[di Alessia Giordano – foto fonte web] Grande successo di pubblico, soprattutto giovane, per la prima stagione in 12 episodi (a cui fa seguito la seconda) per la serie televisiva Mare Fuori che, ambientata alla base della Marina Militare di Napoli, mette in scena la cruda realtà di alcuni adolescenti detenuti nell’Istituto di Pena Minorile (IPM) di Napoli dove due ragazzi, Carmine di Salvo e Filippo Ferrari, interpretati rispettivamente da Massimiliano Caiazzo e Nicolas Maupas, vengono richiusi per aver commesso un errore.

Carmine, soprannominato ‘O Piecoro, ha un animo buono ma viene condannato per aver ucciso Nazario, il figlio di un camorrista, per proteggere Nina, la sua ragazza. Il suo unico problema è quello di essere nato in una famiglia di criminali dalla quale, però, riesce fortunatamente ad allontanarsi. Quando Filippo, alias ‘O Chiattillo, viene arrestato per aver accidentalmente ucciso uno dei suoi compagni di viaggio, è di passaggio a Napoli. Proviene, infatti, da un’attenta e diligente famiglia di Milano che resta contrariata dal suo stato di fermo.

La serie, in onda su Rai2 dal 2020, presenta un mondo in cui le azioni definiscono chi siamo e in cui l’uomo è, quindi, artefice del proprio destino. Nonostante il percorso in prigione miri ad un reinserimento dell’individuo nella società, scenario e personaggi ricordano frequentemente quanto in realtà sia un luogo dove in cui camorra e criminalità organizzata, in primo luogo, regnano. Anche con la loro mentalità, difficile da correggere e contrastare.

Particolare attenzione viene posta alla figura del mare che diventa, inevitabilmente, metafora di libertà per gente come quella che risiede in un penitenziario senza avere più l’occasione di respirare. Il titolo stesso, Mare Fuori, assume quindi un significato di vera e propria speranza: con l’intenzione di suscitare nel pubblico un maggiore senso di responsabilità, mostra la netta contrapposizione tra la vita in carcere, spesso dimenticata dal mondo esterno, e la realtà, alle volte inconsapevole, che risiede fuori.

Nella seconda stagione i ragazzi, ancora detenuti, si troveranno davanti a un bivio: dovranno, infatti, scegliere se seguire i funesti codici della realtà napoletana o assumere una condotta che meglio si adatti ad un più giusto codice morale. La serie pone, di nuovo, l’accento su un’alternativa alla criminalità che c’è, così come esiste un modo per uscirne e combatterla per poter ambire ad un futuro migliore e che in aiuto di una buona anima che desidera redimersi, subentrano sempre affetti e amicizie.

Il racconto, quindi, offre l’opportunità di conoscere le giovani realtà macchiate da una Napoli di delinquenza (“Napule ‘a cca’ ddint’ par’ assaje luntana”) e, contemporaneamente, di ricordare che è davvero possibile riscattarsi da una vita fuorilegge perché “ce sta o’ mar’ for’”. Tutto in una che serie sta registrando ascolti pari a quelli di Netflix Worldwide anche se nessuno ne parla: un prodotto italiano che “dovrebbe spaccare il mondo” come qualcuno scrive nelle Instagram stories di Artem Tkachuk, interprete di Pino ‘o Pazzo nella fiction.