«Cominciamo dal punto di vista sportivo, è più facile. Sono molto competitiva, faccio tutto ciò che posso per far sì che il team vinca. Sono forte in attacco e a muro. Gioco a mente fredda e grazie a questo non soffro alti e bassi durante la partita. Riguardo agli aspetti meno positivi posso dire che devo capire se ho tutto quello che ci vuole per giocare qui. Sono molto tranquilla, non sempre è un bene. Come abilità devo migliorare in difesa. Personalmente mi ritengo disciplinata. Lavoro duramente in tutto quello che faccio e sono un’amica leale. Cerco di essere sempre rispettosa nei confronti degli altri. D’altra parte sono molto timida, nervosa quando devo parlare italiano – inizio a parlarlo ogni tanto, quando mi incoraggiano a farlo. Penso troppo alle cose, le analizzo molto».
Negli Stati Uniti avevi molti tifosi. Hai vinto il campionato Ncaa e sei stata premiata dal presidente Bush. Dagli States continuano a interessarsi a te e alla tua storia sportiva? Sei ancora in contatto con quell’ambiente?
«Proprio in questi giorni ho ricevuto un’email da un tifoso americano. Stanno seguendo quello che accade qui. Parlo regolarmente con il mio vecchio coach e con le compagne di squadra, e quotidianamente con i miei amici».
Veniamo alla domanda cruciale. Perché sei arrivata a giocare in Italia, a Conegliano?
«Da quando ero molto piccola, non so perché, avevo l’idea di giocare all’estero. Crescendo ho saputo che i miei genitori venivano dall’Italia e che il campionato italiano è tra i migliori del mondo. Perché Conegliano? Sono stata fortunata perché mi hanno vista giocare. Non avevo mai sentito parlare di Conegliano, ma quando mi hanno offerto di giocare qui l’ho vista subito come una bella opportunità e ho deciso di accettarla».
Così sei venuta proprio nella terra della tua famiglia, che effetto ti fa?
«E’ un’interessante coincidenza. Ero stata diverse volte in Italia, ma mai in questa regione. E’ strano il fatto che sono venuta a giocare proprio nella terra dei genitori di mio padre, ma mi rassicura avere dei parenti qui».
Parliamo di pallavolo. Hai giocato solo delle amichevoli con la maglia della Zoppas Industries Conegliano, ma quali differenze hai notato finora tra il volley statunitense e quello italiano?
«Qui il gioco è più veloce. Negli Stati Uniti ci sono giocatrici buone e altre meno buone. Qui tutte sono brave e c’è più equilibrio tra le squadre. Questo ti spinge a giocare ogni volta benissimo».
Come sta andando l’inserimento nella squadra?
«Bene anche se è sempre difficile essere quella nuova. Specialmente quando tutti si conoscono e sei l’unica che non parla la lingua. E’ stato difficile, ma meno di quanto pensavo all’inizio. Tutte le compagne e il coach sono stati molto carini con me».
Cosa ti senti di dare, o promettere, ai tifosi? E cosa ti aspetti da loro?
«Vorrei essere un modello per i loro figli – afferma dopo una breve riflessione. E spero di aiutare la squadra a migliorare. Non avevo mai pensato a cosa potremmo dare noi ai tifosi, piuttosto il contrario. Spesso sono loro a fare la differenza tra vittoria e sconfitta. Avere il loro appoggio è sempre un regalo e non tutte le squadre hanno questo aiuto. Proprio i tifosi sono un’altra ragione per cui amo giocare. Gioco per la squadra e per i tifosi».
Sei pronta per immergerti nella Serie A1 italiana?
«E’ il primo anno e non so cosa aspettarmi, di sicuro ci sarà un periodo di aggiustamento. E’ una novità per me giocare in questa squadre, ma anche per la squadra essere in questo campionato. Abbiamo lavorato moltissimo in questi mesi e non c’è dubbio che faremo del nostro meglio».
Non parla ancora bene l’italiano, ma in campo ha già iniziato a spiegare chi è. Il suo biglietto da visita Sarah Pavan l’ha presentato sabato a Ostiano, in provincia di Cremona. Una sfilza di palle piantate nella metà campo parmense e ritorno a Conegliano con il premio di miglior attaccante. E dire che la sera prima, contro Forlì, non aveva certo brillato. “Venerdì ero molto nervosa” – ammette la ventiduenne italo-canadese – “non è stata una buona partita per me. Sabato ho deciso di dimenticare quanto successo la sera prima e cercare di fare meglio. Ho pensato che non avevo niente da perdere e mi sono sentita più a mio agio”. Viene da Kitchener (Ontario, Canada), giocava e studiava a Lincoln (Nebraska, Usa), dove era la beniamina dei tifosi. Con una laurea in Biochimica in tasca e 196 centimetri di passione per il volley è partita per Conegliano (Veneto, Italia), dove fino a qualche mese fa era conosciuta solo dal presidente Giovanni Lucchetta e pochi intimi. Ora si presenta, timida ma determinata.
Segue (A.S Conegliano)
