[di Melanie Meda – foto fonte web] Il 26 Novembre 2020, è stato trasmesso su Rai 1 il film Rita Levi-Montalcini, con regia di Alberto Negrin. Viene raccontata con molta accuratezza un periodo particolare della vita della scienziata, dove dopo aver vinto il Premio Nobel per la medicina sarà ancora più affamata di ricerca.

Rita Levi-Montalcini è interpretata da Elena Sofia Ricci, la quale trasmette al pubblico la pura essenza del personaggio, nonché il suo modo di parlare e atteggiarsi. Non si tratta di una semplice biografia, è ma un reale periodo di vita narrato secondo le memorie della scienziata.

Il film è ambientato nel 1986, anno in cui la scienziata vinse il Premio Nobel per la medicina per la sua scoperta e l’individuazione dei fattori di crescita cellulare. Grazie a tale scoperta Levi-Montalcini ha raggiunto l’apice del successo nella sua carriera diventando la prima donna italiana a vincere.

Dopo aver ricevuto questo riconoscimento, il più importante a livello mondiale, la scienziata si trova a un punto fermo con una soddisfazione incompleta: difatti proprio nel 1986 interrompe le sue ricerche dato il timore di non poter curare tutti i malati. Sarà, poi, l’incontro con una giovane violinista di nome Elena, interpretata nel film da Elisa Carletti a farla tornare sui suoi passi e alla vita in laboratorio.

La giovane affetta da una rara patologia che rischia di farle perdere per sempre la vista incontra una Levi-Montalcini non accettando la possibilità di non riuscire a curare la paziente si chiude in laboratorio giorno e notte cercando di trovare una soluzione per la ragazza. Grazie a nuove ricerche viene creato quindi un collirio che risolverà la grave patologia di Elena.

Una narrazione ricca di flashback che ci restituisce una donna sicura di sé, determinata, e con idee ben precise. La scienziata, che dedicherà la sua lunga vita alla scienza, alla ricerca continuativa, aveva le idee molto chiare circa il suo futuro: “Non ho nessun istinto materno, so con certezza che non mi voglio sposare. Se diventi donna e madre gli impegni familiari ti sovrastano. Una donna non può essere tutto, non in questo secolo . Si può quindi dire che dato l’anno sfortunato a livello globale a causa della pandemia, questo film, oltre a ricordare la scienziata scomparsa nel 2012 all’età di ben 103 anni, valorizza ogni singolo medico e scienziato che sta combattendo in prima linea questa battaglia contro il Covid-19.