[di Noemi Mendola – foto fonte web] Deserto, sole cocente. Nessuno all’orizzonte, ovviamente, altrimenti che deserto sarebbe? A muoversi, nell’inquadratura, c’è solo il classico rotolacampo, simbolo di solitudine e desolazione. Un luogo, questo, non semplice da attraversare e pericoloso da vivere, in cui ogni incontro può tramutarsi in uno scontro all’ultimo sangue, come succede anche nel film western più mediocre. A condire questa splendida ambientazione mancano solo le pistole nelle fondine e tanta, tanta violenza. Ma non tutti la pensavano così, specialmente agli inizi degli anni ‘70. “La leggerezza e l’ironia di cui Enzo Barboni era geneticamente dotato l’hanno indotto a rompere con tutti i cliché del western sanguinario anni ‘60 e ad immaginare personaggi come Trinità e Bambino: semplici, spontanei, irriverenti, insofferenti a tutte le convenzioni.”
Nacque così, nel 1970, il film che mutò completamente lo scenario degli spaghetti western allora in voga, Lo chiamavano Trinità, con un Bud Spencer (all’anagrafe Carlo Pedersoli) e un Terence Hill (Mario Girotti) divenuti in pochissimo tempo celebri grazie a questi ruoli di eroi buoni, in grado di risolvere ogni contesa con un’esilarante scazzottata. Una coppia appena creata ma dal lungo e florido futuro nel mondo cinematografico italiano, e non solo nel western, anzi: di lì a poco le loro pellicole, di vario genere, divennero dei veri e propri successi, capisaldi del nostro cinema.
E sono proprio questi cult i protagonisti del primo videogioco prodotto su di loro, di recente uscita, Bud Spencer & Terence Hill – Slaps and Beans, che si apre proprio con la sigla di apertura di Lo chiamavano Trinità, con i nostri due eroi nel Far West. Un picchiaduro a scorrimento il cui perno centrale sono (come da titolo) da un lato i fagioli, utili per ricaricare la vita, e dall’altro gli immancabili schiaffi, marchio di fabbrica della coppia. Gli stessi effetti sonori usati nei film, nelle lunghe e comiche scene di corpo a corpo, corredano, infatti, ogni colpo assestato nel videogame, la cui trama è però completamente indipendente rispetto ai molti film citati.
Di citazioni, infatti, ce ne sono moltissime: dagli atteggiamenti alle battute, dalle musiche originali di I due superpiedi quasi piatti fino alla Dune Buggy di …altrimenti ci arrabbiamo!, tra mini-giochi di vario genere e una grafica composta di pixel in stile anni ‘80, il gioco targato Trinity Team amalgama abilmente pellicole e clima da sala giochi, per un risultato di impatto sia per i fan della coppia sia per i nostalgici dei cabinati a gettoni. Oltre alla modalità standard, in solitaria, è possibile, inoltre, giocare in cooperazione con un partner: come è comprensibile, poter giocare in compagnia aumenta esponenzialmente la soddisfazione prodotta dal gaming.
Un appagamento meglio comprensibile, però, nell’ottica del retrogaming, la passione, oggi sempre più in auge e sicuramente non avviata col videogame in questione, per i giochi del passato. Un fenomeno per molti marginale ma invece dirompente nel settore videoludico, tra gamer destinati a crescere e maturare e la loro nostalgia per ciò con cui si divertivano da piccoli: vecchi videogame, spesso ritenuti migliori dei nuovi sulla base dei propri, dolci, ricordi d’infanzia. Non è altro che la forza della nostalgia, un po’ ciò che caratterizza il duo Spencer e Hill secondo Marco Tullio Barboni, autore anche della citazione di apertura: “a distanza di anni il duo non smette di divertire generazioni sempre nuove e di alimentare il bambino entusiasta, spontaneo, sorridente, indisciplinato e libero che è dentro ciascun adulto”, dentro ciascuno di noi. Quale migliore videogioco, allora, se non questo?
