[di Redazione – Foto Riccardo Giuliani] Una nuova storia, quella narrata sul palco del Festival dello Sport di Trento nell’appuntamento che accompagna il pomeriggio del giovedì verso la sera. Un progetto partito da un foglio bianco, per Mattia Binotto oggi Direttore Tecnico del Team Stake F1 Sauber arrivato nella scuderia dopo 28 anni in Ferrari. Una monoposto e il debutto in Formula1, invece, per Gabriel Bortoleto pilota alla sua prima stagione nella classe regina. E una mentalità vincente. Ma come si costruisce? “Con la cultura, vincente – risponde Binotto – lavorando sulla mentalità della squadra, sulle persone e sull’atteggiamento. Sulla paura da non avere, mai. Nemmeno quella di sbagliare. Perché l’approccio giusto non è quello ti porta a considerare solo la vittoria, come risultato. Ma quello che saper accogliere, affrontare, la sconfitta.” Anche “se – ribatte il pilota – vorrei vincere presto. In Brasile? Sì, sarebbe speciale. Ma se possibile non vorrei attende così tanto.”
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La scintilla di innesco della passione per i motori? Trasmessa dal fratello, per il pilota, che a 6 anni salirà sul primo kart e a 12 sarà in Europa per iniziare la carriera da professionista. Dal nonno tifoso Ferrari per Binotto. E poi gli studi, non senza un piccolo inciampo, in ingegneria e uno stage. Nel posto giusto. Quello dove trasformare l’amore per i motori visti in tv in professione.
Determinato e per nulla impaurito nemmeno dalla raffica di domande di Binotto durante il loro primo colloquio. “Per metterlo sotto pressione. Per testarlo” sorride il DT che ricorda “come abbia subito dichiarato il suo obiettivo: il titolo di campione del mondo.” Non immediato, certo. Perché quello di Sauber, dal 2026 Audi, è un progetto a lungo termine. “Una sfida grande – continua Binotto – per tutti. Una grande scommessa della casa sta investendo, non solo in termini di denaro. Dietro c’è il lavoro da impostare, persone che entrano in squadra, un budget di cui tener conto. E poi sì, ci sono le macchine che devono essere veloci. Ma è la velocità di sviluppo della vettura che poi farà la differenza.” In un mondo tecnico molto complesso e competitivo. Perché “la F1 è un animale altro, diverso da tutte gli altri (a motore) e diverso da quello che Audi ha conosciuto finora.”
“Ci stiamo lavorando tutti – segue Bortoleto – e sappiamo cosa vogliamo diventare. Non vinceremo subito, non è realistico. L’obiettivo dichiarato è arrivarci nel 2030 ma partecipare a una storia che sta nascendo, per me che sono appena arrivato, è motivante. Per entrare nella storia. Un po’ alla volta, ogni giorno.”
E come sta andando? “Impariamo da ogni gara, ci confrontiamo alla fine di ogni gara. La analizziamo insieme. Il talento si vede in telemetria – sottolinea Binotto – la capacità di guidare una macchina sovrasterzante: è lì si vede la bravura. Nel capire l’assetto, leggere la gara. E siamo contenti dei risultati. Anche quelli al simulatore.” Già. Il simulatore. “Mattia – dice sorridendo Gabriel – mi rimprovera le ore trascorse con i videogames: ma sono il mio simulatore. Quello di casa!” A casa. Il pensiero va a Interlagos, la gara di casa. “Che so, sarà speciale. Per le persone che saranno lì e per me.” Su una monoposto, a fare la storia. O, almeno, altro pezzo di quella nuova che in Sauber stanno scrivendo.
Fonte Ufficio Stampa della Provincia Autonoma di Trento
