[articolo e foto di Noemi Casula] Se sia più nobile osservare le pennellate dal Tempo onorate o soffermarsi e guardare scorrere nel video la scena. Se sia opportuno fermare quel Kairòs in punta di pennello o descrivere il momento prima e quello dopo, per completezza espressiva e perizia tecnologica. Ecco, questo il dilemma.
Ecco questo è Bill Viola. Rinascimento elettronico, in mostra a Palazzo Strozzi dal 10 marzo al 23 luglio 2017 e due piani per l’esposizione tra il Piano Nobile e la Strozzina: con la videoarte del maestro Viola nasce un continuo inno all’umanità, seppur ispirato da iconografia religiosa. Un’umanità che trascende dal contesto storico in cui è ritratta e rappresenta la sua eterna condizione, sublimata al fine del percorso espositivo, col riferimento ai Martiri della Terra, dell’Aria, del Fuoco e dell’Acqua (2014).
La mostra prende forma con un uomo calzato che, nel mezzo di una sala buia, si avvicina e fissa lo spettatore. Una fiammella, si anima dal pavimento, e via via occupa l’intera scena. Buio. Una goccia, un rivolo, una cascata fragorosa. Anche questa volta, l’uomo calzato si è avvicinato lentamente allo spettatore, passo dopo passo, per poi fissarlo e sparire dietro un muro d’acqua. La ciclicità e la temporaneità dell’essenza umana. E tutto torna nuovamente buio.
Il quotidiano vagare ritratto nel Sentiero (2002), descrive una passeggiata nel mondo contemporaneo con echi botticelliani, ognuno col suo passo, con i suoi fardelli e bagagli, con le sue stravaganze, mentre si affacciano i panneggi, i drappi coloratissimi, i volti, le luci, i corpi, i gesti in un confronto misurato tra le originali opere del Rinascimento e quelle che Viola presenta per scandire i ritmi del “sentiero della vita”, cinque volte incorniciati nelle stagioni della Stanza di Catherine (2001). Ci sono pure degli special guests nei video ad alta risoluzione Emersione (2002), ovvero nientepopodimeno che David, Raffaello, Masolino da Panicale e Michelangelo.
La Nascita capovolta (2014) e Man\Woman (2013), in compagnia di Adamo ed Eva di Cranach (1528) – tutti ormai scalzi – rimandano infine all’umana ricerca dell’immortalità, un confronto eroico con la propria condizione e l’ineluttabilità della morte. E l’arte. Vivere, viaggiare… sicuramente anche un po’ sognare. Sicuramente da vedere!
E per vedere la gallery fotografica dedicata alla mostra https://www.facebook.com/pg/getsportmedia/photos/?tab=album&album_id=713864968738581
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