Alessio Botteghi: “Il Fisio, ha un ruolo molto importante e allo stesso tempo molto difficile”

Alessio, raccontaci in breve il tuo percorso di fisioterapista..

Alessio: Dopo la laurea presso l’Università agli Studi di Perugia, ho iniziato subito a lavorare presso la clinica di riabilitazione “Prosperius” di Umbertide. Il mio percorso formativo ha avuto inizio lì. Lavoravo durante la giornata in clinica e poi la sera, come secondo lavoro seguivo una squadra di calcio e una di basket del mio paese. Poi nell’estate del 2003, sempre in clinica, ho conosciuto una giocatrice a me sconosciuta ma con il cognome molto importante nel mondo del volley. Da lì è iniziata dapprima la curiosità e poi la passione per uno sport e uno stile di vita che oggi sono diventati il mio mondo…sia lavorativo che non! 

Spiega bene a tutti il ruolo del fisio all’ interno di una squadra, il suo rapporto con le atlete e con lo staff tecnico.

Il Fisio, ha  un ruolo molto importante e allo stesso tempo molto difficile all’interno dello spogliatoio. Difficile, dal punto di vista professionale, poiché hai una grandissima responsabilità; cioè passano per le tue mani atlete importanti, e dunque non puoi permetterti di sbagliare…anzi devi proprio lottare contro il tempo, perché come tutti sanno, nel mondo dello sport, si hanno mille impegni e pochissimo tempo per recuperare…e tu lo devi sfruttare tutto e al meglio. Importante, perché il Fisio è l’unico uomo che ha libero accesso a quel tempio sacro che è lo spogliatoio. Man mano che conosci le atlete e man mano che l’iniziale loro  confidenza si trasforma in vera e propria fiducia, tu diventi il punto di riferimento; colui il quale viene chiamato in causa sia per un banale rotolo di Tape, sia per andare a risolvere problemi fisici e psico-ficici di importanza superiore. 

L’ importanza della collaborazione tra i membri dello staff si sa che è fondamentale, ma con quale collaboratore il Fisioterapista ha giornalmente più contatto?

Per attitudine e formazione, di sicuro i membri che un fisioterapista chiama più in causa all’interno di uno staff, sono sicuramente il dottore e il preparatore atletico. Ma, è per questo che si chiama staff, nessuna delle altre figure (allenatori), viene messa in disparte. Diciamo che lo “staff medico” lavora per facilitare il lavoro allo “staff tecnico”, e tutto lo Staff lavora per permettere alla squadra di esprimersi al meglio. Questa è solo una banale distinzione, fatta  per rendere l’idea del nostro lavoro, ma in realtà,non ci sono gerarchie, lo Staff è lo Staff.. senza distinzione! L’unica fondamentale differenza è la diversa formazione professionale e che il Primo Allenatore è  come il direttore di un’orchestra che deve essere sempre molto affiatata. 

 

L’infortunio più frequente riscontrato nel volley di alto livello?

Non è facile stabilire quale sia l’infortunio più frequente nel mondo del volley; diciamo che è più semplice elencare quegli infortuni che più frequentemente vanno a disturbare la quiete di un fisioterapista. Partendo dal presupposto che il volley di alto livello è uno sport bellissimo ma altresì massacrante per impegni e quantità di lavoro; possiamo dire che gli infortuni più frequenti sono distorsioni(caviglia-ginocchio), contusioni(dita-fianchi) e patologie imfiammatore dovute all’over-use (tendiniti capo lungo del bicipite brachiale-sottorotulea). 

La parte di prevenzione all’infortunio viene spesso seguita dal preparatore fisico, mentre quello della riabilitazione post infortunio viene seguito dal fisioterapista, ma come mai se pur i protocolli di lavoro siano molto simili vengono affidati ai due membri diversi?

Questa domanda si rifà alla distinzione che ho fatto in precedenza. In un ambiente di alto livello è molto importante avere a disposizione le due figure professionali prima menzionate. In primo luogo perché non è pensabile che una persona sola riesca a gestire tutto il lavoro di 12-15 atlete. In secondo luogo è importante coadiuvare il lavoro di due figure professionali complementari. Faccio un esempio: il preparatore atletico si occupa del lavoro fisico delle atlete sane, e per fare questo ha bisogno che le atlete non abbiano problemi, dunque ha bisogno del precedente lavoro del fisioterapista. Un altro esempio è gestire i tempi di un infortunio. Dopo un’attenta anamnesi, dove di solito è il medico che indirizza il lavoro da fare, entra in causa il fisioterapista che mette le mani per primo sull’atleta ed esegue la riabilitazione. Completata questa fase, il fisioterapista ha bisogno del prezioso lavoro del preparatore atletico per “Riatletizzare” il paziente; cioè necessita che l’atleta recuperi sì  dall’infortunio, ma  recuperi anche una buona condizione fisica  per poter entrare in campo senza problemi. Anche in questo caso però, le distinzioni tra le fasi non sono poi così nette. 

Gran Parte delle volte si vede scendere in campo giocatrici tappezzate di tutori, cavigliere, e fasciature di ogni genere, secondo la sua esperienza meglio l’utilizzo di cavigliere e tutori o Bendaggi funzionali???

La scelta di una soluzione piuttosto che l’altra, dipende come sempre dalle circostanze e dal tipo di problema. I tutori sono degli ausili molto più standard mentre i bendaggi funzionali sicuramente sono più soggettivi e se fatti con cura, riescono ad aiutare meglio l’atleta. Faccio un esempio per rendere l’idea; nel caso di una diffusissima distorsione alla caviglia, è preferibile un bendaggio funzionale in modo che il fisioterapista, in base al reale problema, decide come confezionare l’ausilio; in modo da garantire stabilità, confort e libertà dei movimenti consentiti. Nel caso del tutore questo non avviene; ma molte volte, quando il problema non è grave, o ci troviamo di fronte a disturbi cronici, si può adottare l’utilizzo del tutore, sia per comodità che  per maggiore indipendenza dell’atleta. 

Qualche atleta durante le competizioni scende in campo con evidenti strisce colorate (KinesioTaping)? Qual è la funzione di questi “Cerotti”?

Il KinesioTaping, è una tecnica basata sul processo di guarigione naturale del proprio corpo. Di provenienza giapponese, dove sono circa 25 anni che viene utilizzato; Kinesio Taping  dimostra la sua efficacia attraverso l'attivazione dei sistemi neurologici e circolatori. La tecnica ha quattro principali effetti fisiologici:

1.  Corregge la funzione muscolare. Essendo  efficace nel ripristinare la giusta tensione muscolare: facilita o inibisce la contrazione muscolare (dipende dalla tecnica utilizzata)

2.  Aumenta la circolazione del sangue / linfa. aiutando ad eliminare l'eccesso di edema e/o emorragia tra la pelle ed il muscolo

3. Riduce il dolore. La soppressione neurologica del dolore avviene dall'applicazione del Kinesio Taping® sulla zona colpita, e come menzionato nell'Effetto 2.

4.  Assiste nella correzione di allineamento l'articolazione. La dislocazione di un'articolazione, dovuta alla tensione muscolare anormale, può essere corretta dal Kinesio Taping® tramite il recupero della funzione e della fascia muscolare.

Molto spesso si sente dire che le atlete tornano dalle rispettive nazionali non in buona condizione, con infortuni o problemi fisici. Cosa ci puoi dire da questo punto di vista?

Io  ho poco da dire..anche perché per mia “sfortuna”, sono sia il fisioterapista della Nazionale Turca che del club Turk Telekom Ankara. Per esperienza personale, io e lo staff della nazionale turca (composto da primo allenatore italiano,Alessandro Chiappini, secondo allenatore italiano, Nicola Negro e  anche da due preparatori atletici italiani, Silvano Casentino e Antonio Votero Prina) facciamo il contrario; cioè la prima settimana di ritiro la si usa per rimettere un po’ in ordine i vari acciacchi delle atlete. Ma comunque il problema di tutte le nazionali è il fatto che durante i tornei, ti giochi un’unica chance, dentro o fuori, e non hai mai una seconda possibilità. Le atlete, che in questo caso rappresentano la propria nazione, hanno di sicuro maggiori stimoli per giocare, e quando c’è la voglia, i piccoli “doloretti” scompaiono! Che si capisca bene la mia frase! Sto dicendo che in nazionale le atlete non hanno la stessa confidenza con l’ allenatore e lo staff del proprio club e magari pur di essere tra le dodici, sono disposte a fare qualche sacrificio in più. Ma c’è comunque uno staff medico che lavora solo ed esclusivamente per preservare la loro salute e dunque sono sempre assistite e tutelate. Gli unici  fattori  che diciamo può influire nello stato psico-fisico dell’ atleta, sono  il livello sicuramente maggiore di responsabilità e dunque di stress, che una competizione internazionale ha, rispetto a una normale partita di campionato e i tempi di riposo/recupero che praticamente sono inesistenti durante i tornei;ma questo è un “mal comune, mezzo gaudio” di tutte le Nazionali del mondo. Per il discorso infortuni, la pallavolo è sempre pallavolo, club o nazionale che sia. Sfatiamo una volta per tutti, la diceria che in Nazionale le atlete vengono massacrate!

L’ incidenza degli infortuni nel volley femminile: una volta non erano così frequenti. Si carica troppo, si gioca troppo, ci si allena troppo? Che ne pensi?

Ti sei risposta da sola. È una questione puramente statistica. Se nel corso degli anni si è aumentato il numero delle competizioni, il numero degli allenamenti, il tipo di lavoro/carico e a discapito di tutto questo si è ridotto il tempo dedicato al riposo; come fa a diminuire l’incidenza degli infortuni? Basta vedere il campionato in corso; si è iniziato a giocare a novembre perché prima c’erano gli impegni della nazionale tra Europeo e World Cup. Poi campionato, Coppa Italia e Coppe Europee…diminuisce il tempo ma le competizioni rimangono invariate. Si gioca praticamente ogni 3 giorni, ci si allena poco e se consideri che la metà delle partite le si gioca in trasferta, alcune all’estero…come fa il fisico a non subire uno stress del genere? Le atlete di oggi sono veramente forti, sia nel fisico che nella testa. 

Il fattore umano quanto conta nell’ infortunio (stile di vita per es.) e nel recupero poi…come  nel lavoro di un fisioterapista?

Il fattore umano è molto importante sia per l’atleta che per il fisioterapista. Nel mio lavoro, si può avere un certo standard di trattamenti e  tempi di recupero; ma non lo si può mai dare niente per certo o uguale per tutti. Lavorando con la persona, uno stesso tipo di trattamento in due atleti diversi da sicuramente due risultati diversi. Questo dipende da tantissimi fattori; conformazione fisica, velocità di risposta alla terapia, coinvolgimento e collaborazione durante la terapia, stile di vita ecc. ecc.. Ma ha importanza anche il feeling che si crea tra fisioterapista e atleta; infatti quando c’è fiducia reciproca, sia ha la possibilità, infortunio permettendo, di ridurre al minimo le perdite di tempo. Da una parte l’atleta si sentirà tutelata e protetta e sicuramente lavorerà al 100%; d’ altro canto, il fisioterapista ottimizzerà al massimo il suo tempo a disposizione, non andando incontro a inutili perdite di tempo. 

 

Si dice che prevenire sia meglio che curare!!Cosa fa il fisioterapista sotto questo punto di vista?

Il fisioterapista da questo punto di vista, è in stretta collaborazione col preparatore atletico. Si cerca in ogni caso di coniugare le proprie conoscenze ed esperienze per mettere a disposizione dell’atleta una svariata gamma di esercizi preventivi. È un lavoro che di solito si fa in palestra pesi o al palazzetto prima di ogni allenamento. Si cerca di inserire questi esercizi all’interno del programma di riscaldamento, in modo che il fisico dell’atleta lavori bene e con doppio scopo: prevenzione e preparazione alla gara o allenamento.
 

uò dare un consiglio a tutti gli allenatori che non hanno la possibilità di avere al proprio fianco un fisioterapista?

I consigli da dare sono semplici. In prima istanza il mio consiglio è quello di seguire un corso di primo prontosoccorso e un corso base di Taping; in modo da non trovarsi in imbarazzo di fronte ad eventuali infortuni che sono pressoché certi nella pallavolo attuale. Poi consiglierei di rivolgersi a un preparatore atletico per avere le nozioni minime di prevenzione infortuni e pesistica. Con questa base, l’ allenatore non sarà in grado di gestire da solo una squadra di serie A1; ma magari riuscirà a gestire nel migliore dei modi tutte quelle circostanze di emergenza che si verificano soprattutto nelle serie e nelle categorie minori. 

Ed un consiglio alle atlete che ogni giorno entrano in palestra con qualche malanno fisico???

Qui diventa più difficile…perchè non si possono standardizzare consigli particolari per le atlete. Posso dire tranquillamente che in primis viene la persona e la propria integrità fisica. Dunque se si è di fronte a problemi seri, la soluzione migliore è quella di mettersi nelle mani di veri professionisti che avranno anche la premura di consigliare certi rimedi “fai da te” nel caso in cui il problema sia veramente lieve e ci possa permettere certe soluzioni. 

Sei soddisfatto della tua professione? Del tuo percorso ?

Sono felice di poter svolgere questo tipo di lavoro, perché alla lunga, la serietà e l’onestà ripagano i tanti sacrifici. Sì, diciamo che la mia professione mi porta tanti grattacapi ma anche tante soddisfazioni. Ma essendo una professione in continuo aggiornamento, mai si può dire o pensare di essere soddisfatti di quello che uno è. Come tante altre professioni, necessitiamo di rimanere al passo coi tempi e dunque dobbiamo sempre studiare e acquisire nozioni per provare a star dietro al mondo della medicina che è in continua evoluzione. 

Come ti stai trovando in Turchia, sia club che nazionale? Come è questa esperienza per te a livello personale??

Se in un primo momento l’esperienza turca poteva avere dei lati oscuri, adesso a distanza di circa 6 mesi, posso dire tranquillamente di aver fatto la scelta giusta. A me e a Tai (Alessio è sposato con Tai Aguero, Ndr) piacciono le sfide, ed entrambi abbiamo accolto con entusiasmo questa nuova possibilità lavorativa. Certo, non è facile prendere tutto e trasferirsi a 3000 km di distanza, lasciando il tuo paese e i tuoi cari per tuffarsi in un paese con una cultura e una lingua completamente diversa dalla nostra. Ma ogni esperienza è comunque una crescita personale, indipendentemente da come saranno i risultati sportivi e lavorativi. Il privilegio di poter lavorare con una nazionale, e comunque la sicurezza di poter lavorare con un club, mi danno tanto entusiasmo. Certo, tutto a discapito del riposo e della tranquillità…perchè è molto dura riuscire a far convivere questo doppio incarico che in realtà mi tiene occupato 12 mesi l’anno. Non mi ricordo il giorno in cui mi sono svegliato senza pensare al mio lavoro…ma sicuramente ricordo con piacere le tante dimostrazioni di stima e i ringraziamenti di alcune atlete che hanno avuto la “sfortuna” di lavorare con me. 

E infine domanda personale: il tuo sogno nel cassetto???

Il mio sogno nel cassetto è quello di vivere decorosamente tutti i giorni che Dio mi darà. Cercando di migliorare la mia tecnica e le mie competenze, nella speranza che il grande entusiasmo che ho nell’affrontare ogni giorno il mio lavoro, mi accompagni sempre…perchè è una sfida con me stesso e con il prossimo, dal primo all’ultimo momento! In realtà non è che abbia un sogno ricorrente, che devo perseguire per forza, ma penso che la prima cosa è lavorare bene e dare il 100% come nello sport…Poi arriverà il tempo dove si raccoglie tutto quello che si è seminato. Ho in mente sempre un collega, più “vecchio” ed esperto di me, del quale ho immensa stima e al quale mi ispiro che mi disse che ho intrapreso il mestiere più difficile e più bello del mondo! Perché ho la fortuna/sfortuna di partire sempre da un problema più o meno grave, ma che dovrò comunque cercare di risolvere….ogni problema e dunque ogni paziente che ho davanti, è un mondo a se; un percorso di vita che comunque devo affrontare e che sicuramente mi lascerà qualcosa. A differenza degli altri lavori, il mio non va alla ricerca del risultato economico; i soldi sono importanti perché servono per vivere…ma le emozioni, la fiducia e la stima che i pazienti/atleti hanno nei tuoi confronti, siano la miglior moneta. Poi nell’ angolino più buio della testa, c’ è anche la volontà di aprire uno studio fisioterapico tutto mio, quando tra qualche anno, le mie esigenze saranno diverse; per il momento mi piace seguire la pallavolo…poi si vedrà!

Un saluto a tutti

Botteghi Alessio

Le interviste di Vivovolley non si fermano: oggi incontriamo Alessio Botteghi, fisioterapista del Turk Telekom Ankara e della nazionale Turca.

Molto spesso vi sarete chiesti cosa sono le strisce colorate che si vedono su braccia o gambe delle giocatrici o come sia l' iter di riabilitazione di una atleta dopo un infortunio o anche quali siano gli infortuni più ricorrenti nella pallavolo femminile. Tante domande, ma poche risposte. Per questo motivo con Alessio, che molti conoscono perchè è stato "fisio"  all' Asystel  Novara, intraprendiamo un viaggio molto interessante, ricco di nozioni tecniche, consigli validi per tutti gli sportivi per prevenire e curare piccoli infortuni. Ne esce un profilo intenso e completo, che ci fa capire quanto il fisioterapista sia una figura lasciata sovente in disparte, ma davvero fondamentale nel volley.

Foto: Alessio Botteghi ( Il primo sulla sx)

 

 

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