“Quando penso a Juliann, le espressioni ‘potenza allo stato puro’, ‘forza’ e ‘costanza’ sono quelle che mi vengono subito in mente. E’ una delle atlete che lavora più duramente, sia in campo sia fuori, e l’importanza di questo atteggiamento è evidente quando scende in campo, perchè lei è la quintessenza dell’atleta completo. La mentalità di Juliann è quella che tutti gli atleti dovrebbero avere: dai tutto quello che puoi, in campo e fuori, per prenderti cura del tuo corpo e cerca di giocare sempre al meglio delle tue possibilità. Lei si allena così, e mostra con le sue azioni a tutte le compagne che lei sta facendo del suo meglio, per il beneficio di tutte noi. E’ davvero una cosa fantastica giocare con lei. Come compagna di squadra, lavora duro e i suoi consigli sono costruttivi ed estremamente d’aiuto. La cosa bella che trovo nel giocare con lei, è che so cosa aspettarmi da lei, ogni volta. So che lei lavorerà per me, e che mi farà apprezzare il fatto di giocare con lei. Da alzatrice, è una gioia alzare una palla per il tuo attaccante e sapere che verrà messa a terra facilmente… e con Juliann questa sensazione diventa ancora più forte, perchè oltre ad essere una grande compagna di squadra, è anche una grande amica. Mi sento fortunata ad averla incontrata, e sono felice di poter dire che questa ragazza sarà una mia amica vera per sempre. Le voglio bene come un membro della mia famiglia”
Intervista: Matteo Mangiatotti&Cristina Gatti. Introduzione Carli Lloyd. Foto Foto: Fabio Cucchetti, Marco Marengo, Carmelo Poidomani e Riccardo Giuliani.
Juliann, iniziamo parlando della tua esperienza al College. Cosa puoi dirci, riguardo la vita quotidiana, il modo di interpretare la pallavolo …
Il College è stata un’esperienza molto divertente per me. Ho amato la scuola in cui sono andata, che è in una delle più grandi città degli States, Austin (in Texas). Ho ricevuto una delle migliori educazioni possibili e ho anche avuto la chance di far parte di una delle migliori squadre a livello universitario. E’ stato difficile gestire la scuola e la pallavolo, ma credo che grazie alla scuola ho sviluppato una buona capacità di comunicazione e di gestione, che mi aiutano anche oggi. Ogni giorno mi svegliavo, frequentavo le lezioni, mangiavo e poi mi allenavo. Dovevamo viaggiare durante la settimana, per le partite, ed eravamo costrette a studiare mentre ci spostavamo; era difficile, perché dovevamo concentrarci sulla partita e nel frattempo mantenere i nostri voti. Era incredibile il supporto che avevamo a scuola, ogni sera avevamo il palazzetto pieno. Tutte le nostre squadre, in ogni sport, erano seguite in questo modo ed è stato come vivere in una famiglia. Mi manca. Il College mi ha insegnato molto su di me e sono davvero contenta di essere stata circondata da persone meravigliose durante i miei quattro anni passati là.
Secondo te, perché un Paese come gli USA non riesce a far diventare la pallavolo uno sport PRO?
Penso che ci manchi il denaro e un sostegno “di base” di tifosi, di amanti di questo sport. Non molte persone sono interessate alla pallavolo al di fuori dei College, tanto che questo sport ha impiegato molto tempo prima di varcare le mura delle Università. Le uniche gare di volley che vengono trasmesse in TV sono quelle delle Olimpiadi, e qualche partita del campionato universitario.
Come ti sei sentita quando hai lasciato il tuo Paese per la prima volta? La tua prima esperienza all’estero è stata qui in Italia: come ti sei trovata?
Ero molto nervosa. Ero stata in Europa e in Asia prima, ma ogni volta solo per un paio di settimane. Sono stata lontana dalla mia famiglia ai tempi del College, ma se avessi avuto bisogno di qualcosa potevo sentire i miei cari al telefono oppure prendere un aereo, ma per un volo molto breve. Quando ho lasciato la mia casa l’anno scorso per venire in Italia ho dovuto dire addio a tutta la mia famiglia e al mio ragazzo, non sapendo se avrebbero avuto la possibilità di venirmi a trovare durante i miei nove mesi di distanza. E’ stato triste e spaventoso, ma anche avvincente ed emozionante sapere che avrei iniziato una nuova vita in un Paese completamente diverso. Ero entusiasta di approcciare una cultura diversa e giocare a pallavolo ad un più alto livello. Ho imparato molto nella scorsa stagione, e so che continuerò ad imparare per tutto il tempo che continuerò a giocare. Questo lavoro mi dà l’opportunità di sperimentare la vita in modi nuovi e fare cose che le persone non hanno la possibilità di fare tutti i giorni. Mi sento fortunata e privilegiata, ad essere nella posizione in cui mi trovo in questo momento.
Quali sono le più grandi differenze circa la preparazione fisica, tra gli Stati Uniti e l’Italia?
Mi sono sempre sentita diversa dagli altri, per il fatto della mia fisicità. Mi sforzo per allenare il mio corpo per il mio lavoro, in un modo che nessun altro fa. Sono molto competitiva e ho ereditato questa attitudine da entrambi i miei genitori, che hanno sempre lavorato a contatto col fitness, sia come atleti che come preparatori; sono sempre stata così, da quando sono nata. Sono stata cresciuta imparando a conoscere i miei muscoli e il mio fisico, quindi, che io sia in Italia o negli Stati Uniti, cercherò sempre di essere la migliore in questo campo. La mia preparazione fisica non cambia, quindi non vedo la differenza.
Gli atleti americani di solito hanno un grande dialogo tra di loro, che è una cosa diversa rispetto a ciò che accade in Italia. Cosa ne pensi? Credi che sia un punto debole per gli atleti italiani?
Ci è stato insegnato a comunicare bene l’una con l’altra da quando abbiamo deciso di iniziare a giocare a pallavolo. Ogni allenatore che ho avuto ci ha insegnato circa l’importanza della comunicazione tra giocatrici in campo. Credo che in questa stagione avere Carli Lloyd nella mia squadra, con cui ho giocato per tre anni (ai tempi della “Sophomore High School”) e cui sono molto legata, possa permetterci di mostrare il valore che diamo a questo aspetto.
Tu e il Team USA: qual è il tuo rapporto con la squadra? Sei molto giovane: credi di poter competere per le prossime Olimpiadi, per esempio? E per diventarne una presenza costante?
Ho giocato con gli Stati Uniti in diverse occasione. Dalla Nazionale juniores, fino alla prima squadra. Nel 2008, ho fatto parte della rosa durante tutta la preparazione, con la speranza digiocare le Olimpiadi di Pechino dello stesso anno. Questa volta, non ho avuto la stessa fortuna. Non era disposta a lasciare il College in anticipo in modo da potermi allenare in primavera. Così, quando l’estate è arrivata, non c’era più spazio disponibile per me per allenarmi con la squadra. Volevo finire la mia scuola e ottenere la laurea, e questa è una decisione di cui sono molto contenta. Non era il mio tempo quest’anno, ma mi concentrerò per il 2016. Credo di averne la possibilità, se io lavoro duro e continuo a migliorare. Non potrò mai rinunciare a quel sogno.
Qual è la tua più grande fonte di ispirazione? Sul campo e nella vita quotidiana..
Penso che una delle cose più importanti sia essere consapevole di non aver ancora espresso al massimo livello le mie potenzialità. Ho ancora molto da imparare e da migliorarmi. Questo mi motiva ad allenarmi duramente, a lavorare sui miei punti deboli e cercare di raggiungere il massimo in ogni cosa che faccio. Voglio essere un’atleta olimpica e voglio ispirare i giovani intorno a me. Voglio essere la migliore in quello che faccio, è questo ciò che mi ispira.
Nella tua esperienza nella Serie A italiana, hai avuto la possibilità di incontrare due grandi allenatori, Salvagni e Parisi. Quali sono le principali differenze tra loro?
Entrambi sono grandi allenatori, condivido. Salvagni è davvero una bella persone, e anche molto simpatico. Devo ancora conoscere Parisi, ma mi ha già insegnato molto riguardo a come esprimere il mio ruolo in campo e io sono davvero felice di giocare sotto la sua guida. Hanno due stili di “essere allenatori” differenti, e io rispetto entrambi.
La scorsa stagione a Urbino avete fatto un ottimo lavoro, raggiungendo le Final Four Coppa Italia e i playoff. Questa stagione giochi, molto probabilmente, nella migliore squadra in Italia. Quali sono le tue aspettative? Personalmente …
Personalmente, mi piacerebbe vincere. Non mi piace usare la parola “aspettativa”, che porta con sè anche la pressione. Mi piace fissare degli obiettivi e sforzarmi di raggiungerli. L’obiettivo è sempre quello di vincere.
Le prime impressioni della nuova esperienza a Busto Arsizio, alla Yamamay.
Sono stata accolta benissimo qui, sia dalla squadra che dai tifosi. Mi piace l’approccio, e sono molto felice.
Come fai a restare in contatto con la famiglia e gli amici all’estero?
Il computer è il modo migliore per rimanere in contatto. Via Skype e con messaggi. Recentemente ho attivato internet sul mio telefono in modo da poter parlare con i miei genitori, le sorelle e gli amici dovunque mi trovi.

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