Don’t Look Up: una immensa bomba apocalittica.

[Articolo di Alessia Giordano – Foto: www.media.inaf.it]

Esce l’ 8 dicembre 2021 nelle sale dei cinema il grande film di Adam Mckay che pare si sia già fatto molta strada nel mondo televisivo.
Si tratta di “Don’t Look Up”, tragicommedia ormai affermata che intende svelare l’atro ingegno della società.
Il Dr. Randall Mind (Leonardo DiCaprio) e Katie Dibiasky (Jennifer Lawrence), rispettivamente professore e ricercatrice, portano alla luce una scoperta catastrofica: una cometa senza precedenti proveniente dalla nube di Oort sta per entrare in collisione con la Terra e le probabilità che questo evento provochi la distruzione di qualsiasi forma di vita sembrano essere terribilmente elevate.
Si decide, allora, di lanciare dei satelliti dismessi carichi di esplosivi in modo da deviare la direzione dell’asteroide, altresì identificato come “Killer di Pianeti”.
La progettazione del piano di attacco per salvare il pianeta viene abbandonata quando si viene a conoscenza di un fatto apparentemente rilevante: il corpo celeste è costituito da minerali preziosi che sarebbero capaci di apportare al Paese enormi vantaggi. Per questo, vengono scaraventati verso la cometa dei BEAD che purtroppo, però, esplodono durante la fase di lancio.
Randall e Katie, ormai arresisi di fronte al disastro imminente, rinunciano alla missione di salvataggio e colgono l’occasione per passare gli ultimi momenti con la famiglia.
Il film marca l’indifferenza dell’umanità, persino dinanzi a minacce che riguardano tutti e denuncia il cinismo di un’amministrazione superiore che si rivela essere completamente imperturbabile anche circa qualsiasi forma di significativo avvertimento e progresso scientifici.
Il titolo stesso “Don’t Look Up” (“Non Guardare Sopra”) palesa proprio questo aspetto; la mancata comunicazione tra gli uomini e l’immancabile divergenza di opinioni conducono ad un distacco universale che non permette la costruzione di un’efficiente società.

Ma perché vederlo?
Nonostante il problema presentato all’inizio sia di natura prettamente scientifica, il regista sembra non volersi concentrare su questo. Piuttosto pare che sia intenzionato a mettere a nudo la scarsissima capacità di saper percepire l’altro.

Il problema è che, la maggior parte delle volte, si rimane fermi e si lascia che la paura prevalga sul resto. È possibile, quindi, che si parli di psicologia sociale? O soltanto di inerzia?

Spesso, corriamo incontro al piacere e cerchiamo disperatamente di fuggire dal dolore per creare una realtà in cui tutto è <<spensierato e positivo>>, una realtà in cui possiamo permetterci di prendere, anche se solo per un momento, le distanze dalle sciagure e dalla sofferenza offerteci dall’esistenza stessa.
Temiamo la morte, la solitudine, il giudizio e il disinteresse altrui. Nella vita necessitiamo di sapere che la nostra opinione, tra quelle di miliardi di persone sulla Terra, venga realmente ascoltata e speriamo che qualcuno si adoperi avendo il coraggio di <<guardare sopra>> e “salvare il mondo”, spesso anche al nostro posto.
Adam Mckay è stato capace di mettere a disposizione una sceneggiatura satirica e avvilente al tempo stesso: una <<perfetta combinazione ibrida>> come dicono dal Web.
Disponibile su Netflix dal 24 dicembre, il film è in cima alla classifica grazie alle 111 milioni di ore di visualizzazione.

 

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