[di Redazione – foto Riccardo Giuliani] Con il compagno di squadra in Nazionale Matteo Soragna, seduto accanto a lui sul palco del Festival dello Sport di Trento ed intervistato da Davide Chinellato, corrispondente NBA della Gazzetta dello Sport, Marco Belinelli ha riavvolto il nastro della sua straordinaria carriera, da quel lontano 2006, il Mondiale che ha segnato la svolta della sua vita sul parquet e quella partita indimenticabile, tra Italia e Stati Uniti dove è entrato nel radar del mondo NBA. “L’inizio della mia carriera in Nazionale è stato un momento emozionante, che mi ha fatto conoscere in tutto il mondo – spiega Marco Belinelli -. Devo dire che in Nazionale ho sempre cercato di entrarci in punta di piedi, prendendo ispirazione dai miei compagni che avevano già vinto tanto, come Teo (Matteo Soragna) e Baso (Gianluca Basile). Ho cercato di portare freschezza e il mio talento, ma la vera fortuna è stata la presenza di un allenatore come Charly (Carlo) Recalcati, che mi ha dato la possibilità di giocare e di sbagliare”.
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Una carriera, quella del grande cestista, costruita “mattone su mattone”, alzando sempre di più l’asticella, perché l’obiettivo è sempre stato solamente quello di migliorare. Questi i “mattoni” più importanti. Considerato tra i migliori giocatori italiani di sempre, è stato selezionato con la 18ª scelta assoluta al Draft NBA 2007 dai Golden State Warriors, ed è il primo e unico italiano ad aver vinto il titolo NBA (nella stagione 2013-2014 con i San Antonio Spurs), oltre ad aver vinto a New Orleans l’All-Star Game 3-point Contest, la gara dei tiri da 3 punti tra i migliori “Cannonieri” della NBA dove ha giocato per 13 stagioni. Matteo Soragna: “Il Mago (Andrea Bargnani) e il Gallo (Danilo Gallinari), per i ruoli che hanno ricoperto oltreoceano, hanno avuto un percorso più “facile”, mentre per Marco, con il suo ruolo di guardia, la strada è stata sicuramente più in salita. Se in Europa, Belinelli era una atleta “sopra la media”, in America era” nella media”; perciò possiamo affermare con assoluta certezza che quello che ha fatto è stato un valore aggiunto alla sua carriera”. Sempre Soragna: “L’NBA è stata una chance meravigliosa per i nostri tre campioni italiani, che si sono rivelati dei protagonisti veri in terra d’oltreoceano. Hanno giocato per anni, facendo grandi cose. Se si pensa che durante l’anno dell’anello, Belinelli fu il giocatore che giocò più minuti della stagione regolare”.
In NBA, non è stato sempre tutto facile per Marco, la paura di non essere all’altezza, soprattutto all’inizio e poi quegli anni poco “produttivi”: “Nonostante tutto, anche se andavo poco in campo, quando giocavo vedevo i miei miglioramenti e mi sono sempre allenato tantissimo, perché non avevo alcuna intenzione di mollare”. L’anno di svolta per Belinelli arriva con l’ingresso negli New Orleans: “Mi sono sentito desiderato, con l’interesse a farmi giocare. Lì mi sono sentito per la prima volta un giocatore NBA. Ho avuto, fin da subito, la possibilità di giocare e di sbagliare. E questa è stata la mia fortuna”. “Dare fiducia ai giovani, dare una chance, perché è sbagliando che si cresce”: è questo il messaggio lanciato dal palco ai giovani in sala.
“Ci ho messo il cuore. Ogni briciolo di me stesso. Ogni singolo giorno. La pallacanestro mi ha dato tutto… e io ho dato tutto a lei. Non è facile dire addio. Ma è il momento. Porto con me ogni emozione – aggiunge – ogni sacrificio, ogni applauso. Grazie a chi c’è sempre stato. Ai più giovani, lascio un sogno. Fate in modo che valga la pena”.
Fonte Ufficio Stampa Provincia autonoma di Trento
