Anno: 2025

  • AMICIZIA O CONNESSIONI? UNA SCELTA CHE DIPENDE DA NOI

    AMICIZIA O CONNESSIONI? UNA SCELTA CHE DIPENDE DA NOI

    [Articolo di Sofia Paganelli – Foto web]

    Aristotele considera l’uomo un animale sociale. Fin dalla nascita la sua sopravvivenza dipende totalmente da altri, a differenza di tutte le altre specie presenti sulla Terra. L’essere umano viene quindi educato a un sistema che prevede continue interazioni e scambi con i propri simili. A tal proposito, il filosofo sostiene l’importanza dell’amicizia virtuosa, valore spiegato all’interno del saggio “etica Nicomachea” in cui egli dimostra di credere fermamente. Per Aristotele la “Philia”, e quindi il sentimento di amicizia e di amore che lega gli uomini tra loro, riveste un peso maggiore rispetto alla giustizia dal momento che “quando si è amici, non c’è alcun bisogno di giustizia, mentre, quando si è giusti, c’è ancora bisogno di amicizia”.

    Nonostante lo scorrere dei secoli, il vero “wesen” dell’uomo, che tradotto significa «ciò per cui una certa cosa è quello che è, e non un’altra cosa», non è mutato e la spinta verso l’altro è tutt’ora parte integrante della sua vita. Oggi il senso comune esprime un bisogno sempre più forte di circondarsi di persone; non conta quanto queste relazioni siano profonde, basta non essere soli. Perché in un mondo in cui ciò che conta è apparire e non soltanto essere, la ricerca di una continua approvazione diventa il nuovo fulcro. Ecco quindi che la società si costruisce su infinite connessioni superflue, molto più semplici da gestire rispetto all’idea di legame definita da Aristotele. È quanto afferma il sociologo e filosofo Bauman che nel saggio “Amore liquido” prende in esame le relazioni contemporanee ormai sovrastate da quel mondo virtuale dentro il quale l’uomo sta pian piano scomparendo. Prendersi cura di un rapporto, coltivarlo e crescerlo, nonostante sia una grande opportunità, talvolta richiede impegno e fatica, valori a cui si è meno abituati rispetto al passato.

    Con l’avvento dei social network conoscere nuove persone è diventato estremamente facile, grazie alle molteplici vetrine di vite che vengono esposte in cerca di un numero via via più elevato di “followers”. Basta cliccare sul tasto “segui”, aspettare che l’altro ricambi, avviare una conversazione e il gioco è fatto.

    E pensandoci, la tecnologia ha enormemente favorito l’incontro tra simili. Il punto è: quanto sono vere le relazioni nate dai social? I giovani hanno un’idea chiara di cosa significhi per loro amicizia: esserci, entrare in empatia, avere passioni in comune, condividere fatiche e vittorie. È un valore che si conosce fin da piccoli, idealmente tutti possiedono il concetto di amicizia virtuosa che Aristotele sosteneva. Eppure, nel concreto, molte volte un legame di amicizia puro si macchia di quella superficialità tipica della società odierna. La paura di perdere l’altro e di mostrarsi fragili è più forte del desiderio stesso di incontrarlo. Così come il tempo necessario a far germogliare un’amicizia profonda diventa talvolta agente frenante in un mondo che corre sempre di più. Si preferiscono piuttosto, riprendendo Bauman, le connessioni: leggere, senza impegno e facili da sopprimere quando le situazioni si complicano. In questo modo si è circondati da tantissime persone, nella maggior parte dei casi “virtuali”, senza però vincoli di fedeltà. I social network, allora, risultano essere lo strumento ottimale per questo tipo di rapporti fugaci: basta cliccare il tasto “non seguire più” e la connessione si interrompe.

    Cosa rimane però di quel rapporto che non si ha vissuto?
    È una questione di scelte: da un lato il cammino verso la riscoperta della propria umanità, dall’altro il desiderio di tutelarsi e circondarsi di persone senza vivere la fatica di costruire legami solidi. Le carte sono scoperte, a noi la decisione.

  • Trento e Perugia, appuntamento rimandato all’ultima di regular season di SuperLega

    Trento e Perugia, appuntamento rimandato all’ultima di regular season di SuperLega

    [di Emanuela Macrì – foto Riccardo Giuliani per Get Sport Media] Una vetta della classifica condivisa, quella che vedeva a 51 punti (con un solo set di differenza) sia Perugia che Trento, e un’ultima sfida (di regular season) casalinga per entrambe. Con gli umbri impegnati in un testa-coda, Monza infatti occupa l’ultimo posto con 13 punti, mentre per i trentini c’è il big match della giornata con Civitanova. Quello che vincono per 3 set a 1, esito fotocopia della sfida sul campo di Perugia. Tutto rimasto invariato, tutto rimandato, dunque, all’ultima gara in calendario per decidere il tabellone dei playoff. A Trento, nel frattempo, è andata così:

    Itas Trentino – Cucine Lube Civitanova 3-1 (25-14; 23-25; 25-23; 25-19)

    Gallery fotografica di Riccardo Giuliani QUI

    Primo set – Se apre un attacco out di Kamil Rychilicki per Trento non è però “il buongiorno che si vede dal mattino” per la Lube che poi, in breve sequenza, subisce due ace – il primo di Bela Bartha per il 3-2 e di Riccardo Sbertoli per il 6-3 – poi sull’8-4 e sul 12-5 dà fondo ai due time out a disposizione. Senza ottenere gli effetti sperati: il set chiude con un muro di Bartha che segna, anche, il vantaggio massimo di Trento, il +11 del 25-14 (con un 4-0 al servizio per i padroni di casa che nel fondamentale han fatto la differenza).

    Secondo set – Civitanova avanti da subito ma Trento col fiato sul collo. Ace di Khazandeh Hossein per il 3-6 che fa chiamare il time out a Fabio Soli che non sembra risolutivo, almeno nell’immediato: la Lube rimane avanti, beneficiando anche di due servizi in rete di Trento, oltre al buon lavoro in difesa. Fino all’errore in attacco degli ospiti che mette il set in parità, sul 18-18 a cui seguono scambi e parità fino al primo vantaggio trentino, con un ace di Rychilicki 21-20.  Poi punto a punto fino all’attacco, mani fuori, di Mattia Boninfante per il 23-25 che chiude set e rimette tutto alla seconda parte del match.

    Terzo set – Trento mostra i denti con il muro e con due punti nel fondamentale già nel 4-3 mentre Lube risponde mordendo: prima passa avanti 5-6 con un ace di Hossein? poi aumenta il divario 6-8 con un attacco out di Trento (e conseguente time out richiesto dai padroni di casa che rimette in equilibrio la situazione 8-8). Il resto del set è un vantaggio minimo dei marchigiani fino al 18-18 con l’ace di Daniele Lavia, Medei prima e Soli dopo a chiamare il secondo time out a disposizione mentre il set, punto a punto, rimane in parità. Fino al decisivo servizio out di Hossein per Lube, e il primo tempo di Jan Kozamernnik che mette a referto il suo unico punto nel parziale, quello del 24-23 che precede il decisivo pallone a terra (uno dei suoi 7 del set) di  Rychilicki per il 25-23.

    Quarto set – muto di Michieletto 4-2, un paio di palloni a toccare terra e rivisti al video check. Un cartellino giallo per gli ospiti e qualche momento di fuoco ma poi è +5 per Trento (9-4) con Lube che tenta di accorciare le distanze ma i padroni di casa tengono ritmo e botta. Dal 20-15 non c’è (quasi) più storia. Non più di un 25-19 firmato Daniele Lavia. Itas Trentino. Per un Kamil Rychilicki con 15 punti, best scire e il premio MVP

     

     

     

  • Aquila Basket, a Trento la prima storica Coppa Italia

    Aquila Basket, a Trento la prima storica Coppa Italia

    [Redazione – fonte Dolomiti Energia Trentino] Una domenica in cui si scrive la storia. Quella di una società, l’Aquila Basket e della sua squadra la Dolomiti Energia Trentino conquista il suo primo titolo di Campione della Coppa Italia, con un tabellone a scandire una vittoria netta, per 63-79 su Olimpia Milano, al termine di una partita che meritava un pubblico come quello che ha riempito la Inalpi Arena di Torino. Una serata incredibile, una pagina di storia scritta con cuore e determinazione. Un successo costruito su una difesa straordinaria e su un attacco fluido e corale, con una squadra capace di muovere la palla in maniera eccellente e di trovare protagonisti diversi in ogni momento chiave del match. A coronare il trionfo bianconero con Forray ad alzare la coppa, arrivano anche i premi individuali della Frecciarossa Final Eight 2025. L’MVP delle Final Eight e miglior assistman del torneo è Quinn Ellis che gioca una Coppa Italia incredibile. Il premio di miglior giocatore italiano va a Saliou Niang, protagonista assoluto nella cavalcata trentina. Infine, il titolo di miglior difensore del torneo è conquistato da Myles Cale, che con il suo contributo fondamentale ha dato solidità e intensità alla squadra per tutto il torneo.


    LA CRONACA – La Dolomiti Energia Trentino parte con: Ellis, Cale, Pecchia, Lamb e Mawugbe mentre Milano risponde con: Mannion, Bolmaro, Shields, Leday e Gillespie.

    Bolmaro apre la finale con i primi due punti dell’incontro, ma Ellis risponde subito con una schiacciata in transizione. Gillespie appoggia due punti da sotto, ma ancora Ellis, questa volta subendo il fallo, riporta avanti i bianconeri. Lamb e Cale allungano il vantaggio portando la Dolomiti Energia Trentino sul 4-9, costringendo coach Messina a chiamare timeout. Al rientro in campo, Ford firma quattro punti consecutivi, ma Shields risponde subendo fallo e completando il gioco da tre punti. Mirotic si iscrive a referto con un canestro da due e poco dopo realizza dalla lunetta per il 11-13. Ancora Mirotic pareggia il punteggio a cronometro fermo, ma Trento chiude il primo quarto avanti 14-15.

    Ellis apre il secondo quarto con un canestro dalla media, ma Bolmaro risponde subito con una giocata di grande classe. Lamb colpisce dall’arco, poi Leday si iscrive a referto prima che Bolmaro pareggi i conti e Ricci con una tripla porti Milano sul 23-20. Trento reagisce con Mawugbe, che inchioda una schiacciata a due mani, e con Ford, che firma il sorpasso bianconero. Leday realizza un canestro di grande tecnica, ma Ford replica con una tripla. Milano risponde con un gioco da tre punti di Leday e con Mirotic in lunetta, riportandosi sul +3. La Dolomiti Energia Trentino, però, non si lascia intimorire e chiude il primo tempo con un parziale di 0-10, culminato dal canestro sulla sirena di Zukauskas, che manda i bianconeri all’intervallo in vantaggio 31-38.

    Ellis inaugura il secondo tempo con un elegante palleggio, arresto e tiro, ma Gillespie risponde subito con una schiacciata. Lamb realizza con un floater, ma Milano accorcia con il semigancio di Leday, seguito da Shields e da un altro canestro di Leday, che completa il gioco da tre punti riportando l’Olimpia sul -2. Trento reagisce con un altro grande parziale: Ford, Zukauskas ed Ellis firmano il nuovo allungo bianconero, portando la Dolomiti Energia sul +11. Mirotic prova a tenere Milano in partita con un 2/2 dalla lunetta, ma ancora Lamb, con un prezioso rimbalzo offensivo e un appoggio a canestro, manda Trento all’ultimo intervallo avanti 48-59.

    Ford apre l’ultimo quarto con una tripla dall’angolo, poi Tonut segna dopo un rimbalzo offensivo. Mawugbe, su assist di Ellis, schiaccia con autorità a due mani e poco dopo lo stesso Ellis realizza una tripla che vale il 50-67, costringendo coach Messina a chiamare timeout. Milano prova a reagire con Shields, che trova la via del canestro in penetrazione, ma Niang risponde subito. Ricci dalla lunetta fa 2/2, seguito da Mirotic, che accorcia ulteriormente fino al 58-69. Ancora Mirotic, glaciale ai liberi, porta Milano a -9, ma Niang inchioda una schiacciata spettacolare e poco dopo Cale realizza la tripla del 60-75, mettendo una seria ipoteca sul titolo. Negli ultimi istanti, Niang chiude la partita dalla lunetta con freddezza e al suono della sirena la Dolomiti Energia Trentino può finalmente festeggiare: è campione per la prima volta nella sua storia, battendo Milano 63-79 in una finale indimenticabile!


    EA7 EMPORIO ARMANI MILANO DOLOMITI ENERGIA TRENTINO 63-79

    (14-15, 31-38; 48-59)

    EA7 Emporio Armani Milano: Dimitrijevic 1, Mannion 2, Tonut 3, Bolmaro 7, Leday 12, Ricci 5, Flaccadori, Diop, Caruso N.E, Shields 9, Mirotic 20, Gillespie 4. Coach Messina.

    Dolomiti Energia Trento: Ellis 14, Cale 9, Ford 23, Pecchia, Niang 8, Forray 1, Mawugbe 4, Lamb 12, Zukauskas 8, Hassan. Coach Galbiati.

  • Coppa Italia Frecciarossa, è ancora, è sempre Conegliano

    Coppa Italia Frecciarossa, è ancora, è sempre Conegliano

    [di Emanuela Macrì – foto Riccardo Giuliani per Get Sport Media] I miracoli, a volte accadono. Ma non oggi. Perché oggi è ancora una volta) la Prosecco Doc Imoco Conegliano ad alzare la (sua settima nonché sesta consecutiva) Coppa Italia, conquistata in tre set su una Numia Vero Volley Milano capace di tener testa alle venete. Molto più e meglio di quanto racconti qualsivoglia tabellino. La festa, però, è gialloblu. È della squadra che commette meno errori, che si distrae meno e che distribuisce più il gioco. Di quella che… scopriamolo:

    Prosecco Doc Imoco Conegliano – Numia Vero Volley Milano 3-0 (37-35; 25-20; 25-20)

    La foto gallery di Ricardo Giuliani della partita QUI e della festa QUI

    La video intervista a Daniele Santarelli nel dopo gara QUI

    Match aperto da un attacco vincente di Laura Heyrman per il punto di una Milano in vantaggio, che da minimo va allargandosi fino al +4 (12-16) che vede rispuntare e ritornare Conegliano. Per una fase di equilibrio che porta il set ai vantaggi chiuso, dopo un numero non rilevato di palle set, da un attacco di Gabi per un 37-35 che racconta al meglio la prima parte (e mezza) della partita.

    Nel secondo parziale Conegliano è subito avanti (4-1) mentre le ragazze di Stefano Lavarini riescono a ricucire lo strappo (5-4) per poi perdere quanto conquistato (12-8 c’è il time out chiesto da Milano). Seguono due importanti break. Quello di Milano dal 14-9 al 14-13, e quello dell’Imoco dal 18-16 al 22-16 quando un attacco in diagonale out di Isabelle Haak (MVP del match)  interrompe la striscia positiva di Conegliano che, ad ogni buon conto, sigilla il tutto con 25-20, un attacco out di Paola Egonu (che chiuderà con 24 punti, best score).

    La terza frazione di gioco svela un ritmo più frizzante da subito, al netto del tabellone. Quello, però, dice di una Imoco sempre davanti mentre Milano perde via via smalto. Dall’8-7, distanza minima, al 20-14 vantaggio massimo. Sul 22-19 Santarelli richiama le sue giocatrici, per fermare qualsiasi velleità di Milano, che dal 22-26 si era fatta sotto con due punti di Egonu e uno di Miriam Sylla. Il resto è nelle mani di Zhu Ting che mette a terra due dei tre palloni che portano alla fine del set. A quell’ultimo attacco, proprio della giocatrice cinese, che finalizza il servizio di Sarah Fahr mettendo fine ai giochi con un 25-20 che significa Coppa Italia Frecciarossa, palco e medaglie. Festa.

  • Omag San Giovanni in Marignano, una Coppa Italia Frecciarossa senza dubbi

    Omag San Giovanni in Marignano, una Coppa Italia Frecciarossa senza dubbi

    [di Emanuela Macrì – foto Riccardo Giuliani per Get Sport Media] Una finale che si ripete. Quella dei sestetti di Trento e San Giovanni in Marignano che già nell’edizione 2019/20 si erano trovati sul campo di Busto Arsizio per una Coppa di serie A2 poi vinta dalla formazione trentina. Questa volta, però, la storia è diversa. Perché il Trofeo si tinge di bianco-azzurro e prende la via della Romagna. Con un 3-0 netto, in discussione solo negli ultimi palloni dell’ultimo set, chiuso ai vantaggi. Ma vediamo come è andata.

    La gallery fotografica di Riccardo Giuliani per Get Sport Media QUI

    Le interviste post gara di Massimo Bellano QUI e Davide Mazzanti QUI

    Omag – MT San Giovanni in Marignano – Itas Trentino 3-0 (25-20; 25-23; 28-26)

    Un primo set a muro, aperto dal punto di Trento (con il muro) e di Giulia Marconato e chiuso da San Giovanni con (il muro) di Anna Piovesan. In mezzo una fuga, dai primi punti, delle romagnole, raggiunte in più occasioni dalle trentine (12-12 e 17-17) e superate (14-16) ma capaci di tornare a premere sull’acceleratore e portare a casa il parziale per 25-20. Nel secondo parziale Trento inizia bene e tiene altrettanto – anche quando le ragazze di Bellano cercano il sorpasso – per poi tentare un colpo di coda, con un recupero da 24-20 a 24-23 sprecato, poi, dal servizio in rete di Emilia Weske (comunque la migliore delle sue a fine partita con 17 punti a referto) che consegna nelle mani delle romagnole il set per 25-23. Un errore da fondo campo, lo stesso errore di Alice Nardo al rientro in campo, per una San Giovanni che rimane un passo indietro all’Itas fino all’equilibrio che caratterizza tutta la metà del set. Fino a quel finale che sembra dare ragione alla formazione dell’Omag, non fosse per il videocheck che conferma un tocco a muro sul matchball e allunga l’attesa. Si va ai vantaggi e le palle match cambiano campo un paio di volate. Fino al mani fuori di Anna Piovesan (28-26), miglior realizzatrice della gara con 20 punti all’attivo. E una coppa da mettere in bacheca con San Giovanni tutta e compagne.

  • Conegliano vs Milano in finale. A chi va la Coppa Italia Frecciarossa 2024/25?

    Conegliano vs Milano in finale. A chi va la Coppa Italia Frecciarossa 2024/25?

    [di Emanuela Macrì – foto Riccardo Giuliani per Get Sport Media] Il campo dell’Unipol Arena di Casalecchio di Reno dice che alla finale di Coppa Italia Frecciarossa edizione 2024/25 sono le formazioni di Prosecco Doc Imoco Conegliano (vincente su Igor Gorgonzola Novara) e Numia Vero Volley Milano (vincente su Savino del Bene Scandicci). Al termine di due semifinali di verso opposto, con una vittoria netta nella prima e una partita decisa all’ultimo nel secondo caso. Davanti al pubblico delle grandi occasioni in un palazzetto che domani si vestirà a festa. E sarà festa, comunque andrà. Ma oggi, intanto, è andata così’.

    Prosecco Doc Imoco Conegliano – Igor Gorgonzola Novara 3-0 (25-21; 25-23; 25-23)

    Ad aprire match e partita è il pallonetto a terra di Gabi, per una Conegliano sempre un passo avanti, fin dai primi scambi. A metà set il gap è di 8 punti che, però, nel giro di pochi minuti e per mezzo di qualche break di Novara vede il tabellone segnare un interessante 19-18grazie al muro di Sara Bonifacio. Ma a chiudere è l’altra Sarah, Fahr, con un attacco vincente per il 25-21, definitivo. Secondo set Novara inizia con un piede avanti ma Imoco riprende da dove aveva lasciato e dal 10-6 e, tra qualche errore ma pure qualche recupero (17-16 e poi 22-21) di terreno da parte delle ragazze di Lorenzo Bernardi, costruisce un set che sembra avviato a un finale che invece non è. Il 23-23 impedisce la passeggiata delle venete che poi, però, chiudono 25-23 con il pallone a terra di Isabelle Haak. Terzo set, Novara tira sù la testa. Con un +4 ad aprire (1-5) che non impedisce alle ragazze di Santarelli di ricucire, rimettere la situazione in equilibrio (dal 12-12 al 17-17) per poi lottare contro una Novara che non lasciare nulla di intentato (23-22 e 24-23) ma poi il biglietto per la finale è di Conegliano.

    Mvp di una partita all’insegna dei minibreak, rincorse e recuperi, è Sarah Fahr. Il grande assente, il punto diretto da fondo campo. In tre set giocati e 106 palloni a terra, infatti, nemmeno un ace a referto.

    Le foto di Riccardo Giuliani per Get Sport Media QUI

    Le video-interviste di Lorenzo Bernardi QUI e Monica De Gennaro QUI

    Savino del Bene Scandicci – Numia Vero Volley Milano (21-25; 25-19; 23-25; 25-19;

    Apre l’ace (proprio lui il non pervenuto del pomeriggio, fino a qui!) di Britt Herbots per una Scandicci avanti da subito (11-6) contro una Milano che, comunque non desiste: prima raggiunge le avversarie (14-14), poi tenta il sorpasso 14-15 e quindi la fuga (15-18). Ma Scandicci è lì 18-19 e tutto riparte dal 20-20. Con Milano che ne approfitta, non lascia passare nulla e chiude 21-24 con un errore al servizio di Herbots, lei che a segno proprio da fondocampo aveva aperto. Nel secondo set Milano continua la marcia e sull’1-5 coach Marco Gaspari chiama un time out che, dopo qualche scambio, rimette in marcia Scandicci, dall’1-7 al 7-9 per poi arrivare sull’11-11 e ribaltare la situazione (14-11). Il finale muove da un rassicurante 20-15 che diviene, da lì a poco, un – ancor più rassicurante – 24-16 o, meglio, definitivo 25-19. Il terzo parziale è un ribaltamento di fronti da far girare la testa. Se inizia con il vantaggio di Scandicci (8-6) si prosegue con quello di Milano (9-10) passando per l’equilibrio dal 16-16 al 18-18 fino alla zampata di Milano che dopo il muro di Laura Heyrman del 21-23, approfitta di un pallone in rete, quello del servizio di Emma Graziani, per portarsi a casa il set 23-25. Nel quarto set, poco da rilevare. Se non il punteggio finale (25-19) e la decisione dell’assegnazione del secondo biglietto per la finale di domani affidata al tie break. Un quinto parziale che rispecchia l’andamento della partita, incerto e sorprendente ma che alla fine per 12-15 decreta Milano seconda finalista.

    Le foto di Riccardo Giuliani per Get Sport Media QUI

    Le video-interviste di Marco Gaspari QUI e Stefano Lavarini QUI

     

  • La Del Monte Coppa Italia è di Civitanova

    La Del Monte Coppa Italia è di Civitanova

    [Redazione – fonte  e foto LegaVolley] La finale che pochi si aspettavano, oltre 9000 spettatori e 15 set in 3 gare e in due giorni di Final Four di Del Monte® Coppa Italia giocata all’Unipol Arena di Bologna. Ad alzare la coppa, alla fine sarà la Cucine Lube Civitanova che dopo aver superato Sir Susa Vim Perugia nella semifinale del sabato, si impone al tie break sulla Rana Verona, vincente nella giornata di sabato sull’Itas Trentino.

    La società marchigiana, da oggi, ha dunque un altro trofeo a riempire la bacheca, al termine di un match che li vedeva avanti di due set, ma poi raggiunti dalla formazione allenata da Radostin Stoytchev e costretti a un quinto set poi vinto.

    Due muri e un ace lanciano subito i marchigiani sul 5-1, ci prova Keita con due punti di fila a non far scappare gli avversari (7-6). Rana Verona passa in vantaggio sul 13-15 su un insidioso turno in battuta di Zingel (time out Medei). La Lube reagisce (22-21), ai vantaggi Boninfante mura Mozic (26-24).

    Tra primo e secondo set un applauso scrosciante è stato tributato dagli spettatori dell’Unipol Arena a Giulia Ghiretti, medaglia d’oro paralimpica ai Giochi Olimpici di Parigi 2024 nei 100 metri rana SB4, che ha seguito la partita a bordo campo.

    Il sestetto di Stoytchev prende un break in avvio di secondo set fino al 6-8, poi un break di 4-0 dei cucinieri costringe il tecnico bulgaro al time out. Il parziale diventa di 6-0 (12-8) ma la Lube non scappa (13-12, time out Medei). Il nuovo strappo allungo di Balaso e compagni (16-12) diventa un macigno per i veneti, 25-15 con il muro di Gargiulo e Cucine Lube avanti 2-0.

    Spettacolo e difese, di Balaso su tutti, nella prima parte di terzo set che vede un sostanziale equilibrio fino al primo break targato Rana Verona (12-14, time out Medei). Mozic e compagni vogliono riaprire il match e riescono nell’intento, sospinti da un inarrestabile Keita, anche se Nikolov con tre ace di fila mette paura ai veneti (23-25).

    Un Video Check premia Rana Verona che parte forte (1-5) anche nel quarto set con Keita scatenato dalla zona uno (5-12). C’è Nikolov come opposto nelle fila di Civitanova per tentare il recupero (11-17) che riesce solo parzialmente e così, per la terza volta in due giorni, si va al quinto set.

    Le difese di Balaso e gli attacchi di Nikolov danno un vantaggio alla Lube che va sull’8-5 al cambio di campo e non si scompone: Bottolo mette out il primo set point, sul secondo lo stesso schiacciatore marchigiano spara a terra la pipe del successo, quello che fa esultare a gran voce la tifoseria di Civitanova e tutta la tifoseria marchigiana a sostegno degli uomini di Medei.

    Finale – Del Monte® Coppa Italia SuperLega
    Cucine Lube Civitanova – Rana Verona 3-2 (26-24, 25-15, 23-25, 21-25, 15-10)

    MVP: Fabio Balaso (Cucine Lube Civitanova)

    Cucine Lube Civitanova – Rana Verona 3-2 (26-24, 25-15, 23-25, 21-25, 15-10) – Cucine Lube Civitanova: Boninfante 2, Bottolo 19, Gargiulo 9, Lagumdzija 8, Loeppky 17, Chinenyeze 8, Bisotto (L), Orduna 0, Balaso (L), Hossein Khanzadeh 0, Nikolov 16, Dirlic 1, Podrascanin 0. N.E. Tenorio. All. Medei. Rana Verona: Abaev 4, Mozic 13, Cortesia 2, Jensen 4, Keita 30, Zingel 4, Baschera (L), D’Amico (L), Chevalier 0, Sani 5, Spirito 1, Vitelli 3. N.E. Bonisoli, Zanotti. All. Stoytchev. ARBITRI: Simbari, Goitre. NOTE – durata set: 28′, 23′, 26′, 29′, 17′; tot: 123′.

  • Porpora e progresso. Dentro il Conclave di Edward Berger

    Porpora e progresso. Dentro il Conclave di Edward Berger

    [di Emanuela Macrì – foto fonte web] Un Conclave in primo piano, da ogni punto di vista. Sia registico, con Edward Berger (sceneggiatore a quattro mani con Peter Straughan) che sceglie inquadrature strette e insistiti primissimi piani per entrare nell’intimo dei personaggi, sia contenutistico. Dal tema, così come dal Vaticano, non si esce mai. Più dentro la Santa Sede, di fatto, non si potrebbe.

    Più dentro i suoi meccanismi, i suoi segreti, le macchinazioni e i colpi di scena. Tra cali di vocazione, fazioni e giochi di potere, sulla filo della lama di un clerical-thriller – sottogenere che se fino a ieri non esisteva, oggi sì – che si serve di quella dosata suspence per permetterci di partecipare. Alla lotta tra il dramma interiore dei suoi personaggi in primo piano contrapposta alla brama di successo degli altri.

    Dal conservatore senza scrupoli cardinal Goffredo Tedesco (Sergio Castellitto) che dietro il fumo della sua sigaretta elettronica non cela tutta l’ambizione al Soglio, al vacillante decano Thomas Lawrence (Ralph Fiennes), speranzoso in una rapida elezione che gli permetta di ritirarsi. Passando per quello che appare il candidato migliore, il progressista Aldo Bellini (Stanley Tucci) fino al sorprendete (e quanto!) Vincent Benitez, un sudamericano a capo della diocesi di Kabul.

    Passando tra fumate nere, colpi di scheda e di scena, tra chiese, continenti e formule in latino ma, soprattutto, attraverso la figura di suor Agnes (Isabella Rossellini) sovraintendente con un ruolo ben al di sopra della semplice direzione di Casa Santa Marta, residenza che ospita i cardinali nei giorni del Conclave.

    Troppo facile, quindi, dire che “morto un Papa se ne fa un altro”. Di mezzo ci sono giochi potere, equilibri da non far saltare, nuove e vecchie posizioni a confronto, rivoluzioni che attendono. E segreti di ogni genere (questa la capiamo solo noi spettatori. Vero?).

  • Del Monte Coppa Italia 2024/25, la presentazione a Bologna

    Del Monte Coppa Italia 2024/25, la presentazione a Bologna

    [Redazione – foto sito LegaVolley] Presentata nella mattinata di venerdì 17 gennaio nelle sale del Palazzo della Regione Emilia-Romagna, la Final Four Del Monte® Coppa Italia, il primo evento 2025 organizzato dalla Lega Pallavolo Serie A qui in collaborazione con il Comitato regionale Fipav Emilia-Romagna, il Comitato territoriale Fipav Bologna e il sostegno della Regione Emilia-Romagna., tra meno di una settimana darà il via alla sfida tra le quattro squadre finaliste Sir Susa Vim Perugia, Itas Trentino, Cucine Lube Civitanova e Rana Verona sotto i riflettori dell’Unipol Arena di Bologna. La Finalissima, si giocherà domenica 26 gennaio 2025 alle 15.15, in diretta su Rai 2, mentre le due semifinali del sabato saranno in programmazione su Rai Sport. Tutte le gare saranno in diretta anche su VBTV.

     

    IL PROGRAMMA

    Prima Semifinale Sir Susa Vim Perugia – Rana Verona Sabato 25 gennaio ore 16.15

    Seconda Semifinale Itas Trentino – Cucine Lube Civitanova Sabato 25 gennaio ore 18.30

     

    Finale Vincente Semifinale 1 – Vincente Semifinale 2 Domenica 26 gennaio ore 15.15

  • Ozpetek. Diamanti, metacinema e femminile. Sì, ma c’è di più

    Ozpetek. Diamanti, metacinema e femminile. Sì, ma c’è di più

    [di Emanuela Macrì – foto fonte web] C’è molto traffico tra i fotogrammi di Diamanti. Ferzan Ozpetek, infatti, si cimenta nella difficile opera di dirigere un cast sovradimensionato in un film stratificato. Per temi e genere. Per scrittura e scenografie. In una pellicola divisa tra metacinema e narrazione filmica, che i dizionari descriveranno drammatica. Seppure sia molto di più.

    Un film sul film che si sta facendo. Con la narrazione che apre sul cast riunito a tavola (luogo simbolo, al cinema, dove il pasto è alimentazione e condivisione ma, anche e soprattutto, atto di portare dentro di sé) e il regista a dirigere un incontro organizzativo che poi lascia la parola alla narratio. E ci porta tra le mura di una elegante sartoria specializzata in costumi di scena. E dentro le vite delle sue sarte.

    Di tutte, donne-mamme-mogli-vedove-nubili-lavoratrici, nessuna esclusa. Nemmeno le proprietarie Alberta (Luisa Ranieri) e Gabriella Canova (Jasmine Trinca) che come tutte le protagoniste – sapientemente tutte sullo stesso piano. Perché un film corale non prevede ruoli di primo piano ma un primo piano per tutti e tutte – si trovano a tagliare e cucire (o ricucire) pezzi di vita, sofferenze, ruvidità. Ognuna con il proprio carico di dolori e bellezze.

    Un film al femminile, ha detto e scritto qualcuno. . Un film che maltratta il maschile, che riduce a oggetto sessualizzato i protagonisti uomini, violenti e, quando dice bene, nevrotici. No, perché c’è di più. C’è un padre che accetta la depressione del figlio e passa dall’ignorarla a farsi parte della lotta. C’è un regista che comprende l’ingiustificata isteria, si scusa e si ravvede. Ci son due ragazzi che davanti a un pubblico di donne sconosciute accetta di cantare e ballare (e provateci voi, se avete voce e coraggio, senza base musicale).

    Un film che si veste di tessuti eleganti che non coprono, però, vite da rattoppare, dolori da affrontare per poter continuare a vivere. E che sorprende fin dai primi minuti quando un’attrice convocata, Elena Sofia Ricci, rifiuta la parte perché chiamata ad assistere un’amica alla fine dei suoi giorni.

    Espediente sapientemente utilizzato da Ozpetek per (fine della frase e dell’articolo. Svelare il particolare sarebbe come sottrarre un ingrediente, un sapore. Un torto vista l’apertura del film, con tutte quelle teglie e quella tavola così riccamente imbandita. Uno sgambetto che il regista turco-italiano non merita.)