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  • Stefania Sansonna. Il coraggio della determinazione…

    Stefania Sansonna. Il coraggio della determinazione…

    [di Emanuela Macrì – foto Fabio Cucchetti per Get Sport Media] Il vento giusto e la ricerca dell’esatta direzione. Per capire come aggiustare le vele, impostare la rotta. Stefania Sansonna, quel vento lo conosce bene. Ma non stiamo parlando del vento di Scirocco che accarezza la sua terra, quella Puglia spesso lontana, anche se mai dal cuore.

    A Canosa di Puglia dove è nata e cresciuta, a cartoni animati a pallavolo, manco a dirlo. “Condizionata – sorride la numero 11 della Igor Gorgonzola Novara – da quella serie (tanto famosa che pare pure superfluo nominare) ma anche appassionata grazie ad essa. Anche se a portarmi sul campo di gioco è stata più la voglia di emulare mia sorella Carmela e di accorciare quei cinque anni di distanza fra noi, di trovare una scusa per giocare insieme a lei.”

    Per sognare di diventare una grande campionessa, mettendoci tutto quanto possibile perché non rimanesse soltanto un sogno. Fino a imporsi nell’universo del volley come una dei liberi più forti in assoluto. Nonostante quel ruolo, il suo ruolo di oggi, non esistesse quando ha iniziato a giocare a pallavolo. “Sono nata come schiacciatrice. E tale sono rimasta fino a 22 anni, fino a quando con la squadra di Isernia siamo sbarcate in serie A2. L’anno successivo, con il passaggio a Castellana Grotte è arrivata anche la decisione del cambio di ruolo.” Una novità, come un vento che cambia, accolta come una possibilità, un’opportunità da darsi.

    O, meglio, “la felice intuizione di un allenatore illuminato, Donato Radogna, che ha saputo analizzare la mia situazione e, da subito, comprendere che avrei avuto un futuro migliore in seconda linea. Perché, ricordando le sue parole, avevo davanti a me due strade e solo una scelta: rimanere una brava schiacciatrice come tante o diventare un eccellente libero come (quasi) nessuno. Ho capito subito la sua onestà intellettuale e la sua grande capacità d’analisi, di guardare dentro e oltre una questione. E ho accettato.”

    Un tecnico capace di guardare oltre. Ma anche di guidare, oltre. Con Radogna, infatti, arriverà la promozione nella massima serie del campionato italiana. Quella A1, e quel futuro immaginato, che Stefania Sansonna non lascerà più. Insieme alla voglia di vincere e di lottare. “Perchè ancora oggi, dopo Berlino e la Champions League conquistata, non sento di essere arrivata. Sarà che non mi soffermo mai troppo su quanto fatto e, anche se so di aver fatto molto, anche di più rispetto alle mie aspettative, preferisco guardare la strada che mi aspetta. Tutto quello che rimane ancora da fare.”

    Scegliendo come compagni di viaggio, tutte le esperienze fatte in campo. Insieme ai tanti insegnamenti ricevuti. “Ho avuto la fortuna di incontrare allenatori di alto livello, delle vere e proprie guide, persone capaci di raffinare un prodotto fino ad allora grezzo e di lavorare, ognuno, su un aspetto specifico del mio stare in campo. Dopo Radogna e il cambio di ruolo, arriveranno Giovanni Caprara, con cui ho migliorato la tecnica, Luciano Pedullà, che mi ha aiutato nel processo di crescita, e Massimo Barbolini che mi donato grande consapevolezza.” Ma non è tutto. “Perché devo molto alle campionesse con cui ho avuto il piacere di vivere e lavorare.” Poi precisa. “Quelle vere, che sono state e sono delle campionesse fuori dal campo, prima che dentro il campo.

    Perché arrivare in alto, significa, non perdere mai di vista il percorso fatto, tutti i passi e la fatica. “Come ha ricordato Papa Francesco in un recente discorso che ho apprezzato molto e fatto un po’ mio: bisogna ricordarsi da dove si viene. Non dimenticare il campetto, l’oratorio, la strada dove tutto è iniziato.” Quella Puglia che ora individua proprio lei, Stefania Sansonna, come un modello, una bandiera sportiva. Un esempio da seguire, anche guardando alla sua storia, quella di una giocatrice formatasi in un movimento pallavolistico territoriale che, sebbene vivesse un momento più felice rispetto a quello attuale e in cui le società in serie A erano molte in tutto il sud, era lontano da quel nord catalizzatore.

    In un sud in cui non era, comunque, più facile emergere rispetto a oggi. Alla base, domani come allora, conterà sempre più di tutto la passione che hai: deve essere immensa, ché se fosse solo grande non basterebbe. Solo una passione sconfinata, infatti, ti dà quell’energia per misurarti con la sofferenza, la necessità di crescere in fretta e di sopportare qualunque avversità. Per questo, non piacendomi il singolo ma preferendo il gioco di squadra, vorrei pensarmi più come un ponte che un modello, diventare il punto di raccordo tra i sogni di gioventù di qualche atleta del mio territorio e la loro realizzazione. Da rincorrere, ovunque essa possa avverarsi.

    Anche fosse al nord, come è stato per lei. Quel nord che la ha cambiato la vita. Con il suo arrivo a Novara e l’inizio di una lunga storia d’amore “costruita piano piano, insieme a una città e una società a cui sono particolarmente legata, per molti motivi. Tra questi, il primo su tutti, il fatto di aver sempre trovato appoggio, anche nei momenti più difficili. Un aspetto che mi ha inorgoglisce, come atleta e come donna.

    Una grande dimostrazione di rispetto che passa per la comprensione, come sprone a risollevarsi e non certo come giustificazione. “Una risposta, credo. Perché a ritornare, in fondo, è quello che dai. E io non mi sono mai risparmiata, mettendoci tutto il cuore che potevo. Anche negli errori commessi, che in fondo sono stati i miei migliori insegnanti. Nei momenti di crisi, infatti, mi sono sempre fidata dei consigli che ricevevo e sfidata. Ho imparato a lavorare sugli sbagli, a partire da essi per crescere, aggiungere, imparare. La volontà che ho messo in ogni istante è tornata in forma di stima reciproca e grande affetto.”

    Un sentimento sincero, come non potrebbe non essere con il libero igorino. Una donna decisa “e coraggiosa. Credo sia questo il mio tratto distintivo. Non mi è mai mancata, infatti, la forza di dire quanto pensavo così come lo pensavo.” A mancarle, semmai, in tanti anni di nord è il mare della Puglia e il profumo del sugo della domenica, quello lasciato sul fuoco per ore prima di incontrare le orecchiette della mamma. “Quello che con il suo profumo tii sveglia la domenica mattina – conclude Stefania – quando ti permetti di dormire fino a tardi.”

    Riti che si mantengono e profumi antichi, che ti rimangono nel sangue, come lo Scirocco. Il vento che le ha insegnato che per navigare bisogna saper prendere le giuste decisioni. Anche quelle di cambiare rotta o la direzione delle vele, se necessario.

  • “Il Trofeo delle Province e un’estate di intensa attività” Intervista ad Alessandro Vassallo, Responsabile settore Beach Volley CT FIPAV Cremona Lodi

    beach CreLo (2)La fine del mese di maggio, con la conclusione della maggior parte dei campionati del volley provinciale non solo, porta con sé anche l’inizio della stagione del Beach Volley. A raccontare gli impegni estivi delle Selezioni Femminile e Maschile del Comitato Territoriale FIPAV Cremona Lodi è Alessandro Vassallo, Coordinatore della Commissione Beach Volley.

    Il primo appuntamento è fissato per il fine settimana del sarà il 9 e 10 giugno quando, presso il Circolo Canottieri Adda di Lodi si svolgerà la quinta edizione del Torneo Femminile Under21, una manifestazione che nelle precedenti edizioni ha vantato la partecipazione di atlete di livello nazionale ed internazionale come Ester Maestroni, Carolina Ferraris, Anna Piccoli e Sharin Rottoli, solo per citarne alcune). E che, mai come quest’anno, rappresenterà l’occasione per i vari Comitati Territoriali di mettere alla prova le proprie coppie di atlete in vista del Torneo delle Province in programma per il weekend successivo.”

    E questo non è che l’inizio di una stagione “sui campi dell’Arena Beach di Maleo, provincia di Lodi, che fino a fine agosto vedranno l’attività della “Scuola Federale di Beach Volley” dove, con due sedute tecniche settimanali, si darà la possibilità ad atleti ed atlete Under19 e Under21 di allenarsi e di partecipare ai Tornei Regionali di Categoria calendarizzati. Le coppie saranno seguite a turno da istruttori qualificati quali Paolo Bergamaschi (Selezionatore per il Comitato Territoriale FIPAV Cremona Lodi Femminile), Gabriele Perego (Preparatore Fisico e Assistente Selezione Regionale Lombardia Femminile), e il sottoscritto (Preparatore Fisico e Responsabile Beach Volley del citato Comitato). Per quanto riguarda la figura del Selezionatore Maschile, invece, è in via di definizione. Un gruppo, il nostro, unito anche dalla qualifica, di tutti i suoi componenti, di Maestro di Beach Volley.” A questo andrà ad aggiungersi “l’attività federale sul territorio dove si svolgeranno, come in passato, numerose manifestazioni organizzate da privati e dislocate soprattutto nel cremasco e nel cremonese.”

    Tornando all’edizione 2018 del Trofeo delle Province Lombarde di Beach Volley “come già accennato, si svolgerà il 16 e 17 giugno, come lo scorso anno a Cellatica, in provincia di Brescia. Rispetto alla scorsa edizione sarà in anticipo di una settimana e, rispetto alle edizioni del 2016 e del 2015, addirittura di due settimane. Considerando il fatto che l’attività indoor non è ancora completamente conclusa, vien da sé che quest’anno il lavoro delle Selezioni sarà più complicato rispetto al passato. Per questo, abbiamo pianificato un programma “full immersion” che dovrebbe garantire alle quattro coppie selezionate (due femminili e due maschili) di arrivare all’appuntamento con un’adeguata preparazione. Così tra mini-collegiali e allenamenti abbiamo calcolato di svolgere sulle 20 o 21 sedute tecniche.”

    Tutto pronto, dunque, fissato sulla carta. Nei pensieri, invece, c’è ancora posto per considerazioni, sogni e obiettivi da fissare? “Nello specifico per quanto riguarda le Selezioni l’asticella è stata posizionata al livello superiore rispetto a quanto nell’anno precedente anche se, come detto, le tempistiche per la preparazione sono particolarmente strette. Per quanto riguarda la Scuola Federale di Beach Volley, invece, l’obiettivo è quello di garantire l’attività per tutto il periodo estivo e conseguire i migliori risultati possibili nei tornei regionali ai quali parteciperemo: salire sul podio? Perché no? Più in generale, però, vorremmo raggiungere lo scopo di far capire sempre di più a tutti gli addetti ai lavori (Società, Dirigenti, Tecnici e Atleti) che il Beach Volley “NON è pallavolo su sabbia ma è un altro sport”, per questo completamente diverso sia dal punto di vista tecnico che da quello fisico, ma anche sul piano delle dinamiche interne (sport di coppia e non di squadra) e che, rispettando sempre prima gli impegni indoor, può permettere a chi lo pratica di fare un’esperienza diversa dal solito e di ritornare in palestra a settembre con un bagaglio un po’ più ricco. Questo perché, nonostante pallavolo e beach volley siano due sport differenti, la pratica del beach può portare dei vantaggi anche a livello indoor tra cui una maggior concentrazione, più colpi d’attacco, maggior velocità di spostamento.”

    UFFICIO STAMPA del COMITATO TERRITORIALE FIPAV CREMONA LODI

    26100 Cremona – Via Fabio Filzi 35

    Tel. 0372/30569,462478 – Fax 0372/457395

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  • Giada Marchioron: “Strategia e pazienza. Nel volley come negli scacchi”

    Marchioron (2)C’è una nube, densa e misteriosa, che avvolge la storia delle origini del gioco degli scacchi, alla quale si legano antiche e, a volte magiche, leggende. Nessun dubbio, invece, sulle origini di Giada Marchioron, capitana della Delta Informatica Trentino Rosa nata in provincia di Vicenza, a Marostica, la città degli scacchi. Nella cittadina veneta, in cui, secondo tradizione, ad anni alterni viene organizzata sulla Scacchiera Gigante della piazza centrale, una spettacolare partita giocata con pezzi viventi.

    Una rievocazione storica per un gioco di strategia, pazienza e tattica. Qualità che a Giada non sembrano, davvero, mancare: “Sono una persona decisamente riflessiva. Non mi lascio certo trasportare dall’impulso del momento – racconta l’opposta gialloblù – ma valuto ogni cosa, prendendomi il tempo per farlo.

    Certo ci sono stati momenti in cui avrei preferito essere avere un carattere da bianco o nero, da tutto o niente, da adesso o mai più. Ma crescendo ho capito l’importanza di questo lato del mio carattere e tutto il positivo che ne sarebbe arrivato: con una mentalità più aperta avrei imparato che per ogni ostacolo è possibile trovare una soluzione adatta, anche senza quell’impulsività che non mi si addiceva proprio!”.

    Una questione di non poca importanza, per Giada, che di questa Delta Informatica è, da qualche stagione, la capitana. E se il campo fosse una scacchiera, lei, potrebbe vestire i panni della Donna, il pezzo più forte, ma anche quello con più responsabilità, in termini di strategia. “La pallavolo è, e rimane, un gioco di squadra. Siamo tutte importanti, allo stesso modo. Questa carica, però, è servita a farmi maturare, non solo sportivamente. Vestire l’ideale fascia al braccio, infatti, mi ha insegnato a pensare al collettivo, rinunciando a rimanere concentrata solo sulle mie esigenze agonistiche per fare spazio al gruppo. Una capitana ha delle responsabilità, non solo durante la partita, che la società ha deciso dovessi prendermi ed io non mi sono tirata indietro. Una scelta che, oggi, rifarei ancora e ancora e di nuovo, ancora”.

    Marchioron (3)In una società che Giada sceglierebbe ancora e ancora e di nuovo, ancora. Perchè se in provincia di Vicenza ha lasciato la famiglia d’origine alla quale è molto legata, a Trento ne ha trovata una sportiva. “C’è un sentimento profondo che mi lega a tutte queste persone e a questi colori che vesto da cinque stagioni. Un rapporto – racconta l’opposta di Trento – che va al di là della pallavolo e che apprezzo perché si basa sulla rispetto reciproco, un ingrediente per me indispensabile. Ecco perché, ad oggi, ho preferito firmare contratti solo annuali: sedersi ad un tavolo, a fine stagione e rinnovarsi la fiducia è l’emblema del mio percorso con la Delta Informatica, un cammino in cui continuiamo a sceglierci. Lavorare e giocare su questo campo non significa timbrare il cartellino ma mettermi in gioco ogni giorno per dare il massimo e non deludere le aspettative di tutti con la serenità di non sentirmi mai messa in discussione”. Già, perché quel contratto rinnovato in estate e mai messo in dubbio dopo l’infortunio che aveva caratterizzato (in negativo) l’ultimo scorcio di campionato, sta lì a raccontare, meglio di mille parole, la natura del rapporto che esiste tra giocatrice e società. E non è poco.

    “Ero ancora in ospedale ed erano passate solo poche ore dall’intervento chirurgico che già il Presidente Postal mi rassicurava: il mio posto in squadra, per la stagione a venire, era garantito. Iniziava così, con una notizia importante e per nulla scontata, la mia lunga estate di recupero, affiancata dal dottor Demattè (autore dell’intervento), dallo staff della squadra e dalla messa a disposizione delle attrezzature per la riabilitazione da parte della Trentino Volley. Il mio è un grazie, di cuore, a tutte le persone e le realtà che hanno fatto in modo di rendere meno amaro un momento difficile. In attesa di rientrare in campo”.

    Marchioron (1)E guardando proprio al rettangolo di gioco e al 18 ottobre che vedrà il taglio del nastro della nuova stagione in serie A2, Giada non ha dubbi: “Vedo una squadra entusiasta. I consigli e le lezioni di coach Marco Gazzotti vengono assimilate da tutte e di una tale risposta non posso che farne una lettura positiva. Le amichevoli del pre-campionato, grazie a una programmata turnazione, stanno dando la possibilità a tutte le ragazze di misurarsi con il campo e allo staff di disegnare squadra e strategia che sarà. E se ancora è troppo presto per individuare l’avversario a cui dare scacco matto, credo però di poter individuare quale sarà la mossa che non dovrà sfuggirci: giocare con l’intelligenza che sembra il marchio di questa formazione”.

    E poi, se possibile, dando forma a un proverbio russo secondo cui nel gioco degli scacchi non si dovrebbe considerare l’avversario come una pecora, ma come un lupo.

    Emanuela Macrì

    Photo Riccardo Giuliani

  • [F4 – CL2014/2015 – On the Road to Szczecin] Giuseppe Cuccarini – Chemik Police

    10996724_383018708489737_7823216981102118531_nSzczecin si appresta ad aprire il sipario della massima competizione europea. Nella città Polacca, infatti, il 4 e 5 aprile si svolgeranno le Final Four di Champions League donne, con Busto Arsizio unica portacolori d’Italia ma con tre allenatori italiani sulle panchine delle altre squadre prendenti parte alle semifinali. Tra questi vi è coach Giuseppe Cuccarini, che guiderà la squadra polacca del Chemik Polce nella due giorni europea.

    A cura di Mirko Zebrone

    1. Sensazioni in vista dell’inizio delle final four di Champions League
    C’è molta eccitazione e la volontà di fare tutto al meglio delle proprie possibilità.
    2. Quali armi dovrete sfoderare per avere la meglio sull’avversaria che affronterete in semifinale?
    Giocare al meglio la nostra pallavolo; non credo che ci sia un aspetto del gioco più importante degli altri, ognuno di loro sarà determinante.
    3. Cosa temete di più della vostra prossima avversaria ? E cosa LEI dovrà temere di voi?
    Di Busto Arsizio rispetto la grande capacità di saper essere sempre molto efficace nei momenti importanti e le qualità delle giocatrici e del gioco di assieme.
    Se temono qualcosa di noi deve chiederlo a Parisi.
    4. La giocatrice che potrebbe fare la differenza in queste final four?
    Per quello che riguarda la mia squadra, sarà importante che ogni giocatrice sfrutti al meglio le proprie peculiarità ma, essendo la pallavolo un gioco di squadra, sarà la qualità del gioco d’assieme a fare la differenza.
    5. Un aggettivo per descrivere gli allenatori delle altre squadre presenti alle final four.
    Gli stessi per tutti e tre: competenza, esperienza e determinazione.
    6. Per un avvenimento di grande importanza ci si aspetta un pubblico “importante” dal punto di vista numerico e del tifo. Cosa si aspetta dal pubblico presente a Szczecin?
    Quello che ha già dimostrato nelle partite del primo girone: passione, competenza e supporto.

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    10835085_383018108489797_2190195632792267019_oSzczecin is preparing to open the greatest European competition. The polish town, on April. 4-5th  will host the Final Four of the Champions League (W) with Busto Arsizio representing Italy. There are three italian coaches on the benches of the other teams: we talk with Giuseppe Cuccarini, coach of Chemik Police.

    Interview: Mirko Zebrone

    1. Sensations before the beginning of the final four of the Champions League.
    There is much excitement and the will to do all in the best way possibile.
    2. Which are your strengths for the semifinal?
    We have to play our best volleyball. I don’t think there is an aspect of the game more important than others, each of them will be crucial.
    3. What about Unendo YamamaY Busto Arsizio?
    I respect the great ability to always be very effective in the important moments, quality of the players and their way of play as a team.
    4. Which player could make the difference?
    About my team, every player have to use its peculiarity, but will be the team to make the difference
    5. An adjective to describe the coaches of the other teams.
    The same for all three: competence, experience and determination.
    6.What do you expect from the fans in Szczecin?
    What they showed in the matches of the first round: passion, expertise and support.

  • [Coppa Italia 2014/2015] On The Road to F4: Monica De Gennaro

    IMG_4824La pantera di Conegliano che viene dal napoletano, graffiante su quei palloni che da libero di professione difende senza farli cadere nella trappola chiamata campo.
    La giocatrice eletta “miglior libero del mondiale italiano 2014” parte con un solo obiettivo: conquistare il primo trofeo con la maglia dell’Imoco Volley.

    A cura di Mirko Zebrone.

     – Aspettative per queste final four di coppa Italia?
    La mia aspettativa e quella della squadra è di vincere la Coppa, so che le avversarie sono forti, ma non partiamo battute, anzi, cercheremo di portare a Conegliano il primo trofeo della storia del club.

    – Come andrà affrontata l’avvesaria di semifinale per conquistare match ed accesso alla finale?
    Novara è fortissima, è la squadra che finora ha espresso il gioco migliore, ma questa è una gara secca e quindi si parte alla pari e si gioca a viso aperto, noi se giochiamo bene possiamo battere chiunque.

    – Quali armi serviranno per portare a casa la coppa?
    Continuità,capacità di gestire con lucidità le situazioni all’interno di una partita, e tanta determinazione.

    – La giocatrice avversaria che temi di più?
    Tutte e nessuna, il volley è un gioco di squadra e non c’e’ un target particolare.

    _MG_3817– La giocatrice che potrebbe fare la differenza in queste final four?
    Secondo me vincerà chi è più squadra, non è questione di singoli, la compattezza farà la differenza.

    – Cosa ti aspetti dal pubblico di Rimini?
    Spero ci sia tantissima gente da Conegliano e che ci sia un gran pubblico ad assistere alle partite..ma che tifi per noi!

  • 5 Biglietti per i Mondiali in palio con il nostro QUIZ!

    locandina Italy 2014Dal 23 settembre al 12 ottobre 2014 si svolgeranno in Italia i Campionati del Mondo. L’Italia sarò impegnata per la prima fase a Roma, poi nella seconda fase sbarcherà a Bari. La fase finale della manifestazione sarà a Milano al Mediolanum Forum di Assago. Vivovolley grazie al COL Milano mette in palio 5 biglietti per le partite della  terza fase (8-9-10 ottobre). Come? Semplice, con un piccolo quiz. Le prime 5 persone che risponderanno correttamente alle 5 seguenti domande vinceranno 1 biglietto a testa per seguire da vicino le nazionali a Milano. Non perdere questa occasione per essere protagonista!

    Inviate le vostre risposte a mirtillino@vivovolley.net. 

    DOMANDE

    1- Nel WGP 2013 l’ Italia per il primo round ha giocato a Montichiari, POOL E : quali i risultati, con i punteggi,delle 3 partite delle azzurre? (WGP 2013, Italy, Pool E, IN Montichiari: the result and score of the 3 matches)

    2 – Nel WGP 2013 dopo le Final Six in G in che posizione si è classificata l’Italia? (The position of Italy after Final Six in Sapporto, WGP 2013)

    3 – Chi è stata la Top Scorer delle finali a Sapporo del WGP 2013 e con quanti punti? (Who was the top scorer of the Final Six in Sapporo, WGP 2013? How many points?)

    4 – La formazione della prima partita dell’ Italia a Sassari contro la Dominicana (WGP 2014) (The starting six of Italy in Sassari vs Dominicana, Wgp 2014)

    5 – Nel gruppo 1 l’ Italia dopo la tappa di Sassari in che posizione si trova? The position of Italy after first round in Sassari, WGP 2014)

    Forza! Chi saranno i 5 fortunati?

  • Emanuele Birarelli: “Il Capitano Deve Essere Una Guida per gli Altri”

    BIRA6[Di Ilaria Chippari] La Nazionale Italiana di Pallavolo Maschile impegnata in queste ore nelle Final Six di World League a Firenze è solo a metà del lungo cammino estivo che li porterà in Polonia per i Campionati del Mondo dal 31 agosto!

    Prima di arrivare in Toscana i ragazzi di Mauro Berruto hanno inanellato 6 vittorie consecutive e 6 sconfitte; nonostante avessero la qualificazione certa, in quanto Paese ospitante, sono arrivati primi nel girone che li vedeva contrapposti a Brasile, Iran e Polonia. L’attenzione e l’affetto intorno a questa squadra è sempre stato molto presente ma quest’anno, complice anche il Mondiale, sembra essercene di più… 6 palazzetti su 6 sold out e l’immagine del Foro Italico rimarrà a lungo nella memoria dei tanti appassionati e tifosi!

    Con l’uscita di Cristian Savani dalla Nazionale, Mister Berruto ha presentato il nuovo capitano dell’Italia: Emanuele Birarelli centrale della Trentino Volley. Approfittando del viaggio tra Cavalese, sede del ritiro azzurro, e Firenze abbiamo fatto una lunga chiacchierata con il neo capitano. 

    Come hai cominciato a giocare a pallavolo?

    Mi sono avvicinato alla pallavolo molto tardi perché fino ai 15 anni giocavo a calcio! Mio papà era un grande appassionato di questo sport e quindi fino a quell’età non ho visto altro che il calcio! Poi alle scuole medie, durante le ore di educazione fisica, ogni tanto si giocava a pallavolo e mi piaceva sempre di più finché sono cresciuto tanto anche in altezza e alla fine entrai a fare parte di una squadra di volley all’ultimo anno di Under 16. Ho cominciato a giocare nel paese in cui abitavo, ad Ostra, un paesino veramente piccolo in provincia di Ancona, dopodiché l’anno successivo i ragazzi migliori venivano selezionati dalle società più importanti e così mi spostai di una ventina di minuti da casa per andare a Falconara.

    Raccontami un po’ il tuo percorso prima di arrivare alla serie A1.

    A Falconara, come in tutte le grandi società con un’importante settore giovanile, veniva data la possibilità ai ragazzi più meritevoli di respirare l’aria della grande pallavolo e così a 17/18 anni feci le prime esperienze sulla panchina della serie A! Delle vere e proprie comparsate… L’anno successivo fui mandato in prestito in B1 per farmi fare le famosa ossa. Nel 2000 sono tornato a Falconara per giocare in A2, vincemmo il Campionato e quindi arrivai in A1 nella stagione 2001.

    BRIARFino a che nel 2003 hai dovuto abbandonare la pallavolo giocata per un problema fisico… Come hai passato quel periodo?

    Ehh… Insomma! E’ stato un periodo un po’ particolare… A 17/18 anni quando entri a far parte di questo mondo e capisci che potrà essere anche il tuo lavoro futuro… Poi di colpo ti dicono che non è più così per un problema di salute abbastanza serio… Ti crolla il mondo addosso! Però sono un ragazzo abbastanza razionale e ho cercato di prenderla bene… Nonostante avessi anche paura per la mia salute mi sono dedicato ad altro, ho scoperto nuove realtà! Ho colto l’occasione per laurearmi in Scienze Motorie e ho lavorato come geometra.

    A distanza di tempo… Secondo te quel periodo di stop ti è servito?

    Non lo so… Non lo so… Comunque ero già un ragazzo con il senso del dovere e la capacità di mettere da parte qualche interesse personale per inseguire il sogno di diventare un giocatore professionista quindi non avevo la necessità di scendere con i piedi per terra e capire il vero valore della vita! Conducevo una vita normale, mi svegliavo tutte le mattine e andavo in ufficio alle 8.30 a fare il geometra! Questo periodo mi è servito per conoscere il mondo del lavoro e quello dell’università che mi hanno arricchito molto.

    Risolto questo problema di salute sei rientrato più forte di prima… Nel 2005 a Pineto in A2 e la stagione successiva a Verona in A1.

    Ma… Più forte di prima non lo so! Ma sicuramente è rincominciato tutto molto velocemente… E questo non me lo aspettavo! Sono stato bravo e fortunato… Sono andato a Pineto senza troppe aspettative, ma solo perché volevo vedere come andava ed invece fu una bella stagione, con buon gruppo ed io giocai bene fin che l’anno successivo non arrivò la chiamata dall’A1, da Verona! La ripresa è stata decisamente molto rapida.

    Dal 2007 hai trovato la tua seconda casa a Trento… Dove la tua carriera è decollata: Scudetti, Champions League, Mondiale per Club…

    L’annata a Verona non era andata benissimo, poi mi chiamò Trento e diciamo che sono stato proprio fortunato… Sono arrivato nel momento giusto! Era l’anno in cui arrivava Radostin Stoytchev e Matej Kazijski… Io ero stato bravo a mettermi in mostra e giocar bene nelle partite di inizio stagione conquistandomi così il posto da titolare.

    biraNel 2009 la prima Champions League e il Mondiale per Club… Da lì non vi siete più fermati..

    La società in quel caso è stata particolarmente brava a puntare anche su trofei internazionali; perché altre squadre, che avevano fatto la storia della Pallavolo Italiana, non erano molto motivate a far bene fuori dai confini dell’Italia, ad esempio Treviso che ha vinto tanti scudetti e una sola Champions League! Per Trento è molto importante giocar bene anche all’estero… E i risultati si sono visti: 3 Champions League consecutive e 4 Mondiali per Club!! Poi la vittoria della Champions a Bolzano è una delle pagine più emozionanti e più belle della mia carriera.

    La vittoria del tuo primo scudetto con Trento nel 2008 è coincisa con la convocazione in Nazionale da parte di Andrea Anastasi… Cosa ha significato per te?

    Quella fu veramente una sorpresa… Forse non me ne rendevo conto bene! Anche qui ebbi la fortuna di giocar bene le prime partite e successivamente di essere confermato nella spedizione azzurra per le Olimpiadi di Pechino 2008! Poi ci fu il Mondiale 2010 in casa dove eravamo accompagnati da tante aspettative ma che ha lasciato un po’ di amaro in bocca, arrivammo quarti…

    Con l’arrivo di Mauro Berruto sulla panchina azzurra per te non è cambiato nulla… Ma che differenze ci sono tra i due gruppi?

    Guarda… Berruto quando arrivò fece una giusta politica di ringiovanimento ma alla fine per le Olimpiadi di Londra vennero richiamate le vecchie guardie: Fei, Mastrangelo, Papi… Quindi più o meno le stesse persone che gravitavano anche prima nel giro della Nazionale. Tra Anastasi e Berruto ci sono delle differenze ma sono entrambi due buonissimi allenatori! Quello che è cambiato è che dopo 4 anni di gestione Berruto, ormai il gruppo è tutto nuovo, siamo un gruppo giovane e ci equivaliamo un po’ tutti anche a livello caratteriale… Si respira un’aria nuova, fresca in cui lavorare molto bene.

    Tra i podi più belli della gestione Berruto c’è sicuramente quello di bronzo alle Olimpiadi di Londra 2012… Che emozioni ti porti dietro da quell’esperienza? 

    Sì… Sì sicuramente per l’importanza della manifestazione è quello di Londra! Guarda le Olimpiadi come dicono tutti sono certamente una bella esperienza… Ma bisogna anche essere sinceri… E’ un avvenimento che aspetti 4 anni, in cui ricadono tantissime aspettative che non è  così facile da affrontare! Vorresti giocar bene come non hai mai fatto, spaccare il mondo ma non sempre accade… Non puoi neanche prenderla con leggerezza… E’ una manifestazione dalle forti emozioni contrastanti! Noi come squadra abbiamo fatto un percorso sulle montagne russe… Abbiamo giocato così così all’inizio, poi ci siamo ripresi un po’ e poi di nuovo male nelle ultime partite del girone; alla fine della fase eliminatoria siamo arrivati quarti in un girone dove potevamo fare sicuramente meglio! Alla vigilia della partita contro gli Stati Uniti, che avevano spopolato nell’altro girone, sembravamo spacciati e invece abbiamo tirato fuori il coniglio dal cilindro giocando una partita perfetta e da lì è cambiata l’Olimpiade! Poi siamo ricaduti nel baratro in semifinale per arrivare a giocarci la medaglia di bronzo contro la Bulgaria dove abbiamo dominato!

    Abbiamo la medaglia a casa, quella non ce la toglie nessuno… Però per arrivarci è stato un percorso molto faticoso e pieno di emozioni contrapposte. Una bella lotta…

    bira3Dopo le Olimpiadi ti sei sposato con Elena e il 17 dicembre di quest’anno sei diventato papà di Sofia… Insomma non ti fermi più?!

    Ahahahaha… Sì dopo 6 giorni dal ritorno da Londra mi sono sposato… Diciamo che le montagne russe delle emozioni sono continuate anche dopo le Olimpiadi! E’ stato un mese veramente intenso! Quell’anno la stagione con la Nazionale era finita presto e così a differenza di tanti miei compagni sono riuscito anche a fare il viaggio di nozze! E adesso sono anche papà… Sofia è nata il 17 dicembre, sono contentissimo… E’ la cosa più bella che mi è capitata nella vita.

    Sei il più “vecchio” del gruppo come ti poni rispetto ai giovani che entrano a far parte della Nazionale?

    Ma… Mi capita di dire qualcosa, anche qualcosa di pesante ma non perché non si comportino bene ma perché devono imparare a stare in un gruppo e a capire quello che è giusto fare o meno! Però devo ammettere che sono dei bravi ragazzi, anche i più giovani sono molto preparati, seri e sanno già quello che devono fare! Poi quando ho le energie per non pensare solo a me stesso capita anche di dare un consiglio… Di fare due chiacchiere! Sono dei ragazzi molto maturi… I primi nomi che mi vengono in mente sono Piano, Vettori e Lanza non sembrano dei ragazzini… Quindi non c’è bisogno che io faccia il papà.

    In questa stagione hai ereditato ufficialmente la fascia da capitano da Cristian Savani, come sta andando? Come ti trovi in questo ruolo? 

    Questa è una cosa che mi ha fatto molto piacere! Mi ha reso molto orgoglioso, forse più di tante vittorie che ho ottenuto nel passato… E’ una cosa che non mi aspettavo, è un bel riconoscimento! Sto provando a farlo nel migliore dei modi, quando fai il capitano non puoi pensare solo a te stesso ma sempre al bene del gruppo… Lo sforzo da fare è quello di cercare di essere meno umorale perché devi avere sempre ben presente il meglio per il gruppo e non solo il tuo! Devi essere costante, dire le parole giuste perché il capitano deve essere una guida per gli altri! Comunque non sta a me giudicare… bisognerebbe chiedere ai miei compagni… Io ci provo!!

    Bira2Quando Mauro Berruto te lo ha comunicato hai mai pensato di rinunciare alla fascia?

    No… Assolutamente!! Avevo deciso di continuare a giocare con la Nazionale il più possibile finché lui me lo avesse permesso! Poi la fascia da capitano è venuta un po’ da sé… Sono contento soprattutto perché lui vede la prospettiva di arrivare alle Olimpiadi di Rio 2016 con me come capitano e quindi questo è per me una fortissima motivazione! Poi non è detto che ci arrivi… Dovrò guadagnarmela sul campo.

    Sei anche il capitano di Trento… Ma quali sono le differenze tra essere il capitano della Nazionale e quello di Club?

    Allora… Secondo me non tante perché poi il capitano non fa nulla di particolare, in entrambe le situazioni l’importante è il quotidiano in palestra! Per essere il capitano della squadra di Club di solito serve un attaccamento particolare alla maglia o comunque il fatto di conoscere molto bene l’ambiente e le persone che ci girano attorno, a Trento è stato forse più naturale che non in Nazionale… Dopo 7 anni di militanza nella stessa squadra, cosa un po’ difficile al giorno d’oggi, è venuto da sé… Anche lì ci provo.

    Tra Capitano, marito e papà… qual è il ruolo più difficile?

    Ahahahaha… Maaa credo il papà!! E’ sicuramente quello più complesso… Ancora non tanto perché Sofia è piccolina… Ma ci saranno così tante cose da fare e da sperimentare che spero di riuscire a farlo nel migliore dei modi.

    A Trento c’è un gran fermento a livello di mercato… E’ tornato Radostin Stoytchev, Matej Kazijski e Lukasz Zygadlo! Come la vedi la prossima stagione?

    Guarda… Se dobbiamo parlare solo dal punto di vista del gruppo credo si stia formando proprio una bella squadra! Una squadra con dei ritorni importanti quindi spero si faccia bene… C’è ancora qualche punto interrogativo ma facendo leva sul fatto che siamo un gruppo di ragazzi abituati a lavorare insieme sono sicuro che andrà bene! Siamo anche amici oltre che compagni di squadra perché ci conosciamo da tanto tempo e abbiamo condiviso tante vittorie insieme.

    Tornando alla Nazionale… Final Six di World League a Firenze cosa ti aspetti?

    Ma vale un po’ il discorso del Mondiale 2010… E’ un’arma a doppio taglio, ci sono tante aspettative su di noi! Però credo che non dobbiamo perdere quello spirito che ci ha contraddistinto in questi anni, il carattere e anche un po’ la spavalderia di giocare non da squadra favorita ma da squadra giovane che deve conquistarsi tutto! Vogliamo arrivare lontano e non in punta di piedi ma con tanta grinta… Magari passando anche da qualche difficoltà, che ci sta, ma alla fine giocarsi qualcosa di bello e importante!

    Prima di arrivare a Firenze siamo passati per tanti palazzetti in giro per l’Italia sempre sold out… Delle belle sensazioni, tanto affetto da parte di tutti!

    Mi sento in dovere di ringraziare tutti gli appassionati di pallavolo e spero di regalarli delle belle emozioni!

    Dopo tanti anni di carriera quali sono le cose che ti fa piacere sentirti dire?

    Ma spero di essere stimato in giro per l’Italia per il ruolo che faccio e anche per il ruolo che adesso ricopro all’interno della Nazionale! Sai quando vai a giocare nei vari palazzetti avversari è sempre bello essere applaudito e mai fischiato o insultato… Alla fine facciamo parte sempre dell’Italia al di là della maglia di Club che vestiamo e che può creare scontri tra le tifoserie! Vorrei essere sempre un giocatore rispettato.

    Come ti rapporti con il pubblico? Anche in questi giorni in cui la Nazionale viene sempre accolta da grandi folle di ragazzi e ragazze che chiedono autografi e foto…

    Sì credo che da questo punto di vista dobbiamo sempre pensare che magari ci sono ragazzi e ragazze che hanno fatto centinaia di chilometri insieme ai loro genitori per poter assistere alla partita o agli allenamenti… E quindi se possibile credo che sia doveroso che tornino a casa con una foto o un autografo!

    E il tuo futuro come lo vedi… Una volta finita la carriera da pallavolista cosa pensi di fare?

    Ci penso molto spesso anche se non ho preso ancora grandi decisioni perché vedo davanti a me ancora tanti anni di carriera da giocare e quindi adesso non so risponderti! Il famoso spazio nel mondo della pallavolo sicuramente potrebbe essere una chance perché me lo vedo, mi sembra di avere il carattere e le competenze per dare una mano in questo ambiente però sono cose che vedrò più avanti.

    biraUltima cosa… Lo hai conosciuto e avete partecipato anche alle Olimpiadi di Pechino 2008 insieme… Lasciami un tuo ricordo di Vigor Bovolenta..

    Bovo era veramente uno di quei giocatori, di quelle persone perfette per stare in un gruppo! Perché lui non pensava mai a se stesso ma pensava sempre al bene del gruppo… Era sempre quello che aveva una parola in più per tutti, che non si chiudeva mai in se stesso magari con le cuffie ad ascoltare musica! Era sempre pronto a chiacchierare anche di cose extra-pallavolistiche, si interessava della vita di ognuno, del paese da cui arrivavi o di che mestiere facessero i tuoi genitori… Può sembrare una cosa stupida ma non è così perché non è una cosa così frequente. Una squadra è molto di più che vedersi due ore e fare allenamento in palestra, quando tu condividi anche cose della tua vita privata c’è veramente la possibilità di creare qualcosa di speciale tra i giocatori e poi per qualche meccanismo magico in campo questo lo ritrovi. A Bovo questo veniva naturale… Ho questo ricordo di lui… Naturalmente oltre alle grandi doti da giocatore fortissimo qual era!

    Questo suo talento anche fuori dal campo fa riflettere anche me quando magari per pigrizia o perché ognuno ha la sua vita fuori dalla palestra non si riescono a conoscere bene tutti i giocatori della squadra in cui giochi..


  • Martina Guiggi: “La Mia Cina”

    IMG_3640Ciao Italia!

    Sono ormai in Cina da un mese, il tempo passa davvero veloce! Cosa posso raccontarvi di questa esperienza?Iniziamo dalle prime impressioni.

    Il tempo: nonostante sia novembre ancora fa caldo e l’ umidità e’ parecchio alta. Noi siamo in una regione tipicamente tropicale e ogni tanto arriva un acquazzone ma se questo e’ il finire dell’ autunno cinese non e’per niente male direi .. Si sta a mezze maniche ancora! La cosa bella è che ci sono ancora molti frutti tropicali quali mango, papaia, dragon fruit, mapo.. a cui proprio non so resistere!!

    Una cosa su cui voglio puntare l’attenzione sono le dimensione delle cose, qui tutto e’ over size!!! Il centro della città con i suoi grattacieli e torri altissime ultra moderno dà l’ impressione di camminare per le vie di New York, il palazzo dello sport dove ci alleniamo tutti i giorni ha a tre piani con al suo interno varie aree tra cui spa, piscina olimpionica, campo da tennis. sala pesi e campo da volley suddiviso al suo interno a sua volta in 3 campi!!! Gli appartamenti in cui viviamo sono di circa 200 mq con 3 camere matrimoniali, 2 bagni e living room enorme… Insomma tutto e’ grandissimo..

    guiggiVeniamo ora alla pallavolo. Per quanto riguarda la squadra, le mie compagne sono molto carine e anche se la comunicazione e’ davvero difficile perché solo un paio di loro parlano inglese, sono cordiali e amichevoli, ti fanno affezionare in pochi minuti! Gli allenamenti?: Durissimi. I ritmi sono diversi rispetto all’ Italia, iniziando con il fatto che le sedute con la palla qui si fanno al mattino, quindi dalle 08:30 fino alle12:00, 6 gg su 7 (almeno in questo periodo in cui non e’ ancora iniziato il campionato) mentre il pomeriggio ci sono le sedute pesi alternate a sedute di battuta-rice o sedute di scarico in piscina. Il trauma più grande e’ svegliarsi all’alba per affrontare anche mentalmente l’allenamento, che e’ davvero duro. Il 30 novembre si inizia, vi terrò aggiornati!

    Un abbraccio

    Marty #7

  • Eleonora Lo Bianco: “Non dimentichiamoci mai della grande forza interiore che abbiamo nascosta dentro di noi”

    LR2_5099_resizeIntervista alla regista del Galatasaray e capitano della nazionale italiana Eleonora Lo Bianco.

    Bellissimo il messaggio finale per tutte le donne..

    http://www.femalesport.org/intervista-alla-pallavolista-eleonora-lo-bianco/

  • Trofeo Bellomo, finalissima Bergamo-Busto Arsizio

    unendoIn un Palaborsani orfano di Villa Cortese si è giocata la 34ª edizione del Trofeo Mimmo Bellomo, in memoria all’ex dirigente ed allenatore della Pallavolo Castellanzese vittima di un incidente stradale di rientro da una trasferta di campionato con le “streghe”. Il torneo, considerato ormai un appuntamento di preparazione al campionato, ha visto scendere in campo Bergamo (ex detentrice del trofeo), Busto Arsizio, Ornavasso e Monza.

     Una cornice emozionate quella di Castellanza, che da sempre ma messo a stretto contatto tifoserie differenti e ieri ha visto intonare spontaneamente l’Inno di Mameli dopo l’annuncio della vittoria della nazionale Italiana contro la Bulgaria a Copenhagen.

     Prima semifinale –  In due ore abbondanti di gioco le orobiche si sono imposte al tie break contro le “api” neopromosse in A1. Le piemontesi prive di Chirichella (in nazionale Under 23) e Pisani (reduce da un operazione al crociato) hanno presentato il neo acquisto Signorile in regia, Muresan opposto, Ikic e Loda bande, Tasca e Diomede al centro e Ghilardi libero. La Foppa, anch’essa a ranghi ridotti a causa della partenza di Diuf e Folie in azzurro, ha schierato Weiss al palleggio, Sylla in diagonale, Klisura e Blagojevic schiacciatrici, Stufi e Melandri centrali e Bruno libero.

     Il primo parziale inizia con grande equilibrio: le due formazioni alternano ripetutamente il comando ed in un pugno di punti si esaltano le qualità di Ikic da un lato e Klisura dall’altro (9-9). Proprio quest’ultima dai nove metri tenta l’allungo e costinge Bellano al tempo tecnico (14-12). Bergamo cala in ricezione e dopo tre ace consecutivi Lavarini inserisce la convalescente Merlo (21-22). Ancora un ace di Diomede ed un muro di Ikic sigillano il primo set (22-25).

    Blagojevic e compagne mettono il turno ed un primo vantaggio di 6-3 si trasforma in 14-8 dopo una diagonale di Sylla. Le giallonere tentano di rientrare in partita ma Stufi in fast firma il 25-22.

    Ancora una volta Klisura allunga (8-6) e l’ex cortesina Sylla si esalta da seconda linea (16-14). Bellano tenta la carta Cogliandro: la giovane diciassettenne picchia forte in battuta e riporta in vantaggio l’Openjobmetis (21-22). Nelle file bergamasche si cambia regia: entra Smutnia per Weiss ed ancora una volta Klisura regala il 25-23.

    Ornavasso spinge (10-5) e Bergamo risponde (10-10). Ancora delle difficoltà in ricezione portano le orobiche a soffrire e a cedere sul 16-25.

    Partenza sprint per le ragazze di Mazzola (0-4) che sprecano il vantaggio facendosi recuperare (5-5). Melandri prima a muro e poi dal servizio mette in difficoltà le api (14-11). Infine Klisura regala la quarta finale consecutiva alla Foppapedretti Bergamo (15-12).

    Seconda semifinale – Si potrebbe definire una partita a senso unico quella disputata tra la Unendo Yamamay Busto Arsizio e la Saugella Monza. Un grande divario tecnico fra le due formazioni che pur non essendo al gran completo hanno animato gli spalchi con giocate di ottimo livello. Parisi, quasi obbligato dalle assenze forzate (Ortolani, Sloetjes e Bianchini) schiera capitan Marcon e Buijs in banda, Angelina opposto, Wolosz al palleggio, Garzaro ed Arrighetti al centro e Leonardi libero. Mazzola senza Balboni e Bisconti (in nazionale) risponde con Saveriano in regia, Garavaglia opposto, Bruno e Garbet centrali, Viganò e Bonetti schiacciatrici e Pastrenge libero.

    Le biancorosse ci mettono un po’ a carburare e dopo un iniziale equilibrio (7-8) Marcon tenta la fuga (16-11). Monza è in difficoltà ed Arrighetti ne approfitta siglando un ace sul 20-14. Prima un muro di Marcon, poi una sua diagonale avvicinano Busto al set point, ci pensa Angelina a chiudere (25-17).

    Le difficoltà della Saugella non sembrano placarsi e la Yama sfrutta le difficoltà per creare un gap di 6 punti (9-3).Le biancorosse sono incontenibili e con tre punti consecutivi di Arrighetti si arriva al +10 (17-7). Coach Mazzola è costretto a mischiare le carte ed inserisce Rinaldi nel finale del set. Il cambio non provoca una reazione nelle file monzesi e Buijs archivia il set con un ace (25-11).

    Busto prova ad inserire Michel al posto di Arrighetti fin dall’inizio del terzo parziale. La nuova formazione bustocca consente a Viganò e compagne di creare un piccolo vantaggio iniziale (1-4). Angelina dal servizio piazza due ace, Garzaro da prima linea firma il contro break (9-6). Buijs, miglior realizzatrice dell’incontro, tiene a distanza le avversarie (15-12) e senza grandi difficoltà sigilla il 25-14.

    Programma – domenica 29 settembre

    ore 15:30 – Finale 3°/4° posto: Openjobmetis Ornavasso – Saugella Monza

    a seguire Finalissima: Foppapedretti Bergamo – Unendo Yamamayy Busto Arsizio

    Foppapedretti Bergamo-Openjobmetis Ornavasso 3-2 (22-25, 25-22, 25-23, 16-25, 15-12)

    Bergamo: Klisura 20, Stufi 12, Bruno (L), Mambelli 1, Weiss 1, Blagojevic 11, Merlo (L) ne, Melandri 14, Decortes, Moretto ne, Smutna, Sylla 24. All. Lavarini.

    Ornavasso: Cogliandro, Baradel ne, Pisani ne, Moneta, Senkova ne, Ghilardi (L), Diomede 7, Ikic 21, Tasca 11, Muresan 15, Signorile 1, Gloder (L) ne, Loda 20. All. Bellano.

    Arbitri: Gagliotti – Guglielmoni

    Unendo Yamamay Busto Arsizio-Saugella Monza 3-0 (25-17, 25-11, 25-14)

    Busto Arsizio: Ortolani ne, Degradi ne, Garzaro 11, Michel 1, Leonardi (L), Marcon 6, Spirito, Angelina 7, Buijs 15, Arrighetti 9, Wolosz 7, Petrucci ne. All. Parisi.

    Monza: Bruno 5, Viganò 3, Garavaglia 7, Pozzoni ne, Quartarella, Saveriano, Rinaldi 2, Bonetti 7, Garbet, Facchinetti, Nomikou ne, Pastrenge (L). All. Mazzola.

    Arbitri: Guglielmoni – Gagliotti

    Note: 900 spettatori circa

    Mara Giurgola – Ph Volleybusto