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  • XFactor11, nessun trionfo annunciato per un’edizione dai troppi MA

    xfactor11[di Emanuela Macrì – foto fonte web] Ebbene sì, ci saremmo aspettati il trionfo del rock e del glitterglam. Ebbene no, l’Italia della musica e del televoto, a quanto pare, preferisce il bel canto e i modi garbati. Ma il pubblico è sovrano, si diceva qualche anno fa, ed il suo pronunciamento deve essere accolto senza contestazioni. Si chiude così l’undicesima edizione XFactor, con Samuel Storm ad abbandonare la gara dopo la prima manche, quella dei duetti con James Arthur, star consacrata dalla vittoria di XFactor UK ed Enrico Nigiotti a festeggiare il terzo posto prendendosi lo spazio per suonare il suo inedito, con un’uscita di scena da vera divo.

    Si chiude con lo sfavorito Lorenzo Licitra (scuderia Maionchi) a trionfare sui Maneskin, vincitori annunciati, forse troppo. Si chiude col botto di una puntata ospitata da un bollente Forum di Assago (nota di merito all’apertura di un Alessandro Cattelan calato dal cielo a cantare in duetto con i Soul System, vincitori dell’edizione scorsa) e una doccia fredda per i tantissimi fan del giovanissimo gruppo rivelazione.

    Una cocente delusione per il trionfo che ci si aspettava, quello di una band, i Maneskin, capaci fin dal primo attacco alle audizioni (sì, non audition…) di farci entrare in un mondo diverso, non nuovo, ma innovativo: il loro. Fatto di voce graffiata e spudoratezza, arroganza stilistica e voglia di stupire. Il disco d’oro per Chosen, il loro inedito, parla proprio di tutto questo, di quella boccata d’ossigeno in un mondo, quello musicale, a corto, ormai, pure di anidride carbonica. Di quelle ali nere da angelo in contrasto con trucco e parrucco da far invidia ai Kiss.

    Certo si finisce, così, per oscurare un ragazzo e un artista dalle indubbie capacità canore, un tenore che ha conquistato cuori e orecchie, con la sua voce potente e i modi da bravo ragazzo che ogni suocera sogna. Il punto, forse, è proprio questo: non sarà che il televoto a favore di Lorenzo abbia palesato il tradimento alla natura di questo programma? Perché se la mission è individuare il fattore X, ossia quella caratteristica che fa di un cantante un artista con peculiarità uniche e originali, beh allora il fallimento è sotto i nostri occhi poiché il confronto con la giovane rock band romana davvero non regge. Licitra è bravo, senza dubbio alcuno, ma. Ma, appunto.

    Del resto la trasmissione stessa dimostra di aver perso smalto, troppo carica di sceneggiature e orpelli extradiegetici a danno della musica, sempre più oscurata: per questo basti pensare alla presentazione delle esibizioni che vedevano i concorrenti alzarsi in volo (con immancabile slow motion d’effetto) sulla scritta dello sponsor, senza menzione né scritta in sovraimpressione che indicasse il titolo della canzone. Emblematico, no? Peccato solo che il programma sia un talent musicale e non un casting per direttori di banca.

    La verità, però e ancora, è un’altra. La verità è che il pubblico ha apprezzato l’edizione nella sua totalità mentre chi scrive, invece, si muove in totale controtendenza. Contro l’invadenza della bega da bar, della canzonetta da heavy rotation e dei passaggi facili al televoto. Per il ritorno della MUSICA e di ospiti che dialoghino con i concorrenti offrendo loro un confronto e una possibilità di crescita, perché quel palco non sia solo l’ennesima occasione di promozione del disco in uscita. Per un ritorno dell’arte suonata e cantata. Ci rifaremo nella prossima edizione? C’è da augurarselo, ma le speranze di riscatto sono minime. Ma, non si sa mai.

  • Di cotiche, torte nuziali e neopunk. X Factor 11, atto secondo

    x-factor 11 vivocult emanuela macrì[di Emanuela Macrì – foto fonte web] Secondo round (live), vetriolo qb e un mare di plastica. E Luca Tommasini a ricevere il primo applauso della serata sulla fiducia, ancor prima di aver udito una sola nota, di aver visto un centimetro di scenografia. Si può riassumere così la puntata numero due del talent numero uno, dove l’impegno per promuovere campagne a favore di un mondo più civile e vivibile, come il lodevole sostegno (anche scenografico) a #unmaredasalvare, non sembra pari a quello di mettere sul vassoio buone prestazioni canore.

    A X Factor 11, infatti e al momento, sembrano tenere banco i picchi che caratterizzano il grafico dell’andamento di un’edizione che mostra qualche segno di stanchezza puberale. E allora, per offrire una spinta emotiva capace di incoraggiarne la crescita e per darci un motivo valido per non disertare l’appuntamento numero tre, ecco una decisione: qui e questa volta, tratteremo solo della metà alta del grafico di cui sopra, tralasciando volutamente tutto ciò di cui avremmo volentieri fatto a meno.

    Partiamo, così, dall’apprezzato ritorno della gara in due manche e della votazione condivisa tra giudici e pubblico chiamato ad emettere l’ultimo verdetto della serata, in supplenza di un bancone incapace di decidere e per questo ricorso al sistema del tilt. A lasciare il palco e il loft, dopo l’ultimo scontro contro il gruppo dei Ros sarà Virginia Perbellini che alla celentaniana Svalutation degli avversari ha opposto, trovando meno fortuna, la sua versione di Rise Up di Andra Day.

    Ma come si è arrivati alla sfida finale? Attraversando una serata di buone performance, come quelle di Sem e Stenn alle prese con tutine in lattice e una canzone di Marilyn Manson a cui trovare nuova forma. Oppure con la voce calda e indiscutibile di Samuel Storm, che da vera tempesta (come ricorda Levante, partendo dalla traduzione del cognome) ha regalato una versione di Unsteady degli X Ambassadors da brividi.

    E se Camille Cabaltera con Chandelier di Sia e Lorenzo Licitra con Miserere di Zucchero non riescono a mettere tutti d’accordo, l’esibizione dei Maneskin con Beggin’ dei Madcon (cover dei The Four Season) piace all’intero pianeta studio e social. Come piaciuto, e non poco, è il pezzo a cappella (di Gloria Gaynor, mica cotiche…) regalato al pubblico da Manuel Agnelli, capitano degli stessi Maneskin, che con il loro frontman Damiano d’oro vestito, fanno il pieno di applausi e consensi.

    Parliamo anche dei contorni? Facciamolo! Raccontando di quell’enorme Babbo Natale di plastica sdraiato sul palco di Rita Bellanza, che con la sua La verità (in verità di Brunori Sas), però, non convince a pieno i giudici. Oppure, di una Mara che promette (e mantiene) di usare un linguaggio meno colorito. Tanto a utilizzare le potenzialità della lingua italiana (o circa tale) ci penseranno Agnelli, sfoderando il vocabolo (a chi scrive ancora adesso ignoto) pentatoniche, e Fedez che forgerà all’uopo il neologismo, involontario, miusicul. Levante? Nessun volo linguistico particolare, perché alle prese con le regole sfuggenti a una “nuova del gioco”, come lei stessa dirà. Da rilevare, però, un uso smodato dell’aggettivo “credibile” che non sfugge al popolo di twitter, che subito sottolinea come la cantante ci vada a nozze.

    E a proposito di matrimonio, eccoci al punto più alto della serata con i Ros a proporre una versione neopunk di Fiori d’arancio di Carmen Consoli cantata dall’alto di una torta nuziale, in versione statuine. Tommasini for President, senza discussioni (né ironia)!

    X Factor 11 secondo round, si diceva. Ed è il caso, davvero, di definirlo così. Perché a quanto pare la sfida più aspra è seduta nella parte sbagliata dell’arena, quella del bancone dei giudici, impegnati in una lotta all’ultimo commento che dà, però, quale unico risultato quello di sottrarre terreno alla musica. Il tempo per rimediare, ad ogni buon conto, ancora c’è. Insieme a quello per #unmaredasalvare. Buon lavoro!