Autore: Staff

  • Marco Belinelli, al basket ho dato (e ricevuto) tutto

    Marco Belinelli, al basket ho dato (e ricevuto) tutto

    [di Redazione – foto Riccardo Giuliani] Con il compagno di squadra in Nazionale Matteo Soragna, seduto accanto a lui sul palco del Festival dello Sport di Trento ed intervistato da Davide Chinellato, corrispondente NBA della Gazzetta dello Sport, Marco Belinelli ha riavvolto il nastro della sua straordinaria carriera, da quel lontano 2006, il Mondiale che ha segnato la svolta della sua vita sul parquet e quella partita indimenticabile, tra Italia e Stati Uniti dove è entrato nel radar del mondo NBA. “L’inizio della mia carriera in Nazionale è stato un momento emozionante, che mi ha fatto conoscere in tutto il mondo – spiega Marco Belinelli -. Devo dire che in Nazionale ho sempre cercato di entrarci in punta di piedi, prendendo ispirazione dai miei compagni che avevano già vinto tanto, come Teo (Matteo Soragna) e Baso (Gianluca Basile). Ho cercato di portare freschezza e il mio talento, ma la vera fortuna è stata la presenza di un allenatore come Charly (Carlo) Recalcati, che mi ha dato la possibilità di giocare e di sbagliare”.

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    Una carriera, quella del grande cestista, costruita “mattone su mattone”, alzando sempre di più l’asticella, perché l’obiettivo è sempre stato solamente quello di migliorare. Questi i “mattoni” più importanti. Considerato tra i migliori giocatori italiani di sempre, è stato selezionato con la 18ª scelta assoluta al Draft NBA 2007 dai Golden State Warriors, ed è il primo e unico italiano ad aver vinto il titolo NBA (nella stagione 2013-2014 con i San Antonio Spurs), oltre ad aver vinto a New Orleans l’All-Star Game 3-point Contest, la gara dei tiri da 3 punti tra i migliori “Cannonieri” della NBA dove ha giocato per 13 stagioni. Matteo Soragna: “Il Mago (Andrea Bargnani) e il Gallo (Danilo Gallinari), per i ruoli che hanno ricoperto oltreoceano, hanno avuto un percorso più “facile”, mentre per Marco, con il suo ruolo di guardia, la strada è stata sicuramente più in salita. Se in Europa, Belinelli era una atleta “sopra la media”, in America era” nella media”; perciò possiamo affermare con assoluta certezza che quello che ha fatto è stato un valore aggiunto alla sua carriera”. Sempre Soragna: “L’NBA è stata una chance meravigliosa per i nostri tre campioni italiani, che si sono rivelati dei protagonisti veri in terra d’oltreoceano. Hanno giocato per anni, facendo grandi cose. Se si pensa che durante l’anno dell’anello, Belinelli fu il giocatore che giocò più minuti della stagione regolare”.

    In NBA, non è stato sempre tutto facile per Marco, la paura di non essere all’altezza, soprattutto all’inizio e poi quegli anni poco “produttivi”: “Nonostante tutto, anche se andavo poco in campo, quando giocavo vedevo i miei miglioramenti e mi sono sempre allenato tantissimo, perché non avevo alcuna intenzione di mollare”. L’anno di svolta per Belinelli arriva con l’ingresso negli New Orleans: “Mi sono sentito desiderato, con l’interesse a farmi giocare. Lì mi sono sentito per la prima volta un giocatore NBA. Ho avuto, fin da subito, la possibilità di giocare e di sbagliare. E questa è stata la mia fortuna”. “Dare fiducia ai giovani, dare una chance, perché è sbagliando che si cresce”: è questo il messaggio lanciato dal palco ai giovani in sala.

    “Ci ho messo il cuore. Ogni briciolo di me stesso. Ogni singolo giorno. La pallacanestro mi ha dato tutto… e io ho dato tutto a lei. Non è facile dire addio. Ma è il momento. Porto con me ogni emozione – aggiunge – ogni sacrificio, ogni applauso. Grazie a chi c’è sempre stato. Ai più giovani, lascio un sogno. Fate in modo che valga la pena”.

    Fonte Ufficio Stampa Provincia autonoma di Trento

  • Pecco Bagnaia, “Marquez e la Formula 1” iFdS di Trento e la MotoGP

    [di Redazione – Foto Riccardo Giuliani] Francesco “Pecco” Bagnaia è ha partecipato al Festival dello Sport di Trento in un 2025 complicato: cadute, tensioni nel box Ducati e una moto che a tratti sembra non rispondergli più. Dopo il disastro di Misano e la caduta in Indonesia, ha ritrovato un lampo di orgoglio vincendo a Motegi, ma il Mondiale resta in salita, con Marc Márquez davanti. Al Teatro Sociale Pecco ha portato la sua calma da veterano e la voglia di spiegare — anche a sé stesso — come si rialza un campione.

    Sul palco, oltre a Federica Masolin, ha trovato ad attenderlo anche un albero di Natale con sotto una serie di pacchi infiocchettati. All’interno degli oggetti preparati per aiutarlo a raccontarsi: “Da bambino aprivo sempre il pacco più piccolo. Anche oggi: c’è un cronometro. Il tempo per me è molto diverso in gara e nella vita quotidiana.  A casa, quel poco che ci sto, cerco di vivere in modo rilassato. Mi chiedete di Marquez, nel passato lui ha sempre fatto di tutto per mettere i bastoni tra le ruote agli avversari, ma nel team da quando è arrivato con lui ho invece un bellissimo rapporto. Non posso che parlarne bene, da lui c’è solo da imparare”. Altro pacco dono, con dentro un telecomando: “Guardo molto la tv, sono un grande fan della Formula 1, di Hamilton e della Ferrari. Mi piace il tifo, quello che ti carica, non allo stesso modo quello che divide. Passatemi il termine, calcistico”.

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    Bagnaia ha continuato a scartare e a raccontare, emozionandosi nel vedere la foto del proprio matrimonio: “Ho sempre voluto lei, ci ho messo molto per convincerla, per conquistarla, ma mia moglie Domizia per me è una persona fantastica, che mi da un grande equilibrio”. Pecco da piccino girava per i circuiti in camper con i genitori ed i nonni: “Ed ascoltavamo grande musica rock, i Dire Straits, Bruce Springsteen, Led Zeppelin, i Metallica. Sono cresciuto bene”.  Bagnaia ha confessato anche una grande passione per il basket, riconoscendo le annate dei match dei big, Jordan in primis,persino dal colore delle sneakers che indossavano” .

    Masolin ha fatto a Pecco anche la fatidica domanda: “Se sono felice? Sì, se ho fatto degli errori diciamo che mi sono serviti. Io ho da sempre Ducati in testa. Ci sono le moto e poi c’è la Ducati. Mi ha sempre appassionato. Quando vinci un Mondiale poi qualsiasi altro risultato diverso ti sta stretto. Valentino Rossi mi ha insegnato invece che qualunque risultato va festeggiato””.
    Il campione ha parlato anche delle Olimpiadi di Milano-Cortina: “Un onore essere  tedoforo dei giochi dell’anno prossimo. Sono emozionato all’idea di portare la fiaccola olimpica”.
    Qualche fischio per la sua fede juventina. Lui ha riso: “Quando si vince tanto si sta sulle scatole”. E per Pecco l’applauso è arrivato da tutto il Sociale.

    Fonte Ufficio Stampa della Provincia Autonoma di Trento

  • Bortoleto e Binotto per una nuova storia in Formula 1

    [di Redazione – Foto Riccardo Giuliani] Una nuova storia, quella narrata sul palco del Festival dello Sport di Trento nell’appuntamento che accompagna il pomeriggio del giovedì verso la sera. Un progetto partito da un foglio bianco, per Mattia Binotto oggi Direttore Tecnico del Team Stake F1 Sauber arrivato nella scuderia dopo 28 anni in Ferrari. Una monoposto e il debutto in Formula1, invece, per Gabriel Bortoleto pilota alla sua prima stagione nella classe regina. E una mentalità vincente. Ma come si costruisce? “Con la cultura, vincente – risponde Binotto – lavorando sulla mentalità della squadra, sulle persone e sull’atteggiamento. Sulla paura da non avere, mai. Nemmeno quella di sbagliare. Perché l’approccio giusto non è quello ti porta a considerare solo la vittoria, come risultato. Ma quello che saper accogliere, affrontare, la sconfitta.” Anche “se – ribatte il pilota – vorrei vincere presto. In Brasile? Sì, sarebbe speciale. Ma se possibile non vorrei attende così tanto.”

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    La scintilla di innesco della passione per i motori? Trasmessa dal fratello, per il pilota, che a 6 anni salirà sul primo kart e a 12 sarà in Europa per iniziare la carriera da professionista. Dal nonno tifoso Ferrari per Binotto. E poi gli studi, non senza un piccolo inciampo, in ingegneria e uno stage. Nel posto giusto. Quello dove trasformare l’amore per i motori visti in tv in professione.

    Determinato e per nulla impaurito nemmeno dalla raffica di domande di Binotto durante il loro primo colloquio. “Per metterlo sotto pressione. Per testarlo” sorride il DT che ricorda “come abbia subito dichiarato il suo obiettivo: il titolo di campione del mondo.” Non immediato, certo. Perché quello di Sauber, dal 2026 Audi, è un progetto a lungo termine. “Una sfida grande – continua Binotto – per tutti. Una grande scommessa della casa sta investendo, non solo in termini di denaro. Dietro c’è il lavoro da impostare, persone che entrano in squadra, un budget di cui tener conto. E poi sì, ci sono le macchine che devono essere veloci. Ma è la velocità di sviluppo della vettura che poi farà la differenza.” In un mondo tecnico molto complesso e competitivo. Perché “la F1 è un animale altro, diverso da tutte gli altri (a motore) e diverso da quello che Audi ha conosciuto finora.”

    “Ci stiamo lavorando tutti – segue Bortoleto – e sappiamo cosa vogliamo diventare. Non vinceremo subito, non è realistico. L’obiettivo dichiarato è arrivarci nel 2030 ma partecipare a una storia che sta nascendo, per me che sono appena arrivato, è motivante. Per entrare nella storia. Un po’ alla volta, ogni giorno.”

    E come sta andando? “Impariamo da ogni gara, ci confrontiamo alla fine di ogni gara. La analizziamo insieme. Il talento si vede in telemetria – sottolinea Binotto – la capacità di guidare una macchina sovrasterzante: è lì si vede la bravura. Nel capire l’assetto, leggere la gara. E siamo contenti dei risultati.  Anche quelli al simulatore.” Già. Il simulatore. “Mattia – dice sorridendo Gabriel – mi rimprovera le ore trascorse con i videogames: ma sono il mio simulatore. Quello di casa!” A casa. Il pensiero va a Interlagos, la gara di casa. “Che so, sarà speciale. Per le persone che saranno lì e per me.” Su una monoposto, a fare la storia. O, almeno, altro pezzo di quella nuova che in Sauber stanno scrivendo.

    Fonte Ufficio Stampa della Provincia Autonoma di Trento

  • A2F Itas Trentino, un debutto che meglio non si può

    A2F Itas Trentino, un debutto che meglio non si può

    [di Redazione – foto Riccardo Giuliani] L’Itas Trentino non poteva sognare un debutto migliore. Di fronte ai quasi 500 spettatori del Sanbàpolis le gialloblù di coach Beltrami approcciano al meglio il campionato di Serie A2, sbarazzandosi in poco più di un’ora di gioco del Volleyball Casalmaggiore. Vittoria in tre parziali per Marconato e compagne che dopo un avvio equilibrato si sono sciolte dominato di fatto la gara dall’inizio alla fine. Premio di mvp per una lucida e precisa Sofia Monza: la regista dell’Itas ha mandato in doppia cifra tutte le sue attaccanti di palla alta, rivelandosi inoltre preziosissima al servizio e in difesa.

    Foto gallery di Riccardo Giuliani QUI

    Brillanti i numeri di Alice Pamio: 15 punti con il 53% a rete, 2 muri e 4 ace ma oltre a lei l’intero collettivo trentino ha espresso una prova di grande qualità, da Lazda (15 punti con il 57% a rete) a Marconato (4 muri), da Laporta (82% in ricezione) a Cosi (62% in attacco) fino a Giuliani (45% in attacco). A livello di squadra spicca soprattutto un numero, il 54% di positività fatto registrare in attacco dalla formazione di Beltrami. Tra le fila ospiti top scorer Kavalenka con 8 punti, uno in più rispetto a Vasquez Gomez. Beltrami schiera la sua prima Itas Trentino della stagione con Monza al palleggio, Lazda opposto, Giuliani e Pamio laterali, Marconato e Cosi al centro e Laporta libero. Claudio Cesar Cuello, tecnico di Casalmaggior, risponde con Pasquino in regia, Kavalenka opposto, Costagli e Vasquez Gomez in posto 4, Marku e Nwokoye al centro e Faraone libero.

    «Dopo una partenza un po’ contratta siamo riusciti a scioglierci e ad accenderci, come speravo che accadesse, soprattutto nel fondamentale del muro-difesa dove siamo riusciti a raccogliere molto ma anche in battuta, un’arma che soprattutto in casa dobbiamo riuscire a sfruttare al meglio – spiega a fine gara Alessandro Beltrami, allenatore dell’Itas Trentino – . Mi è piaciuta anche la spregiudicatezza mostrata in attacco, ci stiamo lavorando molto in palestra e mi fa particolarmente piacere la prova offerta oggi in questo aspetto del nostro gioco».

    TABELLINO: Itas Trentino – Volleyball Casalmaggiore 3-0 (25-17, 25-15, 25-11)
    ITAS TRENTINO: Monza 2, Lazda 15, Pamio 15, Giuliani 10, Marconato 6, Cosi 7, Laporta (L); Andrich 2, Guerra 0, Colombo 1. N.e. Iob, Zeni (L), Ristori Tomberli. All. Alessandro Beltrami.
    VOLLEYBALL CASALMAGGIORE: Pasquino 1, Kavalenka 8, Costagli 4, Vasquez Gomez 7, Marku 4, Nwokoye 2, Faraone (L); Ravarini 2, Stafoggia 1, Mattioli 0, Nosella 0, Neri 0. All. Claudio Cesar Cuello.
    ARBITRI: Tundo di Bologna e Magnino di Bologna. MVP: Monza.

    Fonte Ufficio Stampa Trentino Volley

  • Beach Volley F, Valentina Gottardi e Reka Orsi Toth sono campionesse d’Italia

    Beach Volley F, Valentina Gottardi e Reka Orsi Toth sono campionesse d’Italia

    [di Redazione – foto Riccardo Giuliani] Bellaria Igea Marina (RN) la finale femminile ha incoronato Valentina Gottardi e Reka Orsi Toth nuove campionesse d’Italia. Il duo federale ha superato, in quaranta minuti di gioco, Alice Gradini e Federica Frasca con il punteggio di 2-0 (21-17, 21-15). Per entrambe le giocatrici si tratta del secondo scudetto in carriera; Gottardi era salita sul gradino più alto del podio nel 2022 insieme a Marta Menegatti, mentre Reka Orsi Toth si è riconfermata dopo la vittoria dello scorso anno in coppia con Giada Bianchi.

    Foto gallery completa delle finali a cura di Riccardo Giuliani QUI e QUI

    Un percorso perfetto quello delle ragazze di Caterina De Marinis, partite dalle qualifiche di venerdì 5 settembre. Il duo federale, infatti, in questa finale romagnola, ha collezionato solo vittorie. 2-0 (21-9, 21-5) su Rastelli/Tamagnone in qualifica, 2-0 (21-10, 21-15) a Bertozzi/Mazzotti e 2-0 (21-12, 21-11) su Sanguigni/Balducci nella pool; 2-1 (21-14, 17-21, 16-14) a Mattavelli/Tega ai quarti di finale; 2-0 (21-9, 21-17) a Barboni/Cicola in semifinale e il 2-0 (21-17, 21-15) conclusivo su Gradini/Frasca.

    CRONACA
    Gottardi/Orsi Toth – Gradini/Frasca 2-0 (21-17, 21-15)
    Primo set molto equilibrato nella sua prima parte (2-2, 8-8) e time out tecnico sul punteggio di 11-10 per Gottardi/Orsi Toth. La coppia federale prova poi a prendere il largo portandosi a +3 sul 15-12, ma Gradini/Frasca conquistano la parità sul 16-16. Valentina e Reka si portano ancora avanti sul 19-17 costringendo coach Abbiati a richiamare le sue in panchina. Al rientro in campo però un doppio ace di Orsi Toth fissa il punteggio sul 21-17. L’equilibrio regna anche all’inizio del secondo parziale (3-3, 6-6) fino a quando Gottardi e Orsi Toth non cambiano marcia e prendono un considerevole vantaggio sulle avversarie. Il break decisivo è quello del +3 sul 13-10 prima e sul 14-11 dopo. Sul 20-15 un muro di Valentina Gottardi chiude i giochi e fa calare il sipario sul Campionato Italiano Assoluto Femminile 2025.

    Così le campionesse a fine gara: Orsi Toth: È una vittoria speciale, sono felicissima di condividere queste emozioni con Valentina. Continueremo a lavorare per raggiungere altri successi.” Gottardi: “Questo scudetto era uno degli obiettivi stagionali. Siamo molto orgogliose di quello che stiamo facendo in questo periodo e della nostra crescita. Ringraziamo il pubblico per il tanto affetto dimostrato”.

    Fonte Ufficio Stampa Federvolley

  • Beach Volley, Tricolore Assoluto di Alfieri e Ranghieri

    Beach Volley, Tricolore Assoluto di Alfieri e Ranghieri

    [di Redazione – foto Riccardo Giuliani] Bellaria Igea Marina (RN) al Polo Est Village l’ultima domenica di Campionato Italiano Assoluto 2025 che ha visto Manuel Alfieri e Alex Ranghieri meritarsi il tricolore cucito sul petto. In finale, Mauro Sacripanti e Giacomo Titta sono stati superati, in quaranta minuti di gioco, con il punteggio di 2-0 (21-19, 21-15). Per Alex Ranghieri si tratta del quarto scudetto in carriera, dopo quelli conquistati a Catania nel 2014 e nel 2015 in coppia con Daniele Lupo e Adrian Carambula e dopo l’ultimo, vinto a Caorle, con Matteo Ingrosso nel 2019. Per Manuel Alfieri si tratta invece della prima volta sul gradino più alto del Campionato Italiano.

    Gallery del weekend di Igea Marina firmate da Riccardo Giuliani QUI e QUI

    Partiti come testa di serie, Manuel Alfieri e Alex Ranghieri hanno collezionato nelle pool una vittoria ed una sconfitta, rispettivamente contro Matteo Iurisci e Gabriel Marini Da Costa per 2-0 (21-13, 21-16) e contro Daniele Lupo e Davide Borraccino al tie-break 2-1 (21-18, 19-21, 15-10). Successivamente sono arrivate le vittorie agli ottavi di finale contro Simone Podestà e Matteo Martino, superati 2-1 (21-17, 19-21, 15-9) e ai quarti contro gli azzurri Samuele Cottafava e Gianluca Dal Corso, battuti con lo stesso punteggio (21-19, 18-21, 15-13). In semifinale la vittoria è stata su Daniele Lupo e Davide Borraccino per 2-0 (21-16, 21-14), per poi chiudere il torneo con il decisivo successo su Sacripanti e Titta.

    CRONACA
    Alfieri/Ranghieri – Sacripanti/Titta 2-0 (21-19, 21-15)
    Nella prima frazione le due formazioni si studiano e giocano punto a punto (3-3, 6-6, 9-9), fino a quando Alfieri e Ranghieri non premono il piede sull’acceleratore (12-10, 17-14, 20-18). Al secondo set point utile è un attacco in diagonale di Manuel Alfieri a chiudere i conti. Anche nel secondo parziale l’avvio è molto combattuto con Sacripanti e Titta che non vogliono assolutamente uscire dalla partita. Il break decisivo però è quello che porta Alfieri e Ranghieri a +4 sul 11-7. La formazione con base a Pescara, da questo momento, allunga sempre di più (14-8, 18-13) e archivia la pratica con il punteggio di 21-15.

    I Campioni d’Italia, così a fine gara: Ranghieri: “Ho conquistato il quarto scudetto, ma non avrei potuto fare nulla senza Manuel. È stato un percorso fenomenale, il livello è altissimo. Bravi noi nonostante gli acciacchi. Era una gara che sentivo molto, e voglio dedicare questa vittoria a Paulo Roberto Moreira da Costa e a tutta la sua famiglia.” Alfieri: “Sono contento di aver condiviso questa finale con due persone importanti: Alex e Mauro. Con il primo l’ho vinto, con Mauro ho iniziato questo percorso. È stata una finale davvero bella”.

    Fonte Ufficio Stampa Federvolley

  • Di madre in figlia. Concita De Gregorio e un vinile dei R.E.M.

    Di madre in figlia. Concita De Gregorio e un vinile dei R.E.M.

    [di Emanuela Macrì – foto EM] Poteva essere il solito romanzo transgenerazionale. Poteva trattarsi del solito tema trito al femminile, della solita lettura vacanziera che poi finisce su uno scaffale e chi se la ricorda più. Poteva. Ma Concita De Gregorio, invece, in Di madre in figlia (ed. Feltrinelli – 2025) fa di più.

    Ci porta su un’isola, emblema perfetto della vita di Marilù, che ha tracciato confini ben precisi anche nel nome, abbreviandolo. Restringendolo nei suoi confini appunto. Così come la sua vita, la sua seconda. Dopo una prima in primo piano. Tra yacht e fotogrammi.

    Un’isola su cui approda, senza alcuna intenzione di farlo, Adé. Adelaide, sua nipote, che a quella nonna che conosce poco, anzi nulla, forse somiglia più di quanto creda. In fin dei conti anche lei ha tracciato confini, abbreviandosi il nome.

    Fuori dalle inquadrature, poi, c’è Angela. Figlia di Marilù e mamma di Adé. Lontana in ogni senso. Da una madre troppo poco incline al suo ruolo. Da una figlia per cui nel ruolo si è calata troppo, fin quasi a soffocarla.

    Potrebbe essere il solito romanzo transgenerazionale. Non ci fosse il fuoco (chi ha letto, può capire NdR) di un linguaggio vivo. Attuale. Non letterario. Adeguato. Perfetto, per entrare nei pensieri delle protagoniste. E nei loro panni. Ecco il segreto di questo romanzo: l’empatia. Concita De Gregorio in 150 pagine riesce a portarci in mondo non nostri. Senza la tentazione di giudicarli. Solo per ascoltarli (insieme a un bel po’ di buona musica, su vinile. Ovviamente).

    Consigliato, dunque? Sì. Almeno per trovare una lista di cose che fanno stare bene [una sedicenne dei nostri anni ma lontana dalla sua vita]. Ovvero:

    • Mettere un vinile dei R.E.M e ascoltarlo stesa al buio.
    • L’idea di andarmene.
    • Pensare che c’è tempo. Non c’è fretta. Magari un giorno
    • Gli uccelli che si parlano la mattina. I gatti che se ne fregano di tutto.
    • Il vento fresco quando fa caldo.
    • L’odore della buccia di limone.
    • Cantare Losing My Religion.
  • VNL è argento per gli azzurri

    VNL è argento per gli azzurri

    [di Redazione – fonte e foto Federvolley.it] La medaglia d’argento al collo della Nazionale maschile. Non riesce ai ragazzi di Ferdinando De Giorgi l’impresa di conquistare la Volleyball Nations League 2025. Al Beilun Sport and Arts Centre di Ningbo a festeggiare è la Polonia di Nikola Grbic, con il punteggio di 0-3 (22-25, 19-25, 14-25).

    Un percorso lungo quello degli azzurri, iniziato l’11 giugno a Quebec City, in Canada, proseguito poi a Chicago e a Lubiana e concluso oggi con una medaglia d’argento alle Finals in Cina. Sul terzo gradino del podio della VNL 2025 è salito il Brasile che, nella finale per il terzo e quarto posto, ha superato in rimonta per 3-1 (23-25, 25-20, 25-23, 25-19) la Slovenia.

    Gli azzurri, dunque, non sono riusciti a ripetere le prestazioni viste contro Cuba nei quarti e Slovenia in semifinale. Dall’altra parte della rete la Polonia dopo aver vinto con non poca fatica il primo set, ha tenuto sempre in mano il pallino del gioco nel secondo e terzo set e conquistato la vittoria finale. Pe una medaglia d’oro conquistata in 12 vittorie complessive e arrivata al termine di un torneo nel quale tutti gli azzurri coinvolti hanno dato il loro determinante contributo a un risultato che mancava all’Italia maschile dal 2004 (allora la manifestazione si chiamava World League). Un’altra medaglia, dunque, per la Federazione Italiana Pallavolo, che si aggiunge allo straordinario oro conquistato appena sette giorni fa dalla Nazionale femminile.

    TABELLINO di ITALIA-POLONIA: 0-3 (22-25, 19-25, 14-25)

    ITALIA: Giannelli 1, Michieletto 7, Anzani 3, Rychlicki 4, Galassi 4, Lavia 12, Balaso (L). Bottolo 4, Romanò 3, Sbertoli, Porro 1, Gargiulo, Pace (L). Ne: Sanguinetti All. De Giorgi

    POLONIA: Komenda 3, Leon 16, Kochanowski 7, Semeniuk 14, Sasak 6, Nowak 1, Popiwczak (L). Bednorz, Jakubiszak 4, Granieczny (L), Ne: Firlej, Fornal, Szalpuk, Boładź. All. Grbic

    Arbitri: Simonovic (SUI), Cespedes (DOM)

    Durata set: 28’, 30’, 24’

    Italia: a 4 bs 14 mv 6 et 24

    Polonia: a 3 bs 10 mv et 16

  • Una VNL e una Nazionale femminile d’oro

    Una VNL e una Nazionale femminile d’oro

    Le azzurre del CT Julio Velasco scrivono un’altra, una nuova pagina di storia conquistando la terza Volleyball Nations League in quattro anni. Dopo Ankara 2022 e Bangkok 2024 ora è tempo di Lodz 2025. La Nazionale di Velasco lo ha rifatto e stavolta aggiungendoci un’imbattibilità che mai in VNL si era vista. L’oro 2025 arriva al termine di un percorso perfetto costellato da 15 vittorie in 15 match disputati che sommati a quelli ottenuti nel 2024 (tra VNL e Olimpiadi) fanno 29 consecutivi in match ufficiali. Tutto oro, dunque, e luccica pure. Record di successi con l’ultimo, quello per la gloria a Lodz, arrivato contro il Brasile 3-1 (22-25; 25-18; 25-22; 25-22) della leggenda Ze Roberto, sconfitto, come a Rio de Janeiro (week 1) al termine di un match che ha visto le azzurre fare ciò che hanno fatto per tutto il torneo: dominare, ribaltare ogni difficoltà, riuscire a superare i propri limiti. Miglior viatico al mondiale non poteva proprio esserci per un’Italia che si presenterà all’appuntamento iridato in Thailandia con una medaglia d’oro al collo in più. Prima però per capitan Danesi e compagne ci sarà qualche giorno di meritato break.

    Premi individuali VNL Finals 2025
    MVP – Monica De Gennaro (Italia)
    Miglior Libero – Monica De Gennaro (Italia)
    Miglior Schiacciatrice – Myriam Sylla (Italia)
    Miglior Schiacciatrice – Gabi (Brasile)
    Miglior Centrale -Agnieszka Korneluk (Polonia)
    Miglior Centrale – Julia (Brasile)
    Miglior palleggiatrice – Alessia Orro (Palleggiatrice)
    Miglior opposto – Paola Egonu (Italia)ù

    IL TABELLINO: ITALIA-BRASILE 3-1 (22-25; 25-18; 25-22; 25-22)
    ITALIA: Egonu 12, Degradi 1, Fahr 10, Orro 4, Sylla 17, Danesi 6, De Gennaro (L). Nervini 7, Antropova 18, Cambi 1, Giovannini. N.E.: Nwakalor, Fersino, Gray (L). All. Velasco
    BRASILE: Gabi 14, Diana 10, Rosamaria 5, Bergmann 11, Julia 11, Roberta 2, Marcelle (L). Kisy 4, Helena 2, Macris, Jheovana. N.E:  Tainara, Lais, Lorena. All. Ze Roberto.
    Arbitri: Stanislava Simic (SRB) e Juraj Mokry (SVK)
    Durata: 28′, 27′, 29′, 39′.
    Italia: 4 a, 13 bs, 14 m, 29 et .
    Brasile: 2 a, 7 bs, 12 m, 25et .

  • Da rivedere, per capire. Quanto basta

    Da rivedere, per capire. Quanto basta

    [di Emanuela Macrì – foto fonte web] Quanto basta. Per capirne un po’ di più su quell’essere diversi. Differenti. E su quanto abbia da offrire quella differenza. Con un film – del 2018, regia di Francesco Falaschi e la sceneggiatura originale – dal titolo, appunto, Quanto basta e due interpretazioni, davvero notevoli.

    Quella di Luigi Fedele, su tutti, che interpreta Guido, un ragazzo alle prese con Sindrome di Asperger e un talento per la cucina. E poi quella di Vinicio Marchioni, qui Arturo, insopportabile chef stellato con una decisa propensione all’aggressività che lo porta a perdere tutto. Anche la libertà. Sulla via della riabilitazione incontra la comunità di Guido, si confronta con la diversità (anche la sua, dipende da quale punto si guarda l’altro. Sempre)  e, seppur mantenendo un certo livello di antipatia, riesce ad uscirne migliore. A imparare.

    Trama scontata, esito pure. Poteva esserlo e invece no. Perché il racconto riesce a mantenere il giusto equilibrio tra finzione e realtà. Tra commedia e dramma. Lasciando che il verosimile faccia il suo. Quando Arturo e Guido intraprendono un viaggio (topos tanto utilizzato da esser ormai terreno franoso, al cinema) disseminato di difficoltà, per entrambi. Perché sul sedile posteriore dell’auto trova posto il tema della gestione. Con Guido alle prese con un eccesso di controllo e regole che in Arturo trovano il loro netto contrario.

    E se permettiamo alla sceneggiatura una piccola scontatezza – che nulla regala alla trama – con una storia d’amore per Arturo, è solo perché di tutto il resto nulla è da eccepire. Dalla stoccatina al mondo gourmet in format televisivo a quella al tema del successo, percepito solo in termini di vittoria. Dall’angoscia latente di una famiglia rispetto al futuro di un figlio o nipote diversamente abile al presente di inclusione e ricchezza. Degno di nota (di vero merito) il finale.

    Si sorride. Si pensa. Quanto basta. Anzi, di più. perché alla domanda di Guido “A cosa corrisponde QB nelle ricette?” eh una risposta non c’è. Si va a senti. mento. Si dosa all’incirca. Si impara, come in questa storia, ma solo se si è disposti a dare una possibilità alla diversità. Qualsiasi forma essa abbia.