Categoria: Serie A1

  • Play Off scudetto: in semifinale Trento ci crede. Risale la china e si aggiudica gara 2

    29751144_10216389118508831_114133747_n[di Emanuela Macrì – Foto Riccardo Giuliani] Scintille e grande volley, nelle aspettative di una domenica di Pasqua al palazzetto. E scintille e grande volley è stato in gara2 di Semifinale PlayOff, con Diatec Trentino e Sir Safety Conad Perugia a sfidarsi in una BLM Group Arena infuocata con temperature medie in rialzo in una gara con due contendenti e lo stesso obiettivo, quel risultato positivo che da una parte significa riaprire la serie mentre dall’altra potrebbe valere una serie ipoteca sull’accesso alla finale.

    E allora pronti via con l’attacco di Alexksandar Atanasijevic, opposto di Perugia, ad aprire un set in equilibrio sulle prime fino al 6-9 che porta la panchina di casa a chiamare time out, il primo della gara, per cercare di interrompere l’inerzia positiva degli ospiti, ma senza incontrare successo. Si continua fino al 12-16 che diventa un 15-19 con il primo check dell’incontro chiesto dal coach degli umbri Lorenzo Bernardi a confermare un attacco out di Trento e lasciare al contro video check per un sospetto di tocco, però non confermato. Ultima parte di set dal 20-23 con il time out chiesto da Perugia e Trento che non smette di lottare e si porta sotto con il buon turno al servizio di Jan Kozamernik che prima riapre il set e poi chiudere con un ace per il 26-24 che porta al cambio di campo.

    Il secondo parziale è una sinfonia umbra, con gli ospiti avanti fin dai primi scambi e la panchina trentina a chiamare due time out tra il 2-5 e il 2-9, senza però riuscire a riprendere in mano le briglie del set. Degno di nota il buon turno al servizio di Atanasijevic, autore del break e di 3 ace nel solo parziale, chiuso con il punteggio di 25-13 a favore dei perugini. Pochi giri di vento nel terzo set con gli uomini di Bernardi a gestire un vantaggio insidiato, nella metà del parziale, dai padroni di casa che cercano e riescono a ricucire lo strappo portandosi a 3 lunghezze dagli avversari ma poi nulla possono. A chiudere è Perugia con un attacco finale di Ivan Zaytsev per il 19-25.

    Partita chiusa? Nemmeno pensarlo. Perché gli uomini di Lorenzetti non si lasciano intimorire dal tabellone e cominciano a estrarre qualche buon coniglio dal cilindro. Da subito, da quel 5-1 poi divenuto 14-9, con tanto di chiamata a raccolta di Bernardi, sebbene nulla possa fermare la marcia, l’inversione di marcia dei padroni di casa che continuano a spingere in attacco mentre De Cecco e compagni sembrano impantanarsi in qualche errore di troppo. Il quarto set entra nel vivo sul 22-22, con gli umbri a tentare la zampata finale e i trentini ad avere la meglio e guadagnarsi il tie break.

    Un quinto set bollente, con le curve a sforare il livello massimo dei decibel consentiti, come nella migliore delle tradizioni, mentre in campo per una Sir che perde lucidità c’è una Trento che trova vigore e quella vittoria in cui non ha mai finito di credere. “Anche se ora – commenta Luca Vettori, MVP della gara – ci sarà la gara in casa loro e in mezzo l’impegni di Champions League. Dovremo conservare lo stesso spirito” quello che ha fatto mettere a referto il finale Diatec Trentino – Sir Safety Conad Perugia 3-2 (26-24; 13-25; 19-25; 25-23; 15-10).

  • Miriam Sylla: volley e colori, sulle note di Vasco

    Miriam Sylla Get Sport Media vivovolley (1)[di Emanuela Macrì – foto Fabio Cucchetti e Andrea Baratella] Tre atomi di adrenalina e due di volley: questa la formula molecolare capace di descrivere l’essenza del suo carattere, ruggente. Ma chi conosce Miriam Fatime Sylla sa che sarebbe sbagliato fermarsi a questo. “E potremmo iniziare – racconta la schiacciatrice della Foppapedretti Bergamo – dall’aggiungere un atomo di danza: da piccola, infatti, sognavo di diventare una ballerina. Poi, la vita, ha scelto altro e… eccomi qua!” Da una carriera col tutù a una di tutto riguardo nella pallavolo con uno sport di squadra, un campo e una rete che sembrano meglio adattarsi a quel carattere esplosivo, a quell’energia traboccante che fatichiamo a pensare costretta a punte e sbarra.

    Un percorso che parte dalla squadra dell’oratorio per proseguire spedito, perché Miriam non ha mai avuto tempo da perdere e da giovanissima arriva a Orago, per trascorre le sue prime due stagioni in serie A1 con la squadra di Villa Cortese. Poi il più bel regalo che potesse immaginare per i suoi diciotto anni con il passaggio in una delle società più prestigiose e titolate della storia del volley italiano, la Foppapedretti Bergamo dove oggi sta vivendo la sua quinta stagione consecutiva.

    “La società dove sono cresciuta, dove ho imparato moltissimo. Penso al mio arrivo qui, a Bergamo, con uno zaino già importante: a Orago avevo incontrato atlete di grande calibro come Taismary Aguero e Katarina Barun che guardavo quasi da lontano, io piccolina con tutto da imparare e nulla da dare. E poi la maglia della Foppa e l’incontro che, dal punto di vista della pallavolo ricordo come quello che mi ha cambiato la prospettiva, è quello con Jelena Blagojevic la schiacciatrice serba che tra le tante doti ha quello di essere un vero talento in difesa tanto da riuscire a trasmettermi quell’amore per il bagher che mi mancava. Anzi, che proprio non conoscevo. Se oggi ho imparato non solo ad apprezzare ma, anche, a trovare soddisfazione nelle azioni difensive sì, lo devo a lei, questo ruolo che ora so vivere al 100%”.

    Una sorella maggiore acquisita in mezzo a molte ragazze che sono diventate la sua famiglia, anche dopo il cambio di maglia “perché uno sport di squadra, inevitabilmente, ti porta a condividere la vita con altre persone. Con alcune nascono legami fortissimi, come quello con Eva Mori, fino alla passata stagione in squadra. Un elenco lungo al quale, in coda, aggiungerei anche quelle compagne con cui non è scattata la scintilla. Perchè in un gruppo a cui appartieni ma non scegli, capita anche questo e non è necessariamente una cosa negativa.

    Miriam Sylla Get Sport Media vivovolley (2)Ho imparato, infatti, anche da questi rapporti, a prendere quello che le persone ti possono dare, dentro e fuori dal campo, anche se non ti piacciono o tu non piaci a loro. In questo ha giocato un ruolo decisivo anche la società: qui l’atteggiamento negativo e distruttivo non si sposa con la filosofia rossoblù. Qui si impara il rispetto per la maglia e a raggiungere, passo dopo passo, quella maturità che permette di collaborare e stimarsi, di comportarsi da professioniste e persone adulte. Aggiungo, poi, che tra le compagne di squadra ho la fortuna di avere persone di grande esperienza tra cui la Capy(tana ndr) Paola Paggi, una presenza fondamentale per le indicazioni e il supporto, soprattutto nei momenti in cui il cielo sopra la rete non poi così sereno”.

    Momenti di difficoltà che nella vita, e purtroppo, possono essere sgraditi ma inevitabili ospiti. E se il campo si sa, insegna, la famiglia è una porta sempre aperta e un rifugio accogliente. “Ci sono stati momenti difficili in questo ultimo anno. E tra tutte le cose che mi porto in quello nuovo ci sono anche le parole della mia mamma, Salimata, che suonano così: Io sono forte il tuo papà è forte e tu non puoi non essere forte.” Una frase per nulla banale, anche perché detta da una donna che insieme al marito ha affrontato e superato grandi difficoltà e dolori. Dalla partenza dal paese natale, la Costa d’Avorio alle complessità di una vita lontana dalle proprie radici e cultura. “Quando penso a loro, alla vita e i tanti ostacoli che hanno superato beh, mi è chiaro come non potesse che nascere una ragazza di carattere!”

    Con un temperamento a tinte forti, come il vestito tradizionale che la nonna Miriam Fatime dalla quale ha preso il nome, le ha regalato. “Una tunica coloratissima e decorata come si usano in Costa d’Avorio. Un abito ricavato confezionato con le stoffe tipiche, come quelle che la mamma custodisce gelosamente in un armadio della casa dove sono nata: un armadio che da bambina non vedevo l’ora di aprire, per vedere tutti quei colori. Li ho sempre trovati energizzanti, come i sapori di quella terra lontana. Quando torno a casa, infatti, ad aspettarmi a tavola ci sono i piatti ivoriani e, spesso, il mio preferito, a base di basmati e carne accompagnati da una ratatouille e una salsa. E anche se non ricordo il nome (ma la mamma, leggendo, avrà già capito!) ho già l’acquolina, al solo pensiero”.

    Miriam Sylla Get Sport Media vivovolley (3)E a proposito di energia “la fonte dove ricaricarmi è lo sport, in generale. Quando non gioco seguo molte le altre discipline, dal nuoto al basket e l’atletica, fino al calcio: tra le cose che ho messo nella lista da fare c’è pure quella di assistere a una partita dell’Atalanta. Ma questo solo a campionato terminato, quando potrò andare in curva senza timori, perché si sa che quando gli ultrà esultano può succedere di tutto e io non possono non partecipare: non sono certo una da tribuna!”. Così mentre la stagione del volley entra nella sua fase finale, nell’aria comincia a diffondersi l’eco di un qualche coro da stadio, a cui Miriam accosta la musica di Vasco Rossi. “La vera passione del mio papà Abdoulaye (anche se per tutti è Sylla). Una passione che oggi, da quando ho imparato ad ascoltare con attenzione i testi, condivido con lui e con il mio fidanzato, un altro grande fan di Vasco. Insieme ascoltiamo spesso Come nelle favole.

    Non solo rock nostrano, però, per Miriam che ascolta con piacere le canzoni di Fiorella Mannoia “e, tra queste, Combattente. Come ho già detto l’ultimo non è stato un anno facile e in questa canzone, mi ci sono ritrovata. Quelle parole avrei voluto scriverle io”. E se la scrittura musicale non è nelle corde della schiacciatrice, di certo non le mancano pensieri e fantasie da postare sui social. “L’hastag giusto per i prossimi mesi? Direi #ancoratantesorprese. Perché dopo la pioggia non può che esserci il sole, per compensazione. E non so se a breve o lungo termine ma voglio pensare che il bel tempo arriverà.” La strada, sulla carta, è già tracciata. Ci basti pensare che l’ultimo libro letto è Lasciami contare le stelle di Elvia Grazi, il cui sottotitolo recita: la vita non aspetta. E allora che #ancoratantesorprese siano!

  • Presentato il DHL Volley Team con Sylla, Marcon, Tirozzi, Parrocchiale, De Gennaro e Folie

    SyllaDHL È PRONTA A CONSEGNARE EMOZIONI:  PRESENTATO A MILANO IL DHL VOLLEY TEAM

    L’azienda leader mondiale nel trasporto espresso internazionale ha scelto di avviare  un progetto di promozione e valorizzazione della pallavolo italiana

    Le ambassador dell’iniziativa di DHL Express Italy sono: Francesca Marcon e Miriam Sylla della Foppapedretti Bergamo;  Raphaela Folie e Monica De Gennaro dell’Imoco Volley Conegliano; Beatrice Parrocchiale e Valentina Tirozzi de Il Bisonte Firenze

    Milano, 12 febbraio 2018 – Determinazione, velocità, responsabilità, unicità, passione e precisione. Sono solo alcuni dei valori che DHL Express Italy, azienda leader mondiale nel trasporto espresso internazionale, vuole divulgare e trasmettere. DHL ha scelto sei ambasciatrici di questi valori: Francesca Marcon e Miriam Sylla della Foppapedretti Bergamo; Raphaela Folie e Monica De Gennaro dell’Imoco Volley Conegliano; Beatrice Parrocchiale e Valentina Tirozzi de Il Bisonte Firenze.

    Così, oggi, a Milano al al Centro Pavesi è stato presentato il DHL Volley Team, un progetto di promozione e valorizzazione della pallavolo femminile italiana. Gli oltre 150 spettatori, tra i quali i dipendenti DHL e numerose società di volley del territorio, hanno partecipato ad una vera festa tra musica, applausi, colori e colpi di freestyle.

    A spiegare la nuova iniziativa del DHL Volley Team è stata Simona Lertora, Head of Marketing & Business Development di DHL Express Italy. In qualità di padrone di casa è intervenuto anche Adriano Pucci Mossotti, presidente del Comitato Regionale della Lombardia FIPAV.

    Invece a raccontare la loro esperienza di pallavoliste e di donne sono state Francesca Marcon, Miriam Sylla, Beatrice Parrocchiale e Valentina Tirozzi. Le campionesse si sono anche messe in gioco sfidando i freestyler dei Da Move, crew leader in Italia e in Europa da 17 anni, che hanno portato in campo per la prima volta uno show di volley freestyle.

    Simona Lertora: “Con il DHL Volley Team proseguiamo un percorso di valorizzazione del nostro brand oltre il trasporto espresso. Da sempre crediamo nella forza dello sport come strumento di divulgazione e promozione di certi valori come lo spirito di squadra su cui si fonda la mission della nostra multinazionale. Le nostre atlete, con la loro esperienza di sportive e il loro bagaglio umano, sono un esempio eccellente di determinazione, velocità, responsabilità, unicità, talento, precisione e passione. Tutti valori che le donne sanno trasmettere in ogni ruolo a loro affidato che sia in un campo da pallavolo, a casa o in azienda. Ne è un esempio il fatto che in DHL il 55% dei nostri dipendenti sono donne.  Il DHL Volley Team ci permetterà di mettere in connessione ancora una volta le persone recapitando qualcosa di esclusivo e diverso che le possa emozionare ”.

    Pucci Mossotti:Siamo davvero felici di poter ospitare al Centro Pavesi questo grande evento organizzato da DHL, azienda protagonista di quella che ci auguriamo sarà una lunga e proficua collaborazione con la nostra Federazione. Sono sicuro che l’iniziativa del DHL Volley Team contribuirà a promuovere e diffondere ulteriormente la passione per la pallavolo, com’è nello spirito e negli obiettivi del Comitato Regionale.

    DHL, dopo le partnership con la Formula 1, la MotoGP, la Formula E, il Mondiale di Rugby e la Federazione Italiana Pallavolo, vuole continuare a connettere il mondo recapitando emozioni alle persone come fa il volley attraverso le gesta e le storie dei suoi atleti. Per questo il DHL Volley Team lancia il contest social “Consegnamo emozioni: condividile con noi”. Fino al 13 marzo tutti gli appassionati potranno postare una foto di passione per il volley sul proprio profilo Instagram con l’hasthag #DHLVolleyTeam e il tag @dhlexpressitaly. Lo scatto più emozionante riceverà una spedizione speciale a casa.

    Saranno tantissime le sorprese che DHL promette di regalare in occasione di alcune partite della Foppapedretti Bergamo, dell’Imoco Volley Conegliano e de Il Bisonte Firenze. I fans potranno partecipare al Fastest Service per mettersi in gioco con la battuta più veloce e portare a casa una foto ricordo indimenticabile con il Photo Booth.

    A maggio scatterà anche il DHL Volley Cup, un torneo rivolto ai dipendenti dell’azienda appassionati di volley. Le squadre finaliste saranno affiancate da allenatori d’eccezione: le ambassador del DHL Volley Team.

    Il DHL Volley Team è pronto a consegnare emozioni.

  • Trento torna a sorridere e (con)vincere in tre set con Piacenza

    Trento piacenza vivovolley get sport medfia riccardo giuliani[di Emanuela Macrì foto Riccardo Giuliani] È lo scontro diretto della giornata, quello che sul campo di Trento vede affrontarsi la quinta e sesta forza del campionato. È Diatec Trentino Wixo LPR Piacenza, che si incontrano per la cinquantaquattresima volta della loro storia scritta, anche, tra finali scudetto e grande, sportiva, rivalità.

    Due vecchie conoscenze, dunque, a darsi battaglia per difendere, con le unghie e con i denti, la posizione in classifica, a quattro gare dalla conclusione della stagione regolare. Il primo punto è della partita dei padroni di casa con un attacco di Uros Kovacevic che nelle mani si troverà anche il pallone del set. In mezzo, però, ci sarano tre tempi discrezionali, due chiamati da Alberto Giuliani e due video check, tre punti totali al servizio e qualche tentativo di fuga di Trento che fermata al 17mo punto riprende fiato e ritmo, per chiudere sul 25-22.

    Secondo set con i padroni di casa a iniziare la marcia e PIacenza lì, a inseguire senza perdere di vista gli avversari. E se l’8-5 di Trento è un muro e il successivo 9-5 un ace di Simone Giannelli, quello che segue è il tempo discrezionale chiesto da Alberto Giuliani nella speranza di interrompere il buon momento dei ragazzi di Lorenzetti.  Ma il secondo time out chiamato, sul 15-9 racconta di un set dominato dalla squadra di casa che sul 20-14 può dire di aver messo in cassaforte il primo dei tre punti in palio e un secondo set che, anche grazie al ritrovato fondamentale del muro, termina per 25 a 19.

    Giro di vento, apparente, nel terzo parziale con Piacenza a segnare un 3-0 che porta Lorenzetti a chiamare il primo tempo discrezionale a pochi scambi dal via.  Il vantaggio degli ospiti, però, è destinato ad assottigliarsi fino a quel 9-9 a inaugurare un andamento un punto a punto (o giù di lì). Finale di sorprese, almeno sulle quando una Trento avviata alla chiusura si trova davanti una Piacenza che non vuole arrendersi e rovescia un 24-23 in un 24-25. Ma Nicholas Hoag (MPV dell’incontro) e compagni non sembrano intenzionati a lasciare terreno agli ospiti e chiudono la pratica con un muro a tre per il 27-25 finale e un 3-0 benefico per la classifica e il morale.

    “Un piccolo passo– commenta Angelo Lorenzetti nel post gara – ma importante. Avevo chiesto di essere umili e mi sembra che la partita sia stata interpretata bene dai ragazzi, nonostante le difficoltà”.

    “Qualche palla sbagliata all’inizio del primo set – dice, sorridendo, Aidan Zingel- ma poi non abbiamo calato il ritmo. La squadra sta lavorando bene e dobbiamo continuare così. Anche in vista dell’appuntamento con la Champions League”.

    Fotogallery della partita e le interviste post gara su https://www.facebook.com/getsportmedia/

  • Marco Mencarelli, la pallavolo e l’importanza del fattore Tempo

    Marco Mencarello vivovolley Emanuela Macrì (4)[di Emanuela Macrì – foto Michele Baruffi, Fabio Cucchetti e Riccardo Giuliani] Sul comodino una copia di Resisto dunque sono di Pietro Trabucchi, la sua lettura da prima, personale, posizione del 2017. Nelle mani molti altri libri, tra quelli che ha scritto, letto e leggerà. Perché Marco Mencarelli è un lettore per passione e necessità in un mestiere che abbisogna di aggiornamenti continui e a largo raggio per lui che non è solo un allenatore ma, anche, docente e preparatore fisico. Una professione, anche se il plurale sarebbe più adatto, che aveva immaginato fin dai primi anni del liceo, quando praticava più di una disciplina sportiva e già aveva deciso di proseguire gli studi sulla strada delle Scienze Motorie. “Un pallavolista dalla carriera non troppo brillante, che ha dovuto fare i conti con i limiti fisici e tecnici – racconta di sé Mencarelli – sommato a uno studente motivato, che da bambino sognava i Giochi Olimpici. Un’addizione che porterà, come risultato, un futuro da tecnico.” E un’Olimpiade, quella di Atene 2004, non da atleta ma da vice allenatore e preparatore della Nazionale italiana femminile.

    La pallavolo, ancora, come elemento capace, letteralmente, di far piazza pulita della concorrenza per mettersi al centro del suo universo. “Per un certo periodo mi ero avvicinato alla musica, dilettandomi a suonare la chitarra classica. Una via che ho dovuto ben presto abbandonare, però, a causa di un infortunio alle dita della mano rimediato giocando a volley. Uno sport che, evidentemente, sa imporsi senza mezzi termini.” Senza ripensamenti. “Non posso individuare un evento in particolare in cui ho capito che la pallavolo era stata la scelta giusta ma, semmai, il contrario: ho avuto, cioè, modo di confrontarmi con i risultati di scelte oculate e strategie, sommate a botte di fortuna importanti. Se mi guardo indietro, quindi, posso dire di aver colto l’attimo in qualsiasi situazione creatasi. Magari buttandomi con quel pizzico di avventatezza che per me rappresenta l’eccezione poiché sono riflessivo e non istintivo, imboccando la giusta via in determinate e determinanti scelte.”

    E se di scelte vogliamo parlare allora eccone una che davvero contraddistingue la storia di Marco Mencarelli da quella della maggior parte dei suoi colleghi. Quella, cioè, di passare dalla panchina della Nazionale a quella di una squadra di club, in un percorso inverso rispetto alla norma. “Una decisione presa perché era l’esperienza che mi mancava e sognavo di fare. Trovavo anomalo per un allenatore come me, cresciuto nelle realtà giovanili, il fatto di essere arrivato alla guida di una Nazionale seniores senza alcuna esperienza in un club. Ammetto di aver avuto qualche timore nel momento in cui mi sono trovato faccia a faccia con l’offerta della società, perché volevo ci fossero delle sicurezze nei miei confronti, che si capisse come le mie idee andassero verso una certa direzione, e se non proprio controcorrente, fossero comunque orientate a tracciare un solco.”

    27849220_10215887874938055_1630484507_nUn’opportunità, poi, dal tempismo perfetto “in un momento particolare – continua l’allenatore oggi sulla panchina di Busto Arsizio – in cui non mi riconoscevo nelle strategie di gestione della Federazione rispetto a quel progetto. Non eravamo più allineati e, quindi, la situazione era matura e favorevole per un cambio.” Sarà, così, il momento di passare dalla panchina del Club Italia, per una stagione, e così a quella della Nazionale U18, per un’avventura che tuttora continua.

    Arriviamo, così, a quel presente che si chiama Unet E-Work Busto Arsizio Busto, al terzo anno di un progetto che, oggi, comincia a mostrare i propri frutti. Un disegno che ha avuto la necessità di svilupparsi nel tempo, per diventare la squadra rivelazione del girone d’andata del campionato. Segno che nel volley, come nella vita la pazienza gioca un ruolo di primo piano. “Inevitabilmente. Il fattore tempo per noi allenatori è imprescindibile, anche se questa necessità confligge con molte delle logiche dominanti. Il risultato è quel fenomeno, peraltro non tipicamente italiano ma che nel nostro paese assume proporzioni non accettabili, che prende il nome di esonero e dipende dalla logica del risultato a ogni costo.

    Guidare una squadra significa essere alle prese con uno sviluppo di prestazioni e ci sono componenti che possono dare il risultato a brevissimo termine, ma che nello stesso momento non sono garanzia di continuità di quello stesso risultato. Nel medesimo tempo, ma di segno inverso, vi sono componenti a cui si correla una maggior linearità, ma richiedono tempo. Sono convinto che andrebbe fatta una politica a priori, un’operazione di mercato più oculato, più attento. Perché dietro ad un esonero può nascondersi la scarsa considerazione, a livello dirigenziale, del rapporto corrente tra lo stile professionale dell’allenatore e la squadra che è stata formata. Qui a Busto Arsizio, con la UYBA abbiamo intrapreso un percorso che va in questa direzione: ho adattato il mio stile alle esigenze della serie A1 senza stravolgerlo ma trovando il giusto senso.”

    Un compromesso capace anche di accompagnare le situazioni, per arrivare alla fine della stagione “con la certezza di aver saputo cogliere le opportunità. La conquista dell’accesso alla fase finale della Coppa Italia – sottolinea Marco Mencarelli – che si terrà a Bologna ne è un esempio chiaro non solo nella sostanza dell’aver raggiunto un obiettivo ma, soprattutto, nel modo in cui ci siamo arrivati, con una gara di ritorno su cui pesava una sconfitta subita a Modena e un risultato sfavorevole a cui dover porre rimedio, a cui dover dare una risposta di carattere. Lo spirito visto in campo in quell’occasione è quello giusto, consono al tipo di lavoro che stiamo facendo e molto vicino alla mia idea di pallavolo. È dunque questo che mi auguro di poter dire tra qualche mese, di aver visto una squadra pronta a vivere le opportunità in maniera sfacciata e decisa, senza freni inibitori. Perché considero questa la porta per le possibilità e soddisfazioni importanti.”

    Marco Mencarello vivovolley Emanuela Macrì (3)Soddisfazioni che nella vita non sono mancate al Menca, come lo chiamano le ragazze che hanno lavorato con lui e e le stesse che lo descrivono come un grande insegnante, un punto di riferimento per la propria crescita sportiva. E se alla pallavolo ha dato molto, molto può dire di aver ricevuto. “In tutti questi anni di lavoro ho cercato di fare in modo che l’onestà e la schiettezza nei rapporti non venissero mai meno, anche quando questo ha significato prendere decisioni difficili e doverle comunicare direttamente alle persone interessate. Ho diretto nove diversi staff dal 2006 ad oggi ed è in questi gruppi che individuo i rapporti tra i più sinceri e profondi che ho. Questo significa che siamo andati molto oltre l’obiettivo, entrando nel rapporto personale. Questo significa che la pallavolo, più dei titoli e delle medaglie, mi ha fatto un grande dono, quelle amicizie che continueranno comunque, oltre la pallavolo stessa.”

    Amicizie che resistono, come recita il titolo del libro che Marco Mencarelli ha appena terminato di leggere ma non ha voglia di archiviare. Perché racconta storie di sport e situazioni di disagio mentre spiega come la vita si fondi sulla capacità, tutta umana, di affrontare e superare le difficoltà. E chissà cosa ne penserebbe Seneca, filosofo che già nel I° sec d.C. scriveva: “Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, ma è perché non osiamo che sono difficili.”

  • Gabriele Nelli e le strade che portano al volley

    Gabriele Nelli Get Sport Media (7) vivovolley[di Emanuela Macrìfoto Riccardo Giuliani e Paolo Miccoli Get Sport Media] Secondo Ernest Hemingway diventare grandi significa rassegnarsi al fatto che davanti ai bivi più importanti della vita non ci sia una segnaletica di supporto. Quello che lo scrittore, però e forse, non considerava nel suo ragionamento, sono i disegni che il destino traccia a nostra insaputa. Ne sa qualcosa Gabriele Nelli, oggi opposto della Kioene Padova serie A1 del campionato italiano di pallavolo, ieri pallavolista a tempo perso nella squadra di Camaiore, paese a qualche chilometro dalla sua Monsagrati. Perché la pallavolo come professione, no, davvero non l’aveva proprio immaginata.

    Per Gabriele era solo un mezzo per stare con gli amici, senza nessuna pretesa, senza nessun calcolo o ipoteca sul domani. Ma poi capita che arriva la chiamata, quella giusta e che sia proprio il tuo allenatore a spiegarti che Trento è una buona, ottima opportunità, uno di quei treni che passano e non puoi permetterti di perdere, anche se sei giovane a allontanarti da casa può essere difficile. E allora ti fai un giro sul web a caccia di informazioni e stacchi un biglietto di sola andata. Anche se ancora non lo sai che quella è solo la prima tappa del tuo viaggio. “Giocavo per divertirmi e lo facevo con i ragazzi più grandi, le classi 1990 e ’91. In squadra con me c’era Federico Tosi, oggi libero nella squadra di Modena ma allora il mio schiacciatore di riferimento ed io il regista”.

    Gabriele Nelli Get Sport Media (4) vivovolley

    Un altro bivio, anzi, un tornante che cambia il verso di marcia.“Sono arrivato a Trento – continua Gabriele – da palleggiatore. Poi, durante una stagione in serie B2 le necessità di spogliatoio, anzi di infermeria, mi hanno portato ad iniziare gli allentamenti da schiacciatore” e un altro biglietto di sola andata era strappato.

    Ma la strada è lunga e in salita, materialmente. L’opposto della provincia lucchese, infatti, approda nella massima serie quando a Trento, sulla panchina, siede Radostin Stoytchev che proprio nel capoluogo trentino è impegnato a scrivere alcune delle pagine più importanti del volley nazionale e mondiale a livello di club. “Tra le cose che Rado mi ha insegnato la più importante, per la mia crescita da atleta, credo sia stato il suo modo di farci capire l’importanza di ogni singolo momento nel volley, facendoci affrontare la pressione del risultato anche in palestra. Quella premura nel tenere alta la soglia d’attenzione, per essere pronti ad affrontare le tante situazioni che il campo, le competizioni e il calendario mettono sul cammino di un giocatore della massima serie. Lo scorso anno, poi, con Angelo Lorenzetti è cambiato il metodo di lavoro ma non le occasioni per sperimentare”.

    Esperienze preziose da mettere in valigia, quando la strada indica Padova. Quando all’orizzonte si profila una nuova sfida e un posto tra le fila della Kioene. “Nuova perché si tratta di una squadra con una storia e caratteristiche diverse. Con Valerio Baldovin stiamo lavorando a un progetto e i numeri parlano, non solo quelli della classifica. Stiamo lottando per fare il miglior campionato possibile, festeggiando le vittorie e riflettendo sulle sconfitte. Costruendo giorno per giorno un percorso, imparando anche ad inciampare e rialzarsi, senza scoraggiarci, senza dare troppo spazio all’entusiasmo. Imparando, con misura”.

    Gabriele Nelli Get Sport Media (5) vivovolleySenza perdere la grinta, quella carica che lo fa esultare, cercare il pubblico. “Sì, cerco molto il contatto con i tifosi, perchè sono un elemento fondamentale nell’economia della partita. Un’atmosfera favorevole, quell’elettricità che crea un ambiente unico, unendo chi è in campo e chi sta fuori, è di grande supporto, che non toglie concentrazione ma, anzi, dà un aiuto, caricandoti”. Una concentrazione che Gabriele cerca di non perdere anche attraverso piccoli riti in campo. “Come quando è il mio turno al servizio e dopo cinque passi e aver fatto toccare la palla a terra per due o quattro volte, attendo solo il fischio del primo arbitro. Per alcuni, forse, è una scaramanzia ma per me è un modo per rimanere completamente nel match”.

    Mentre fuori, ad aspettarlo, ci sono Pongo, l’alano grigio a macchie nere (e qualche ciuffo bianco ereditato dalla mamma albina) con cui divide la vita e la casa, e una passione, di quelle vere e viscerali, per la pesca. “Appena posso, durante le pause tra gli allenamenti o nei giorni liberi, cerco il tempo per andare a pescare. Di rilassarmi dedicando del tempo a un’attività che ha sempre fatto parte della mia vita lontana dal volley”.

    Una vita di bivi senza segnaletiche, di cambi di marcia, incroci e decisioni, di percorsi nemmeno immaginati. Una strada, quella di Gabriele, che tra qualche mese diverrà a doppia corsia: finiti gli impegni del campionato, infatti, a camminare accanto a lui ci sarà Florinda, la fidanzata conosciuta in Trentino, che nel mese di luglio diverrà sua moglie. Diventare grandi, dunque, significa anche trovarsi davanti a bivi senza segnaletica e saper distinguere la strada migliore da prendere.

  • Perugia chiude il 2017 col botto. Padova brilla per due set

    vivovoley riccardo giuliani get sport media[di Emanuela Macrìfoto Riccardo Giuliani] Ultima gara dell’anno e prima del girone di ritorno. Uno scontro diretto tra i campioni d’inverno della Sir Safety Conad Perugia ospitati dalla Kioene Padova, formazione che ha chiuso la prima parte della stagione regalandosi la soddisfazione di vincere in casa di Modena per aggiudicarsi il quinto posto in classifica. Un big match, dunque, annunciato e impreziosito da uno scambio di sciarpe da parte delle tifoserie, all’ingresso delle squadre in campo. Quale miglior auspicio per un sabato di volley e spettacolo? Ci sarebbe bastato questo, un gesto semplice per parlare di spirito sportivo. E invece, abbiamo avuto molto di più in una Kioene Arena senza nemmeno un posto libero (i cartelli all’ingresso non lasciavano alcuna speranza ai tifosi non bigliettati) festante e colorata.

    Un palazzetto intero a salutare le formazioni in campo e un primo set che a dirla lunga sullo spessore della formazione di casa. Ad aprire la prima frazione di gioco, il punto al servizio dell’opposto Gabriele Nelli che fa esplodere il palazzetto e scaldare il tifo. Gli fa eco il muro di Volpato, il migliore in questo fondamentale, tre volte a referto nel solo primo parziale. Gli altri attori protagonisti? Il video check su tutti, interpellato a turno da entrambi le panchine. Il primo per decretare un in-out sulll’11-8 dalla panchina della Sir Safety Perugia con il frame a dare torto a coach Bernardi che ne approfitta per fermare il gioco con un tempo discrezionale. Stessa sorte al successivo controllo, chiesto dalla formazione di casa, che decreterà un servizio out, fischiato in dal primo arbitro Pasquali. Ultimo scampolo di set che inizia con un muro di Randazzo su De Cecco a firmare il 20-15 e il ricorso al tempo tecnico chiesto dalla panchina di Perugia e arriva con un 25-20 salutato dall’entusiasmo dei ragazzi in campo e del pubblico. A farla da padroni nella parte più calda del set saranno il fondamentale del servizio, con errori e qualche ace e una pausa più lunga del solito, quella sul 18-14 per un controllo di formazione che ha messo in standby la partita per qualche minuto.

    L’apertura del secondo set è dominata da un equilibrio disturbato da una fuga della formazione padovana che sull’8-7 mette la freccia riproponendo la situazione già vista nel primo parziale. Lo scatto sembra esaurirsi sul 13-12, con Perugia lì, senza timori e tanta voglia di riscatto nelle mani, fino a quel 15-15 che mette un po’ di pepe alla formazione di casa. E allora ecco di nuovo il muro e il servizio, gli assi nella manica della prima frazione di gara. Sul 20-18 la strada potrebbe sembrare in discesa per la formazione di casa ma Perugia è Perugia e non solo recupera forze e convinzione (21-21) ma chiude con un 23-25 che rimette in equilibrio e in discussione la partita. Tutto sembrava facile. Ma non è bene fidarsi delle apparenze.

    Ci vuole concentrazione e concretezza. Quella che ai padroni di casa non sembra mancare nemmeno nel terzo set, quando in apertura si presenta, puntuale come le tasse, l’equilibrio, il vero divo della prima parte di gara, pronto ad andarsene dopo quell’8-7 che sembrava il marchio di qualità. Sembrava. Poi sarà l’11-15 e Perugia show con un 12-20 ad aprire a un finale di set con un 15-25 a raccontare di una Sir che ritrova le mani per il muro e per il servizio, assenti (quasi del tutto) in casa Padova, mentre i Block Devils si danno da fare a recuperare in volo palloni e voglia di vincere.

    Non si ripete nel quarto set la situazione fotocopia dei primi tre. È, infatti, Perugia a partire con il piede pesante sull’acceleratore (1-11) e nessuna intenzione ad alzarlo, in una sequenza in cui tutto sembra funzionare. In cui tutto funziona, per la verità, perché qui nulla pare, ma tutto è. E Padova? Qualche lamentela, e qualche bisticcio sotto rete con Pasquali a richiamare capitan Travica e l’opposto di Perugia Atanasijevicsievic, che si vede gravare di un cartellino giallo. Quel che segue è un risveglio della Kioene, con il muro di Randazzo (4-12) e l’ace di Nelli (7-13) ad impensierire la panchina della Sir. Meglio optare per un tempo discrezionale per arrivare a quel 9-20 che alza il sipario sull’atto finale della partita, sul 14-25 finale.

    “Siamo partiti con il freno tirato. Sapevamo che non sarebbe stato facile – racconta a fine gara capitan De Cecco – perché Padova ha un buon gioco. E lo abbiamo visto! Per fortuna abbiamo ritrovato un buon ritmo e coesione. Un buon mood per il 2018 alle porte”.

    Coesione che è mancata a Padova. “Sul finale del secondo set ci siamo disuniti – commenta Valerio Baldovin, primo allenatore della squadra di casa – non riuscendo a trovare continuità. Rimane un po’ di amaro in bocca, per quel punto che forse potevamo strappare. C’è del lavoro da fare, ma anche consapevolezza sul cammino intrapreso”.

    E allora questo 2017 lo salutiamo così, con un Kioene Padova – Sir Safety Conad Perugia 1-3 (25-20; 22-25; 15-25; 14-25) e 4220 spettatori. E, vale la pena di dirlo, con le luci del palazzetto quasi completamente spente e Ivan Zaytsev ancora a firmare autografi. Magie del volley e di uno Zar che non si nega a nessuno (nel vero senso della parola NESSUNO), tra cori e giovani fans in attesa.

    Tutti le immagini della partita e le interviste di fine gara(Valerio Baldovin, Gabriele Nelli, Luciano De Cecco, Ivan Zaytsev), sono disponibili sulla pagina fb di GetSportMedia, a questo link https://www.facebook.com/getsportmedia/

  • View this email in your browser Le Finali di Coppa Italia al PalaDozza di Bologna, il 17 e 18 febbraio.

    23847099_896015797190163_6830272545052534726_oÈ il PalaDozza di Bologna l’obiettivo per le squadre impegnate nelle gare di ritorno dei quarti di finale della 40^ Coppa Italia di Serie A1 Femminile. È stata ufficializzata la sede delle Finali della manifestazione, organizzate da Lega Pallavolo Serie A Femminile e Master Group Sport, che si terranno nel weekend del 17-18 febbraio in uno dei palazzetti più celebri e prestigiosi d’Europa, legato tradizionalmente al basket ma che anche recentemente ha ospitato il volley rosa di vertice (nella stagione 2012-13 fu il campo di gioco dell’Idea Volley). L’opportunità di esibirsi in uno scenario tanto affascinante spingerà ulteriormente le otto formazioni in gioco a cercare di ottenere la qualificazione: sabato sera saranno in quattro a conquistare il pass per il viaggio verso capoluogo emiliano.

    In virtù dei risultati delle gare di andata e del regolamento della competizione, che premia la squadra che nel doppio confronto è riuscita ad incamerare il maggior numero di set, a Imoco Volley Conegliano, Igor Gorgonzola Novara e Saugella Team Monza basterà vincere un solo parziale per essere promosse. Si parte invece da una situazione di maggiore equilibrio nel duello tra Unet E-Work Busto Arsizio e Liu Jo Nordmeccanica Modena: all’andata si imposero le bianconere di Marco Fenoglio per 3-2.

    LVF TV
    I quarti di finale della Coppa Italia di Serie A1 Femminile sono in esclusiva e in alta definizione su LVF TV, la web-tv ufficiale di Lega, che da quest’anno è atterrata su una nuova piattaforma, gestita in collaborazione con Laola, brand di Sportradar. Abbonati subito, è disponibile il pacchetto ‘Half Season’, che consente di assistere a tutte le gare in modalità live e on-demand, gli highlights, le rubriche e nuovi format a soli 29,95 €! Disponibile anche il pacchetto mensile a 9,95€. Scopri di più su lvftv.com!

    Il 3-0 ottenuto al Nelson Mandela Forum pone l’Imoco Volley Conegliano in posizione di relativa tranquillità nel confronto con Il Bisonte Firenze. Alle pantere di Daniele Santarelli, detentrici del titolo, nonché campionesse d’inverno, sarà sufficiente vincere un set nel match del PalaVerde per qualificarsi alla Final Four. Proprio il palazzetto di Villorba è un ulteriore elemento di vantaggio per le gialloblù, che il 26 dicembre sono riuscite a sopraffare la Pomì Casalmaggiore anche grazie al calore degli oltre 5000 spettatori. Nonostante il risultato dell’andata, il coach delle venete predica concentrazione: “Vogliamo assolutamente chiudere alla grande questa prima parta di stagione e dare ai nostri tifosi un’altra bella soddisfazione prima di festeggiare la fine del 2017 – l’obiettivo di Daniele Santarelli, coach dell’Imoco -. Il PalaVerde è stato fantastico nella partita del 26, un calore eccezionale, da brividi, sarebbe bello anche domani chiudere l’anno con un pubblico così. Noi teniamo moltissimo alla qualificazione per la Final Four di Coppa Italia, siamo a buon punto, ma non è assolutamente detta l’ultima parola. Firenze verrà qui a giocarsi la gara senza nessuna pressione, è una squadra di qualità e sarà pericolosa. Le gare secche nascondono sempre insidie, starà a noi interpretare bene la partita e giocare come sappiamo per fare ancora risultato, ma ci vorrà tanta attenzione e l’approccio giusto“. “Recuperare da 0-3 è difficile – ammette Marco Bracci, coach de Il Bisonte -, ma provarci non costa niente, visto che comunque dobbiamo onorare al meglio questo match di ritorno al PalaVerde. Non so chi scenderà in campo nell’Imoco, ma sono talmente tante e tutte forti che cambia poco, mentre noi dobbiamo approfittare di questa partita per provare a giocare meglio rispetto a come abbiamo fatto contro Monza, e poi vediamo che succede. Sicuramente mi aspetto una squadra che stia in campo a lottare dalla prima all’ultima palla, poi avremo altre tre gare difficilissime anche in campionato, quindi dovremo alzare la qualità del nostro gioco per provare a raccogliere qualcosa di importante“.

    Identica la situazione dell’Igor Gorgonzola Novara, che grazie al 3-0 rifilato alla myCicero Volley Pesaro nella gara di andata nelle Marche, ha bisogno di conquistare un solo parziale per accedere alla Final Four. Le azzurre di Massimo Barbolini, peraltro, vivono un buon momento di forma, come ha raccontato il netto successo al PalaYamamay nella giornata di Santo Stefano. Di fronte, Cristina Chirichella e compagne troveranno le colibrì di Matteo Bertini, avversario da prendere assolutamente con le pinze, ancor più perché si esibiranno al PalaIgor senza alcun tipo di pressione e con l’entusiasmo del successo nel derby di tre giorni fa. “Sarà un’impresa quasi impossibile – inquadra così l’incontro Gloria Baldi, martello della myCicero – ma andremo a Novara concentrate e cariche perché sarà l’occasione per cercare di alzare la nostra asticella al cospetto di una squadra fortissima. Al di là di come finirà, resta comunque la grande soddisfazione per essere arrivate fino a questo punto: adesso dovremo trovare solo maggiore continuità per essere a posto e giocare il girone di ritorno tranquille“.

    Il terzo 3-0 maturato lo scorso 20 dicembre fu quello del Saugella Team Monza, capace di stendere la Savino Del Bene Scandicci con una prestazione superlativa. Così le brianzole di Luciano Pedullà si dirigono in Toscana con ottime prospettive e la speranza concreta di raggiungere un traguardo storico (alla prima partecipazione assoluta alla Coppa Italia di A1). Chiamate, al contrario, alla rimonta, sono le ragazze di Carlo Parisi, motivate dall’affermazione interna sulla Liu Jo Nordmeccanica Modena nella Samsung Galaxy Volley Cup: per passare il turno e raggiungere per il secondo anno consecutivo l’ultimo atto della competizione, le toscane dovranno imporsi per 3-0 e poi vincere il Golden Set ai 15 che si disputerà al termine del match ‘regolare’. “Siamo entrati in campo con grande voglia di reagire dalla sconfitta di Coppa Italia e ci siamo riuscite – ha detto Bethania De La Cruz, schiacciatrice dominicana della Savino Del Bene, dopo il successo di martedì su Modena -. Questa vittoria serve per credere anche al passaggio di turno del 30 dicembre contro Monza: giocando con questa intensità tutto è possibile“. “Sarà difficile – aggiunge il direttore sportivo di Scandicci, Massimo Toccafondi -, ma noi ci crediamo. Ho visto le ragazze allenarsi con molta intensità. Non voglio dare una percentuale di probabilità di passaggio del turno, ma sono sicuro che lotteremo fino all’ultima palla“.”Contro Scandicci sarà una gara importante, sia per confermare il risultato dell’andata e accedere alle Final Four di Coppa Italia che per far capire a noi stessi e all’opinione pubblica che siamo una squadra che può dar fastidio a chiunque – le parole di Luciano Pedullà, allenatore del Saugella Team -. Vincere il primo set sarebbe l’ideale anche se sappiamo che ci aspetta un’altra Scandicci e un’altra partita rispetto all’andata. Arriviamo a questo appuntamento consci che non sarà semplice. Noi però ci metteremo il massimo della voglia e della determinazione per portare a casa il pass per la fase finale. Su cosa dovremo puntare? Su una grande prova in difesa. Questa potrebbe essere la chiave per fare nostro il confronto“.

    Lo era sulla carta e lo è stato in campo: il quarto di finale che ha messo di fronte la quarta e la quinta classificata al termine del girone di andata, ovvero Unet E-Work Busto Arsizio e Liu Jo Nordmeccanica Modena, è apertissimo. Nel primo duello, disputato al PalaPanini, a spuntarla sono state le bianconere di Marco Fenoglio per 3-2. Domani (eccezionalmente alle ore 21.00 a causa della disputa nello stesso palazzetto di un match di Superlega maschile) al PalaYamamay le farfalle tenteranno di ribaltare le sorti del confronto. “Dobbiamo pensare positivo nonostante la sconfitta con Novara, perché martedì la Igor ha fatto una prestazione che in questo momento avrebbe messo in grossa difficoltà anche Conegliano – afferma Marco Mencarelli, coach della Unet E-Work -. Noi non abbiamo fatto per nulla male e dunque dobbiamo accantonare il risultato e l’eventuale sconforto per la sconfitta: l’oggettività della gara dice che ci stiamo avvicinando a un dentro e fuori importante e lo stiamo facendo in modo adeguato. Lo spareggio con Modena è ancora aperto a qualsiasi risultato dopo il 3-2 dell’andata e noi vogliamo centrare l’obiettivo davanti al nostro pubblico“. “A fine partita – ha spiegato Laura Heyrman, capitana della Liu Jo Nordmeccanica, martedì scorso dopo il ko di Scandicci – ho detto alla squadra che non dobbiamo mollare di testa, il 30 andremo a Busto Arsizio per vincere la partita. L’unica cosa che conta è anche la più importante perché la Final Four è un obiettivo che dobbiamo conquistare. È stata una giornata no in tutti i sensi, dobbiamo sistemare quello che non è andato e il tempo che abbiamo a disposizione ci servirà per recuperare e lavorare visto che la settimana è stata molto pesante. Non è una scusa, ovviamente, per la nostra prestazione, sono sicura che la squadra si tirerà su“.

    40^ COPPA ITALIA
    IL TABELLONE DEI QUARTI DI FINALE
    (1) Imoco Volley Conegliano – (8) Il Bisonte Firenze
    (4) Unet E-Work Busto Arsizio – (5) Liu Jo Nordmeccanica Modena
    (2) Igor Gorgonzola Novara – (7) myCicero Volley Pesaro
    (3) Savino Del Bene Scandicci – (6) Saugella Team Monza

    I RISULTATI DELLE GARE DI ANDATA
    Mercoledì 20 dicembre, ore 20.30 (diretta LVF TV)

    Il Bisonte Firenze – Imoco Volley Conegliano 0-3 (20-25 19-25 17-25)
    myCicero Volley Pesaro – Igor Gorgonzola Novara 0-3 (20-25 16-25 23-25)
    Saugella Team Monza – Savino Del Bene Scandicci 3-0 (25-14 25-21 25-21)
    Giovedì 21 dicembre, ore 20.30 (diretta LVF TV)
    Liu Jo Nordmeccanica Modena – Unet E-Work Busto Arsizio 3-2 (25-20 27-29 20-25 25-20 15-10)

    IL PROGRAMMA DELLE GARE DI RITORNO
    Sabato 30 dicembre, ore 20.30 (diretta LVF TV)
    Imoco Volley Conegliano – Il Bisonte Firenze  ARBITRI: Frapiccini-Curto  ADDETTO VIDEO CHECK: Cadamuro
    Igor Gorgonzola Novara – myCicero Volley Pesaro  ARBITRI: Gnani-Piperata  ADDETTO VIDEO CHECK: Viale
    Savino Del Bene Scandicci – Saugella Team Monza  ARBITRI: Zanussi-Cerra ADDETTO VIDEO CHECK: Nannini
    Sabato 30 dicembre, ore 21.00 (diretta LVF TV)
    Unet E-Work Busto Arsizio – Liu Jo Nordmeccanica Modena  ARBITRI: Sobrero-Simbari  ADDETTO VIDEO CHECK: Ugolotti

    YOUTUBE
    Domenica 31 dicembre sul canale ufficiale di Youtube della Lega Pallavolo Serie A Femminile saranno caricati tutti gli highlights delle gare di ritorno dei quarti di finale di Coppa Italia.

    PHOTOGALLERY
    Sul profilo Flickr e sul sito ufficiale di Lega le immagini più belle di Savino Del Bene Scandicci-Saugella Team Monza, a cura di Filippo Rubin. Le foto sono liberamente utilizzabili, previa citazione del credito ‘Foto Rubin x LVF’.

    (LVF)

  • Cristina Chirichella, il gusto di essere una campionessa

    Cristina Chirichella Get Sport Media vivovolley (2)[di Emanuela Macrì – foto Fabio Cucchetti] Con l’approssimarsi del Natale, tra spot pubblicitari e luminarie a invadere la città, ogni qualvolta ci si avvicini ad un presepe, il pensiero non può che volare lì, a Napoli. Un po’ perché la città stessa ce lo ricorda, molto di più perché si tratta della patria di pastori e pecorelle tra muschio e stelle comete. E, inevitabilmente, ogni volta si finisce per chiedersi quale personaggio si sarà guadagnato l’onore di vedersi riprodotto in una delle preziose, famosissime, statuine napoletane.

    Cristina Chirichella, (forse, ma ben vengano le smentite! N.d.R.) ancora non può dire di aver avuto questo onore, ma la strada è lunga per lei, giovanissima, che con la sua città natale, Napoli appunto, ha un rapporto molto stretto. “Anche se manco da tanto tempo – racconta la centrale da quattro stagioni alla Igor Gorgonzola Novara – rimane un posto molto importante per me: la mia casa, la mia famiglia e la mia storia sono lì”.

    È una città che le somiglia: “Perché noi napoletani – continua – siamo spontanei in tutto, abbiamo la battuta pronta ma, nello stesso momento, siamo sempre anche predisposti ad adattarci a qualsiasi evenienza”. E per fortuna. Perché la chiamata del volley, per Cristina, arriva presto e a 16 anni si vede già a chiudere la prima valigia e partire per un’avventura che la porterà in alto: al Club Italia prima e a vestire la maglia della Nazionale poi. Anche se tutto questo ha un prezzo e il conto consiste nell’accettare il distacco dalla famiglia, gli amici, la vita di tutti i giorni. “Dalla cucina napoletana – aggiunge Cristina – e dalla pizza che spesso preparo, per sentirmi a casa e perché quella che trovo qui al nord, inutile dirlo, è tutta un’altra cosa”.

    Cristina Chirichella Get Sport Media vivovolley (1)In Piemonte, però, lontana dal casatiello e dalla pastiera, ha trovato altri sapori. Uno su tutti, quello del tricolore “quello scudetto vinto lo scorso anno. Un traguardo importante per me e per il gruppo, ma anche e soprattutto una grandissima emozione. Il primo titolo della squadra che è la mia casa da alcune stagioni, in cui sto crescendo… Che magia!”. Tanto che se dovesse fissare un momento della carriera “il fermo immagine sarebbe la finale scudetto, quell’incancellabile 11 maggio e quel 3-0 al PalaPanini di Modena. Senza oscurare gli altri trofei e le altre vittorie, ad oggi scelgo questo!”

    Scudetto che nel capoluogo partenopeo ricorda anni gloriosi e un campione assoluto che portava una maglia oggi ritirata, in suo onore. “So bene che a Napoli, quando si vede il numero 10 la mente va subito a Maradona e a quello che di straordinario ha rappresentato per la città. Ma io l’ho scelto perché è il giorno del mio compleanno; di certo a oggi mi ha portato molto bene e, quindi, me lo tengo stretto”. Perché la scaramanzia non fa mai difetto a una napoletana verace e poi perché, è bene ricordarlo, Maradona era già lontano, indossava già altri colori quando Cristina emetteva i suoi primi vagiti. Era il 1994.

    Da lì passeranno appena vent’anni e il nome Chirichella diverrà familiare ai più grazie al Mondiale disputato in Italia poratando la popolarità quella vera, che tocchi con mano. “Una fama che non ha comportato, fortunatamente, alcuna pressione, Anzi, al contrario, mi sono sentita più apprezzata e conosciuta: è stata una spinta in più per lavorare sodo e crescere e dimostrare alla gente quello che sono in grado di fare e dove voglio arrivare in futuro.”

    Diventando, anche, un modello per le tante ragazze del movimento del volley italiano: “Le mie fan hanno mediamente un’età molto giovane e io non posso che essere felice e orgogliosa di essere per loro un punto di riferimento. È bello sapere di essere un esempio per una generazione che ancora non conosce a pieno il mondo reale: per questo cerco di essere sempre sorridente e gioiosa, una cosa che mi viene spontanea e che permette di trasmettere, così, anche le emozioni più belle e positive che la pallavolo può dare.”

    Cristina Chirichella Get Sport Media vivovolley (3)In uno sport di squadra, dove il rapporto umano conta quanto la tattica, la preparazione, il gesto atletico. “Le compagne più esperte mi hanno insegnato tantissimo, sia dal punto di vista tecnico sia per quanto riguarda lo stare in campo. È un processo – spiega Cristina – che prosegue, ogni giorno: continuo ad apprendere da loro per crescere e migliorarmi. Il rapporto con le più giovani? Semplicemente sono una di loro.” L’elemento di un tutto, parte di un gruppo e di una squadra, la Igor Gorgonzola Novara “molto unita, aggressiva e coraggiosa: non molliamo mai, anche nei momenti di difficoltà riusciamo a emergere come gruppo. Si sta creando tanto feeling tra noi ed è bello vivere tutto questo in campo: credo possa davvero essere il punto di forza di questa squadra.” E se fosse lei sotto la lente d’ingrandimento? “Di me, mi piace tutto e non mi piace niente. Amo essere solare, sorridente ed entusiasta, molto meno quando non riesco a mantenere la calma e perdo le staffe nei momenti delicati.”

    Ma facciamo due passi fuori dal campo per capire la Chirichella com’è. “Mi piace uscire, passeggiare in montagna o al mare, perché non amo stare chiusa in casa. Ogni tanto guardo qualche serie tv sul computer, ma tendenzialmente mi piace stare all’aria aperta e fare attività. Tra queste, lo shopping su tutte!” e chissà che prima o poi, passeggiando tra le bancarelle della sua Napoli, non riesca a trovare una statuina con il numero 10 e un pallone da volley sotto il braccio.

  • Il tiro a segno, uno sport per conoscere se stessi

    poligono[di Noemi Mendolafoto Federico Moiraghi] Il tiro a segno è uno sport dalle origini molto antiche ma divenuto celebre negli ultimi tempi. La sua recente fama, in Italia, deriva dai successi conseguiti da Niccolò Campriani alle ultime Olimpiadi, svoltesi nel 2016 a Rio de Janeiro: due le medaglie d’oro vinte nelle discipline olimpiche della Carabina 50 metri 3 posizioni e Carabina ad aria compressa. Dopo questo, le visite ai poligoni di tiro, dove si svolgono queste e molte altre specialità, si sono incrementate in tutto il territorio italiano: c’è un forte desiderio di scoprire in cosa consiste questo sport, ancora poco conosciuto. Ma cos’è, veramente, il tiro a segno?

    Molti, al primo approccio con questa disciplina sportiva, pensano erroneamente di trovarsi in un film ambientato nel Far West, con sparatorie all’ultimo sangue. Niente di più inesatto: il tiro a segno prevede di colpire un bersaglio con un’arma e per farlo alla perfezione c’è bisogno di molta calma e autocontrollo. Per riuscire a far centro non è sufficiente padroneggiare il gesto tecnico. Bisogna, piuttosto, essere in grado di rilassarsi completamente e concentrarsi sul proprio obiettivo, sgombrando la mente da qualsivoglia distrazione.

    Chiunque può praticare il tiro a segno. È possibile farlo dai 10 anni e non ci sono limiti di genere: sono benvenuti tanto gli uomini quanto le donne. Non si può negare che i poligoni in passato fossero a maggioranza maschile, ma ultimamente la percentuale femminile è in aumento, sia tra i semplici appassionati che tra gli atleti. La sezione agonistica, infatti, è molto ricca e le specialità di tiro sono innumerevoli, sebbene leggermente squilibrate a favore degli uomini. Le competizioni, inoltre, sono svariate: dalle gare a livello locale si arriva alle più importanti, che si svolgono alle Olimpiadi.

    Solo i migliori sportivi diventano agonisti, come in ogni altro sport. Ma per diventarlo bisogna, innanzitutto, impararne i fondamenti e le regole. I neofiti si approcciano al tiro a segno tramite armi ad aria compressa, sotto la guida esperta di istruttori di tiro. Il loro principale compito è quello di far comprendere, fin da subito, la serietà di questa disciplina: gli strumenti utilizzati non sono giocattoli, e la sicurezza di tutti i partecipanti è sempre la priorità. Anche e soprattutto quando, in seguito, ci si cimenta nel tiro con armi a fuoco.

    Apprendere i fondamenti, però, non è tutto: ci vogliono anni e anni di allenamento, fisico e soprattutto mentale, per individuare i propri limiti e cercare di superarli. La vera sfida è contro se stessi: è questo il principio cardine del tiro a segno. Attraverso ogni tiro si impara a conoscersi più profondamente, si migliora l’autostima e la pazienza. E, così, si acquisisce la giusta consapevolezza di sè, e si è pronti ad affrontare meglio qualsiasi problema possa insorgere nella vita.

    La prossima volta che vi capiterà di passare davanti ad un poligono di tiro, quindi, entrateci: oltre ad uno sport molto interessante, potreste scoprire sfaccettature di voi stessi che, forse, non avreste mai neanche immaginato. E continuate a seguirci, qui, perchè viaggio in questo universo è appena cominciato.