[Samuele Ferretti – Foto H.E Hernesti e Riccardo Giuliani] Ore 19 e 26 di una qualsiasi domenica di fine gennaio. Qua e là l’Italia è imbiancata dalla neve, in molte case ci si appresta alla cena, in altri luoghi c’è chi si sta preparando per una serata sul divano, con gli amici, al cinema oppure al ristorante.
Alle 19 e 26 di una qualsiasi domenica di fine gennaio, a Modena, 300 persone vestite con maglie rosso fuoco e con la faccia pitturata a strisce bianco-rosse hanno trattenuto il respiro, osservando la traiettoria di un pallone dipinto con i colori della bandiera italiana, scagliato sotto forma di “pipe” a grande velocità dal braccio armato di Helena Havelkova, capitana della YamamaY Busto Arsizio. Nel breve istante in cui il suddetto pallone dopo essere stato mal ricevuto dal libero avversario si spegneva a bordo campo, sugli spalti il tempo si è fermato, come quando un fulmine cade nelle vicinanze, c’è quell’attimo in cui sembra che tutto si ferma, prima del rombo del tuono! I 300 cuori bianco-rossi hanno smesso di battere in quella manciata di secondi prima che il tuono, o meglio l’urlo liberatorio, esplodesse in tutta la sua incontenibile forza dalle loro gole, che per tutta la partita avevano scandito cori di sostegno per le proprie farfalle. Un’orgia di abbracci, urla, salti, canti, lacrime di gioia, pacche sulle spalle si scatena sugli spalti di quello che è uno dei tempi della pallavolo italiana, il PalaPanini. Una cosa che non mi dimenticherò mai sono gli occhi lucidi di pianto del presidente degli AdF, “il Prez” Valentino Celotto, che ha creato questo gruppo di tifosi inseguendo anch’egli un sogno!
Ore 19 e 26 di una qualsiasi domenica di fine gennaio, a Modena una parte di quel sogno diventa realtà, Busto Arsizio entra nella storia del volley italiano, vincendo la sua prima Coppa Italia. Gli Amici delle Farfalle sono lì, a bordo campo, con le ragazze di Carlo Parisi, che si esibiscono in un balletto davanti a d essi. Di nuovo, poco dopo, gli AdF sono ancora a bordo campo aspettando che la loro capitana, la loro bandiera, capace di rifiutare in estate offerte economicamente più importanti per realizzare un sogno, alzi al cielo una coppa conquistata con forza e determinazione, battendo nei quarti di finale una tostissima Novara (3-0), in semi-finale le padrone di casa di Modena in una lunghissima partita terminata solo al tie-break (3-2) e stritolando in finale la Piacenza (ancora 3-0) ammazza-grandi che aveva fatto fuori rispettivamente Villa Cortese e Urbino! Rivedendo le immagini in televisione sembra di leggere nei loro occhi una sola parola “Alzala, capitano!” e quando ciò avviene un nuovo urlo rieccheggia tra le mura del palazzetto, questa volta però somiglia a quello di un leone, che ruggisce per far tremare di paura tutti coloro che si pareranno davanti a lui. Un’urlo che indica la consapevolezza di una squadra che è finalmente sbocciata, dopo anni di crescita costate e piccoli passi! Un’urlo che sta a significare che le farfalle biancorosse non si fermeranno a questo traguardo e che il sogno continua! Un’urlo, quello degli Amici delle Farfalle che tradotto in parole fa più o meno così: YAMA LET’S GO!!!!!
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