Scavolini Pesaro: Costagrande 24, Tavares 21, Guiggi 14, Steinbrecher 8, Fürst 6, Ferretti 1, Wijnhoven (L), Garzaro, Lunghi. Ne: Brussa, Lazcano, Castiglione. All. Vercesi.
Despar Perugia: Francia 20, Del Core 15, Gioli 10, Crisanti 10, Pachale 3, Marinova 1, Arcangeli (L), Artmenko 4, Grbac, Sacco. Ne: Decordi, Pavlović. All. Sbano.
SCAVOLINI: Bs 3, Bv. 4, muri 16, errori 13.
DESPAR: Bs 8, Bv 4, muri 7, errori 15.
La Scavolini Pesaro davanti al pubblico amico accorso numeroso al “vecchio” Palas di Via Partigiani, si porta avanti due a zero in queste finali che decreteranno la vincitrice dello scudetto 2007/2008. Una partita a senso unico per due set, poi le umbre rientrano in gara complici i cali marchigiani, fino a portarsi avanti nel quarto parziale, dove i primi scambi sembravano gridare “tie break”. Le colibrì non mollano e punto dopo punto recuperano lo svantaggio, fino a giocarsi il set che vale il 2-0 nella serie palla su palla, risultando più lucide al contrario di Perugia che trova una Marinova che opta per scelte alquanto discutibili negli scambi conclusivi e cruciali del set.
Finchè l’ultima palla non toccherà il taraflex, comunque, la serie dovrà essere ritenuta ancora aperta: è questo il dictat ed al contempo la speranza da cui, al momento, le ragazze della Sirio devono ripartire sin dal primo punto di GARA 3 in programma lunedì al PalaEvangelisti se vogliono alimentare ancora qualche speranza di ribaltare questa serie e difendere strenuamente lo scudetto che hanno ancora cucito sulle maglie…Perchè, come intonano i supporters perugini “se po fà se po fà, dai ragazze dai ragazze se po fà”..
Certo che, senza togliere alcun merito alla Scavolini che sta giocando una pallavolo più varia e spettacolare, la Sirio attuale è più che mai una squadra “autogestita” senza un condottiero che riesca a tenerne a dovere le redini e con un gioco troppo scontato, anche per necessità, che la condiziona oltre misura.
Anche in questa GARA 2 il divario nel fondamentale del muro tra le due squadre è stato uno dei fattori del match (16-7 per le colibrì), ma anche la correlazione muro-difesa in casa umbra, seppur leggermente in crescita rispetto alla prima gara, ha lasciato molto a desiderare, con il libero che soprattutto in fase di copertura non ha assolto se non solo a tratti il suo compito e con una ricezione traballante che non ha certo agevolato una Marinova apparsa in palese difficoltà fisica e di gestione del gioco (e le ultime tre palle del IV set date tutte a Del Core che si è sempre trovata davanti un muro super piazzato ne sono solo l’ultima dimostrazione). Si aggiunga poi che le condizioni fisiche di alcune giocatrici (Pachale e Marinova su tutte) siano al quanto deficitarie, e si spiegano ancor meglio le immense difficoltà che la Despar sta incontrando in questa serie finale. Non si può infatti pensare di capovolgere la situazione solo con una Francia che quando si mette di grande impegno è difficilmente arrestabile, e soprattutto non si può estraniare dal gioco e “autolimitare” le altre bocche da fuoco di sicuro affidamento ed in condizione fisica (Gioli su tutte), altrimenti l’”harakiri” è bello che servito.
Gli aspetti da registrare in casa perugina sono molti è chiaro ed ormai di tempo non ce n’è; la sensazione e la dimostrazione che si è avuta, comunque, è che con qualche errore banale in meno ed un po’ più di concentrazione e meno nervosismo in campo, la Despar possa ancora provare ad allungare questa serie. Vedremo quindi, se anche con l’aiuto del pubblico di casa, questo “miracolo” sia ancora possibile.
Per quanto riguarda la Scavolini, molto c’è da dire di positivo per questa squadra che non finisce mai di stupire. Le colibrì entrano in campo aggressive e cattive, sul taraflex sembra risuonare sempre più forte il UOOH dipinto sul braccio di ogni atleta. La ricezione non è brillante, va a corrente alternata, ma permette comunque a Ferretti di gestire a suo piacere con molta fantasia le compagne in attacco, spingendo bene in cambio palla e scegliendo l’attaccante giusta (Carolina o Sheilla in particolare) in rigiocata. Nessuna si tira indietro, la parola “ braccino” è sconosciuta in casa marchigiana (eccezion fatta per Mari, discontinua e fallosa) e le soluzioni offensive spaziano dalla palla veloce in banda alla seconda linea di Sheilla, dalla pipe per Costagrande ai primi tempi di Guiggi, continuando con le fast della centrale toscana: non solo, la premiata ditta Ferretti-Guiggi ci delizia con alcune giocate della centrale in posto 4, ben servite dall’alzatrice, che lasciano attonito il muro avversario che non si aspettava certo alzate simili. Sicuramente è positivo avere così tante soluzioni offensive, nonostante l’assenza di Mari, anche se da questo punto di vista penalizzata è stata Furst, lasciata “troppo” fuori dal gioco e non servita al meglio, ma, come si suol dire va benissimo così, anche se sarà importante recuperarla in posto 3. Pesaro è molto concreta in attacco, alterna si in ricezione, ma costante nella correlazione muro-difesa, che risulta ancora una volta un’arma vincente (Wijnhoven davvero importante nei recuperi e coperture) insieme ad una battuta ficcante che fa saltare, soprattutto inizialmente, il sistema di ricezione perugino. Certo, si è vista in campo anche una squadra che, nel momento in cui le umbre mettono pressione, va in panne, la ricezione è la prima cosa che traballa, poi arriva una prima linea che commette qualche errore di troppo, dimostrando alle avversarie che spesso non è tutto oro quello che luccica, ovvero che anche le squadre che al momento sembrano girare al meglio, hanno i loro punti deboli. Così è stato per le colibrì: hanno avuto momenti di disattenzione e un calo di concentrazione che ha permesso alle avversarie di rientrare in gara e far vedere una pallavolo più concreta. Ma se Perugia poi ha mostrato carattere approfittando del limite avversario nel III set, è vero che anche Pesaro non lo ha nascosto, dissipando le ombre della Coppa Italia, infilandosi in una battaglia di nervi nel finale che ha vinto per maggiore lucidità e miglior gestione dell’errore.
Mirtillino e FabioBS
