora qualche giorno, lo italianizzo un po’… Così poi è perfetto!!” 

    Quali sono i momenti della tua carriera che ricordi con maggior gioia? 

    “Sono fortunato ricordo con gioia quasi tutti i momenti della mia vita… Sicuramente tutte le vittorie… Per me ogni partita vinta è un po’ come vincere lo scudetto! Con tutta la fatica che si fa’ ogni domenica… Il bello è festeggiare!

    Poi ci sono state delle partite più importanti di altre, quando la posta in palio è più alta la soddisfazione è ancora più grande!

    Sono una persona fortunata, non un giocatore, perché sono riuscito ad arrivare al mio sogno di quando ero bambino… E me lo ricordo bene che questo era il mio sogno, quindi lo vivo tutti i giorni in maniera molto intensa! 

    sala3Sei riuscito a mantenere delle amicizie con alcuni compagni di squadra che magari adesso non vedi così spesso? 

    “Ho tantissimi amici nella pallavolo, quasi tutti compagni con cui ho giocato… Sono una persona molto semplice che va d’accordo quasi con tutti! Certo, è complicato portarle avanti perché c’è chi gioca all’estero, chi è impegnato con la Nazionale, chi ha la famiglia… Ogniuno ha la sua vita! Sono molto amico con Felizardo, Matthew Anderson, Suxho… Ne ho tantissimi! Persone che venivano regolarmente a casa mia a mangiare e che ancora adesso quando ci troviamo è come se non ci fossimo mai persi… Poi magari sono due anni che non ci sentiamo! Chiaramente sono amicizie speciali, non sono come quelle nel paesino in cui ti vedi tutti i giorni e a volte non sai neanche cosa dire… Noi quando ci vediamo recuperiamo tutto il tempo perso! 

    Come vedi il tuo futuro? Credi di poter rimanere a Modena indipendentemente dalla pallavolo? 

    “Ehh… Non lo so!! Quest’anno sto cercando di costruire qualcosa per cercare di organizzare il mio futuro… Però bho! Quando giochi a pallavolo la tua testa da settembre a fine stagione è occupata da quello… Almeno io non riesco a pensare ad altro! Sicuramente mi piacerebbe rimanere nel mondo sportivo… Sto organizzando dei camp estivi per bambini per portarli in montagna a giocare con me… Ma non so se sarà un lavoro, per il momento lo faccio con un’associazione no-profit! Ad ogni fine stagione la mia vita è un punto di domanda… Spesso con la mia famiglia ho organizzato di comprare una casa e alla fine ci abbiamo dormito otto notti in dieci anni! A Modena ho aperto un negozio con mia moglie, mi piacerebbe tanto che lavorasse lei tutta la vita così io posso dedicarmi ai miei hobby… Glielo dico sempre… Così io posso fare il mammo!

    Sicuramente non voglio fare l’allenatore di pallavolo di serie A… Non ne sono capace, me lo sento!”

     E un sogno nel cassetto…?

    “Un sogno nel cassetto… Fare le Olimpiadi! Ci sto ancora provando… Se Berruto ha voglia di chiamarmi… Io sono pronto! Se non dovessi riuscire a farle come pallavolista potrei provarci in un altro sport… Non so golf, ping pong… Oppure chiedo la nazionalità in una piccolo Paese così magari riesco ad entrare in squadra!” 

    Ultima cosa… Mi lasci il tuo ricordo di Vigor Bovolenta? 

    “Con lui ho fatto tutta la preparazione pre Olimpica per Pechino, ma l’ho conoscevo già prima… Abbiamo passato tante giornate insieme, era una persona molto solare, che metteva allegria… Una bella persona! Anche Federica Lisi è una persona stupenda e così anche i loro i figli… Purtroppo queste cose succedono e quando accadono sconvolgono tutti! Vigor era una persona speciale… Ho dei bellissimi ricordi delle tante serate insieme! La cosa favolosa è che non ho nessun brutto ricordo… Ed è proprio questo che ho detto a mia moglie quando è morto… “Anch’io voglio lasciare gli stessi ricordi che lui ha lasciato a me”… Questo vuol dire essere una gran bella persona!”

     

     

  • Christa Harmotto: “Attitude with Gratitude”

    Christa Harmotto, centrale titolare della Nazionale USA fresca medaglia d’argento alle Olimpiadi di Londra 2012, è sicuramente una delle più forti interpreti del suo ruolo, a livello mondiale. Cresciuta pallavolisticamente nella Penn State University, la migliore scuola della East Coast americana, “Chris” ha nella potenza e nella velocità di attacco, nonchè nell’intelligenza difensiva a muro, i suoi punti di forza. L’esperienza in Cina, al seguito di Lang Ping, le ha permesso (oltre a migliorare tecnicamente grazie alla velocità del servizio, prerogativa del volley asiatico) di crescere anche dal punto di vista umano e di prepararsi a lasciare il suo Paese per la carriera “Pro”, che gli USA non contemplano. Modena ha saputo conquistarla e il rinnovo del contratto, avvenuto prima del termine della scorsa stagione, deve essere visto come un successo per tutto il movimento nostrano. Atlete di questo livello danno lustro al nostro campionato.

    Partiamo dalla tua esperienza alla Penn State University: com’era la vita al College?

    Penn State è stato come una seconda casa per me. Là ho studiato per diventare insegnante di scuola elementare. E’ stata un’esperienza fantastica, partendo dal modo in cui l’Università e la sua squadra erano organizzate. Al College ho appreso il motto “Attitude with Gratitude” che sta a significare che ad ognuno viene riconosciuto l’apporto dato alla vita, ai successi dell’Istituzione. Penn State ti aiuta, ti sostiene, è come una famiglia quando sei lontano dalla tua famiglia. Questa atmosfera mi ha convinta ad andare alla Penn State. Io provengo da una piccola città, per questo avevo bisogno, lasciata la mia casa, di andare in un posto che potesse farmi sentire a mio agio, in famiglia appunto. La stessa cosa mi è capitata qui a Modena. Alla Penn ero con Alisha (Glass), con altre tre giocatrici che poi ho ritrovato in Nazionale, sono stati momenti fantastici.

    Negli USA è meglio cominciare a giocare a livello studentesco, giocare e studiare, in modo da capire se c’è la possibilità di avere un futuro in questo sport e poter guadagnare dei soldi. C’è un perfetto equilibrio tra studio e pallavolo; quando sei stanca di allenarti, vai a studiare, quando sei stanca di studiare, puoi allenarti, per esempio. La vita al College, poi, è davvero bella. Avevo compagne di squadra che venivano da ogni parte degli Stati Uniti, Colorado, Chicago, North Carolina…Nella East Coast non ci sono grandi squadre universitarie di pallavolo, ad eccezione di quella di Penn State. La mia Università è al centro dello stato della Pennsylvania, in quella che è chiamata “Happy Valley”; è una città molto piccola, circondata da campi, ma si respira davvero in ogni angolo l’orgoglio di far parte della Penn. Gli incontri della squadra di football sono seguitissimi, in alcune occasioni c’erano centodiecimila persone (!!!) sugli spalti. Incredibile. Le partite sono solitamente di sabato, e se l’inizio è fissato alle 8 di sera, fin da mezzogiorno i vari campi che circondano lo stadio sono pieni di gente, c’è la banda, si fa il barbecue, si beve birra e si aspetta che la partita abbia inizio. E’ qualcosa di molto comune nelle Università degli States, si respira un’atmosfera incredibile. Quando ti capita di vedere centodiecimila persone vestite tutte di bianco (viene chiamato “White Out”, dal momento che i colori sociali della Penn State sono bianco e blu) è qualcosa davvero difficile da spiegare a parole…La cosa bella è che noi giocavamo venerdì e sabato. Il sabato, dopo il football, molta gente veniva a vedere le nostre partite. Capitava di avere seimila spettatori tutti vestiti di bianco, tutti eccitati dalla gara di football appena terminata, che cantavano e tifavano per noi.

    Un’altra cosa bella dell’essere al College è trovarsi con studenti/atleti, come te, ma anche con studenti che hanno altre attività e non praticano sport. Noi della pallavolo dividevamo le palestre con chi giocava a calcio e praticava wrestling, mentre i ragazzi del football erano in un’altra ala, assieme ai ragazzi dell’hockey su prato e altri sport. Anche durante le lezioni, ovviamente, ti trovavi in classe con atleti e non atleti (che sono la maggioranza della popolazione universitaria) che venivano da ogni parte del Paese: un’esperienza fantastica. Chi non è atleta, solitamente, fa parte di confraternite che sono attive nelle raccolte di fondi per enti bisognosi, o per cause benefiche: ricordo che in occasione di una festa organizzata ogni anno per la raccolta di fondi contro il cancro è stata raggiunta la cifra di sei milioni di dollari.

    Pensi che sia un problema,per gli Stati Uniti e il loro movimento pallavolistico, non avere un campionato professionistico interno?

    Sì, perchè per far si che la pallavolo diventi una professione sei in qualche modo costretto a lasciare gli USA. Per me, sarebbe bellissimo avere un campionato interno, perchè darebbe la possibilità a molte giocatrici straniere di venire nel nostro Paese. Ma il problema è il rapporto che gli USA hanno con la pallavolo; non è uno sport nazionale. NBA, NFL, MLB si prendono tutti i soldi degli sponsor. Poi non molti capiscono il gioco, a differenza di quanto capita per esempio qui in Italia, dove tutti gli spettatori ne conoscono le regole, e pensano alla pallavolo solo come “picnic volleyball”, quell’attività che pratichi nei parchi dopo le grigliate. Comunque, la pallavolo negli Stati Uniti sta crescendo molto, sia dal punto di vista del beach che dell’indoor. Mi è capitato quest’anno di sentire molte persone che mi hanno detto “ci piace questo sport, magari non capiamo proprio tutto ma in generale è uno sport che ci piace”. Qualcosa si sta muovendo.

     La tua prima esperienza al di fuori dei confini degli Stati Uniti è stata in Cina. Com’è stato ambientarsi in un Paese così diverso dal tuo?

    Ero molto giovane e per me è stata una grande opportunità. Avevo appena finito il College e nessuno mi conosceva ancora, come atleta. Ho colto l’occasione che mi ha proposto Lang Ping, ex head coach della Nazionale, e sono partita con Nicole Davis, libero del Team USA che è diventata una delle mie grandi amiche. Eravamo io e lei: perfetto.

    L’esperienza in Cina (al Guangdong Hengda) è stata interessante, ma non posso dire di aver vissuto la “vera” Cina. Eravamo in un posto circondato da mura, all’interno delle quali trovavamo tutto quello di cui avevamo bisogno: la palestra, le stanze, avevamo addirittura un cuoco che cucinava solo per noi… era come una cittadella, noi la chiamavamo “la bolla” (lett. “the bubble”). All’interno della bolla tutto era perfetto, ma quando uscivamo ci rendevamo conto delle enormi differenze che c’erano nella società. Non uscivamo spesso, ma quando capitava lo scenario era davvero triste. Tuttavia, dal punto di vista sportivo, era molto stimolante. La squadra era forte, ho giocato con tre atlete che hanno vinto l’oro ad Atene nel 2004; poi lo stile di gioco era adatto a me, perchè in Asia gli attacchi sono molto veloci e i muri mi davano molta soddisfazione. E’ stato l’inizio perfetto per la mia carriera da professionista.

    Cosa ti è mancato di più degli Stati Uniti nel periodo trascorso in Cina?

    La mia famiglia. In Cina non si celebra il Natale, io non potevo tornare a casa e tutto questo mi ha pesato parecchio. Anche il cibo, a dire il vero, e la lingua: nessuno parlava inglese delle mie compagne e imparare il cinese è un’impresa. Ho imparato le parole-chiave per la pallavolo e in campo trovavamo un’intesa, ma è stato fondamentale avere Nicole con me, avere un’altra ragazza americana con cui poter parlare.

    Come hai deciso di venire a Modena?

    Ero al “Volley Master Tournament” di Montreaux, in Svizzera. Davide e Marco (il mio manager) sono venuti a vedermi e durante la gara Davide si è convinto che mi voleva nella squadra. Mi hanno raccontato di Modena, dei progetti, ho parlato con alcune mie compagne che avevano già giocato qui e mi hanno convinto nella scelta. Poche settimane dopo ho firmato il contratto. Ero l’unica americana in squadra, ma questo è stato bello perchè mi ha permesso di conoscere cose nuove. Mi ha costretta a parlare con persone nuove, perchè solitamente quando hai un’altra compagna di squadra americana tendi a parlare solo con lei, o soprattutto con lei. Tutti qui sono stati fantastici con me, mi hanno accolta benissimo e fatta sentire a mio agio fin da subito. Adesso posso dire di avere tre “home”: Pittsburgh, Anaheim in California dove ho un sacco di amici e Modena. Ora, per me, vivere in una di queste tre città non è più un problema. Ecco perchè lo scorso anno ho firmato il prolungamento del contratto.

    Perchè hai scelto il numero 13?

    Il mio numero preferito è il 3. Nella mia prima stagione qui a Modena un’altra ragazza aveva quel numero, allora ho scelto il 13 perchè era il primo numero che contenesse un “3”. Anche nel Team USA è andata così.

    Parlando della Nazionale, appunto, il cambio alla guida da McCutcheon a Kiraly quali differenze comporta, secondo te?

    Il fatto che Kiraly subentri a McCutcheon è perfetto, per il Team USA. McCutcheon è stato un coach fantastico, ha introdotto nella squadra un nuovo modo di giocare, nuove tattiche, e posso dire che ha portato la squadra in una nuova era. Provenendo dalla squadra maschile, infatti,ha dato un’impronta molto più fisica. Adesso siamo una squadra molto fisica, grazie al coach abbiamo intrapreso una strada con una mentalità che ci farà togliere delle soddisfazioni. Kiraly era già parte dello staff, ha partecipato a questo cambiamento, e sicuramente continuerà nel solco tracciato. McCutcheon ha lasciato la Nazionale per motivi famigliari, ha due bambini piccoli e l’impegno era troppo gravoso e lo capisco al cento per cento. Kiraly ha figli più grandi e la possibilità di concentrarsi su questo lavoro. E’ stato un grande giocatore, ha vinto tanti titoli, conosce già la nostra mentalità. E’ stato di grande aiuto parlare con lui, per me ma anche per le mie compagne, e sicuramente sarà fondamentale avere uno come lui alla guida della Nazionale in un momento di transizione, di ricambio generazionale come sta accadendo a noi.

    Qual è l’aspetto della pallavolo che ti piace di più?

    La squadra. Perchè nella pallavolo tutte le sei giocatrici partecipano sempre alla conquista del punto. In sport come il basket, il football, un solo giocatore può cambiare la partita, può fare la differenza. Nel volley, invece, anche se non tocchi la palla nell’azione, devi coprire, devi salvare, tutte le sei ragazze in campo, ma anche le sei in panchina, hanno un compito fondamentale.

    Quali sono le fonti di ispirazione per trovare la carica che metti in campo?

    Un paio di cose, direi. Fare del mio meglio per la mia squadra, sicuramente, la voglia di vincere sempre, di conquistare il prossimo punto, non arrendersi mai. Poi, la mia fede in Dio che mi spinge sempre a fare la mia parte quando vengo chiamata in causa.

    Nel tuo ruolo, a tuo parere, chi è la migliore giocatrice del momento?

    Difficile, molto difficile scegliere onestamente una sola giocatrice in un ruolo definito. Però  in generale direi Kim: è una giocatrice completa; mi ha impressionato perchè ha saputo attaccare il nostro muro passando sopra, qualcosa di incredibile. Poi anche con le compagne, dava l’impressione di essere una leader e di dare sicurezza a tutta la squadra.

    Se non fossi una giocatrice di pallavolo, cosa avresti fatto?

    La meteorologa. Mi sarebbe piaciuto tantissimo. Alla Penn State c’era il corso di meteorologia, ma c’erano troppe attività da fare all’esterno e non avrei potuto conciliarle con il volley. Mi piace anche tanto insegnare. Quando mi ritirerò dalla pallavolo, probabilmente diventerò insegnante o allenatore, perchè vorrei dare una mano alle generazioni future. Ma quello che mi preme adesso è fare al meglio la pallavolista.

    Matteo Mangiarotti e Cristina Gatti – Foto Riccardo Giuliani e Usa Today

  • FOTOGALLERY QUADRANGOLARE TURCHIA

    A cura di Metin Timur ecco la fotogallery del quadrangolare svoltosi in Turchia, ad Istanbul: Nilufer-Lju-Jo Modena ed Eczacibasi-Ankara.

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    Visitate anche http://www.voleybolum.com/

  • FOTOGALLERY 1° MEMORIAL MATTEO RAGNI

    Round Robin League a Modena il 23-24 ottobre presso il PalaPanini: giocano Spes Conegliano, Lju-Jo Volley Modena, RebecchiNordmeccanica Piacenza e Riso Scotti Pavia. A cura di Rino Conventi.

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  • HARMOTTO IN ARRIVO Tra qualche giorno sarà a disposizione del coach Sazzi

    Christa Harmotto, che ha fatto parte tutta l’estate del progetto USA per i mondiali di Volley femminile in Giappone, al momento dell’annuncio delle liste ufficiali delle 14 atlete che prenderanno ufficialmente parte ai Campionati del Mondo 2010, non è stata inserita nel roster a stelle e strisce…

    Ora sta concludendo la sua esperienza con la nazionale che si scioglierà al momento della partenza per il Giappone poi, dopo un brevissimo passaggio a casa, a Pittsburgh, sarà pronta per indossare la maglietta numero 13 della LIU-JO Volley.

    Il D.S. Davide Astarita “Sono sportivamente dispiaciuto per Christa per la sua mancata partecipazione ai mondiali ma credo che comunque abbia vissuto un’esperienza fondamentale per la sua carriera passando l’estate in nazionale.

    Ad ogni modo, sono più che felice del suo arrivo imminente poiché ci darà una grande iniezione di entusiasmo oltre tutto il suo contributo tecnico e fisico. E’ una grande notizia anche per le nostre due centrali Paola Paggi e Francesca Devetag che stavano facendo “gli straordinari” dovendo sopperire anche all’assenza di Christa.

    Christa è un giocatore molto importante per noi e non vediamo l’ora che arrivi convinti che possa fare grandi cose nella nostra squadra e nel campionato italiano. Lei ha doti fisiche indiscutibili, l’abbiamo vista in occasione del torneo internazionale di Montreux e ci aveva impressionato.

    Dovremo affinare l’intesa con Fernandinha che ha nelle sue preferenze il gioco rapido al centro, quindi sono convinto che questo nuovo connubio possa dare a noi e ai nostri tifosi delle belle soddisfazioni”.

    L’atleta è attesa a Modena entro fine ottobre.

    Ufficio stampa – Foto PennStater

  • LA LIU-JO VOLLEY AI NASTRI DI PARTENZA

    Si è tenuta ieri la conferenza stampa di presentazione ufficiale dell’intero sodalizio della Liu-Jo Volley.

    Il ristorante La Secchia Rapita di Modena, ha ospitato squadra, giornalisti e addetti ai lavori in un contesto complessivo di oltre 250 presenti.

    Al tavolo dei protagonisti: il presidente Rino Astarita, i direttori generali Pierluigi Vigo e Patrizio Ginelli, il direttore sportivo Davide Astarita, in rappresentanza del title sponsor Vannis Marchi, il segretario generale William Bellei, il primo allenatore Augusto Sazzi e l’Ing. Corrado Faglioni in rappresentanza degli 8 Rotary Club di Modena “Gruppo Ghirlandina”, che hanno sottoscritto con la Liu-Jo Volley un protocollo d’intesa per portare nelle scuole il progetto “Etica e Sport”.

    Elisabetta Fabro, addetta stampa della società, ha presentato singolarmente tutte le atlete, lo staff tecnico e lo staff medico.

    Il direttore sportivo Davide Astarita, ha mostrato ufficialmente ai giornalisti la nuova luccicante maglia da gioco, nelle due diverse colorazioni, nera e bianca.

    Il direttore generale Pierluigi Vigo, ha annunciato il coinvolgimento della società anche in interessi sociali abbracciando, unitamente all’Usl di Modena, il progetto denominato “Ottobre Rosa” avente il fine di portare all’interno dei vari palazzi dello sport, una campagna di prevenzione dei tumori femminili.

    Dopo la conferenza stampa, i Rotary Club modenesi, nella splendida cornice del ristorante La Secchia Rapita, hanno ospitato a cena tutta la Liu-Jo Volley.

    Nel pomeriggio, l’assemblea dei soci della Universal Volley, ha deliberato la nuova denominazione sociale che si è trasformata in Universal Volley Modena s.s.d.r.l. .

    La variazione della denominazione, si è resa necessaria poiché la squadra, intende rappresentare l’intera provincia di Modena e non solo la singola città di Carpi.

    All’ordine del giorno, anche il deliberato trasferimento della sede sociale all’interno del Palapanini di Modena in Viale dello Sport n. 25, nonché l’inserimento del nuovo organo di controllo nelle persone dei noti commercialisti romani: Marcello Pierlorenzi, Roberto Coretti e Pietro Grassini.

    Tutto è pronto quindi per il fischio di inizio di domenica 28 novembre 2010 mentre, sabato 9 ottobre 2010, è atteso al Palaferrari di Carpi l’allenamento congiunto con la nazionale algerina che si appresta a disputare i prossimi campionati mondiali che si svolgeranno in Giappone.

    Ufficio stampa