Daniela Gioria e Giulia Momoli sono la coppia di beacher italiane più conosciuta in campo femminile.  Per un soffio è sfumata la qualificazione alle Olimpiadi di Pechino, ma Daniela e Giulia continuano vogliono arrivare a Londra 2010,  il loro sogno olimpico:  dallo scorso anno come “libere professioniste” fanno davvero sul serio, diventando più attive sia in campo internazionale che nazionale, dal World Tour ai tornei italiani.  Entrambe provengono dall’ indoor, ma è chiaro che il beach quando lo provi non lo molli più. Diventa una scelta di vita, la loro scelta di vita, faticosa, in quanto trovare sponsor è molto difficile; diventa vera passione, quella passione che spinge Daniela e Giulia vero le Olimpiadi.
Una intervista a 360°  con le due beacher, che ci raccontano la loro esperienza, come ci si allena, come si vive il beach, le loro caratteristiche tecniche e…molto altro. Seguiteci!
A questo proposito attraverso uno dei social network più utilizzati del pianeta è possibile iscriversi al Gruppo “Gioria-Momoli’s Friends”, e, versando una simbolica quota associativa, sostenerle attivamente nell’affrontare le spese finanziarie. L’obiettivo è quello di trasformare questa simpatica promozione mediatica in un reale partner commerciale, con tanto di logo sul costume, come in nessun altro sport finora: http://www.facebook.com/group.php?gid=139327806091892&ref=ts
(Foto Courtesy Giulia Momoli. www.giomomi.it).
1 – Vi siete scelte o vi hanno scelto come coppia?
Giulia: Siamo state convocate in Nazionale individualmente per il progetto Pechino 2008 e in quel biennio l’allenatore ha deciso di farci giocare insieme. Prima di allora non ci conoscevamo, ma ci eravamo già scontrate in indoor. Una volta conclusasi la parentesi nazionale io e Daniela abbiamo deciso di continuare il nostro cammino insieme ponendoci l’obiettivo di “Londra 2012â€.
2 – Cosa vi ha spinto verso la sabbia?
Daniela: Personalmente la possibilità di puntare alle olimpiadi e il senso di libertà che ho provato nel fare uno sport all’aria aperta in giro per il mondo.
3 – Come è nato il feeling tra di voi?
Giulia: Il primo feeling tra noi, è nato naturalmente, ho trovato in lei una persona piacevole, con una risata contagiosa; mi hanno affascinato la sua voglia di indipendenza e di emozioni vive. Mi ha incuriosito subito il suo modo apparentemente forte di porsi che nascondeva una fragilità ed una profondità a cui pochi hanno avuto il privilegio di accedere. Il rapporto vero è stato costruito negli anni, tra alti e bassi che hanno reso la nostra conoscenza più matura. Io e Daniela per alcuni aspetti siamo molto simili: siamo due ragazze sensibili, passionali, determinate; amiamo la stessa musica, gli stessi libri, gli stessi profumi. Per altri molto diverse: io sono istintiva ed estroversa, lei riflessiva e più riservata. Negli anni abbiamo trovato un equilibrio e il risultato è che ci compensiamo bene insieme. Abbiamo attraversato dei periodi difficili, spesso non per causa nostra, ma ad oggi sono contenta di ciò che siamo e di come siamo riuscite, anche soffrendo, a superare le difficoltà . Forse anche non coscientemente ci siamo aiutate a crescere e a migliorare imparando l’una dall’altra.
4 – Le maggiori difficoltà che avete incontrato in questi anni….
Daniela: Non voglio parlare di difficoltà materiali e ambientali che sicuramente sono state molte, preferisco considerare le mie difficoltà personali.
La difficoltà maggiore (ma consapevole) è stata superare i miei limiti che quando ho iniziato non mi avrebbero permesso di essere subito una forte giocatrice…ognuno ha il suo temperamento innato e il mio non mi piaceva molto…grazie a questa scelta sono riuscita a diventare la giocatrice che volevo, superando appunto i miei scogli interni.
Nel ’97 quando facevo parte della Nazionale Juniores di volley ho avuto un brutto infortunio, ho lasciato la pallavolo per tre anni, non ne volevo più sapere, ma questo mi rendeva incompleta, avevo lasciato un percorso a metà .
Con il beach l’ho ripreso e, aldilà dei risultati, la mia ricchezza più grande è questa evoluzione personale.
5 – Reperire sponsor e fondi non è facile…Bisogna per forza vincere? Sentite questa “pressione”?
Giulia: Reperire sponsor non è facile, di certo è importante fare buoni risultati, ma conta soprattutto che tu sia conosciuto. Non sentiamo la pressione di dover vincere per trovare sponsor, desideriamo vincere per appagare noi stesse e chi è al nostro fianco.
Arena, Rudy Project (partner tecnici), Bongio, Vital Nature e Raduni Sportivi sono le aziende che attualmente credono in noi, che ammirano il nostro coraggio e che sono felici dei traguardi finora ottenuti.
Lavoriamo costantemente per cercare altri aiuti, per questo curiamo molto la nostra immagine con un sito internet ed il rapporto con i nostri tifosi su Facebook. Credo che lo scambio con chi ti sostiene sia molto importante; avere dei fan è per noi una responsabilità che cerchiamo di onorare ogni volta che scendiamo in campo. A proposito di questo vorremmo ringraziare tutti i sostenitori del Fan Club nato su Facebook GIORIA-MOMOLI’S FRIENDS che fino a questo momento hanno contribuito a raggiungere la cifra di 700 euro! Metteremo il logo che li rappresenta nella parte anteriore del costume nei prossimi tornei di Sanya e Phuket.
6 – Parlateci del World Tour, un impegno molto difficile anche dal punto di vista logistico ed economico…come si vive? Come si affronta?
Daniela: riprendendo la domanda numero 4, l’altra difficoltà maggiore è stata quella di uscire da un’organizzazione che prevedeva una copertura economica in tutto e per tutto (vitto, alloggio, viaggi, diaria, allenatore, materiale ecc…) e ritrovarsi in un’organizzazione privata, cioè mia e di Giulia, in cui non c’è nessuna copertura economica, nessun programma da seguire e sopratutto nessuna sicurezza.
Quindi come si vive? Concentrandosi sul presente, sapendo che la preoccupazione crea difficoltà anzichè risolverle e che probabilmente se si fanno le cose bene ponendosi i giusti obiettivi, i risultati arrivano e con essi anche i guadagni per far fronte alle spese del progetto…quindi ci vuole un pò di filosofia carpediem…!
A livello pratico ci dividiamo i compiti; c’è chi fa i biglietti aerei, chi prenota gli alberghi, chi aggiorna i siti e i fans club, chi mantiene i contatti con gli sponsor… per questi aspetti abbiamo un grosso aiuto da Marco Dodi, il nostro team manager.
Per quanto riguarda viaggi, fusi orari, cibo e luoghi di allenamento ci vuole una grande flessibilità e molto spirito di adattamento. Non è uno sport da principesse 🙂
7 – Quanto è difficile essere tra le migliori coppie italiane femminili di Beach Volley che gareggia a livello internazionale?
Giulia: L’anno scorso è stata una grande soddisfazione per me e Daniela finire la stagione al 20° posto al mondo: siamo state la miglior coppia italiana tra maschi e femmine e averlo fatto con le nostre uniche forze ha dato un valore a questo risultato ancora maggiore.
Quest’anno siamo partite bene, quando Daniela si è infortunata al migliolo della mano destra eravamo alla posizione numero 16 del ranking mondiale; dopo due mesi di inattivià internazionale siamo scese e questo ci ha certamente penalizzato a livello di punteggio, ma sono situazioni che fanno parte del nostro lavoro e che vanno prese in considerazione. Ora siamo più determinate che mai e abbiamo tanta voglia di giocare e vincere!
8 – I problemi del beach volley quali sono secondo voi e come risolverli?
Daniela: Come tutti gli sport minori, quindi con minore visibilità , il problema principale è trovare i fondi per praticare il beach volley. In Italia, anche se ora è un periodo di crisi, la pallavolo paga bene, si fa meno fatica e da molte più certezze, perciò è molto difficile che le giocatrici lascino il loro sport per imbarcarsi in un nuovo percorso.
Il beach volley è organizzato secondo una classifica gerarchica di punti, prevede perciò per chi inizia da zero un periodo medio-lungo di gavetta, quindi pochi guadagni immediati, viaggi interminabili in cui si gioca una partita si perde e si torna a casa, insomma più difficoltà che soddisfazioni.
In più non esiste una federazione che si occupi esclusivamente di beach volley, perciò siamo sempre il fanalino di coda del (fortunatamente) forte volley italiano.
Come risolverli? Per non dilungarmi troppo direi che bisognerebbe iniziare creando un maggiore interesse per questo sport ai vertici.
9 – Parlateci di voi, ovvero delle vostre caratteristiche tecniche sulla sabbia.
Giulia: Io gioco in difesa, Daniela a muro, quindi ognuna delle due ha un ruolo specifico e delle determinate competenze. Daniela ha un’ottima battuta salto float, arma basilare a livello internazionale, è una giocatrice tecnica, alza molto bene sia in palleggio che in bagher e ha una grande varietà di colpi in attacco.
Io batto in salto, sono veloce e mi piace sfruttare la potenza in attacco.
10 – Cosa fa un allenatore nel beach volley?Come segue una coppia?
Daniela: Fare l’allenatore nel beach volley vuol dire prima di tutto riuscire a trasmettere sicurezza nei propri mezzi agli atleti, sviluppare tenacia per i momenti difficili sapendo che saranno all’ordine del giorno e ovviamente dare una preparazione tecnica e mentale degna del livello internazionale.
Rispetto al volley l’allenatore non può stare in panchina, per questo deve essere molto bravo a svolgere una parte ”anonima” in quanto non può essere protagonista in campo…perciò ci vuole una personalità che sia in grado di stare nell’ombra rappresentando comunque un punto di riferimento per i suoi atleti.
Il nostro allenatore di adesso, Roberto Viscuso, rispecchia molto bene queste caratteristiche.
Dal punto di vista pratico, noi giriamo il mondo da sole perchè non abbiamo ancora abbastanza sponsor per portare il nostro allenatore ai tornei internazionali, ma lui ci segue via internet: abbiamo anche provato una sorta di telelavoro, perchè lui vedesse i video nuovi direttamente dall’Italia ma le connessioni sono ancora troppo lente.
Lui guarda tutte le partite che noi riprendiamo, le nostre e quelle delle altre squadre (riprese che di solito fanno gli allenatori che seguono le proprie giocatrici ai tornei) e ci manda via mail la tattica con cui giocare contro gli altri team.
11 – Nello specifico, che allenamenti fate e il vostro ct che supporto vi dà ?
Giulia: Il nostro allenatore prepara gli allenamenti in base al momento dell’anno e alle priorità che ha ognuna di noi, cioè, analizzando i nostri video, decide su quale obiettivo farci lavorare e in base a questo sviluppa gli allenamenti. Ovviamente ci sono dei periodi in cui si cura di più la tecnica di ogni fondamentale (ricezione, alzata, battuta, attacco, difesa, muro e stacco) nei quali sono necessarie le ripetizioni per imprimere il gesto corretto, e periodi in cui la parte tattica, ovvero le situazioni di gioco, è la fetta più importante dell’allenamento. Bisogna capire quali colpi fare in determinate situazioni.
Oltre a darci gli strumenti tecnici e tattici, l’allenatore è attento alla nostra comunicazione (tra di noi e con noi stesse), perché in questo sport la parte mentale è davvero fondamentale e una giusta predisposizione in ogni momento aiuta anche il fisico a spingersi al massimo. Per questo motivo, parte del nostro team è anche Alessandro Almonti, professionista del settore, che segue le nostre evoluzioni insegnandoci a gestire lo stress e ad avere maggiore controllo di noi stesse.
Roberto ha un ruolo fondamentale: non potendo scendere in campo con noi ( Nel World Tour non è permesso) con il suo lavoro deve rendere sicuri i nostri mezzi tecnici, fisici e mentali affinchè nei momenti delicati possiamo attingere a tante risorse. Noi viaggiamo da sole all’estero, ma la sua presenza si fa sentire. Prepara le partite e ci comunica la tattica tramite internet e vede tutti i video che riprendiamo. In questo modo è costantemente aggiornato sulle squadre avversarie e sulle nostre prestazioni. Siamo fortunate ad avere un tecnico come lui, ci sentiamo stimate e rispettate (e non è poco!), ed è reciproco.
12 – Olimpiadi Londra 2012….cosa significa una Olimpiade per voi?
Daniela: Significa raggiungere un traguardo importante, ottenere una grossa gratificazione e un premio per il coraggio che abbiamo avuto ad intraprendere questo progetto con poco più delle nostre sole forze..e qualcosa da raccontare ripetutamente ai nipotini quando saremo vecchie…mio nonno lo faceva con la
guerra, raccontava sempre le stesse storie, io lo vorrei fare con il beach volley 🙂
13 – Nono posto a Seul, nono posto a Mosca: a cosa puntate per Londra?
Giulia: Onestamente non penso al risultato delle Olimpiadi. Stiamo lavorando molto e nonostante l’infortunio capitato alla mia compagna i nostri obiettivi restano gli stessi: puntiamo a vincere una medaglia ad ogni torneo che disputiamo e, a lungo termine, miriamo alla qualificazione olimpica. Se giocheremo bene, Londra 2012 sarà una conseguenza del nostro percorso.
14 – Quale secondo voi la coppia più forte del circuito e perchè..
Daniela: Juliana e Larissa, perchè sono due umili guerriere, cresciute in una realtà difficile e che dimostrano nel gioco una grossa potenza fisica e caratteriale.
15 – A voi cosa manca per essere nei primi 10 del circuito?
Giulia: Manca la possibilità di giocare di più (le prime 10 squadre hanno circuiti interni molto competitivi che le impegnano per quasi tutta la stagione), un po’ di costanza e ancora qualche traguardo tecnico da raggiungere.
16 – La preparazione fisica conta di più nel beach?
Daniela: Sicuramente nel beach bisogna essere degli atleti a 360°. Lo sforzo fisico è alto e in condizioni che a volte tendono all’estremo, perciò la preparazione è fondamentale ad allenare il fisico a sopportare grossi carichi di lavoro.
17 – La sabbia è una passione….forse più che nell’indoor….cosa alimenta la vostra passione?
Giulia: E’ difficile definirlo a parole, è più una sensazione. E’ qualcosa che ti brucia dentro, è una stimolo a voler migliorare ogni giorno. Anche per la pallavolo avevo un’ infinita passione, ma il beach volley… è di più… è più fatica, più rinuncia, più solitudine, più sconfitte.. ma è soddisfazione, è cura, amore per ogni gesto, per ogni vittoria. E’ assaggiare ogni settimana una diversa cultura, confrontarti con le atlete più forti del mondo sognando i cinque cerchi. Penso che attualmente non sia facile credere veramente in qualcosa. Io credo in quello che faccio tutti i giorni, e non posso desiderare di meglio.
Tutti abbiamo dei talenti, una volta scoperti è nostro compito lavorare per svilupparli ognuno al massimo delle proprie possibilità .
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