Ricordiamo che il 5-6 giugno ci sarà il corso di educazione posturale per problematiche sportive a Perugia. Il costo è di 135 euro e trovi i dettagli nelle news in home page. (presso SPORT’S CONNECTION center VIA PALESTRINA 3 , Perugia). Per l’iscrizione basta fare il bonifico alle coordinate in home page. ti ricordiamo che il corso di bendaggio funzionale si svolgerà il prossimo sabato 22 maggio a a Zola Predosa (Bo) presso il Centro Sportivo di Via Risorgimento, 370. Trovi tutti i dettagli dei corsi sul calendario on line https://sites.google.com/site/calendarioapiv/ Coloro che si iscriveranno ai corsi di educazione posturale ed il corso di neurotaping muscolare (in programma il 3-4 luglio a Bari) avranno accesso gratuito al secondo clinic internazionale APIV, che si terrà il 25-26 giugno a Pescara. Seguiranno dettagli. Saluti sportivi www.preparazionefisica.it
Categoria: Sezione Tecnica
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Sezione Tecnica – I video
La nostra sezione tecnica si arricchisce di altri video a cura di Alessandro Parise. Per qualsiasi info scrivete a info@vivovolley.it.
Tutti i video visualizzabili sulla nostra WEBTV. Oggi vedrete:
Brasile, Fofao, P6
Sequenza Stroomotion della rincorsa per Servizio Jump Forte – Fabiana, Brasile
Cina Serve Jump Spin
Serbia, Serve Jump
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La preparazione fisica nel volley femminile
Ciao a tutti..
Rispondo con piacere alla domande dei nostri appassionati di volley, con le dovute specifiche del caso. E’ sicuramente vero che negli ultimi 5-10 anni c’è stato un forte input in tutto il mondo a lavorare molto sulla preparazione fisica e lo possiamo notare guardando le varie nazionali.
Anche a colpo d’occhio si vedono fisici massicci e colpi di attacco improntati più sulla potenza che sulla precisione.
Per evitare di far passare un messaggio errato cercherò però di chiarire cosa è la preparazione fisica e se, come e quando diventa importante.Partiamo dal fatto che un body builder è persona di indubbia forza, ma penso che ognuno di voi converrà con me sul fatto che con 6 body builder in campo non si vince nessun campionato.
Altro aspetto fondamentale è quello della prevenzione.
Si vince ancora meno se potenzialmente abbiamo 6 giocatori fortissimi, che però non possono giocare per la distorsione alla caviglia piuttosto che la contrattura ai polpacci.Dunque la preparazione fisica prima di tutto è prevenzione.
Un programma di preparazione fisica specifico per la pallavolo deve avere al suo interno un ampio spazio per gli esercizi di prevenzione per caviglia, ginocchia, schiena e spalle ed il rimanente spazio sarà dedicato allo sviluppo della forza in tutte le sue forme.
Qui, lungi dal fare un trattato di metodologia dell’allenamento, specifico soltanto che per diventare body builder si lavora su quantità di carichi (insomma quante volte ripeto lo stesso esercizio con un carico elevato) enormi, mentre nella pallavolo si lavora più sull’intensità dello stimolo e la rapidità dello stesso.
In sostanza nella pallavolo vogliamo essere forti (avere una muscolatura forte significa prevenire infortuni alle articolazioni) ma essere rapidi negli spostamenti e soprattutto saltare tanto e tante volte.
Quindi si, è vero che si è data molta enfasi alla preparazione fisica, solo che talvolta si fa l’errore di andare fuori dal seminario.
Ho parlato con colleghi di 3 nazionali diverse (paesi che non hanno effettivamente una grossa storia di volley) che mi dicono che lavorano moltissimo sull’essere robusti e sulla resistenza anche con lavori di corsa di vari chilometri.
Ecco, anche questo significa fare preparazione fisica, solo che è poco attinente a ciò che è la pallavolo.
Se come dite voi Pesaro ha una marcia in più, ciò significa che giocatori e staff hanno una marcia in più e dunque che anche l’aspetto fisico viene ben curato e le capacità fisiche di queste ragazze sono sotto gli occhi di tutti.
Poi c’è sempre da dire che c’è una predisposizione genetica per cui un buon lavoro fisico può far aumentare il salto anche di 10 cm durante la stagione, però se uno salta poco di suo continuerà comunque a saltare poco.Un programma annuale che lavori su tutti questi aspetti può fare la differenza.
La tecnica, la tattica, insomma la squadra è ciò che più incide sulla vittoria, ma il sentirsi in forma (anche avendo cura degli aspetti nutrizionali, di recupero e psicologici) e l’avere cura dei dettagli è ciò che talvolta determina chi la spunta su quel 13 pari al quinto set.
Non sentire la stanchezza, o non sentire le gambe affaticate ci permetterà in sostanza di esprimere al meglio il nostro potenziale tecnico-tattico. Insomma, di giocare al meglio.Poi ci si chiede se ciò avviene in tutte le squadre.
Tendenzialmente si, oramai c’è un preparatore fisico in quasi tutte le squadre di livello e non solo.
Ribadisco comunque che anche un preparatore fisico eccezionale, non potrà mai far vincere una squadra tecnicamente non adeguata, ma sicuramente la metterà in condizione di esprimersi al top durante l’annata. (Con gli alti e bassi del caso, che sono comunque la normalità, siamo uomini e donne e non degli automi).Riportando l’affermazione “ Pesaro sembra a livelli superiori da questo punto di vista (fisico), chiudo dicendo che in realtà a ben pensarci Pesaro è sembrata a livelli superiori da tanti punti di vista. Il lavoro della società e dello staff ha curato molti dettagli fra cui ovviamente anche una ottima preparazione fisica.
Per qualsiasi curiosità, sono a vostra disposizione
A presto
Andrea
Ritorna la sezione tecnica di Vivovolley parlando della preparazione fisica. Diversi utenti ci hanno posto questa domanda: "La preparazione fisica sta prendendo sempre più piede, nel volley moderno è essenziale..E' veritiera la cosa?" Altri amici ci hanno domandato se la preparazione fisica è uguale per tutte le squadre, valutando soprattutto nella prima parte di stagione una Scavolini in uno stato di forma fisica superiore.
Le domande sono state rivolte al Dott. Andrea Celani, presidente dell' APIV (associazione preparatori fisici volley).
Ed ecco che cosa ci ha risposto, spiegando cosa significa preparazione fisica nel volley femminile.
Per info: www.preparazionefisica.it o scrivete a info@vivovolley.it
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La preparazione fisica al femminile
Le donne hanno livelli di forza minori rispetto agli uomini e maggiori difficoltà nel mantenere i livelli raggiunti. La forza è aspetto prioritario per la prevenzione degli infortuni e dunque maggiore enfasi dovrebbe essere riposta nel mantenimento di livelli di forza adeguati.
E’ vero che spesso, come in tanti altri aspetti, ci si scontra con la paura delle donne di diventare “troppo grande”. Sfatiamo dunque il mito che lavorare con i pesi ed aumentare la forza significhi divenire più grandi.
Per accrescere l’ ipertrofia ( “la grandezza dei muscoli”) c’è bisogno di un lavoro “ a sfinimento” , di grandi volumi di lavoro dunque, che stimolino la resintesi proteica ed i processi di accrescimento muscolare.
Tutto ciò non viene però assolutamente né fatto, né ricercato nella pallavolo, dove alte intensità di lavoro si associano a pause continue e volumi ridotti.
Sfatato il primo mito passiamo al secondo e cioè che usare degli integratori di sali minerali, vitamine ed eventualmente amminoacidi possa far star male, o diventare grasse.
Lungi dal sollecitare l’uso di tali prodotti, che possono essere tranquillamente sostituiti da una dieta bilanciata, rimarco però la necessità di utilizzarli in casi in cui l’atleta risulti dalle analisi in palese carenza di alcune sostanze. Un pallavolista di alto livello si allena anche 12 volte la settimana più le partite ed ha dunque bisogno di un introito maggiori di nutrienti.
Talvolta una barretta energetica può essere più completa e facilmente digeribile di un pasto e dunque l’integrazione se non vista con i paraocchi (c’è chi è fissato con mille prodotti e chi dice di no anche ad i soli sali minerali) può essere un valido aiuto.Le donne poi per loro costituzione fisica e biomeccanica hanno dei fattori di rischio maggiori per quanto riguarda gli infortuni al ginocchio ed agli arti superiori.
E’ dunque importante eseguire esercizi di rinforzo della parte posteriore della coscia cosi’ come di spalle e braccia come potete vedere nei link:http://au.youtube.com/watch?v=T_aw2PbEtv8
http://au.youtube.com/watch?v=dvUv_n9tP1I
http://au.youtube.com/watch?v=wTN4yweReGs
http://au.youtube.com/watch?v=Ew3SRW_GTvw
http://www.youtube.com/watch?v=qWjN6Rf1l38
Benvengano anche esercizi su bosu e tavolette come potete vedere qui:
http://au.youtube.com/watch?v=H6Y_sjIAIXc
http://au.youtube.com/watch?v=oQL0ziby1jI
http://au.youtube.com/watch?v=wlHEu-Hsym4Importanti per la prevenzione in generale e soprattutto sono atti ad evitare gli infortuni alle caviglie, per le quali è comunque consigliabile l’uso di cavigliere semirigide, soprattutto nel caso in cui ci sia una distorsione pregressa.
Molto importante è poi l’esecuzione di un “vero riscaldamento” e non di una sempre serie di esercizi di stretching passivo, che invece sarebbe meglio eseguire al termine dell’allenamento.
Se siamo in sali pesi, ci scalderemo eseguendo gli esercizi con un peso ridotto prima di iniziare l’allenamento effettivo, se invece siamo in campo avremo premura di lavorare per almeno 10 minuti su tutte le articolazioni, i gruppi muscolari ed eseguire i movimenti di gioco ad intensità minore.(breve spostamento, saltello, battuta lenta, attacco senza rincorsa né salto, etc)..Infine è importante che ogni giocatrice abbia una scheda personalizzata, per curare gli aspetti dove è più carente come ad esempio la mobilità del pettorale o delle caviglie.
Sarà premura del preparatore fisico preparare tale scheda e sollecitare le giocatrici ad eseguire gli esercizi di cui individualmente hanno bisogno al termine di ogni allenamento, ed in caso sia possibile, anche prima.Lungi dal coprire tutti gli aspetti della preparazione fisica, ho voluto offrire alcuni spunti di riflessione.
Altri colleghi saranno lieti di rispondere ai vostri dubbi sul forum di www.preparazionefisica.itAndrea Celani"Si sente parlare sempre più spesso di preparazione fisica, ma raramente si pone l’accento sulle differenze tra maschile e femminile e l’attenzione particolare da riservare a queste ultime.Voglio dunque dedicare questo articolo, proprio al mondo rosa del volley cominciando dalle differenze di base".
Articolo, con tanto di video, scritto da Andrea Celani, Presidente APIV, Ass.preparatori fisici volley e preparatore atletico della Lines Ecocaptanata Cesena.
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Schemi di ricezione
Fin da piccoli i ragazzi devono seguire graduali miglioramenti negli schemi di ricezione, che li porteranno poi a giocare con gli schemi evoluti.
E’ importante che l’allenatore non si fossilizzi su uno schema, benché porti risultati migliori dal punto di vista pratico, ma si impegni a fondo per portare i propri atleti a raggiungere una buona qualità di gioco, che avrà ottime ripercussioni nella loro carriera.Ricezione a “Doppia Vu”
Questo uno dei tanti schemi di ricezione. Per leggere l'articolo cliccate QUI.Potete stampare gli schemi e farvi un piccolo manuale, in modo da arrivare a guardare una partita e perchè no, confontare gli schemi di ricezione che le squadre adottano.
Articolo a cura di Andrea Asta. -
La correlazione servizio-muro-difesa
ALBERTO GIULIANI è l'autore di questo articolo di natura tecnica dedicato agli addetti ai lavori e a tutti quanti vogliano approfondire la propria conoscenza della pallavolo. Allenatore della Marmi Lanza Verona, club maschile di A1.
L'articolo è stato scritto da Mr. Giuliani per Volleyball Magazine.Eu. Per leggere l' articolo Cliccate QUI
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Allenare il movimento
Ci si può allenare per essere sempre sulla palla in modo e nel tempo coretto? Si, basta muoversi bene.
Un interessante articolo a cura di Angelo Pustorino, U.C.L.A. Men’s Volleyball (In inglese).
Per leggere l' articolo clicca Qui.
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Filo Diretto con….Mr Cuccarini
Salve Mister, mi chiamo Andrea e scrivo da Padova. Volevo sapere cosa le manca dell' Italia e cosa apprezza della Turchia. GrazieCiao Andrea,
non so se ti riferisci con la tua domanda alla vita in generale o in particolare alla pallavolo. Comunque, l’ Italia è il mio paese, ci sono nato e cresciuto, lo amo molto. Dell’Italia mi piace tutto, dire cosa mi manca è difficile perché la vita che conduco ad Istanbul è chiaramente diversa dalla vita italiana.
Della Turchia, ma più che della Turchia dovrei dire di Istanbul, perché è Istanbul la realtà che ho vissuto, apprezzo moltissime cose: è una città cosmopolita, immensa, è l’ insieme di molte città. Ci sono quartieri che potrebbero far parte di qualsiasi grande città dell’Europa occidentale e quartieri molto più “anatolici” e mediorientali. Posso solo dirti che secondo me è bellissima e, con tutti i problemi che ogni grande città pone, si vive benissimo; la gente è aperta, accogliente e ospitale.
In Italia abbiamo nei confronti di questo paese molti preconcetti che vivendo qui ho scoperto essere totalmente sbagliati.
Per quanto riguarda la pallavolo, è il mio lavoro e al tempo stesso la mia passione e farla in Italia o in un altro paese per me è lo stesso, quello che è importante è avere le giuste condizioni per farla bene e devo ammettere che in questo Club ho tutto quello che serve!
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Mister,
le chiedo se ci sono delle tecniche per eseguire al meglio il servizio. Grazie, Maurizio da Seriate (BG)
Ciao Maurizio,come per ogni altro fondamentale per eseguire bene il servizio devi esercitarti molto, molto, molto.
Naturalmente devi eseguire bene il gesto tecnico, che ha una sequenza precisa, diversa a seconda del tipo di servizio che vuoi imparare, ma questo se hai un buon allenatore te lo può spiegare con molta facilità.
Buon lavoro!!!****************************************************************************
Salve Mister,
seguo un pò il campionato turco: volevo sapere quale la squadra che l' ha impressionata di più e perchè. Grazie per la sua rubrica, sempre interessante.
Giorgio, ArezzoCiao Giorgio,
come va la pallavolo ad Arezzo? Lo sai che la prima squadra che ho allenato è stata la squadra dei VVFF della tua città?
Per rispondere alla tua domanda: nel campionato turco quest’anno c’erano quattro buone squadre, quelle che hanno giocato le semifinali dei playoff:
noi dell’Eczacibasi; i nostri avversari della finale (Fenerbahce), squadra composta da giocatrici esperte che nelle prime due partite ci hanno dato veramente del filo da torcere; i nostri avversari della semifinale (VakifBank Gunes Sigorta), altra bella squadra e l’altra semifinalista (Turk Telekom di Ankara) la squadra dove giocavano Tay Aguero e Bahar Mert.
Tutte queste squadre giocavano una buona pallavolo e hanno dato vita a partite molto interessanti e combattute nei playoff, con un buon seguito di pubblico.
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Mister,
una curiosità tecnica: ci sono differenza per ricevere le diverse battute? Per es. posizione del corpo, gambe etc.. poi vorrei sapere a che età si insegna a battere al salto.
Grazie,
Maria da JesiCiao Maria,
la differenza sostanziale nella ricezione è tra la battuta in salto con rotazione della palla, che va ricevuta con una tecnica molto simile a quella della difesa, e le battute flottanti, per ricevere le quali viene utilizzata una tecnica di ricezione molto simile.
Cambia invece la posizione in campo a seconda del punto di partenza della battuta (zona 1, zona 6, zona 5); questo è un aspetto molto importante, ma che non sempre viene preso in considerazione.
Un altro aspetto da considerare nel prendere posizione in campo è nella valutazione della posizione della giocatrice che batte rispetto alla linea di fondo: solitamente più è lontana e più si tende a prendere posizione vicino alla linea dei tre metri.
Per insegnare la battuta in salto secondo me non è tanto importante l’ età, quanto il livello di coordinazione neuro-muscolare della giocatrice che deve impararla.
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Mister Cuccarini, sono Marco da Ravenna, leggo Vivovolley e sfrutto questa occasione per chiederle alcune cose:
– L' uso degli auricolari in campo da parte dei vostri aiuto-allentori. A cosa serve esattamente questo tipo di aiuto h prende sempre più piede, almeno in Italia?
– Il doppio libero e la ripetizione del servizio: che cosa ne pensa?
– Ha introdotto qualcosa di nuovo nella sua squadra in base alla sua esperienza in Italia?
Grazie milleCiao Marco
l’ uso degli auricolari è molto importante perché permette all’ allenatore di comunicare con un suo collaboratore che ha una visuale migliore rispetto alla sua nella valutazione di alcuni aspetti del gioco.
Solitamente il collaboratore a fondo campo deve valutare gli aspetti tecnici e tattici del muro, talvolta anche verificare il gioco della palleggiatrice avversaria, ma nulla vieta che possa valutare anche altre cose.
Valuto positivamente tutte e due le cose:
– ritengo giusto che un allenatore possa sostituire il libero come qualsiasi altro giocatore (quando allenavo a Reggio Calabria persi una finale di Coppa Italia contro Perugia che mandò in tilt il nostro libero, tra l’altro solitamente bravissimo)
– comprendo l’ intenzione di limitare un po’ la importanza del servizio, ma questo nella pallavolo femminile è un problema secondario e una battuta che tocca il nastro e cade in maniera rocambolesca dà un pizzico in più di imprevedibilità al gioco.
Nell’ Eczacibasi ho cercato di introdurre le metodologia di allenamento che utilizziamo in Italia e cercato di razionalizzare un po’ il sistema di gioco.
Abbiamo fatto dei passi avanti e credo che il prossimo anno potremo ancora migliorare.
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Buon giorno Mister Cuccarini, sono Emanuele e le scrivo da Vicenza. Gioco a pallavolo nelle giovanili e vorrei chiederle come posso aumentare la potenza nel salto. Ho 16 anni e sono alto 190 cm, mi dicono che ho buona potenza in generale, ma salto poco.
Per quanto riguarda la sua esperienza in Turchia, le volevo chiedere come avete preso l' uscita dalla Champions' League e se, secondo lei, potevate fare di più in Europa.Ciao Emanuele,
per quanto riguarda la capacità di salto con molto esercizio sicuramente puoi migliorarla ma sarebbe bene che ti facessi seguire da un buon preparatore atletico.
In riferimento alla nostra partecipazione alla Champions League l’obiettivo era di ottenere il miglior piazzamento possibile.
Devo dire che possiamo ritenerci soddisfatti visto che pur avendo nel girone Murcia e Perugia, squadre che hanno poi disputato la Final Four, abbiamo superato il primo turno come miglior terza e che nel Playoff a 12 siamo stati eliminati da Novara, altra squadra che ha partecipato alla Final Four.
Per questo penso che, visti i sorteggi che abbiamo avuto, quello che abbiamo fatto corrisponde alle nostre reali possibilità.
Comunque vedremo di far meglio il prossimo anno!!!
Un saluto e un abbraccio a tutti e come sempre…
BUONA PALLAVOLO!!!
BeppeRitorna tra le pagine di Vivovolley la rubrica di Mister Cuccarini: il tecnico campione di Turchia con l' Eczacibasi Istanbul, ha risposto alle vostre curiosità pallavolistiche.
Oggi si parla delle tecniche per eseguire un buon servizio, del' uso degli auricolari, del campionato turco e….tanti altre curiosità vi aspettano..
Per qualsiasi domanda per il nostro Mr, scrivete a info@vivovolley.it.
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La correlazione Muro – Difesa
La correlazione muro-difesa: un elemento tecnico di cui si parla ancora molto e che ha molta storia alle spalle.
Cerchiamo di capirla attraverso le parole di Beppe Cuccarini, allenatore dell' Eczacibasi Istanbul campione di Turchia. Per leggere l' articolo clicca Qui.
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Alessio Botteghi: “Il Fisio, ha un ruolo molto importante e allo stesso tempo molto difficile”
Alessio, raccontaci in breve il tuo percorso di fisioterapista..
Alessio: Dopo la laurea presso l’Università agli Studi di Perugia, ho iniziato subito a lavorare presso la clinica di riabilitazione “Prosperius” di Umbertide. Il mio percorso formativo ha avuto inizio lì. Lavoravo durante la giornata in clinica e poi la sera, come secondo lavoro seguivo una squadra di calcio e una di basket del mio paese. Poi nell’estate del 2003, sempre in clinica, ho conosciuto una giocatrice a me sconosciuta ma con il cognome molto importante nel mondo del volley. Da lì è iniziata dapprima la curiosità e poi la passione per uno sport e uno stile di vita che oggi sono diventati il mio mondo…sia lavorativo che non!
Spiega bene a tutti il ruolo del fisio all’ interno di una squadra, il suo rapporto con le atlete e con lo staff tecnico.
Il Fisio, ha un ruolo molto importante e allo stesso tempo molto difficile all’interno dello spogliatoio. Difficile, dal punto di vista professionale, poiché hai una grandissima responsabilità; cioè passano per le tue mani atlete importanti, e dunque non puoi permetterti di sbagliare…anzi devi proprio lottare contro il tempo, perché come tutti sanno, nel mondo dello sport, si hanno mille impegni e pochissimo tempo per recuperare…e tu lo devi sfruttare tutto e al meglio. Importante, perché il Fisio è l’unico uomo che ha libero accesso a quel tempio sacro che è lo spogliatoio. Man mano che conosci le atlete e man mano che l’iniziale loro confidenza si trasforma in vera e propria fiducia, tu diventi il punto di riferimento; colui il quale viene chiamato in causa sia per un banale rotolo di Tape, sia per andare a risolvere problemi fisici e psico-ficici di importanza superiore.
L’ importanza della collaborazione tra i membri dello staff si sa che è fondamentale, ma con quale collaboratore il Fisioterapista ha giornalmente più contatto?
Per attitudine e formazione, di sicuro i membri che un fisioterapista chiama più in causa all’interno di uno staff, sono sicuramente il dottore e il preparatore atletico. Ma, è per questo che si chiama staff, nessuna delle altre figure (allenatori), viene messa in disparte. Diciamo che lo “staff medico” lavora per facilitare il lavoro allo “staff tecnico”, e tutto lo Staff lavora per permettere alla squadra di esprimersi al meglio. Questa è solo una banale distinzione, fatta per rendere l’idea del nostro lavoro, ma in realtà,non ci sono gerarchie, lo Staff è lo Staff.. senza distinzione! L’unica fondamentale differenza è la diversa formazione professionale e che il Primo Allenatore è come il direttore di un’orchestra che deve essere sempre molto affiatata.
L’infortunio più frequente riscontrato nel volley di alto livello?
Non è facile stabilire quale sia l’infortunio più frequente nel mondo del volley; diciamo che è più semplice elencare quegli infortuni che più frequentemente vanno a disturbare la quiete di un fisioterapista. Partendo dal presupposto che il volley di alto livello è uno sport bellissimo ma altresì massacrante per impegni e quantità di lavoro; possiamo dire che gli infortuni più frequenti sono distorsioni(caviglia-ginocchio), contusioni(dita-fianchi) e patologie imfiammatore dovute all’over-use (tendiniti capo lungo del bicipite brachiale-sottorotulea).
La parte di prevenzione all’infortunio viene spesso seguita dal preparatore fisico, mentre quello della riabilitazione post infortunio viene seguito dal fisioterapista, ma come mai se pur i protocolli di lavoro siano molto simili vengono affidati ai due membri diversi?
Questa domanda si rifà alla distinzione che ho fatto in precedenza. In un ambiente di alto livello è molto importante avere a disposizione le due figure professionali prima menzionate. In primo luogo perché non è pensabile che una persona sola riesca a gestire tutto il lavoro di 12-15 atlete. In secondo luogo è importante coadiuvare il lavoro di due figure professionali complementari. Faccio un esempio: il preparatore atletico si occupa del lavoro fisico delle atlete sane, e per fare questo ha bisogno che le atlete non abbiano problemi, dunque ha bisogno del precedente lavoro del fisioterapista. Un altro esempio è gestire i tempi di un infortunio. Dopo un’attenta anamnesi, dove di solito è il medico che indirizza il lavoro da fare, entra in causa il fisioterapista che mette le mani per primo sull’atleta ed esegue la riabilitazione. Completata questa fase, il fisioterapista ha bisogno del prezioso lavoro del preparatore atletico per “Riatletizzare” il paziente; cioè necessita che l’atleta recuperi sì dall’infortunio, ma recuperi anche una buona condizione fisica per poter entrare in campo senza problemi. Anche in questo caso però, le distinzioni tra le fasi non sono poi così nette.
Gran Parte delle volte si vede scendere in campo giocatrici tappezzate di tutori, cavigliere, e fasciature di ogni genere, secondo la sua esperienza meglio l’utilizzo di cavigliere e tutori o Bendaggi funzionali???
La scelta di una soluzione piuttosto che l’altra, dipende come sempre dalle circostanze e dal tipo di problema. I tutori sono degli ausili molto più standard mentre i bendaggi funzionali sicuramente sono più soggettivi e se fatti con cura, riescono ad aiutare meglio l’atleta. Faccio un esempio per rendere l’idea; nel caso di una diffusissima distorsione alla caviglia, è preferibile un bendaggio funzionale in modo che il fisioterapista, in base al reale problema, decide come confezionare l’ausilio; in modo da garantire stabilità, confort e libertà dei movimenti consentiti. Nel caso del tutore questo non avviene; ma molte volte, quando il problema non è grave, o ci troviamo di fronte a disturbi cronici, si può adottare l’utilizzo del tutore, sia per comodità che per maggiore indipendenza dell’atleta.
Qualche atleta durante le competizioni scende in campo con evidenti strisce colorate (KinesioTaping)? Qual è la funzione di questi “Cerotti”?
Il KinesioTaping, è una tecnica basata sul processo di guarigione naturale del proprio corpo. Di provenienza giapponese, dove sono circa 25 anni che viene utilizzato; Kinesio Taping dimostra la sua efficacia attraverso l'attivazione dei sistemi neurologici e circolatori. La tecnica ha quattro principali effetti fisiologici:
1. Corregge la funzione muscolare. Essendo efficace nel ripristinare la giusta tensione muscolare: facilita o inibisce la contrazione muscolare (dipende dalla tecnica utilizzata)
2. Aumenta la circolazione del sangue / linfa. aiutando ad eliminare l'eccesso di edema e/o emorragia tra la pelle ed il muscolo
3. Riduce il dolore. La soppressione neurologica del dolore avviene dall'applicazione del Kinesio Taping® sulla zona colpita, e come menzionato nell'Effetto 2.
4. Assiste nella correzione di allineamento l'articolazione. La dislocazione di un'articolazione, dovuta alla tensione muscolare anormale, può essere corretta dal Kinesio Taping® tramite il recupero della funzione e della fascia muscolare.
Molto spesso si sente dire che le atlete tornano dalle rispettive nazionali non in buona condizione, con infortuni o problemi fisici. Cosa ci puoi dire da questo punto di vista?
Io ho poco da dire..anche perché per mia “sfortuna”, sono sia il fisioterapista della Nazionale Turca che del club Turk Telekom Ankara. Per esperienza personale, io e lo staff della nazionale turca (composto da primo allenatore italiano,Alessandro Chiappini, secondo allenatore italiano, Nicola Negro e anche da due preparatori atletici italiani, Silvano Casentino e Antonio Votero Prina) facciamo il contrario; cioè la prima settimana di ritiro la si usa per rimettere un po’ in ordine i vari acciacchi delle atlete. Ma comunque il problema di tutte le nazionali è il fatto che durante i tornei, ti giochi un’unica chance, dentro o fuori, e non hai mai una seconda possibilità. Le atlete, che in questo caso rappresentano la propria nazione, hanno di sicuro maggiori stimoli per giocare, e quando c’è la voglia, i piccoli “doloretti” scompaiono! Che si capisca bene la mia frase! Sto dicendo che in nazionale le atlete non hanno la stessa confidenza con l’ allenatore e lo staff del proprio club e magari pur di essere tra le dodici, sono disposte a fare qualche sacrificio in più. Ma c’è comunque uno staff medico che lavora solo ed esclusivamente per preservare la loro salute e dunque sono sempre assistite e tutelate. Gli unici fattori che diciamo può influire nello stato psico-fisico dell’ atleta, sono il livello sicuramente maggiore di responsabilità e dunque di stress, che una competizione internazionale ha, rispetto a una normale partita di campionato e i tempi di riposo/recupero che praticamente sono inesistenti durante i tornei;ma questo è un “mal comune, mezzo gaudio” di tutte le Nazionali del mondo. Per il discorso infortuni, la pallavolo è sempre pallavolo, club o nazionale che sia. Sfatiamo una volta per tutti, la diceria che in Nazionale le atlete vengono massacrate!
L’ incidenza degli infortuni nel volley femminile: una volta non erano così frequenti. Si carica troppo, si gioca troppo, ci si allena troppo? Che ne pensi?
Ti sei risposta da sola. È una questione puramente statistica. Se nel corso degli anni si è aumentato il numero delle competizioni, il numero degli allenamenti, il tipo di lavoro/carico e a discapito di tutto questo si è ridotto il tempo dedicato al riposo; come fa a diminuire l’incidenza degli infortuni? Basta vedere il campionato in corso; si è iniziato a giocare a novembre perché prima c’erano gli impegni della nazionale tra Europeo e World Cup. Poi campionato, Coppa Italia e Coppe Europee…diminuisce il tempo ma le competizioni rimangono invariate. Si gioca praticamente ogni 3 giorni, ci si allena poco e se consideri che la metà delle partite le si gioca in trasferta, alcune all’estero…come fa il fisico a non subire uno stress del genere? Le atlete di oggi sono veramente forti, sia nel fisico che nella testa.
Il fattore umano quanto conta nell’ infortunio (stile di vita per es.) e nel recupero poi…come nel lavoro di un fisioterapista?
Il fattore umano è molto importante sia per l’atleta che per il fisioterapista. Nel mio lavoro, si può avere un certo standard di trattamenti e tempi di recupero; ma non lo si può mai dare niente per certo o uguale per tutti. Lavorando con la persona, uno stesso tipo di trattamento in due atleti diversi da sicuramente due risultati diversi. Questo dipende da tantissimi fattori; conformazione fisica, velocità di risposta alla terapia, coinvolgimento e collaborazione durante la terapia, stile di vita ecc. ecc.. Ma ha importanza anche il feeling che si crea tra fisioterapista e atleta; infatti quando c’è fiducia reciproca, sia ha la possibilità, infortunio permettendo, di ridurre al minimo le perdite di tempo. Da una parte l’atleta si sentirà tutelata e protetta e sicuramente lavorerà al 100%; d’ altro canto, il fisioterapista ottimizzerà al massimo il suo tempo a disposizione, non andando incontro a inutili perdite di tempo.
Si dice che prevenire sia meglio che curare!!Cosa fa il fisioterapista sotto questo punto di vista?
Il fisioterapista da questo punto di vista, è in stretta collaborazione col preparatore atletico. Si cerca in ogni caso di coniugare le proprie conoscenze ed esperienze per mettere a disposizione dell’atleta una svariata gamma di esercizi preventivi. È un lavoro che di solito si fa in palestra pesi o al palazzetto prima di ogni allenamento. Si cerca di inserire questi esercizi all’interno del programma di riscaldamento, in modo che il fisico dell’atleta lavori bene e con doppio scopo: prevenzione e preparazione alla gara o allenamento.
uò dare un consiglio a tutti gli allenatori che non hanno la possibilità di avere al proprio fianco un fisioterapista?
I consigli da dare sono semplici. In prima istanza il mio consiglio è quello di seguire un corso di primo prontosoccorso e un corso base di Taping; in modo da non trovarsi in imbarazzo di fronte ad eventuali infortuni che sono pressoché certi nella pallavolo attuale. Poi consiglierei di rivolgersi a un preparatore atletico per avere le nozioni minime di prevenzione infortuni e pesistica. Con questa base, l’ allenatore non sarà in grado di gestire da solo una squadra di serie A1; ma magari riuscirà a gestire nel migliore dei modi tutte quelle circostanze di emergenza che si verificano soprattutto nelle serie e nelle categorie minori.
Ed un consiglio alle atlete che ogni giorno entrano in palestra con qualche malanno fisico???
Qui diventa più difficile…perchè non si possono standardizzare consigli particolari per le atlete. Posso dire tranquillamente che in primis viene la persona e la propria integrità fisica. Dunque se si è di fronte a problemi seri, la soluzione migliore è quella di mettersi nelle mani di veri professionisti che avranno anche la premura di consigliare certi rimedi “fai da te” nel caso in cui il problema sia veramente lieve e ci possa permettere certe soluzioni.
Sei soddisfatto della tua professione? Del tuo percorso ?
Sono felice di poter svolgere questo tipo di lavoro, perché alla lunga, la serietà e l’onestà ripagano i tanti sacrifici. Sì, diciamo che la mia professione mi porta tanti grattacapi ma anche tante soddisfazioni. Ma essendo una professione in continuo aggiornamento, mai si può dire o pensare di essere soddisfatti di quello che uno è. Come tante altre professioni, necessitiamo di rimanere al passo coi tempi e dunque dobbiamo sempre studiare e acquisire nozioni per provare a star dietro al mondo della medicina che è in continua evoluzione.
Come ti stai trovando in Turchia, sia club che nazionale? Come è questa esperienza per te a livello personale??
Se in un primo momento l’esperienza turca poteva avere dei lati oscuri, adesso a distanza di circa 6 mesi, posso dire tranquillamente di aver fatto la scelta giusta. A me e a Tai (Alessio è sposato con Tai Aguero, Ndr) piacciono le sfide, ed entrambi abbiamo accolto con entusiasmo questa nuova possibilità lavorativa. Certo, non è facile prendere tutto e trasferirsi a 3000 km di distanza, lasciando il tuo paese e i tuoi cari per tuffarsi in un paese con una cultura e una lingua completamente diversa dalla nostra. Ma ogni esperienza è comunque una crescita personale, indipendentemente da come saranno i risultati sportivi e lavorativi. Il privilegio di poter lavorare con una nazionale, e comunque la sicurezza di poter lavorare con un club, mi danno tanto entusiasmo. Certo, tutto a discapito del riposo e della tranquillità…perchè è molto dura riuscire a far convivere questo doppio incarico che in realtà mi tiene occupato 12 mesi l’anno. Non mi ricordo il giorno in cui mi sono svegliato senza pensare al mio lavoro…ma sicuramente ricordo con piacere le tante dimostrazioni di stima e i ringraziamenti di alcune atlete che hanno avuto la “sfortuna” di lavorare con me.
E infine domanda personale: il tuo sogno nel cassetto???
Il mio sogno nel cassetto è quello di vivere decorosamente tutti i giorni che Dio mi darà. Cercando di migliorare la mia tecnica e le mie competenze, nella speranza che il grande entusiasmo che ho nell’affrontare ogni giorno il mio lavoro, mi accompagni sempre…perchè è una sfida con me stesso e con il prossimo, dal primo all’ultimo momento! In realtà non è che abbia un sogno ricorrente, che devo perseguire per forza, ma penso che la prima cosa è lavorare bene e dare il 100% come nello sport…Poi arriverà il tempo dove si raccoglie tutto quello che si è seminato. Ho in mente sempre un collega, più “vecchio” ed esperto di me, del quale ho immensa stima e al quale mi ispiro che mi disse che ho intrapreso il mestiere più difficile e più bello del mondo! Perché ho la fortuna/sfortuna di partire sempre da un problema più o meno grave, ma che dovrò comunque cercare di risolvere….ogni problema e dunque ogni paziente che ho davanti, è un mondo a se; un percorso di vita che comunque devo affrontare e che sicuramente mi lascerà qualcosa. A differenza degli altri lavori, il mio non va alla ricerca del risultato economico; i soldi sono importanti perché servono per vivere…ma le emozioni, la fiducia e la stima che i pazienti/atleti hanno nei tuoi confronti, siano la miglior moneta. Poi nell’ angolino più buio della testa, c’ è anche la volontà di aprire uno studio fisioterapico tutto mio, quando tra qualche anno, le mie esigenze saranno diverse; per il momento mi piace seguire la pallavolo…poi si vedrà!
Un saluto a tutti
Botteghi Alessio
Le interviste di Vivovolley non si fermano: oggi incontriamo Alessio Botteghi, fisioterapista del Turk Telekom Ankara e della nazionale Turca.
Molto spesso vi sarete chiesti cosa sono le strisce colorate che si vedono su braccia o gambe delle giocatrici o come sia l' iter di riabilitazione di una atleta dopo un infortunio o anche quali siano gli infortuni più ricorrenti nella pallavolo femminile. Tante domande, ma poche risposte. Per questo motivo con Alessio, che molti conoscono perchè è stato "fisio" all' Asystel Novara, intraprendiamo un viaggio molto interessante, ricco di nozioni tecniche, consigli validi per tutti gli sportivi per prevenire e curare piccoli infortuni. Ne esce un profilo intenso e completo, che ci fa capire quanto il fisioterapista sia una figura lasciata sovente in disparte, ma davvero fondamentale nel volley.
Foto: Alessio Botteghi ( Il primo sulla sx)