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  • “Il Trofeo delle Province e un’estate di intensa attività” Intervista ad Alessandro Vassallo, Responsabile settore Beach Volley CT FIPAV Cremona Lodi

    beach CreLo (2)La fine del mese di maggio, con la conclusione della maggior parte dei campionati del volley provinciale non solo, porta con sé anche l’inizio della stagione del Beach Volley. A raccontare gli impegni estivi delle Selezioni Femminile e Maschile del Comitato Territoriale FIPAV Cremona Lodi è Alessandro Vassallo, Coordinatore della Commissione Beach Volley.

    Il primo appuntamento è fissato per il fine settimana del sarà il 9 e 10 giugno quando, presso il Circolo Canottieri Adda di Lodi si svolgerà la quinta edizione del Torneo Femminile Under21, una manifestazione che nelle precedenti edizioni ha vantato la partecipazione di atlete di livello nazionale ed internazionale come Ester Maestroni, Carolina Ferraris, Anna Piccoli e Sharin Rottoli, solo per citarne alcune). E che, mai come quest’anno, rappresenterà l’occasione per i vari Comitati Territoriali di mettere alla prova le proprie coppie di atlete in vista del Torneo delle Province in programma per il weekend successivo.”

    E questo non è che l’inizio di una stagione “sui campi dell’Arena Beach di Maleo, provincia di Lodi, che fino a fine agosto vedranno l’attività della “Scuola Federale di Beach Volley” dove, con due sedute tecniche settimanali, si darà la possibilità ad atleti ed atlete Under19 e Under21 di allenarsi e di partecipare ai Tornei Regionali di Categoria calendarizzati. Le coppie saranno seguite a turno da istruttori qualificati quali Paolo Bergamaschi (Selezionatore per il Comitato Territoriale FIPAV Cremona Lodi Femminile), Gabriele Perego (Preparatore Fisico e Assistente Selezione Regionale Lombardia Femminile), e il sottoscritto (Preparatore Fisico e Responsabile Beach Volley del citato Comitato). Per quanto riguarda la figura del Selezionatore Maschile, invece, è in via di definizione. Un gruppo, il nostro, unito anche dalla qualifica, di tutti i suoi componenti, di Maestro di Beach Volley.” A questo andrà ad aggiungersi “l’attività federale sul territorio dove si svolgeranno, come in passato, numerose manifestazioni organizzate da privati e dislocate soprattutto nel cremasco e nel cremonese.”

    Tornando all’edizione 2018 del Trofeo delle Province Lombarde di Beach Volley “come già accennato, si svolgerà il 16 e 17 giugno, come lo scorso anno a Cellatica, in provincia di Brescia. Rispetto alla scorsa edizione sarà in anticipo di una settimana e, rispetto alle edizioni del 2016 e del 2015, addirittura di due settimane. Considerando il fatto che l’attività indoor non è ancora completamente conclusa, vien da sé che quest’anno il lavoro delle Selezioni sarà più complicato rispetto al passato. Per questo, abbiamo pianificato un programma “full immersion” che dovrebbe garantire alle quattro coppie selezionate (due femminili e due maschili) di arrivare all’appuntamento con un’adeguata preparazione. Così tra mini-collegiali e allenamenti abbiamo calcolato di svolgere sulle 20 o 21 sedute tecniche.”

    Tutto pronto, dunque, fissato sulla carta. Nei pensieri, invece, c’è ancora posto per considerazioni, sogni e obiettivi da fissare? “Nello specifico per quanto riguarda le Selezioni l’asticella è stata posizionata al livello superiore rispetto a quanto nell’anno precedente anche se, come detto, le tempistiche per la preparazione sono particolarmente strette. Per quanto riguarda la Scuola Federale di Beach Volley, invece, l’obiettivo è quello di garantire l’attività per tutto il periodo estivo e conseguire i migliori risultati possibili nei tornei regionali ai quali parteciperemo: salire sul podio? Perché no? Più in generale, però, vorremmo raggiungere lo scopo di far capire sempre di più a tutti gli addetti ai lavori (Società, Dirigenti, Tecnici e Atleti) che il Beach Volley “NON è pallavolo su sabbia ma è un altro sport”, per questo completamente diverso sia dal punto di vista tecnico che da quello fisico, ma anche sul piano delle dinamiche interne (sport di coppia e non di squadra) e che, rispettando sempre prima gli impegni indoor, può permettere a chi lo pratica di fare un’esperienza diversa dal solito e di ritornare in palestra a settembre con un bagaglio un po’ più ricco. Questo perché, nonostante pallavolo e beach volley siano due sport differenti, la pratica del beach può portare dei vantaggi anche a livello indoor tra cui una maggior concentrazione, più colpi d’attacco, maggior velocità di spostamento.”

    UFFICIO STAMPA del COMITATO TERRITORIALE FIPAV CREMONA LODI

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  • Jovana Stevanovic: la Passione al Centro..

    DS7_9749[Di Emanuela Macrì – Foto Riccardo Giuliani ] È nata a Belgrado, Jovana Stevanovic, nel cuore della penisola balcanica e della Serbia. Al centro dei Balcani così come in campo per via del suo ruolo, la centrale, con la Pomì Casalmaggiore oggi, ma anche con la squadra della sua città per molti anni, prima. E con la Nazionale, prima, durante e ancora. Nasce qui e così questa atleta che da bambina, mentre muove i primi passi di un percorso che la porterà lontana e in alto, guarda con incanto alle imprese dei fratelli del volley Vladimir e Nikola Grbic, anche se non sa, ancora non sa.

     Non sa che il suo palmarès personale, di lì a pochi anni, inizierà a farsi pesante, a suon di scudetti (ben quattro) e Coppe di Serbia (ancora quattro), tutti trofei conquistati con la Stella Rossa di Belgrado, la squadra che la vede crescere e diventare una campionessa.  Ancora non sa che grazie alla pallavolo imparerà il significato, quello vero, di generosità: “A giocare più per la squadra e per i tifosi – come lei stessa racconta – che per me stessa”. Una qualità che non dimentica mai negli spogliatoi o fuori dai palazzetti, e che insieme alle sue indiscutibili doti tecniche la porterà in alto, a vestire la maglia più ambita, quella della Serbia e con questa ancora più sù verso quel sogno che ha per nome Olimpiade e per cognome Rio2016, grazie a quel biglietto senza scali ottenuto insieme alla conquista della medaglia d’argento alla Coppa del Mondo 2015. Ottenuto nonostante il fiato sospeso fino all’ultimo parziale dell’ultima gara per quel tie break strappato dalle avversarie, le argentine di Guillermo Orduna, che recuperando lo svantaggio di due set facevano temere il peggio.

    DS7_9509 Un finale thriller per un film da concorso internazionale, quella della Serbia di Zoran Terzic, con quelle dieci vittorie e una sola sconfitta, e con quel quinto set vinto 15 – 4 a raccontare di una squadra compatta, con tanta voglia di non perdere le occasioni che contano e di partecipare per condividerle. “Tengo molto alla Nazionale – racconta Jovana – e spero di esserci a Rio2016, per tentare di giocare un buon torneo con quella maglia, così importante. Credo che la squadra possa ambire ad una medaglia perchè forte di tanti talenti, in tutti ruoli. Tra lo staff tecnico e noi giocatrici, poi, c’è un rapporto di amicizia e solidarietà dentro e fuori il campo, e tutti guardiamo con particolare determinazione a questo obiettivo”. Perchè per certi appuntamenti ti prepari una vita, curando ogni particolare e contando i minuti che mancano allo scoccare dell’ora x. Preparando il vestito e l’umore migliore, per affrontarlo.

     “Sono molto legata al mio paese d’origine – continua la centrale – e decidere di lasciarlo per l’Italia non è stato facile, ma la voglia di allargare gli orizzonti e guardare oltre il confine hanno avuto la meglio. Durante il primo anno lontana da casa la lontananza dalla famiglia e la nostalgia di Belgrado mi han fatto visita spesso”. Ora, invece, le distanze sembrano essersi accorciate, anche grazie a quel clima familiare trovato a Casalmaggiore, con quelle amicizie nate in palestra e cresciute fuori dagli orari dell’allenamento, che ha già dato i suoi risultati, facendo piovere soddisfazioni: dal primo storico scudetto della e con la società lombarda, al titolo personale di miglior muro del campionato, quella prima gioia italiana che fa da eco al premio di miglior giovane del campionato serbo con cui Jovana aveva inaugurato la sua carriera, solo pochi anni prima.

    Riconoscimenti che parlano di lavoro e dedizione “E degli studi un po’ trascurati – conclude Jovana – per arrivare a tutto questo”. Rallentati ma mai persi di vista, come rivela la sua iscrizione al corso universitario, in Serbia, per allenatori. “Perché quando sarà ora di dire addio alla pallavolo giocata mi piacerebbe andare a prender posto in panchina”. Proprio come il suo idolo, Nikola Grbic, ieri campione in Serbia, in Italia e oggi allenatore della Nazionale serba che fin o a pochi anni fa lo vedeva palleggiare.

    DS7_9589Un pallone e due professioni che ad un certo punto si incontrano e uniscono, come fanno i fiumi Sava e Danubio nel centro di quella Belgrado in cui Jovana Stevanovic è nata.

  • Marianne Steinbrecher, En Campo come a Dirigir Carro..

    DS7_3679Na despensa da sua casa, em São Paulo, no Brasil, você pode encontrar todos os ingredientes para cozinhar um macarrão com pesto, uma lasanha ou massa de pizza.
    E, em um canto, fechado em um frasco, uma boa dose de nostalgia do BelPaese, a Italia.
    Marianne Steinbrecher, deixou a Itália em que o seu maravilhoso ano de 2008, mas não antes de vencer um campeonato, uma Taça CEV e uma Supercopa com a Scavolini Pesaro que na Itália tinha trazido.Ela tinha ido com um espólio rico, então, algumas semanas antes de se formar campeão olímpico. Naquele verão de seus 25 anos.
    Depois, algumas temporadas em outro continente, até o itálico vento voltou a soprar “Eu queria e precisava mudar. Para respirar – diz Mari – outro air, alguma coisa de novo.
    Para fazer uma pausa a partir do constante movimento, muitas vezes excessivo,da minha cidade natal.
    E a ligada de Bolzano tornou-se uma passagem para a Itália: a solução certa no momento certo. Para encontrar um lugar em uma liga rica e cheia de unidade, motivação e oportunidade “.
    Um retorno que não está usando as roupas do passado, mas, pelo contrário, em comparação com a arte da costura, junto com o recém-promovido Sudtirol Neruda Voleibol Club do treinador Fabio Bonafede.
    Para produzir uma história totalmente nova, ponto su ponto, em um campeonato de uma beleza unica e impegnativa.
    Voltar na Italia, mesmo concordando de ser capitão, e’ desfiar me.N ão tem praticado muito até hoje ser capitao. “É a segunda vez na minha carreira que me foi confiada a banda de capitao. Uma tarefa – continua Mari – longede ser simples para alguém como eu, que não pode colocar no banco tranquilidade e dificilmente quebra durante um jogo. Para o bem da equipe, entanto, eu estou trabalhando, olhando energia ea atitude certa da ter no campo e fora disso.Junto com um tom de voz apropriado para a situação. “
    DS7_3502Trabalho sobre o temperamento, o motor da alma. Apenas Marianne, que de motor vai enteder muito. “Na garagem da casa, no Brasil, eu tenho uma pequena coleção de carros antigos, carros adquiridos com a intençãode restaurar-lhes uma segunda vida. O mesmo que eu daria para muitos cães infelizes e sem-teto, a construção de um abrigo que os acolhe, para dar-lhes dignidade e calor, juntamente com uma segunda chance. “
    Um pensamento de solidariedade que adicionado ao barulho dos motores eo amarelo-ouro da bandeira brasileira só pode dar, como resultado, o nome de Ayrton Senna, emblema da humanidade casada com o espírito competitivoeo mito que não conhece final, numa terra tão fértil e de esportes prolíficos.
    “Eu, entanto, um ídolo verdadeiro nunca tive. Eu tentei a crescer, a partir do ponto de vista esportivo, na liberdade de observar e tomar, tirar o que era bom em parceiros e adversários, sem ser influenciada.
    Apesar de, neste anos, tenho cultivado uma profunda admiração por Fernanda Venturini, levantadora da seleção brasileira, de alguns anos atrais.
    Eu sempre gostei de sua atitude em campo, da sua capacidade de falarcom os olhos, para dar uma olhada para liderar a equipe. “
    Uma personalidade forte, como o motor de 400 cv escondido no capô do Maggiolino 1996 que Marianne mantém no suo garagem, esperando para voltar a cantar.
    Primeiro, porém, existem compromissos da primeira divisão do campeonato italiano, com Neruda Volley perseguindo sua quadratura de resultados e pontos, para não perder o destino de suo viagem,a salvação que em Bolzano rima com objetivo da temporada.
    Primeiro, então, há um outro acelerador em que para empurrar, vôlei e trabalho duro.
    “Ao ajustar o mínimo – para parafrasear Battisti – elevando-o um pouco”. Talvez Para começar de novo, não voar, mas viajar, sim. “
    Emanuela Macrì – Ph Riccardo Giuliani
  • Giada Marchioron: “Strategia e pazienza. Nel volley come negli scacchi”

    Marchioron (2)C’è una nube, densa e misteriosa, che avvolge la storia delle origini del gioco degli scacchi, alla quale si legano antiche e, a volte magiche, leggende. Nessun dubbio, invece, sulle origini di Giada Marchioron, capitana della Delta Informatica Trentino Rosa nata in provincia di Vicenza, a Marostica, la città degli scacchi. Nella cittadina veneta, in cui, secondo tradizione, ad anni alterni viene organizzata sulla Scacchiera Gigante della piazza centrale, una spettacolare partita giocata con pezzi viventi.

    Una rievocazione storica per un gioco di strategia, pazienza e tattica. Qualità che a Giada non sembrano, davvero, mancare: “Sono una persona decisamente riflessiva. Non mi lascio certo trasportare dall’impulso del momento – racconta l’opposta gialloblù – ma valuto ogni cosa, prendendomi il tempo per farlo.

    Certo ci sono stati momenti in cui avrei preferito essere avere un carattere da bianco o nero, da tutto o niente, da adesso o mai più. Ma crescendo ho capito l’importanza di questo lato del mio carattere e tutto il positivo che ne sarebbe arrivato: con una mentalità più aperta avrei imparato che per ogni ostacolo è possibile trovare una soluzione adatta, anche senza quell’impulsività che non mi si addiceva proprio!”.

    Una questione di non poca importanza, per Giada, che di questa Delta Informatica è, da qualche stagione, la capitana. E se il campo fosse una scacchiera, lei, potrebbe vestire i panni della Donna, il pezzo più forte, ma anche quello con più responsabilità, in termini di strategia. “La pallavolo è, e rimane, un gioco di squadra. Siamo tutte importanti, allo stesso modo. Questa carica, però, è servita a farmi maturare, non solo sportivamente. Vestire l’ideale fascia al braccio, infatti, mi ha insegnato a pensare al collettivo, rinunciando a rimanere concentrata solo sulle mie esigenze agonistiche per fare spazio al gruppo. Una capitana ha delle responsabilità, non solo durante la partita, che la società ha deciso dovessi prendermi ed io non mi sono tirata indietro. Una scelta che, oggi, rifarei ancora e ancora e di nuovo, ancora”.

    Marchioron (3)In una società che Giada sceglierebbe ancora e ancora e di nuovo, ancora. Perchè se in provincia di Vicenza ha lasciato la famiglia d’origine alla quale è molto legata, a Trento ne ha trovata una sportiva. “C’è un sentimento profondo che mi lega a tutte queste persone e a questi colori che vesto da cinque stagioni. Un rapporto – racconta l’opposta di Trento – che va al di là della pallavolo e che apprezzo perché si basa sulla rispetto reciproco, un ingrediente per me indispensabile. Ecco perché, ad oggi, ho preferito firmare contratti solo annuali: sedersi ad un tavolo, a fine stagione e rinnovarsi la fiducia è l’emblema del mio percorso con la Delta Informatica, un cammino in cui continuiamo a sceglierci. Lavorare e giocare su questo campo non significa timbrare il cartellino ma mettermi in gioco ogni giorno per dare il massimo e non deludere le aspettative di tutti con la serenità di non sentirmi mai messa in discussione”. Già, perché quel contratto rinnovato in estate e mai messo in dubbio dopo l’infortunio che aveva caratterizzato (in negativo) l’ultimo scorcio di campionato, sta lì a raccontare, meglio di mille parole, la natura del rapporto che esiste tra giocatrice e società. E non è poco.

    “Ero ancora in ospedale ed erano passate solo poche ore dall’intervento chirurgico che già il Presidente Postal mi rassicurava: il mio posto in squadra, per la stagione a venire, era garantito. Iniziava così, con una notizia importante e per nulla scontata, la mia lunga estate di recupero, affiancata dal dottor Demattè (autore dell’intervento), dallo staff della squadra e dalla messa a disposizione delle attrezzature per la riabilitazione da parte della Trentino Volley. Il mio è un grazie, di cuore, a tutte le persone e le realtà che hanno fatto in modo di rendere meno amaro un momento difficile. In attesa di rientrare in campo”.

    Marchioron (1)E guardando proprio al rettangolo di gioco e al 18 ottobre che vedrà il taglio del nastro della nuova stagione in serie A2, Giada non ha dubbi: “Vedo una squadra entusiasta. I consigli e le lezioni di coach Marco Gazzotti vengono assimilate da tutte e di una tale risposta non posso che farne una lettura positiva. Le amichevoli del pre-campionato, grazie a una programmata turnazione, stanno dando la possibilità a tutte le ragazze di misurarsi con il campo e allo staff di disegnare squadra e strategia che sarà. E se ancora è troppo presto per individuare l’avversario a cui dare scacco matto, credo però di poter individuare quale sarà la mossa che non dovrà sfuggirci: giocare con l’intelligenza che sembra il marchio di questa formazione”.

    E poi, se possibile, dando forma a un proverbio russo secondo cui nel gioco degli scacchi non si dovrebbe considerare l’avversario come una pecora, ma come un lupo.

    Emanuela Macrì

    Photo Riccardo Giuliani

  • [F4 – CL2014/2015 – On the Road to Szczecin] Giuseppe Cuccarini – Chemik Police

    10996724_383018708489737_7823216981102118531_nSzczecin si appresta ad aprire il sipario della massima competizione europea. Nella città Polacca, infatti, il 4 e 5 aprile si svolgeranno le Final Four di Champions League donne, con Busto Arsizio unica portacolori d’Italia ma con tre allenatori italiani sulle panchine delle altre squadre prendenti parte alle semifinali. Tra questi vi è coach Giuseppe Cuccarini, che guiderà la squadra polacca del Chemik Polce nella due giorni europea.

    A cura di Mirko Zebrone

    1. Sensazioni in vista dell’inizio delle final four di Champions League
    C’è molta eccitazione e la volontà di fare tutto al meglio delle proprie possibilità.
    2. Quali armi dovrete sfoderare per avere la meglio sull’avversaria che affronterete in semifinale?
    Giocare al meglio la nostra pallavolo; non credo che ci sia un aspetto del gioco più importante degli altri, ognuno di loro sarà determinante.
    3. Cosa temete di più della vostra prossima avversaria ? E cosa LEI dovrà temere di voi?
    Di Busto Arsizio rispetto la grande capacità di saper essere sempre molto efficace nei momenti importanti e le qualità delle giocatrici e del gioco di assieme.
    Se temono qualcosa di noi deve chiederlo a Parisi.
    4. La giocatrice che potrebbe fare la differenza in queste final four?
    Per quello che riguarda la mia squadra, sarà importante che ogni giocatrice sfrutti al meglio le proprie peculiarità ma, essendo la pallavolo un gioco di squadra, sarà la qualità del gioco d’assieme a fare la differenza.
    5. Un aggettivo per descrivere gli allenatori delle altre squadre presenti alle final four.
    Gli stessi per tutti e tre: competenza, esperienza e determinazione.
    6. Per un avvenimento di grande importanza ci si aspetta un pubblico “importante” dal punto di vista numerico e del tifo. Cosa si aspetta dal pubblico presente a Szczecin?
    Quello che ha già dimostrato nelle partite del primo girone: passione, competenza e supporto.

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    10835085_383018108489797_2190195632792267019_oSzczecin is preparing to open the greatest European competition. The polish town, on April. 4-5th  will host the Final Four of the Champions League (W) with Busto Arsizio representing Italy. There are three italian coaches on the benches of the other teams: we talk with Giuseppe Cuccarini, coach of Chemik Police.

    Interview: Mirko Zebrone

    1. Sensations before the beginning of the final four of the Champions League.
    There is much excitement and the will to do all in the best way possibile.
    2. Which are your strengths for the semifinal?
    We have to play our best volleyball. I don’t think there is an aspect of the game more important than others, each of them will be crucial.
    3. What about Unendo YamamaY Busto Arsizio?
    I respect the great ability to always be very effective in the important moments, quality of the players and their way of play as a team.
    4. Which player could make the difference?
    About my team, every player have to use its peculiarity, but will be the team to make the difference
    5. An adjective to describe the coaches of the other teams.
    The same for all three: competence, experience and determination.
    6.What do you expect from the fans in Szczecin?
    What they showed in the matches of the first round: passion, expertise and support.

  • Emanuele Birarelli: “Il Capitano Deve Essere Una Guida per gli Altri”

    BIRA6[Di Ilaria Chippari] La Nazionale Italiana di Pallavolo Maschile impegnata in queste ore nelle Final Six di World League a Firenze è solo a metà del lungo cammino estivo che li porterà in Polonia per i Campionati del Mondo dal 31 agosto!

    Prima di arrivare in Toscana i ragazzi di Mauro Berruto hanno inanellato 6 vittorie consecutive e 6 sconfitte; nonostante avessero la qualificazione certa, in quanto Paese ospitante, sono arrivati primi nel girone che li vedeva contrapposti a Brasile, Iran e Polonia. L’attenzione e l’affetto intorno a questa squadra è sempre stato molto presente ma quest’anno, complice anche il Mondiale, sembra essercene di più… 6 palazzetti su 6 sold out e l’immagine del Foro Italico rimarrà a lungo nella memoria dei tanti appassionati e tifosi!

    Con l’uscita di Cristian Savani dalla Nazionale, Mister Berruto ha presentato il nuovo capitano dell’Italia: Emanuele Birarelli centrale della Trentino Volley. Approfittando del viaggio tra Cavalese, sede del ritiro azzurro, e Firenze abbiamo fatto una lunga chiacchierata con il neo capitano. 

    Come hai cominciato a giocare a pallavolo?

    Mi sono avvicinato alla pallavolo molto tardi perché fino ai 15 anni giocavo a calcio! Mio papà era un grande appassionato di questo sport e quindi fino a quell’età non ho visto altro che il calcio! Poi alle scuole medie, durante le ore di educazione fisica, ogni tanto si giocava a pallavolo e mi piaceva sempre di più finché sono cresciuto tanto anche in altezza e alla fine entrai a fare parte di una squadra di volley all’ultimo anno di Under 16. Ho cominciato a giocare nel paese in cui abitavo, ad Ostra, un paesino veramente piccolo in provincia di Ancona, dopodiché l’anno successivo i ragazzi migliori venivano selezionati dalle società più importanti e così mi spostai di una ventina di minuti da casa per andare a Falconara.

    Raccontami un po’ il tuo percorso prima di arrivare alla serie A1.

    A Falconara, come in tutte le grandi società con un’importante settore giovanile, veniva data la possibilità ai ragazzi più meritevoli di respirare l’aria della grande pallavolo e così a 17/18 anni feci le prime esperienze sulla panchina della serie A! Delle vere e proprie comparsate… L’anno successivo fui mandato in prestito in B1 per farmi fare le famosa ossa. Nel 2000 sono tornato a Falconara per giocare in A2, vincemmo il Campionato e quindi arrivai in A1 nella stagione 2001.

    BRIARFino a che nel 2003 hai dovuto abbandonare la pallavolo giocata per un problema fisico… Come hai passato quel periodo?

    Ehh… Insomma! E’ stato un periodo un po’ particolare… A 17/18 anni quando entri a far parte di questo mondo e capisci che potrà essere anche il tuo lavoro futuro… Poi di colpo ti dicono che non è più così per un problema di salute abbastanza serio… Ti crolla il mondo addosso! Però sono un ragazzo abbastanza razionale e ho cercato di prenderla bene… Nonostante avessi anche paura per la mia salute mi sono dedicato ad altro, ho scoperto nuove realtà! Ho colto l’occasione per laurearmi in Scienze Motorie e ho lavorato come geometra.

    A distanza di tempo… Secondo te quel periodo di stop ti è servito?

    Non lo so… Non lo so… Comunque ero già un ragazzo con il senso del dovere e la capacità di mettere da parte qualche interesse personale per inseguire il sogno di diventare un giocatore professionista quindi non avevo la necessità di scendere con i piedi per terra e capire il vero valore della vita! Conducevo una vita normale, mi svegliavo tutte le mattine e andavo in ufficio alle 8.30 a fare il geometra! Questo periodo mi è servito per conoscere il mondo del lavoro e quello dell’università che mi hanno arricchito molto.

    Risolto questo problema di salute sei rientrato più forte di prima… Nel 2005 a Pineto in A2 e la stagione successiva a Verona in A1.

    Ma… Più forte di prima non lo so! Ma sicuramente è rincominciato tutto molto velocemente… E questo non me lo aspettavo! Sono stato bravo e fortunato… Sono andato a Pineto senza troppe aspettative, ma solo perché volevo vedere come andava ed invece fu una bella stagione, con buon gruppo ed io giocai bene fin che l’anno successivo non arrivò la chiamata dall’A1, da Verona! La ripresa è stata decisamente molto rapida.

    Dal 2007 hai trovato la tua seconda casa a Trento… Dove la tua carriera è decollata: Scudetti, Champions League, Mondiale per Club…

    L’annata a Verona non era andata benissimo, poi mi chiamò Trento e diciamo che sono stato proprio fortunato… Sono arrivato nel momento giusto! Era l’anno in cui arrivava Radostin Stoytchev e Matej Kazijski… Io ero stato bravo a mettermi in mostra e giocar bene nelle partite di inizio stagione conquistandomi così il posto da titolare.

    biraNel 2009 la prima Champions League e il Mondiale per Club… Da lì non vi siete più fermati..

    La società in quel caso è stata particolarmente brava a puntare anche su trofei internazionali; perché altre squadre, che avevano fatto la storia della Pallavolo Italiana, non erano molto motivate a far bene fuori dai confini dell’Italia, ad esempio Treviso che ha vinto tanti scudetti e una sola Champions League! Per Trento è molto importante giocar bene anche all’estero… E i risultati si sono visti: 3 Champions League consecutive e 4 Mondiali per Club!! Poi la vittoria della Champions a Bolzano è una delle pagine più emozionanti e più belle della mia carriera.

    La vittoria del tuo primo scudetto con Trento nel 2008 è coincisa con la convocazione in Nazionale da parte di Andrea Anastasi… Cosa ha significato per te?

    Quella fu veramente una sorpresa… Forse non me ne rendevo conto bene! Anche qui ebbi la fortuna di giocar bene le prime partite e successivamente di essere confermato nella spedizione azzurra per le Olimpiadi di Pechino 2008! Poi ci fu il Mondiale 2010 in casa dove eravamo accompagnati da tante aspettative ma che ha lasciato un po’ di amaro in bocca, arrivammo quarti…

    Con l’arrivo di Mauro Berruto sulla panchina azzurra per te non è cambiato nulla… Ma che differenze ci sono tra i due gruppi?

    Guarda… Berruto quando arrivò fece una giusta politica di ringiovanimento ma alla fine per le Olimpiadi di Londra vennero richiamate le vecchie guardie: Fei, Mastrangelo, Papi… Quindi più o meno le stesse persone che gravitavano anche prima nel giro della Nazionale. Tra Anastasi e Berruto ci sono delle differenze ma sono entrambi due buonissimi allenatori! Quello che è cambiato è che dopo 4 anni di gestione Berruto, ormai il gruppo è tutto nuovo, siamo un gruppo giovane e ci equivaliamo un po’ tutti anche a livello caratteriale… Si respira un’aria nuova, fresca in cui lavorare molto bene.

    Tra i podi più belli della gestione Berruto c’è sicuramente quello di bronzo alle Olimpiadi di Londra 2012… Che emozioni ti porti dietro da quell’esperienza? 

    Sì… Sì sicuramente per l’importanza della manifestazione è quello di Londra! Guarda le Olimpiadi come dicono tutti sono certamente una bella esperienza… Ma bisogna anche essere sinceri… E’ un avvenimento che aspetti 4 anni, in cui ricadono tantissime aspettative che non è  così facile da affrontare! Vorresti giocar bene come non hai mai fatto, spaccare il mondo ma non sempre accade… Non puoi neanche prenderla con leggerezza… E’ una manifestazione dalle forti emozioni contrastanti! Noi come squadra abbiamo fatto un percorso sulle montagne russe… Abbiamo giocato così così all’inizio, poi ci siamo ripresi un po’ e poi di nuovo male nelle ultime partite del girone; alla fine della fase eliminatoria siamo arrivati quarti in un girone dove potevamo fare sicuramente meglio! Alla vigilia della partita contro gli Stati Uniti, che avevano spopolato nell’altro girone, sembravamo spacciati e invece abbiamo tirato fuori il coniglio dal cilindro giocando una partita perfetta e da lì è cambiata l’Olimpiade! Poi siamo ricaduti nel baratro in semifinale per arrivare a giocarci la medaglia di bronzo contro la Bulgaria dove abbiamo dominato!

    Abbiamo la medaglia a casa, quella non ce la toglie nessuno… Però per arrivarci è stato un percorso molto faticoso e pieno di emozioni contrapposte. Una bella lotta…

    bira3Dopo le Olimpiadi ti sei sposato con Elena e il 17 dicembre di quest’anno sei diventato papà di Sofia… Insomma non ti fermi più?!

    Ahahahaha… Sì dopo 6 giorni dal ritorno da Londra mi sono sposato… Diciamo che le montagne russe delle emozioni sono continuate anche dopo le Olimpiadi! E’ stato un mese veramente intenso! Quell’anno la stagione con la Nazionale era finita presto e così a differenza di tanti miei compagni sono riuscito anche a fare il viaggio di nozze! E adesso sono anche papà… Sofia è nata il 17 dicembre, sono contentissimo… E’ la cosa più bella che mi è capitata nella vita.

    Sei il più “vecchio” del gruppo come ti poni rispetto ai giovani che entrano a far parte della Nazionale?

    Ma… Mi capita di dire qualcosa, anche qualcosa di pesante ma non perché non si comportino bene ma perché devono imparare a stare in un gruppo e a capire quello che è giusto fare o meno! Però devo ammettere che sono dei bravi ragazzi, anche i più giovani sono molto preparati, seri e sanno già quello che devono fare! Poi quando ho le energie per non pensare solo a me stesso capita anche di dare un consiglio… Di fare due chiacchiere! Sono dei ragazzi molto maturi… I primi nomi che mi vengono in mente sono Piano, Vettori e Lanza non sembrano dei ragazzini… Quindi non c’è bisogno che io faccia il papà.

    In questa stagione hai ereditato ufficialmente la fascia da capitano da Cristian Savani, come sta andando? Come ti trovi in questo ruolo? 

    Questa è una cosa che mi ha fatto molto piacere! Mi ha reso molto orgoglioso, forse più di tante vittorie che ho ottenuto nel passato… E’ una cosa che non mi aspettavo, è un bel riconoscimento! Sto provando a farlo nel migliore dei modi, quando fai il capitano non puoi pensare solo a te stesso ma sempre al bene del gruppo… Lo sforzo da fare è quello di cercare di essere meno umorale perché devi avere sempre ben presente il meglio per il gruppo e non solo il tuo! Devi essere costante, dire le parole giuste perché il capitano deve essere una guida per gli altri! Comunque non sta a me giudicare… bisognerebbe chiedere ai miei compagni… Io ci provo!!

    Bira2Quando Mauro Berruto te lo ha comunicato hai mai pensato di rinunciare alla fascia?

    No… Assolutamente!! Avevo deciso di continuare a giocare con la Nazionale il più possibile finché lui me lo avesse permesso! Poi la fascia da capitano è venuta un po’ da sé… Sono contento soprattutto perché lui vede la prospettiva di arrivare alle Olimpiadi di Rio 2016 con me come capitano e quindi questo è per me una fortissima motivazione! Poi non è detto che ci arrivi… Dovrò guadagnarmela sul campo.

    Sei anche il capitano di Trento… Ma quali sono le differenze tra essere il capitano della Nazionale e quello di Club?

    Allora… Secondo me non tante perché poi il capitano non fa nulla di particolare, in entrambe le situazioni l’importante è il quotidiano in palestra! Per essere il capitano della squadra di Club di solito serve un attaccamento particolare alla maglia o comunque il fatto di conoscere molto bene l’ambiente e le persone che ci girano attorno, a Trento è stato forse più naturale che non in Nazionale… Dopo 7 anni di militanza nella stessa squadra, cosa un po’ difficile al giorno d’oggi, è venuto da sé… Anche lì ci provo.

    Tra Capitano, marito e papà… qual è il ruolo più difficile?

    Ahahahaha… Maaa credo il papà!! E’ sicuramente quello più complesso… Ancora non tanto perché Sofia è piccolina… Ma ci saranno così tante cose da fare e da sperimentare che spero di riuscire a farlo nel migliore dei modi.

    A Trento c’è un gran fermento a livello di mercato… E’ tornato Radostin Stoytchev, Matej Kazijski e Lukasz Zygadlo! Come la vedi la prossima stagione?

    Guarda… Se dobbiamo parlare solo dal punto di vista del gruppo credo si stia formando proprio una bella squadra! Una squadra con dei ritorni importanti quindi spero si faccia bene… C’è ancora qualche punto interrogativo ma facendo leva sul fatto che siamo un gruppo di ragazzi abituati a lavorare insieme sono sicuro che andrà bene! Siamo anche amici oltre che compagni di squadra perché ci conosciamo da tanto tempo e abbiamo condiviso tante vittorie insieme.

    Tornando alla Nazionale… Final Six di World League a Firenze cosa ti aspetti?

    Ma vale un po’ il discorso del Mondiale 2010… E’ un’arma a doppio taglio, ci sono tante aspettative su di noi! Però credo che non dobbiamo perdere quello spirito che ci ha contraddistinto in questi anni, il carattere e anche un po’ la spavalderia di giocare non da squadra favorita ma da squadra giovane che deve conquistarsi tutto! Vogliamo arrivare lontano e non in punta di piedi ma con tanta grinta… Magari passando anche da qualche difficoltà, che ci sta, ma alla fine giocarsi qualcosa di bello e importante!

    Prima di arrivare a Firenze siamo passati per tanti palazzetti in giro per l’Italia sempre sold out… Delle belle sensazioni, tanto affetto da parte di tutti!

    Mi sento in dovere di ringraziare tutti gli appassionati di pallavolo e spero di regalarli delle belle emozioni!

    Dopo tanti anni di carriera quali sono le cose che ti fa piacere sentirti dire?

    Ma spero di essere stimato in giro per l’Italia per il ruolo che faccio e anche per il ruolo che adesso ricopro all’interno della Nazionale! Sai quando vai a giocare nei vari palazzetti avversari è sempre bello essere applaudito e mai fischiato o insultato… Alla fine facciamo parte sempre dell’Italia al di là della maglia di Club che vestiamo e che può creare scontri tra le tifoserie! Vorrei essere sempre un giocatore rispettato.

    Come ti rapporti con il pubblico? Anche in questi giorni in cui la Nazionale viene sempre accolta da grandi folle di ragazzi e ragazze che chiedono autografi e foto…

    Sì credo che da questo punto di vista dobbiamo sempre pensare che magari ci sono ragazzi e ragazze che hanno fatto centinaia di chilometri insieme ai loro genitori per poter assistere alla partita o agli allenamenti… E quindi se possibile credo che sia doveroso che tornino a casa con una foto o un autografo!

    E il tuo futuro come lo vedi… Una volta finita la carriera da pallavolista cosa pensi di fare?

    Ci penso molto spesso anche se non ho preso ancora grandi decisioni perché vedo davanti a me ancora tanti anni di carriera da giocare e quindi adesso non so risponderti! Il famoso spazio nel mondo della pallavolo sicuramente potrebbe essere una chance perché me lo vedo, mi sembra di avere il carattere e le competenze per dare una mano in questo ambiente però sono cose che vedrò più avanti.

    biraUltima cosa… Lo hai conosciuto e avete partecipato anche alle Olimpiadi di Pechino 2008 insieme… Lasciami un tuo ricordo di Vigor Bovolenta..

    Bovo era veramente uno di quei giocatori, di quelle persone perfette per stare in un gruppo! Perché lui non pensava mai a se stesso ma pensava sempre al bene del gruppo… Era sempre quello che aveva una parola in più per tutti, che non si chiudeva mai in se stesso magari con le cuffie ad ascoltare musica! Era sempre pronto a chiacchierare anche di cose extra-pallavolistiche, si interessava della vita di ognuno, del paese da cui arrivavi o di che mestiere facessero i tuoi genitori… Può sembrare una cosa stupida ma non è così perché non è una cosa così frequente. Una squadra è molto di più che vedersi due ore e fare allenamento in palestra, quando tu condividi anche cose della tua vita privata c’è veramente la possibilità di creare qualcosa di speciale tra i giocatori e poi per qualche meccanismo magico in campo questo lo ritrovi. A Bovo questo veniva naturale… Ho questo ricordo di lui… Naturalmente oltre alle grandi doti da giocatore fortissimo qual era!

    Questo suo talento anche fuori dal campo fa riflettere anche me quando magari per pigrizia o perché ognuno ha la sua vita fuori dalla palestra non si riescono a conoscere bene tutti i giocatori della squadra in cui giochi..