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  • Stefania Sansonna. Il coraggio della determinazione…

    Stefania Sansonna. Il coraggio della determinazione…

    [di Emanuela Macrì – foto Fabio Cucchetti per Get Sport Media] Il vento giusto e la ricerca dell’esatta direzione. Per capire come aggiustare le vele, impostare la rotta. Stefania Sansonna, quel vento lo conosce bene. Ma non stiamo parlando del vento di Scirocco che accarezza la sua terra, quella Puglia spesso lontana, anche se mai dal cuore.

    A Canosa di Puglia dove è nata e cresciuta, a cartoni animati a pallavolo, manco a dirlo. “Condizionata – sorride la numero 11 della Igor Gorgonzola Novara – da quella serie (tanto famosa che pare pure superfluo nominare) ma anche appassionata grazie ad essa. Anche se a portarmi sul campo di gioco è stata più la voglia di emulare mia sorella Carmela e di accorciare quei cinque anni di distanza fra noi, di trovare una scusa per giocare insieme a lei.”

    Per sognare di diventare una grande campionessa, mettendoci tutto quanto possibile perché non rimanesse soltanto un sogno. Fino a imporsi nell’universo del volley come una dei liberi più forti in assoluto. Nonostante quel ruolo, il suo ruolo di oggi, non esistesse quando ha iniziato a giocare a pallavolo. “Sono nata come schiacciatrice. E tale sono rimasta fino a 22 anni, fino a quando con la squadra di Isernia siamo sbarcate in serie A2. L’anno successivo, con il passaggio a Castellana Grotte è arrivata anche la decisione del cambio di ruolo.” Una novità, come un vento che cambia, accolta come una possibilità, un’opportunità da darsi.

    O, meglio, “la felice intuizione di un allenatore illuminato, Donato Radogna, che ha saputo analizzare la mia situazione e, da subito, comprendere che avrei avuto un futuro migliore in seconda linea. Perché, ricordando le sue parole, avevo davanti a me due strade e solo una scelta: rimanere una brava schiacciatrice come tante o diventare un eccellente libero come (quasi) nessuno. Ho capito subito la sua onestà intellettuale e la sua grande capacità d’analisi, di guardare dentro e oltre una questione. E ho accettato.”

    Un tecnico capace di guardare oltre. Ma anche di guidare, oltre. Con Radogna, infatti, arriverà la promozione nella massima serie del campionato italiana. Quella A1, e quel futuro immaginato, che Stefania Sansonna non lascerà più. Insieme alla voglia di vincere e di lottare. “Perchè ancora oggi, dopo Berlino e la Champions League conquistata, non sento di essere arrivata. Sarà che non mi soffermo mai troppo su quanto fatto e, anche se so di aver fatto molto, anche di più rispetto alle mie aspettative, preferisco guardare la strada che mi aspetta. Tutto quello che rimane ancora da fare.”

    Scegliendo come compagni di viaggio, tutte le esperienze fatte in campo. Insieme ai tanti insegnamenti ricevuti. “Ho avuto la fortuna di incontrare allenatori di alto livello, delle vere e proprie guide, persone capaci di raffinare un prodotto fino ad allora grezzo e di lavorare, ognuno, su un aspetto specifico del mio stare in campo. Dopo Radogna e il cambio di ruolo, arriveranno Giovanni Caprara, con cui ho migliorato la tecnica, Luciano Pedullà, che mi ha aiutato nel processo di crescita, e Massimo Barbolini che mi donato grande consapevolezza.” Ma non è tutto. “Perché devo molto alle campionesse con cui ho avuto il piacere di vivere e lavorare.” Poi precisa. “Quelle vere, che sono state e sono delle campionesse fuori dal campo, prima che dentro il campo.

    Perché arrivare in alto, significa, non perdere mai di vista il percorso fatto, tutti i passi e la fatica. “Come ha ricordato Papa Francesco in un recente discorso che ho apprezzato molto e fatto un po’ mio: bisogna ricordarsi da dove si viene. Non dimenticare il campetto, l’oratorio, la strada dove tutto è iniziato.” Quella Puglia che ora individua proprio lei, Stefania Sansonna, come un modello, una bandiera sportiva. Un esempio da seguire, anche guardando alla sua storia, quella di una giocatrice formatasi in un movimento pallavolistico territoriale che, sebbene vivesse un momento più felice rispetto a quello attuale e in cui le società in serie A erano molte in tutto il sud, era lontano da quel nord catalizzatore.

    In un sud in cui non era, comunque, più facile emergere rispetto a oggi. Alla base, domani come allora, conterà sempre più di tutto la passione che hai: deve essere immensa, ché se fosse solo grande non basterebbe. Solo una passione sconfinata, infatti, ti dà quell’energia per misurarti con la sofferenza, la necessità di crescere in fretta e di sopportare qualunque avversità. Per questo, non piacendomi il singolo ma preferendo il gioco di squadra, vorrei pensarmi più come un ponte che un modello, diventare il punto di raccordo tra i sogni di gioventù di qualche atleta del mio territorio e la loro realizzazione. Da rincorrere, ovunque essa possa avverarsi.

    Anche fosse al nord, come è stato per lei. Quel nord che la ha cambiato la vita. Con il suo arrivo a Novara e l’inizio di una lunga storia d’amore “costruita piano piano, insieme a una città e una società a cui sono particolarmente legata, per molti motivi. Tra questi, il primo su tutti, il fatto di aver sempre trovato appoggio, anche nei momenti più difficili. Un aspetto che mi ha inorgoglisce, come atleta e come donna.

    Una grande dimostrazione di rispetto che passa per la comprensione, come sprone a risollevarsi e non certo come giustificazione. “Una risposta, credo. Perché a ritornare, in fondo, è quello che dai. E io non mi sono mai risparmiata, mettendoci tutto il cuore che potevo. Anche negli errori commessi, che in fondo sono stati i miei migliori insegnanti. Nei momenti di crisi, infatti, mi sono sempre fidata dei consigli che ricevevo e sfidata. Ho imparato a lavorare sugli sbagli, a partire da essi per crescere, aggiungere, imparare. La volontà che ho messo in ogni istante è tornata in forma di stima reciproca e grande affetto.”

    Un sentimento sincero, come non potrebbe non essere con il libero igorino. Una donna decisa “e coraggiosa. Credo sia questo il mio tratto distintivo. Non mi è mai mancata, infatti, la forza di dire quanto pensavo così come lo pensavo.” A mancarle, semmai, in tanti anni di nord è il mare della Puglia e il profumo del sugo della domenica, quello lasciato sul fuoco per ore prima di incontrare le orecchiette della mamma. “Quello che con il suo profumo tii sveglia la domenica mattina – conclude Stefania – quando ti permetti di dormire fino a tardi.”

    Riti che si mantengono e profumi antichi, che ti rimangono nel sangue, come lo Scirocco. Il vento che le ha insegnato che per navigare bisogna saper prendere le giuste decisioni. Anche quelle di cambiare rotta o la direzione delle vele, se necessario.

  • “Gioco, flessibilità e figure professionali competenti”.  Il consigliere Del CT Cremona-Lodi, Walter Raimondi, presenta il VolleyS3 provinciale

    “Gioco, flessibilità e figure professionali competenti”. Il consigliere Del CT Cremona-Lodi, Walter Raimondi, presenta il VolleyS3 provinciale

    Walter Raimondi VolleyS3 CT Cremona LodiÈ il progetto che il Settore Scuola della FIPAV – Federazione Italiana Pallavolo ha introdotto a partire dal corrente anno scolastico e che, da qualche tempo, ha trovato anche l’approvazione del MIUR quale progetto di carattere nazionale: è il suo nome è VolleyS3. A raccontarci delle novità apportate da questo importante progetto e dalla sua natura è Walter Raimondi, da molti anni impegnato a vario titolo nel mondo della pallavolo, da genitore prima a dirigente poi fino a coprire la carica di direttore sportivo, ed oggi consigliere del Comitato Territoriale Cremona Lodi, ma anche coordinatore della Commissione VolleyS3, della Sezione Scuola e della Sezione Eventi del medesimo comitato.

    “Il VolleyS3 nasce come evoluzione di quello che fino a qualche tempo fa si chiama minivolley. Si tratta, però di un rinnovamento – chiarisce Raimondi –  che non si esaurisce nel cambio del nome, ma va decisamente oltre. Alla base di tutto, quale fondamento, c’è il concetto del gioco e del divertimento che accompagnano la pratica del VolleyS3. È la motivazione, infatti, uno dei cardini fondamentali su cui si struttura tutta l’attività dei primi anni trascorsi in questo sport, per fare in modo che i bambini e le bambine trovino gli stimoli giusti per continuare a giocare a pallavolo.”

    I nomi, si sa, sono importanti anche per comprendere. Cominciamo, dunque, dal nome scelto: cosa significa S3? E quali sono stati i cambiamenti, le innovazioni apportate?

    “La prima esigenza, una volta evidenziatasi la necessità di un cambiamento, è stata quella di trovare il giusto sostituto a un nome che rischiava di suonare come riduttivo rispetto all’importanza della missione. Ecco quindi l’arrivo delle tre S di Sport, Squadra e Salute ad accompagnare il volley in questo suo, nuovo, cammino, dove a sostituire la rigidità delle regole hanno trovato posto i concetti di facilitazione e di flessibilità uniti alla componente del gioco. Per fare in modo che l’accesso a questo sport avvenga attraverso l’attività ludica si è pensato di formulare alcune proposte, rimandando di qualche anno l’appuntamento con gli aspetti puramente tecnici e tattici. Tra queste, ad esempio, la proposta dello SpikeBall, “il gioco della schiacciata”, che grazie ad alcune regole formulate sulla base della facilitazione, quali la possibilità di fermare il gioco o far rimbalzare il pallone a terra, permette agli atleti una continuità di gioco senza rinunciare alla competizione. L’obiettivo principale è quello di vedere giovani atleti felici di praticare questo sport, far nascere e crescere in loro il piacere di giocare a pallavolo.”

    A quale fascia di età si rivolge il VolleyS3 e come si struttura la sua attività?

    “Il VolleyS3 accoglie atleti e atlete dai 5 ai 9-10 anni che partecipano al gioco suddividi in gruppi formati sulla base del livello dell’abilità raggiunta e non secondo il principio dell’età, in squadre miste e composte da un numero variabile di giocatori. Questo, sempre e ancora, in osservanza dei principi cardine di flessibilità e di facilitazione, per fare in modo che ogni atleta possa trovare la propria, adeguata, situazione secondo le capacità del momento e progredire secondo i propri tempi, senza forzature. I livelli individuati, accomunati dal principio del “giocare subito”, senza bisogno dell’esercizio preparatorio, sono tre: a iniziare dal WHITE, dove ci si confronta con i primi rudimenti, passando per il livello GREEN e le dinamiche del gioco S3, fino al RED, il livello più vicino alla pallavolo delle categorie più alte.”

    Gioco e divertimento, ma anche impegno. Quali sono gli appuntamenti del Volley S3?

    “Impegni – sorride Walter Raimondi – molto piacevoli. A cominciare da quelle che, con il Comitato, abbiamo deciso di chiamare feste. Si tratta di giornate di gara, generalmente fissate alla domenica e organizzate a turno dalle quarantuno società del Comitato Territoriale di Cremona e Lodi che effettuano attività di VolleyS3. Festa perché alla base c’è la voglia di stare insieme, di trascorrere alcune ore in compagnia di amici nuovi o futuri, con la pallavolo quale mezzo di unione. Senza dimenticare l’aspetto della socialità, favorita anche dalla presenza di ricchi buffet e da un calendario che, al termine della stagione 2017/18 riunirà tutte le società in un evento finale, in programma per domenica 3 giugno 2018, in una località in via di definizione.  Giornate di festa, dunque a riassumere un’attività che, però, individua la propria base negli allenamenti, con almeno due appuntamenti settimanali della durata di un’ora e mezzo ciascuno. Momenti in cui si imposta il lavoro mettendo al centro, sempre e comunque, la componente del gioco.”

    A questo proposito possiamo parlare di un’altra importante innovazione operata con il VolleyS3. Quale?

    Una novità fondamentale – spiega, in chiusura il coordinatore – come l’introduzione della figura dello Smart Coach, una persona appositamente formata per prendersi cura dei nostri giovani atleti, preparata non solo nella tecnica ma anche, e soprattutto, per quanto riguardo lo spirito con cui dovrà affrontare il lavoro in palestra. La regola numero uno, in questo caso, è proprio il sorriso. Lo Smart Coach, dunque, è una figura di grande sensibilità e attenzione per gli aspetti dell’emozionalità. In Lombardia, e lo dico con grande orgoglio, i corsi sono tenuti da persone di elevata preparazione come la Prof.ssa Irene Ranalletti, docente FIPAV e coordinatrice per il Comitato Regionale Fipav della Lombardia per il settore VolleyS3. E, con soddisfazione, tengo a sottolineare il fatto come nella nostra regione si tenga in grande considerazione il progetto del VolleyS3 tanto che è stato deciso di strutturare corsi di 16 anziché 12 ore come previsto a livello nazionale. Questo sottolinea la grande attenzione per questa nuova, importante, figura.”

    Corsi che presto riguarderanno anche il territorio di Cremona Lodi: tra qualche giorno, infatti, sarà reso pubblico il bando per il primo corso per SmartCoach organizzato dal Comitato Territoriale Cremona Lodi, con tutte le informazioni disponibili sul sito, alla sezione dedicata. I prossimi appuntamenti con il VolleyS3, invece, sono fissati per domenica 25 febbraio a Cremona, Ostiano, Agnadello, Dovera (CR) e Somaglia (LO) e per domenica 4 marzo Credera Rubbiano (CR). Per il calendario a seguire, gli aggiornamenti saranno disponibili sulla pagina fb del Comitato  (https://www.facebook.com/fipavcremona).

     UFFICIO STAMPA

    COMITATO TERRITORIALE FIPAV CREMONA LODI

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  • Marco Mencarelli, la pallavolo e l’importanza del fattore Tempo

    Marco Mencarello vivovolley Emanuela Macrì (4)[di Emanuela Macrì – foto Michele Baruffi, Fabio Cucchetti e Riccardo Giuliani] Sul comodino una copia di Resisto dunque sono di Pietro Trabucchi, la sua lettura da prima, personale, posizione del 2017. Nelle mani molti altri libri, tra quelli che ha scritto, letto e leggerà. Perché Marco Mencarelli è un lettore per passione e necessità in un mestiere che abbisogna di aggiornamenti continui e a largo raggio per lui che non è solo un allenatore ma, anche, docente e preparatore fisico. Una professione, anche se il plurale sarebbe più adatto, che aveva immaginato fin dai primi anni del liceo, quando praticava più di una disciplina sportiva e già aveva deciso di proseguire gli studi sulla strada delle Scienze Motorie. “Un pallavolista dalla carriera non troppo brillante, che ha dovuto fare i conti con i limiti fisici e tecnici – racconta di sé Mencarelli – sommato a uno studente motivato, che da bambino sognava i Giochi Olimpici. Un’addizione che porterà, come risultato, un futuro da tecnico.” E un’Olimpiade, quella di Atene 2004, non da atleta ma da vice allenatore e preparatore della Nazionale italiana femminile.

    La pallavolo, ancora, come elemento capace, letteralmente, di far piazza pulita della concorrenza per mettersi al centro del suo universo. “Per un certo periodo mi ero avvicinato alla musica, dilettandomi a suonare la chitarra classica. Una via che ho dovuto ben presto abbandonare, però, a causa di un infortunio alle dita della mano rimediato giocando a volley. Uno sport che, evidentemente, sa imporsi senza mezzi termini.” Senza ripensamenti. “Non posso individuare un evento in particolare in cui ho capito che la pallavolo era stata la scelta giusta ma, semmai, il contrario: ho avuto, cioè, modo di confrontarmi con i risultati di scelte oculate e strategie, sommate a botte di fortuna importanti. Se mi guardo indietro, quindi, posso dire di aver colto l’attimo in qualsiasi situazione creatasi. Magari buttandomi con quel pizzico di avventatezza che per me rappresenta l’eccezione poiché sono riflessivo e non istintivo, imboccando la giusta via in determinate e determinanti scelte.”

    E se di scelte vogliamo parlare allora eccone una che davvero contraddistingue la storia di Marco Mencarelli da quella della maggior parte dei suoi colleghi. Quella, cioè, di passare dalla panchina della Nazionale a quella di una squadra di club, in un percorso inverso rispetto alla norma. “Una decisione presa perché era l’esperienza che mi mancava e sognavo di fare. Trovavo anomalo per un allenatore come me, cresciuto nelle realtà giovanili, il fatto di essere arrivato alla guida di una Nazionale seniores senza alcuna esperienza in un club. Ammetto di aver avuto qualche timore nel momento in cui mi sono trovato faccia a faccia con l’offerta della società, perché volevo ci fossero delle sicurezze nei miei confronti, che si capisse come le mie idee andassero verso una certa direzione, e se non proprio controcorrente, fossero comunque orientate a tracciare un solco.”

    27849220_10215887874938055_1630484507_nUn’opportunità, poi, dal tempismo perfetto “in un momento particolare – continua l’allenatore oggi sulla panchina di Busto Arsizio – in cui non mi riconoscevo nelle strategie di gestione della Federazione rispetto a quel progetto. Non eravamo più allineati e, quindi, la situazione era matura e favorevole per un cambio.” Sarà, così, il momento di passare dalla panchina del Club Italia, per una stagione, e così a quella della Nazionale U18, per un’avventura che tuttora continua.

    Arriviamo, così, a quel presente che si chiama Unet E-Work Busto Arsizio Busto, al terzo anno di un progetto che, oggi, comincia a mostrare i propri frutti. Un disegno che ha avuto la necessità di svilupparsi nel tempo, per diventare la squadra rivelazione del girone d’andata del campionato. Segno che nel volley, come nella vita la pazienza gioca un ruolo di primo piano. “Inevitabilmente. Il fattore tempo per noi allenatori è imprescindibile, anche se questa necessità confligge con molte delle logiche dominanti. Il risultato è quel fenomeno, peraltro non tipicamente italiano ma che nel nostro paese assume proporzioni non accettabili, che prende il nome di esonero e dipende dalla logica del risultato a ogni costo.

    Guidare una squadra significa essere alle prese con uno sviluppo di prestazioni e ci sono componenti che possono dare il risultato a brevissimo termine, ma che nello stesso momento non sono garanzia di continuità di quello stesso risultato. Nel medesimo tempo, ma di segno inverso, vi sono componenti a cui si correla una maggior linearità, ma richiedono tempo. Sono convinto che andrebbe fatta una politica a priori, un’operazione di mercato più oculato, più attento. Perché dietro ad un esonero può nascondersi la scarsa considerazione, a livello dirigenziale, del rapporto corrente tra lo stile professionale dell’allenatore e la squadra che è stata formata. Qui a Busto Arsizio, con la UYBA abbiamo intrapreso un percorso che va in questa direzione: ho adattato il mio stile alle esigenze della serie A1 senza stravolgerlo ma trovando il giusto senso.”

    Un compromesso capace anche di accompagnare le situazioni, per arrivare alla fine della stagione “con la certezza di aver saputo cogliere le opportunità. La conquista dell’accesso alla fase finale della Coppa Italia – sottolinea Marco Mencarelli – che si terrà a Bologna ne è un esempio chiaro non solo nella sostanza dell’aver raggiunto un obiettivo ma, soprattutto, nel modo in cui ci siamo arrivati, con una gara di ritorno su cui pesava una sconfitta subita a Modena e un risultato sfavorevole a cui dover porre rimedio, a cui dover dare una risposta di carattere. Lo spirito visto in campo in quell’occasione è quello giusto, consono al tipo di lavoro che stiamo facendo e molto vicino alla mia idea di pallavolo. È dunque questo che mi auguro di poter dire tra qualche mese, di aver visto una squadra pronta a vivere le opportunità in maniera sfacciata e decisa, senza freni inibitori. Perché considero questa la porta per le possibilità e soddisfazioni importanti.”

    Marco Mencarello vivovolley Emanuela Macrì (3)Soddisfazioni che nella vita non sono mancate al Menca, come lo chiamano le ragazze che hanno lavorato con lui e e le stesse che lo descrivono come un grande insegnante, un punto di riferimento per la propria crescita sportiva. E se alla pallavolo ha dato molto, molto può dire di aver ricevuto. “In tutti questi anni di lavoro ho cercato di fare in modo che l’onestà e la schiettezza nei rapporti non venissero mai meno, anche quando questo ha significato prendere decisioni difficili e doverle comunicare direttamente alle persone interessate. Ho diretto nove diversi staff dal 2006 ad oggi ed è in questi gruppi che individuo i rapporti tra i più sinceri e profondi che ho. Questo significa che siamo andati molto oltre l’obiettivo, entrando nel rapporto personale. Questo significa che la pallavolo, più dei titoli e delle medaglie, mi ha fatto un grande dono, quelle amicizie che continueranno comunque, oltre la pallavolo stessa.”

    Amicizie che resistono, come recita il titolo del libro che Marco Mencarelli ha appena terminato di leggere ma non ha voglia di archiviare. Perché racconta storie di sport e situazioni di disagio mentre spiega come la vita si fondi sulla capacità, tutta umana, di affrontare e superare le difficoltà. E chissà cosa ne penserebbe Seneca, filosofo che già nel I° sec d.C. scriveva: “Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma è perché non osiamo che sono difficili.”

  • “Un 2018 di crescita”. Intervista a Luca Pavesi Il Presidente del Comitato Territoriale Cremona Lodi, sulle aspettative e le attività del nuovo anno.

    Luca Pavesi Fipav C.T.Cremona Lodi (2)Dopo diciassette anni ha lasciato il fischietto e la massima serie del campionato italiano di pallavolo per dare inizio a una carriera istituzionale, quella che lo condurrà in breve tempo, ai vertici di un Comitato Provinciale della Fipav. È il 2004 quando Luca Pavesi, oggi Presidente del Comitato Territoriale Cremona Lodi, decide di allontanarsi dai campi di gara per continuare a seguire il volley da un’altra angolazione, da un altro punto di vista. Arrivando, da subito, alla cabina di comando dell’allora Comitato Provinciale di Cremona in un momento difficile, come lui stesso ci ha raccontato in questa intervista. “Un periodo in cui si dovevano affrontare alcuni seri problemi di gestione e con le società, in quel momento, a individuare in me la persona adatta a seguire l’andamento degli eventi. Una fiducia, credo di poter dire, ben riposta, come racconta questo terzo mandato alla Presidenza che avrà termine nel 2021.”

    Prima di addentrarci nel presente, però, facciamo un piccolo passo indietro. Torniamo al febbraio dello scorso anno, al momento che ha visto, dall’unione di due precedenti Comitati Provinciali, la nascita del Comitato Territoriale Cremona Lodi.

    “Tutto prende avvio dalla riforma operata qualche anno fa nel mondo della pallavolo, quando si è deciso di razionalizzare l’organizzazione facendo in modo che alcuni fra i comitati provinciali più piccoli, quelli che non raggiungevano un numero minimo e sufficiente di società e per questo si trovavano a carico della federazione centrale, venissero uniti ad altri. Nasce così, nel corso della stagione 2016-2017 e dai due precedenti comitati provinciali di Cremona e di Lodi, il Comitato Territoriale Cremona Lodi, un’unione che ha permesso tanto un aumento della competenza territoriale quanto una crescita delle attività: oggi, infatti, contiamo circa novanta società effettive (più alcune che, al momento attuale, non stanno prendendo parte attiva alle attività) arrivando ad essere il dodicesimo comitato in Italia per numero di società affiliate. Un dato che rende bene l’idea di come si presenti il nostro movimento e delle potenzialità di questa zona geografia in ambito sportivo pallavolistico, soprattutto se consideriamo che in queste prime dodici posizioni ben quattro sono occupate da comitati della regione Lombardia.

    Le attività del nuovo Comitato hanno avuto un inizio ufficiale dal febbraio 2017 ma, conoscendo già da tempo il futuro che ci attendeva, avevamo pensato un’organizzazione che andasse nel senso dell’unione, cominciando a dialogare e collaborare, programmando campionati che riguardassero le squadre di entrambe i due territori. Questo ci ha permesso di arrivare al momento dell’effettiva fusione senza essere colti impreparati ma già strutturati, con esercizi comuni già in essere e atti a farci procedere tutti verso il medesimo obiettivo e con lo stesso intento.”

    Entriamo nello specifico, ora, andando a leggere la carta d’identità del Comitato Territoriale Cremona Lodi. Quali sono le figure che lo compongono e quali le sue attività?

    “La composizione attuale dell’organigramma vede un Presidente, il sottoscritto, un Vicepresidente nella persona di Marco Spozio, sei consiglieri (Angela Cerizza, Paolo Compiani, Giovanni Dell’Orco, Walter Raimondi e Diego Terzaghi a cui si aggiunge il Vicepresidente) e i commissari. Ci sono le due sedi di Cremona e Lodi, una segreteria e due segretari, i coordinatori dei settori Scuola ed Eventi e quelli delle Selezione Femminile e Maschile. Siamo un gruppo formato da molte persone, dunque, impegnate a seguire le tante attività, dal Volley S3 (ex minivolley), a tutti i campionati dall’Under13 all’Under18, passando per la Terza, quindi Seconda, fino alla Prima Divisione. Le categorie superiori, le serie C e D, entrano invece nell’area di competenza del comitato regionale, mentre dalla serie B2 in avanti è territorio della Federazione nazionale. Quello che va ricordato, è il fatto di contare nel nostro Comitato Territoriale, società impegnate non solo in ambito sia provinciale, ma anche regionale e nazionale.”

    In tema di territorio e di categorie non possiamo non pensare alla presenza nella provincia di Cremona di una società come la Pomì Casalmaggiore che, negli ultimi anni, ha scritto importanti pagine nella storia della pallavolo italiana. Quale ricaduta ha, questo, sul momento pallavolistico della zona?

    “Per prima cosa, credo, vada sottolineato il suo apporto fondamentale, perché avere un elemento di traino e visibilità tanto a livello nazionale che internazionale porta ad avere un naturale incremento delle attività. Una società di alto livello come la Pomì a rappresentare il nostro territorio porta tutta la nostra attività a risentirne positivamente, soprattutto nei numeri. Basti pensare alla possibilità per bambini, le ragazze e ragazzi di poter assistere alle partite, poter interagire con campionesse e giovani atlete, e come questo sia un elemento di grande attrattiva che porta, poi, anche all’avvicinarsi a questo nostro sport. Un fenomeno, peraltro, non nuovo per la nostra zona ma già registrato in passato con la Reima Crema, società che militava nella serie A2 del campionato maschile la cui attività, in quel periodo, aveva determinato un grande fermento nel movimento delle categorie maschili. In questi anni, per avvicinarci al presente, con la Pomì Casalmaggiore, possiamo dire di aver osservato un riscontro, un crescendo, anche nelle  nostre attività.”

    Torniamo al Comitato Territoriale Cremona Lodi: quali sono obiettivi di questo 2018 e gli appuntamenti in calendario per l’anno appena iniziato?

    “L’obiettivo fondamentale di sempre, che ci auguriamo di portare in questa prima stagione completa del Comitato e in tutte le stagioni a venire, è quello di fare rete, di nutrire un movimento capace di creare più occasioni e attività possibili. Questo è auspicabile, soprattutto, in ragione di quella fusione di cui si parlava, di quella unione di forze e obiettivi che, aumentando il nostro bacino d’utenza e creando sinergie tra società che fino a pochi mesi addietro facevano parte di realtà diverse, ci permetta di far crescere i nostri numeri e, quindi, il potenziale. Lo scopo, pertanto, è quello di organizzare le attività facendo in modo di riuscire a soddisfare tutte, o comunque il maggior numero, delle società tenendo conto anche delle loro necessità, cercando di coadiuvare o aiutarle a svolgere il lavoro nel modo più utile ed efficace possibile. Il nostro intento è quello di arrivare ad avere un ruolo di sostegno per le attività di ogni singola società. Questa è la base su cui vogliamo impegnarci e lavorare, insieme al compito di organizzare i vari campionati che permettano alle atlete e atleti di giocare.

    Per quanto riguarda gli appuntamenti importanti, se partiamo del nostro territorio, sono e rimangono le fasi finali di ogni singolo campionato, soprattutto delle categorie Under16, Under14 e Under13, ovvero quei campionati che creano più di altri le condizioni per scoprire, far crescere i giovani campioni di domani, quelli che si pongono come incrocio fondamentale nel cammino degli atleti e delle atlete. Le finali, per tutti loro, sono l’occasione, la vera vetrina per emergere e farsi notare. Non meno importante, ancora, il Trofeo delle Province, che si svolgerà nei prossimi mesi. Si tratta di una manifestazione a cui parteciperemo con le selezioni dei migliori atleti e atlete delle varie categorie, in un torneo che vedrà impegnate le formazioni selezionate di tutti gli altri comitati territoriali o provinciali della Lombardia, in un’altra importante occasione in visibilità, tanto per i partecipanti quanto per le società. Per il Comitato, poi, sarà anche un’occasione per un bilancio: la scorsa edizione ci ha visto concludere al quarto posto sia in ambito femminile che maschile, ottenendo, quindi, ottimi risultati che leggiamo quale risultato delle nostre attività.  A questi eventi si aggiunge la festa finale del VolleyS3, già minivolley, atta a raggruppare tutta l’attività della categoria svolta durante l’anno in una manifestazione che permetta ai giovani atleti di trascorrere in festa alcune ore, mentre per le società e il Comitato è una buona occasione per raccogliere opinioni, per tastare con mano i risultati dei lavori e progetti dell’anno che si conclude.

    Concludo ricordando l’importanza di un evento che riguarderà il mondo della pallavolo tutta, quel Campionato Mondiale maschile che si svolgerà in Italia, nel mese di settembre 2018, con le finali in programma a Torino. Per questo ci stiamo già muovendo come Comitato e pensando all’organizzazione di trasferte, perché sarebbe nostro desiderio riuscire a coinvolgere più persone e società possibili per vivere insieme questo grande evento.”

    Parlando di società, quali sono le opportunità che il Comitato può offrire loro, qual è il rapporto esistente, dunque, tra le due realtà?

    “Da parte del Comitato c’è una grande attenzione nel creare occasioni che possano agevolare le attività delle società, perché queste possano arrivare a produrre quei numeri che permettano loro di agire sul territorio alla ricerca, anche, di realtà interessate alle sponsorizzazioni. Il nostro obiettivo sarebbe quello di creare uno sportello presso le sedi del Comitato, un punto di assistenza e aiuto nella soluzione di problematiche legate alla sfera fiscale. Fare in modo, così, di essere da supporto e consigliare le società nelle scelte, accompagnandole negli iter burocratici del caso, facendo in modo che possano seguire la linea giusta. Credo che una società nel Comitato Territoriale Cremona Lodi possa trovare un elemento o un vettore per diventare un polo di crescita per i ragazzi. La nostra attività, dunque, crea e farà in modo di sviluppare quei supporti che possano essere utilizzati per questo scopo. In concreto, poi, e nel limite delle possibilità, cerchiamo anche di supportare le società con incentivi o attraverso la donazione di materiale, cercando di rimanere sempre e comunque a disposizione di tutti.”

     Concludiamo guardando a questo 2018 appena iniziato. Che anno sarà per il Comitato, almeno nelle aspettative?

    “Mi auguro, ci auguriamo noi tutti, possa essere un anno di crescita. Il proposito, tra gli altri, di questo mandato, è quello di raggiungere la quota cento per quanto riguarda il numero delle società. Continueremo, intanto, le attività di organizzazione dei corsi per allenatori e dirigenti, per dare una possibilità di crescita in qualità mentre mettiamo a disposizione delle società i mezzi per crescere anche quantitativamente. Se riusciremo, grazie al lavoro e la collaborazione di tutti gli attori coinvolti, potremo davvero migliorare, dare visibilità al territorio e alle sue realtà, in un dialogo continuo. Per “crescita”, la parola che eleggiamo a faro di questo 2018, intendo proprio questo.”

     A cura dell’UFFICIO STAMPA

    COMITATO TERRITORIALE FIPAV CREMONA LODI

  • Il volley in viaggio… con Fabiola

    image1[Foto e testo di Fabiola Facchinetti] Ciao a tutti, mi chiamo Fabiola, ma per tutti sono semplicemente “Bi”. Sono una giocatrice di pallavolo di serie A2, attualmente centrale della Sab Volley Legnano. Il volley è la mia passione più grande e ho sempre desiderato fare di questo sport la mia professione. Sono cresciuta a Ronco Briantino, un piccolo paese in provincia di Monza, e all’età di 13 anni sono entrata a far parte del settore giovanile della Pro Patria Milano. In seguito ho indossato le maglie di San Vito dei Normanni, Trento, Monza e Caserta.

    Da qualche anno ho ripreso gli studi e mi sono iscritta alla facoltà di Mediazione Linguistica e Culturale all’Università di Milano. Mi piacerebbe dedicarmi in maniera migliore al raggiungimento di quest’altro grande obiettivo, ma le energie e il tempo per chi fa sport ad alto livello purtroppo non sono sufficienti per rimanere al passo con gli esami. Conciliare le due cose non è semplice, spesso non è possibile frequentare e trovarsi da soli di fronte a montagne di libri potrebbe sembrare un ostacolo insormontabile. Tuttavia ciò che contraddistingue noi sportivi è la determinazione e l’abitudine al sacrificio, perciò è importante non abbandonare la carriera universitaria.

    La mia voglia di continuare a studiare è data dalla mia curiosità, infatti sono una vera appassionata di viaggi e di culture straniere. Grazie alla pallavolo ho vissuto in diverse regioni, ho potuto conoscere luoghi magnifici della nostra penisola e avere la fortuna di visitare paesi lontani durante il periodo estivo. Adoro scrivere diari di viaggio e non esiste luogo al mondo che non vorrei vedere almeno una volta nella vita.

    Spero di farvi emozionare, appassionare e farvi venire voglia di conoscere posti che non avete ancora visitato. Questo è il mio blog: https://volleyonholiday.wordpress.com/

    Vi aspetto online e qui, tra le pagine di VivoCult!

  • Giada Marchioron: “Strategia e pazienza. Nel volley come negli scacchi”

    Marchioron (2)C’è una nube, densa e misteriosa, che avvolge la storia delle origini del gioco degli scacchi, alla quale si legano antiche e, a volte magiche, leggende. Nessun dubbio, invece, sulle origini di Giada Marchioron, capitana della Delta Informatica Trentino Rosa nata in provincia di Vicenza, a Marostica, la città degli scacchi. Nella cittadina veneta, in cui, secondo tradizione, ad anni alterni viene organizzata sulla Scacchiera Gigante della piazza centrale, una spettacolare partita giocata con pezzi viventi.

    Una rievocazione storica per un gioco di strategia, pazienza e tattica. Qualità che a Giada non sembrano, davvero, mancare: “Sono una persona decisamente riflessiva. Non mi lascio certo trasportare dall’impulso del momento – racconta l’opposta gialloblù – ma valuto ogni cosa, prendendomi il tempo per farlo.

    Certo ci sono stati momenti in cui avrei preferito essere avere un carattere da bianco o nero, da tutto o niente, da adesso o mai più. Ma crescendo ho capito l’importanza di questo lato del mio carattere e tutto il positivo che ne sarebbe arrivato: con una mentalità più aperta avrei imparato che per ogni ostacolo è possibile trovare una soluzione adatta, anche senza quell’impulsività che non mi si addiceva proprio!”.

    Una questione di non poca importanza, per Giada, che di questa Delta Informatica è, da qualche stagione, la capitana. E se il campo fosse una scacchiera, lei, potrebbe vestire i panni della Donna, il pezzo più forte, ma anche quello con più responsabilità, in termini di strategia. “La pallavolo è, e rimane, un gioco di squadra. Siamo tutte importanti, allo stesso modo. Questa carica, però, è servita a farmi maturare, non solo sportivamente. Vestire l’ideale fascia al braccio, infatti, mi ha insegnato a pensare al collettivo, rinunciando a rimanere concentrata solo sulle mie esigenze agonistiche per fare spazio al gruppo. Una capitana ha delle responsabilità, non solo durante la partita, che la società ha deciso dovessi prendermi ed io non mi sono tirata indietro. Una scelta che, oggi, rifarei ancora e ancora e di nuovo, ancora”.

    Marchioron (3)In una società che Giada sceglierebbe ancora e ancora e di nuovo, ancora. Perchè se in provincia di Vicenza ha lasciato la famiglia d’origine alla quale è molto legata, a Trento ne ha trovata una sportiva. “C’è un sentimento profondo che mi lega a tutte queste persone e a questi colori che vesto da cinque stagioni. Un rapporto – racconta l’opposta di Trento – che va al di là della pallavolo e che apprezzo perché si basa sulla rispetto reciproco, un ingrediente per me indispensabile. Ecco perché, ad oggi, ho preferito firmare contratti solo annuali: sedersi ad un tavolo, a fine stagione e rinnovarsi la fiducia è l’emblema del mio percorso con la Delta Informatica, un cammino in cui continuiamo a sceglierci. Lavorare e giocare su questo campo non significa timbrare il cartellino ma mettermi in gioco ogni giorno per dare il massimo e non deludere le aspettative di tutti con la serenità di non sentirmi mai messa in discussione”. Già, perché quel contratto rinnovato in estate e mai messo in dubbio dopo l’infortunio che aveva caratterizzato (in negativo) l’ultimo scorcio di campionato, sta lì a raccontare, meglio di mille parole, la natura del rapporto che esiste tra giocatrice e società. E non è poco.

    “Ero ancora in ospedale ed erano passate solo poche ore dall’intervento chirurgico che già il Presidente Postal mi rassicurava: il mio posto in squadra, per la stagione a venire, era garantito. Iniziava così, con una notizia importante e per nulla scontata, la mia lunga estate di recupero, affiancata dal dottor Demattè (autore dell’intervento), dallo staff della squadra e dalla messa a disposizione delle attrezzature per la riabilitazione da parte della Trentino Volley. Il mio è un grazie, di cuore, a tutte le persone e le realtà che hanno fatto in modo di rendere meno amaro un momento difficile. In attesa di rientrare in campo”.

    Marchioron (1)E guardando proprio al rettangolo di gioco e al 18 ottobre che vedrà il taglio del nastro della nuova stagione in serie A2, Giada non ha dubbi: “Vedo una squadra entusiasta. I consigli e le lezioni di coach Marco Gazzotti vengono assimilate da tutte e di una tale risposta non posso che farne una lettura positiva. Le amichevoli del pre-campionato, grazie a una programmata turnazione, stanno dando la possibilità a tutte le ragazze di misurarsi con il campo e allo staff di disegnare squadra e strategia che sarà. E se ancora è troppo presto per individuare l’avversario a cui dare scacco matto, credo però di poter individuare quale sarà la mossa che non dovrà sfuggirci: giocare con l’intelligenza che sembra il marchio di questa formazione”.

    E poi, se possibile, dando forma a un proverbio russo secondo cui nel gioco degli scacchi non si dovrebbe considerare l’avversario come una pecora, ma come un lupo.

    Emanuela Macrì

    Photo Riccardo Giuliani

  • Marco Bonitta: “La Mia Italia? Gioco Veloce e Cinico”

    bonniSi è svolta stamane a Palazzo Marino a Milano la conferenza stampa di presentazione della fase finale dei Campionati Mondiali di Pallavolo Femminile (FIVB Women’s World Championship Italy 2014), che si disputerà al Mediolanum Forum di Assago dall’8 al 12 ottobre. Una occasione per una piccola intervista con il nuovo ct, Marco Bonitta.

    Mr, torna alla pallavolo femminile di alto livello, una grande responsabilità ed una grande sfida.. 

    Abbiamo un Mondiale in Italia che ci aspetta. Secondo me le prospettive per fare un bel lavoro ci sono. Sicuramente il sapore della sfida è molto superiore alla responsabilità..

    Arriva dal maschile: cosa si porti? 

    Mi porto un bel po’ di cose che ho già cominciato a trasferire al gruppo nei 15 giorni che abbiamo fatto a maggio, alcune dinamiche sia dal punto di vista del sistema gioco ma anche dell’ allenamento, mi pare che abbiano risposto molto bene, siano anche contente di alcuni cambiamenti che ho apportato. Adesso dal 16 giugno daremo vita proprio ad una rivisitazione di tutto quello che può essere il sestetto che andrà in campo e della squadra che poi formerà l’ ossatura per il Mondiale.

    E’ un po’ presto, ma ha già una idea del gioco che vuole fare?

    Gioco veloce, spumeggiante, cinico.

    Il nostro pool come lo considera?

    Ce ne sono altri più facili, ma siamo contenti del nostro. Ci sono squadre interessanti da noi, Dominicana, Germania in primis, ma anche Croazia e Argentina. Non è un girone di ferro, chiaramente, ma neanche un pool materasso.

    WGP: come lo gestirà? 

    Primi due week end spazio a tutti o a chi mi dà più garanzie, ultimi due week end sperando di arrivano alla fase finale, ci sarà la squadra che probabilmente sarà la titolare al Mondiale.

    Marco Bonitta: il suo posto ideale è nel femminile? 

    Femminile fino al 2016. Il mio posto però è la pallavolo, né maschile, né femminile. Mi piacciono le sfide, questa era importante e l’ho presa al volo, se ci saranno altre occasioni di tornare nel maschile con sfide che mi solleticano lo farò…

  • Lucia Bosetti : “Per Arrivare in Alto ci Vuole Sacrificio”

    IMG_9190Lucia è la compagna di squadra che vorrei sempre al mio fianco… Fortuna che l’ho avuta parecchio dalla mia parte della rete. Ormai oggi sembra una frase banale da dire, chi non la vorrebbe? Ma io mi sono sempre sentita cosí in campo insieme a lei… più tranquilla più sicura. È un giocatore concreto, lucido, completo… E poi murare quando c’è lei in difesa, è una sensazione inspiegabile. Ora basta, tanto perdo obiettività quando parlo dei miei amici. Buona lettura..

    Valentina Arrighetti  

    Lucia, bilancio di questa prima parte di stagione..Bissare la Coppa Italia non è stato facile, ma ci siete riuscite..

    Si, questa Coppa Italia non era per niente facile sulla carta per nessuno, poi invece se si rivedono i parziali sembra che per noi sia stata una passeggiata. Non è stato affatto così, ci siamo preparate molto per arrivare al meglio e alla fine abbiamo messo in campo la miglior pallavolo di quest’ anno: eravamo tutte super concentrate, abbiamo sbagliato pochissimo, difeso molto e non abbiamo mai permesso agli avversari di destabilizzare il nostro gioco. Spero che questo sia solo l’inizio e che arriveremo ai play off con le stesse convinzioni e la stessa qualità di gioco, anche perché i play off sono un altro campionato ancora più difficile dove oramai le squadre si conoscono a memoria, quindi ogni palla è fondamentale.

    MVP in Supercoppa, ora Coppa Italia, votata come atleta dell’anno dai giornalisti con il sondaggio su Volleyball.it….Bei riconoscimenti…

    Sono molto orgogliosa di tutti questi riconoscimenti, gli Mvp nelle finali spesso sono inaspettati: quando gioco queste partite sono molto concentrata su ogni aspetto della gara ed è difficile rendersi conto di quello che si fa. L’obiettivo è un punto alla volta, quindi perdo di vista l’andamento completo della partita.

    Il premio ricevuto dai sondaggi mi fa ancora più piacere perché sono pareri di persone che vivono la pallavolo ogni domenica con noi, persone che hanno visto tutte le giocatrici di tutte le squadre in campo e, che per lavoro, devono essere obbiettivi e super partes. Sicuramente non mi voglio accontentare, anzi, sono già pronta per questi play off.

    Parliamo di te. Pensa al tuo primo anno in A1. Pensa ad oggi. Da dove sei partita e a che punto sei del tuo percorso di crescita?

    Il mio primo anno di A1 ero a Sassuolo, ben 7 anni fa!!! È incredibile come sia volato il tempo… Sono sempre stata la più giovane ed è strano adesso essere considerata una veterana. Sono contenta per ora del mio percorso di crescita, ho alternato stagioni dove ho giocato meno per imparare in allenamento da grandi campionesse, a stagioni invece dove da titolare ho prima perso ma poi vinto partite e trofei importanti. Vorrei continuare su questa strada, so che su certi aspetti del gioco posso fare meglio e voglio puntare a questo. Soprattutto l’ aspetto della crescita mentale che nei miei primi anni ho sottovalutato molto e che ora invece sto cominciando a comprendere meglio. Non capivo quanto fosse importante non soffermarsi sull’ errore e andare sempre avanti anche quando le cose riescono come le avevi pensate o programmate.

    _DP_4399 Il tuo punto di forza? 

    Il mio punto di forza penso sia l’attacco. Non perché penso di essere tra le più forti attaccanti del mondo, ma perché se mi riesce questo fondamentale, la ricezione, la difesa e tutto il resto viene da sè.

     Ora puoi giocare indistintamente da banda e come opposto. La prima volta che ha cambiato ruolo che difficoltà hai avuto?

    La prima volta che cambiai ruolo ero a Bergamo con Lorenzo Micelli e giocavamo contro Villa Cortese, Serena (Ortolani, ndr) stava male e quindi toccò a me ricoprire quel ruolo. Ricordo che lo feci molto naturalmente anzi, ho giocato con zero pressione e mi riusciva tutto: il ruolo di opposto lo usavo nella mia testa come scudo se le cose non fossero andate per il verso giusto. In ogni caso non mi ha mai creato problemi attaccare da zona 2 anche perché da schiacciatrice mi alleno a farlo.

    Portare il nome Bosetti è pesato da ragazzina? Ed ora?

    Quando ero piccola, nel mio percorso giovanile e nei miei primi anni di serie A1, portare il nome Bosetti mi pesava soprattutto perché c’era sempre una nota polemica, spesso sentivo la parola raccomandata che mi faceva molta rabbia. Nessuno di loro sapeva quanto avevo lavorato e quanti sacrifici avevo fatto per raggiungere quei risultati. Niente oggi mi da più soddisfazione che vedere le stesse persone che insinuavano che io fossi raccomandata, oppure che non sarei mai arrivata perché troppo bassa, che devono tacere anche perché i risultati hanno risposto a tutto ciò..

    Sei cresciuta a pane e pallavolo. Non hai mai pensato, mai per una volta di mollre la pallavolo per fare…?? Cosa?

    Sinceramente non ho mai pensato di lasciare la pallavolo, non ho nemmeno mai pensato a cosa farò quando dovrò smettere… Ora come ora non saprei che fare…Il mio obiettivo era arrivare a giocare in serie A e in nazionale, ora che ci sono riuscita non mollo facilmente:-)

    _MG_6912Lo sport ad alto livello comporta tanti sacrifici da ragazzini. Potessi fare ora qualcosa che non hai fatto da adolescente cosa faresti?

    Io come molte altre ho fatto tantissimi sacrifici da giovane, la cosa che sicuramente mi pesava di più era dover sempre rinunciare ai divertimenti che molte mie compagne di classe avevano come il cinema, le feste…. Le mie giornate tipo erano sveglia all’alba per studiare, andare a scuola, compiti e studio al pomeriggio e la sera pallavolo, stavo in palestra molte ore. Non avevo tempo per fare altro e per me esisteva solo questo. La pallavolo mi ha dato tante soddisfazioni sia a livello sportivo che personale, ho tante amiche che, anche se non sono fisicamente vicine e non ci sentiamo tutti i giorni, ci sono sempre per me. Rifarei tutti i sacrifici fatti da giovane, non rimpiango nulla.

    C’ è un allenatore che ha avuto un ruolo chiave nella tua evoluzione come atleta?

    Penso che tra tutti gli allenatori quello che ha veramente avuto un ruolo chiave sia stata mia mamma. Lei mi ha allenato per ore a Orago, ho imparato tutto quello che so della tecnica da lei, mio papà e dalla Miriam Dalla Bona. Anche perché se non avessi tecnica e il salto nella pallavolo di oggi sarebbe difficile per me stare in campo.

    Ti diverti a giocare a pallavolo? Che emozioni ti dà?

    La pallavolo mi divertiva quando ero piccola e mi diverte adesso ancora di più…. Le semifinali e le finali sono le partite più belle: l’adrenalina e la concentrazione che uno raggiunge in quelle partite è altissima, ed è bellissimo sentirla nelle vene e nel cuore. Mi piace anche la sensazione di pace dopo queste partite, sia che vinco sia che perdo quando sono nel letto sento le gambe morte, il mio fisico e la mia testa sono più leggeri, è una bella sensazione.

    Lo sport ad alto livello comporta essere sotto i riflettori. Come hai vissuto la pressione mediatica in giovane età ed ora in età più matura?

    Io non sono socialmente molto attiva, ora non ho più Facebook e penso che questa cosa mi aiuta a non sentire pressione mediatica, infatti non leggo nessun tipo di commento sia dopo una vittoria sia dopo una sconfitta. Cinque anni fa ne ero molto condizionata, non mi rendevo conto che era impossibile piacere a tutti.

    Alassio_Allena_053Ti piacerebbe cimentarti in uno sport dove vincere o perdere dipende solo da te?

    Mi piacerebbe provare a praticare uno sport singolo, mi piace l’ idea che tutto dipende solo da te. Allo stesso tempo però la cosa che amo della pallavolo è che puoi contare sulle tue compagne nel momento di difficoltà. È un po’ un controsenso voler provare una cosa che non ha un elemento così importante per noi pallavoliste, come la squadra, ma forse è la curiosità e la voglia di mettermi alla prova che mi fa pensare ciò.

  • IGOR VITTORIA, BERGAMO ARRESTATA PER 3 A 0 A NOVARA (Commenti post partita)

    Novara-Bergamo_457[Mara Giurgola – Foto Fabio Cucchetti]Una sorpresa, una bella sorpresa è andata in scena sabato allo Sporting Novara. Un risultato impensabile e fuori da ogni pronostico ha riportato il sorriso sui volti delle giocatrici dell’Igor Novara grazie all’esperienza del nuovo primo allenatore Luciano Pedullà. Le zanzare, infatti, si sono imposte con un netto 3 a 0 su una più confusionaria Foppapedretti Bergamo.

    LA PARTITA – Prima del fischio d’inizio la curva del Baluardo Novara espone uno striscione “se il gioco si fa duro, è da giocare”, è proprio con questo spirito che Rosso e compagne entreranno in partita. I sestetti che scendono in campo sono quelli già apprezzati in campionato: per la Foppa Smutna in palleggio, Diuf opposta, Blagojevic e Sylla schiacciatrici, Stufi e Folie centrali, Merlo libero; nelle file novaresi la diagonale Kim-Vanzurova, Rosso e Lombardo bande, Casillo e Milos al centro e Paris libero.

    La prima frazione inizia con grande equilibrio: Diuf inaugura il match con una diagonale ed un muro, Sylla la imita e la Foppa raggiunge il +2 (3-5). Novara ingrana la marcia e  mette la freccia  con quattro punti consecutivi di capitan Rosso (9-6). Lavarini riordina le idee alle sue e Sylla riporta la parità fra le due squadre (13-13). Gli scambi diventano più intensi e Bergamo inizia ad essere più fallosa. Sul finale un paio di errori di Lombardo e Vanzurova fanno riavvicinare le orobiche ma per merito di un grande salvataggio di Kim ed un muro di Milos si archivia il set 25-23.

    Partenza fast per le zanzare nel secondo parziale: due muri di Rosso bloccano Diuf e Bergamo chiama un tempo anticipato (5-2). Blagojevic trascina le compagne  nonostante le difficoltà in prima linea delle due centrali (9-9). Lavarini prova a mescolare le carte inserendo Klisura e Melandri per Sylla e Folie ma Novara si invola con Vanzurova (17-12). Milos giganteggia a muro e due errori bergamaschi regalano il 25-16.

    Novara-Bergamo_250Melandri rimane dentro, la Foppa inizia a sbagliare meno e alcune imprecisioni novaresi costringono Pedullà a chiamare time-out (4-8). Casillo in grande spolvero inaugura una serie di muri che riportano in contatto le due formazioni. Sulla scia dell’entusiasmo Vanzurova sigla in sorpasso e solo una grande prova di Merlo riesce a tenere a galla la Foppa (18-17). Lavarini chiama due tempi a distanza di un punto per rompere la striscia positiva avversaria ma la solita Rosso con un ace annulla il digiuno novarese (25-22).

    Un’ ottima prova dell’Igor Novara. Davvero un’altra squadra rispetto alle scorse uscite di campionato. Il merito molto probabilmente è da attribuire a Luciano Pedullà, chiamato in causa dalla società per sostituire mister Colombo. Finalmente alle ragazze è tornato il sorriso e la serenità che tanto si è cercata ad inizio stagione. Alle novaresi si chiedeva di giocare con il cuore, con spirito di sacrifico e con consapevolezza. In poco meno di due giorni sono riuscite a ritrovarsi ed a capovolgere quel risultato della prima giornata di campionato. C’è ancora tanto da lavorare a livello tecnico ma sicuramente a livello mentale sono sulla strada giusta. Complimenti a tutta la squadra. In particolare è doveroso evidenziare la prova del capitano Valeria Rosso (nominata MVP Malizia) che con 25 punti a fine partita è stata la trascinatrice delle igorine.

    Dall’altra parte della rete si è vista una Foppa molto fallosa e soprattutto imprecisa in ricezione. Nel secondo set infatti si è spesso vista la regista inginocchiarsi a terra per poter indirizzare il pallone alle attaccanti. Bergamo non è stata avvantaggiata da una Diuf un po’ sottotono che spesso è stata arrestata da un buon piazzamento a muro avversario. Miglior realizzatrice bergamasca è Sylla che senza paura è stata l’unica a raggiungere la doppia cifra. Le difficoltà principali si sono viste nel cambio-palla e nei lungi scambi in cui troppe poche volte le orobiche si sono aggiudicate il punto. Sicuramente per il ritorno al PalaNorda le ragazze cercheranno eliminare le difficoltà incontrate a Novara e di gestire la partita anziché inseguire le avversarie.

    INTERVISTE POST-PARTITA:

    Enrica Merlo: «Questa partita la definirei un po’ il contrario di quella che si è giocata nella prima giornata di campionato a Bergamo. Devo fare i complimenti a Novara perché si è visto che in partita si sono divertite. A volte è proprio questa caratteristica che ci ha fatto vincere anche a noi. Per quanto riguarda la partita noi abbiamo subito molto le fasi prolungate del gioco e questo ci ha svantaggiato soprattutto in alcune fasi in cui recuperavamo lo svantaggio. Novara d’altro canto è partita forte dal servizio e ci ha messo in difficoltà, era bene posizionata a muro ed ha bloccato le nostre ripartenze.»

    Stefano Lavarini: «All’inizio dell’incontro noi abbiamo mostrato grosse disattenzioni in quasi tutti i fronti, abbiamo faticato molto e soprattutto nel contrattacco abbiamo avuto percentuali basse. Quando stavamo tornando in partita Novara ha iniziato a piazzare la palla e noi siamo crollati in ricezione e nel cambio-palla. Il nostro problema principale è dovuto al nostro attacco. Novara, al contrario, è sempre stata più serena e lucida. Nella prima partita di campionato si può dire che abbiano giocato con il freno a mano tirato e poi hanno commesso troppi errori, oggi invece ha trovato una buona qualità ed hanno acquistato sicurezza. Noi anche quando eravamo attaccati al punteggio non abbiamo mai avuto questa serenità perché eravamo lì con la testa bassa. Come in una bilancia quando una squadra si esalta in un fondamentale dall’altra parte l’ago tenderà all’opposto in negativo. Il ritorno si giocherà a Bergamo e come ogni partita si comincia da uno 0 a 0.»

    Novara-Bergamo_340Luciano Pedullà: «Un esordio migliore non si poteva immaginare. Ciò che ha fatto la differenza è che le ragazze volevano mettersi alla prova e dimostrare che potevano vincere sul campo.  Sicuramente il fondamentale che ha caricato molto le ragazze è stata la difesa e dando maggiori sicurezze hanno mostrato un atteggiamento positivo anche negli altri. Questa partita è stata vinta dal cuore delle ragazze. Questo significa che a livello tecnico c’è ancora molto da lavorare e migliorare ma il potenziale non manca.»

    Enrico Marchioni: «Tornare a vincere in casa e contro Bergamo è stata una bella soddisfazione. Per quanto riguarda la settimana è stata dura fare una decisione drastica come l’esonero di Colombo che ha dato molto soprattutto l’anno scorso per il resto siamo molto entusiasti per il ritorno di Luciano. Come ha detto proprio lui le ragazze in questa partita hanno messo molto cuore. A me piace pensare molto al film “Le Riserve” di Gene Hackman ed alla frase “per vincere ci vuole cuore, chilometri e chilometri di cuore”. Le nostre ragazze non avevano molta convinzione nelle proprie capacità ed in questa partita hanno dimostrato che forse riserve non sono. Per quanto riguarda Maja (Tokarska, ndr) sta bene, già da oggi era a disposizione però siamo sereni per non averle affaticato la caviglia.»

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    IGOR GORGONZOLA NOVARA – FOPPAPEDRETTI BERGAMO 3-0 (25-23, 25-16, 25-22)

    IGOR GORGONZOLA NOVARA: Casillo 8, Paris (L), Rosso 25, Kim 1, Lombardo 6, Manfredini, Milos 11, Vanzurova 9, Alberti. Non entrate Tokarska, Harms, Mollers. All. Pedullà.

    FOPPAPEDRETTI BERGAMO: Klisura 6, Stufi 2, Weiss 2, Blagojevic 7, Merlo (L), Melandri 2, Folie 6, Diouf 5, Smutna 1, Sylla 10. Non entrate Bruno. All. Lavarini.

    ARBITRI: Florian, Lot.
    NOTE – durata set: 28′, 26′, 29′; tot: 83′.

     

  • Valeria Rosso: “Bisogna essere trascinatori a fatti e non a parole”

    rosso2Il 20 Ottobre riprende il Campionato di Serie A1 femminile e tra le novità di questa stagione troviamo l’Igor Gorgonzola Novara, che poi così novità non è perché la squadra di Suor Giovanna Saporiti nel 2001, sotto il nome Agil Volley Trecate, aveva già conquistato la massima categoria. In un periodo storico in cui la pallavolo italiana sta affrontando una grande crisi economica e si vanno perdendo i veri valori dello sport esistono ancora delle belle realtà, sicuramente una di queste è l’Igor! Facciamo due chiacchere con la capitana, Valeria Rosso per scoprire che aria si respira da quelle parti. 

    Ilaria Chippari – Foto Fabio Cucchetti

    Se dico Agil Volley Trecate… Cosa ti viene in mente? Con questa squadra è cominciata la tua carriera in serie A, adesso dopo dodici anni (si chiama Igor Gorgonzola Novara) ma l’ambiente è sempre quello! E tu a partire dal ruolo (da centro a banda) in cosa sei cambiata? 

    “Io sono cambiata tantissimo, veramente tanto! Sicuramente ritrovo la filosofia Agil (Amicizia, Gioia, Impegno Lealtà) che anche se sono stata lontano per tanti anni da Trecate ho ritrovato come all’inizio della mia carriera. In questa società viene richiesto un tipo di atteggiamento umile e volto all’impegno costante per dare sempre il massimo, bisogna stare con i piedi per terra e aiutare le compagne in difficoltà, anche se sei la più forte! Questo spirito mi ha accompagnato in tutta la mia carriera ed è bellissimo ritrovarlo, mi mancava!” 

    Quindi è questo che l’anno scorso ti ha spinto a sposare il progetto di Suor Giovanna Saporiti (Presidente Igor Gorgonzola Novara) e di Enrico Marchioni (Team Manager)?  

    “Sicuramente… Specialmente adesso in cui il movimento pallavolistico italiano è un grosso punto interrogativo sia in termini economici che di serietà! Perché bisogna capire che questo è il nostro lavoro, io sto impiegando gli anni migliori della mia vita in questo sport, altrimenti mi sarei dedicata ad altro! Quindi scegliere un progetto, una società che riconosce ciò che fai è fondamentale, purtroppo non basta solo la passione; Suor Giovanna ed Enrico sono una garanzia di serietà ed è per questo che ho scelto Novara!I risultati delle squadra si rispecchiano nella società, se la società è assente le squadra difficilmente raggiunge grandi traguardi… La società deve sempre trasmettere la giusta filosofia di lavoro e di comportamento alle sue atlete!

    Poi ci vuole anche fortuna… ed Enrico ne ha parecchia!” 

    Come vivi da professionista il fatto di allenarsi al PalaAgil, che è il palazzetto di un piccolo paese come Trecate, con tante persone che quotidianamente vengono a vedere gli allenamenti e con le ragazze del settore giovanile che vi osservano, sognando di diventare come voi…?

    “Sapere che ci sono sempre persone che ti vengono a vedere… Che ci sono sempre ragazzine che ti guardano, ti scrutano anche dall’ultimo gradino del palazzetto per vedere cosa fai, come ti atteggi, come reagisci, cosa dici… E’ sicuramente una cosa che ti rende orgogliosa ma allo stesso tempo ti responsabilizza dal punto di vista dei risultati! Anche questa può essere una chiave di lettura del successo di questa società…! E’ bello vedere l’affetto delle persone che ci circonda e la curiosità di queste bambine e ragazze che ci osservano; mi piace molto fermarmi a parlare e rispondere alle loro curiosità. Ad esempio un paio di settimane fa’ abbiamo fatto un’amichevole con la nostra B2, che dal punto di vista tecnico aveva poco da dire, ma è stata l’occasione per passare del tempo insieme a queste ragazze, alcune molto giovani… Abbiamo fatto il riscaldamento mescolando le due squadre, è stata una bella iniziativa!” 

    rosso3Bisogna ricordare che nel 2008 sei tornata a Novara per giocare 2 anni nell’Asystel Volley (società che non esiste più) e dopo una stagione un po’ complicata nel 2010 hai deciso di lasciare l’indoor per dedicarti al Beach Volley con grandissimi risultati… Cosa ti ha insegnato questa parentesi sulla sabbia? 

    “E’ stata un’esperienza cardine nella mia vita sportiva! Mi ha insegnato tutto, non avrei mai potuto pensare di tornare a giocare a pallavolo da posto quattro senza questa parentesi sulla sabbia! Ad aprile 2010 dopo una serie di delusioni avevo deciso che la mia carriera da pallavolista indoor era finita, non volevo più tornare ad indossare un paio di ginocchiere, non volevo più fare il centrale perché era un ruolo che cominciava a starmi stretto e non mi gratificava a pieno! Era un momento molto difficile… Quando sono arrivata sulla sabbia ho imparato veramente cosa vuol dire concentrarsi su stesse, sulla propria performance, cosa vuol dire essere un’atleta a tempo pieno, focalizzata costantemente sul tuo benessere psicofisico. Ho dovuto mettermi in gioco fino in fondo: dovevo cambiare il movimento d’attacco, imparare ad attaccare la palla alta, la palla staccata… Tutto! Mi sono messa con l’umiltà e la passione di una bambina perché io volevo arrivare, volevo fare qualcosa di importante perché sentivo di avere le caratteristiche giuste per farlo…!

    Ho fatto un salto di qualità dal punto di vista fisico, lavorando con i pesi perché giocare e saltare sulla sabbia è tutta un’altra cosa; poi mi sono dedicata costantemente a migliorare ogni gesto tecnico per arrivare alla perfezione… Non ci sono ancora riuscita! Giocando a beach ho capito quali sono le cose importanti, è inutile discutere su una palla o un errore con la propria compagna bisogna sempre pensare a ciò che viene dopo! Questo bagaglio me lo porto dietro tutti i giorni in palestra e mi ha permesso di tornare a giocare a pallavolo come un’atleta nuova, non esiste più la Valeria Rosso di prima!” 

    A tal proposito ti chiedo cosa ne pensi della decisione della Federazione di sciogliere la coppia di beach volley Greta Cicolari e Marta Menegatti? 

    “Credo che fosse naturale per il prosieguo della Nazionale Italiana di beach volley… Marta Menegatti è una ragazza molto giovane ed è giusto che venga affiancata ad un’altra atleta giovane e talentuosa come Victoria Orsi Toth! Forse la Federazione si aspettava qualcosa in più da Cicolari-Menegatti nel Mondiale post Olimpico e da qui la decisione di dividere questa coppia che ha portato grandi risultati per l’Italia del beach volley!

    Queste due ragazze (Menegatti – Orsi Toth) molto talentuose della stessa età ci possono garantire una decina di anni ad altissimo livello con buonissimi risultati!” 

    Il 20 ottobre riparte il campionato di serie A1 e la prima partita vi vede impegnate a Bergamo contro la Foppapedretti allenata da Stefano Lavarini (vecchia conoscenza del mondo Agil perché fino al 2003 ha allenato il settore giovanile). Come vedi questa stagione, quale sarà il vostro ruolo da neopromosse? 

    “Sinceramente è ancora molto presto…  Noi abbiamo 3 giocatrici che per la prima volta esordiranno nel Campionato italiano quindi non sappiamo come si ambienteranno! Anche per me sarà una nuova esperienza, cercherò di rimanere focalizzata sul lavoro quotidiano cercando sempre di aiutare le compagne più inesperte. Credo possa essere un ottimo campionato, noi siamo un gruppo giovane che ha bisogno di lavorare tanto e stare sempre con i piedi per terra, ci saranno 2-3 squadre molto forti che faranno le regine e 3-4 squadre che cercheranno di fargli lo sgambetto… Noi siamo tra queste! La sfida con Bergamo ha un sapore particolare… Stefano Lavarini mi portava a casa quando avevo 18 anni e giocavo all’Agil! Con lui ho mantenuto un buonissimo rapporto, sono veramente contenta che alleni una squadra prestigiosa come Bergamo, se lo merita!

    Esordire in A1 come schiacciatrice di posto quattro proprio contro Stefano mi emoziona… Non vedo l’ora!” 

    rosso4Anche quest’anno ci sarà il derby contro Ornavasso… Che sapore avrà quest’anno? 

    “Penso che avrà un sapore diverso… L’anno scorso la nostra squadra è stata fatta un po’ in fretta, siamo rimaste prime in classifica per tutta la stagione e all’ultima partita, contro Ornavasso, dovevamo vincere per guadagnarci la serie A1… Quindi noi avevamo sulle spalle tutta la pressione e loro non avevano nulla da perdere! Era un derby molto atteso… Ornavasso si è rivelata una delle squadre più forti del campionati fin dalle prime giornate!Quest’anno credo che entrambe le squadre ci tengano a far bene ma sarà più un derby dell’amicizia, una festa, anche tra i tifosi si è creato un ottimo rapporto… Sarà bello vedere le coreografie al palazzetto!”

     L’igor Gorgonzola Novara, come abbiamo detto, si presenta con una squadra rinnovata rispetto all’anno scorso e con molte ragazze giovani… Tra gli adii più dolorosi c’è sicuramente quello di Virginie De Carne! Tu che sei la capitana, avrai anche un ruolo da sorella maggiore?

     “Per me perdere Virrie non è una cosa da poco… Anche se poi lo sapevo che alla fine del campionato avrebbe smesso di giocare! L’anno scorso è tornata a Novara per darci una mano, è stato gesto di grande umiltà… Lei aveva smesso di giocare a pallavolo, lavorava come una persona normale e aveva perso completamente la forma fisica. Per amore di questa città, che l’aveva fatta crescere e raggiungere grandissimi traguardi, è tornata e si è rimessa in gioco! Non so quante atlete avrebbero fatto quello che ha fatto lei!! L’anno scorso è stata molto importante per me, mi ha aiutata tanto… Eravamo quelle con più esperienza, adesso sono da sola a reggere il ruolo di sorella maggiore! In questi anni ho imparato che dare i consigli alle giovani va bene, ma il giusto perché bisogna vedere loro come li prendono… Cercherò di lavorare per dare l’esempio in palestra durante gli allenamenti e in partita… Poi se mi chiedono qualcosa sarò bene contenta di aiutarle!

    Una volta, quando eravamo giovani noi, era naturale che le più grandi venissero a punzecchiarti e a correggerti ogni errore…adesso è un po’ diverso, non sono sempre presi bene! Bisogna essere trascinatori a fatti e non a parole!”

     Un altro esordiente in A1 sarà il vostro allenatore, Stefano Colombo, che l’anno scorso vi ha guidato alla vittoria del campionato… Com’è il tuo rapporto con lui?

     “Sinceramente credo che il vero e proprio esordio l’abbia avuto l’anno scorso in A2, perché prima allenava la B2 e quindi aveva a che fare con ragazze che giocano a pallavolo nel dopo lavoro o nel dopo scuola mentre dall’anno scorso ha dovuto gestire ragazze che fanno questo di professione! Ha fatto tesoro dell’esperienza dell’anno scorso che sicuramente gli servirà per affrontare al meglio questa stagione, io ho molta fiducia in Stefano perché è una persona umile, che si confronta con le atlete di maggior esperienza e cerca sempre di trovare il modo migliore per far lavorare le sue giocatrici!

    ross1Ricapitoliamo… Sei la capitana dell’Igor, sei laureata, sei sposata ed hai anche avuto una parentesi da attrice con Fausto Brizzi in “Maschi contro Femmine”… Cosa manca nella vita di Valeria?

     “Aiuto… Detta così mi spaventa! La cosa che manca è lo scudetto… Voglio portare lo scudetto a Novara, perché  se lo merita! Credo sia un traguardo fattibile, nel contesto attuale dove non ci sono più quelle squadre stellari con giocatrici strapagate che anche con tutta la buona volontà è impossibile battere! Non so se sarà quest’anno ma se si fa una buona squadra e se si lavora bene credo si possa raggiungere questo bellissimo risultato!

    E quando vinco lo scudetto… Faccio un figlio!!”

     Hai sempre avuto come numero di maglia il 3… Come mai?

     “Il numero 3 è un misto… Sono cresciuta in una casa di milanisti sfegatati e quindi da piccolina quando ho cominciato a giocare a pallavolo ho scelto il numero del mio idolo: Paolo Maldini! E poi volevo fare la palleggiatrice e all’epoca la palleggiatrice del Pavic Romagnano di B2 era Lara Seragiotto e aveva il numero il 3!”