[di Alessia Giordano – Foto Alessia Giordano]

<<Quando mi parlano di bellezza mi viene in mente, come prima immagine, Napoli>> (Lucio Dalla). Napoli è da sempre una città ricca di storia e di costumi che attrae, ancora oggi, moltissimi turisti, spesso anche stranieri.
Quello che però non tutti sanno ma dovrebbero è che esistono due modi per visitarla. Si può scegliere di rimanere approssimativi visitando Napoli, oppure, addentrarsi nella città di “Napoli Napoli”.

Per la prima opzione è sufficiente buttare un occhio al Vesuvio, fare un selfie in Piazza del Plebiscito e postare su Instagram qualche stories nella Galleria Umberto I, per la seconda, invece, è necessario entrare nel vero spirito campano e distogliere l’attenzione da ogni forma di pregiudizio. Questo si può fare cominciando dalle due arterie principali della città: Spaccanapoli, che arriva a Forcella e, poi, Via Toledo partendo dai Quartieri Spagnoli.
Fulcro vero e proprio del centro storico del posto, presentano molto chiaramente un piccolo pezzo della realtà napoletana perché, colmi di tradizione, proprio come il resto del luogo, aprono le loro porte a milioni di viaggiatori. Tra le bellezze più incantevoli di Napoli ci sono, indubbiamente, il castello medievale Maschio Angioino (Castel Nuovo) in Piazza del Municipio, Castel dell’Ovo, Certosa e Museo di San Martino, Chiesa di San Gregorio Armeno, la famosissima Chiesa di San Gennaro al Vomero a cui i napoletani sono particolarmente interessati e il Cristo Velato nella Cappella di Sansevero.

La città viene spesso bersagliata da giudizi negativi; essa viene associata alla criminalità, alla Camorra e alla delinquenza che dominano alcuni quartieri della stessa.

“Napoli Napoli” non è questo ma, semmai, la città di <<Vir’ Napule e po’ muor’>> (l’originale in tedesco, Johann Wolfgang von Goethe) perché non esiste niente di più bello da vedere, è il sole che splende sulle onde del mare, è il calore di un popolo che ti accoglie, è festa per le strade e sentirsi liberi di esprimersi. È un luogo pieno di particolarità, e altrettanto carico di personaggi che ne ricordano il valore: maschere della commedia dell’arte, attori e cantanti di tutti i tempi. Primo tra tutti c’è Pulcinella, inconfondibile e conosciutissima icona della metropoli, poi c’è Totò (Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis), leggendaria figura comica e Pino Daniele, cantautore noto per i suoi soliti omaggi alla città. Caratteristica del luogo è una distintiva attenzione al cibo; a momenti sembra quasi che, per i napoletani, non ci sia nulla di più significativo: come biasimarli, nulla unisce le persone più di un pasto a tavola.

“Napoli Napoli” è gente che urla per i vicoli, è alzare gli occhi al cielo e vedere stendini con lenzuola appese che corrono da un balcone all’altro, è camminare ed essere indecisi su dove fermarsi a mangiare… è la consuetudine del caffè sospeso.

“Napoli Napoli” è gente che gira sui mezzi (motorini) canticchiando canzoni in dialetto con il casco slacciato, è la nonna che esce di casa con il grembiule sporco di pomodoro. È musica, cultura, profumi e smania ‘e turnà (voglia di tornarci), è vita che scorre capace di smuovere l’animo.

“Napoli Napoli” è casa che ti prende il cuore.

E, come dice Luciano De Crescenzo, <<dovunque sono andato nel mondo ho visto che c’era bisogno di un poco di Napoli>>.