Foppapedretti Bergamo: Gruen 24, Croce (L), Rosner 1, Gujska, Merlo, Sorokaite 10, Piccinini 12, Arrighetti 18, Lo Bianco 3, Fiorin 1, Poljak 11. Ne: Tasca, Camarda. All. Micelli
Despar Perugia: Pachale 18, Grbac, Crisanti 2, Marinova 3, Arcangeli (L), Sacco, Francia 27, Del Core 20, Gioli 21. Ne: Decordi, Artmenko. All. Sbano
Bergamo: Bv 4, Bs 4, muri 9, err.19
Perugia: Bv 2, Bs 6, muri 17, err.17
In gara 3 brilla la luce della Despar Perugia che, probabilmente dopo la brutta prestazione di gara 2 annichilita da Bergamo, non era la favorita sulla carta, nonostante sia una squadra che ha 7 vite come i gatti e lo ha più volte dimostrato. La Despar sembrava la squadra che non ne aveva più, stanca fisicamente e poco brillante di testa, che ha fatto una grande gara davanti al pubblico di casa, ma in trasferta poi è crollata. E invece la grande squadra è questa, quella che nei momenti importanti, nei momenti difficili, è proprio più squadra, più gruppo e tira fuori la fame di vittoria che non si spegne mai, il cuore che va oltre l' ostacolo e il carattere che ogni volta supera i suoi limiti. Così si è dimostrata la Foppapedretti in Coppa Italia, ribaltando un risultato sfavorevole, in gara 3 di semifinale è toccato a Perugia: questa è la pallavolo, una ruota che fortunatamente gira, altrimenti che monotonia!
Due squadre che hanno caratteristiche diverse, ma simili nell' essere equilibrate, ben organizzate in campo, che sanno esprimere una pallavolo di altissimo livello e hanno lo stemma dei vincenti nel DNA. Ambo le squadre scendono in campo in formazione tipo, per le orobiche Piccinini ha un notevole problema al ginocchio (e avrà problemi alla caviglia durante la gara), ma una semifinale così importante vale la pena di essere giocata. Le umbre partono male in ricezione, subendo ben 4 punti diretti e creando non poche difficoltà alla regia di Marinova, ma nel prosieguo registrano questo fondamentale, crescono nella correlazione muro-difesa, ma soprattutto il quartetto Francia-Gioli-Del Core-Pachale comincia a macinare gioco, in particolare dalla fine del III set, quando Bergamo, in vantaggio 21-13, si fa recuperare, pur spuntandola ai vantaggi con un pizzico di cattiveria in più. La Foppapedretti dal canto suo, potrebbe chiudere poi i conti, un set praticamente vinto, poi quasi perso e poi vinto di nuovo, avrebbe dovuto dare una carica in più per chiudere e dare il colpo di grazia, invece è successo il contrario, perchè, nonostante le umbre abbiano perso la frazione, si è visto il recupero, il lottare punto a punto, l' ingresso di Grbac in regia che dà un nuovo stimolo: questo imprime una nuova linfa e una nuova voglia di giocare alla squadra di Sbano, che nel quarto parziale mette subito pressione alle orobiche, che, salvo qualche guizzo sul finale, non riescono a recuperare il bandolo della matassa. Si vola al quinto set, giocato su nervi, sulla tensione, piuttosto che sulla tecnica: palla su palla, fino a che Bergamo prende 2 punti di vantaggio, ma subito Perugia pareggia con Pachale e Francia che suonano la carica, fino a che la capitana umbra non mette fine alla ostilità.
Bergamo esce a testa altra tra lacrime di sconforto, di rabbia di tristezza e per qualcuna di addio. Bergamo, Foppapedretti, sinonimo di classe, di qualità sportiva, di continuità di vittorie, perchè in casa bergamasca, ogni anno ( a parte rari casi), qualcosa in bacheca è stato messo. Sbagliato l' atteggiamento nel quarto parziale e regali così a Perugia non bisogna farli, poi è difficile recuperare, anche se loro stesse lo hanno fatto nel terzo set. Nel quinto set la differenza l' ha fatta la difesa perugina e la lucidità e la precisione in attacco delle bocche di fuoco. Si, perchè in generale non è che la ricezioe umbra abbia sempre funzionato. Si è sistemata rispetto a ciò che di solito è, ma anche quando traballava, la palla è andata a terra, proprio per la differenza evidente che ha visto il contrattacco umbro essere più incisivo. Bergamo ha faticato in regia, Lo Bianco nei momenti difficili ha ceduto in lucidità, ha lasciato in "disparte" una Poljak che deve essere parte integrante del sistema di gioco orobico, anche se è vero che, nonostante due liberi in campo che avrebbero dovuto dare una garanzia in più, la seconda linea è stata discontinua, non ha offerto a Leo la possibilità di variare il gioco a suo piacere, optando poi per soluzioni scontate, in balia del muro avversario. Una regia non ispirata nel complesso (anche se Leo ha fatto alcune cose come sempre da applausi), ma spesso forzata e quindi senza una attaccante di palla alta che ti toglie dai guai, come in campo perugino lo è stata soprattutto Francia, poi non è facile vincere. Questo un pò il sintomo negativo della Foppa, che gioca tantissimo su una Grun che da due anni non si ferma e ti chiedi come faccia a non crollare, che ha una evidente lacuna in posto 4, dove la girandola Fiorin-Rosner-Sokokaite, con quest'ultima che sfrutta la sua occasione, non dà comunque continuità ed equilibrio al gioco. Ma, nonostante i problemi, le difficoltà, questa Foppa c'è, sempre e comunque, con una squadra sempre più italiana e ricca di talenti giovani, insieme a quelle campionesse che, possono giocare bene o male, fare o non fare la differenza, ma sempre grandi restano per quello che ogni volta danno, da atlete che non dmentichiamolo, sono essere umani.
E finalmente che dire di questa Despar? Perugia magica, che muore e resuscita nella stessa gara e nella stessa serie di gare, capace di andare oltre quello che inconsciamente può desiderare, oltre ogni appagamento, dopo la vittoria in Champions' League. Se la Foppa c'è sempre, la Despar le fa ottima compagnia, mostrandosi società solida che sa scegliere le proprie cartucce senza spedere spropositi. Un allenatore nuovo, della scuola di di Barbolini, ma pur sempre per la prima volta main coach, che guida un gruppo di ragazze che sa ogni volta reinventarsi e riscoprirsi. C'è Mirka Francia che si può permettere di avere momenti bui, perchè poi quando deve fare la differenza non ci pensa due volte, insieme ad una Gioli che è come il buon vino….Poi ci aggiungi una Del Core che, ginocchio o non ginocchio, mette in campo tutta la sua esperienza e manualità, insieme ad una Pachale che forse in questa stagione non ha brillato, ma ha fatto l' ape operaia, da gregario, prendendosi un posto al sole quando ce ne è stato bisogno. Chiara Arcangeli è un'altra di quelle atlete che sul campo si prende le su rivincite, sfoderando prestazioni maiuscole quando serve; se Marinova ha momenti di crisi, nonostante durante l'anno si sia fatta ampiamente valere, ecco che arriva la giovane Grbac, non per fare il fenomeno, ma semplicemente per mettere le compagne nelle migliori condizioni in modo che possano dare il massimo, senza strafare, rimandendo lucida. Crisanti sicuramente può fare meglio, Sacco essere più impiegata e Artmenko e Decordi dovranno stare sempre all'erta, perchè la finale non sarà una passeggiata. Ogni volta che si parla di Sirio, i tifosi pensano a una nuova magia, che anche quest'anno potrebbe chiamarsi tricolore. Perchè, puoi essere stanca, puoi avere tanti problemi, Sirio….ma la possibilità di difendere quello scudetto vinto lo scorso anno, è una marcia in più che può farti superare ancora limiti impensabili.
Despar-Scavolini sarà un altro spettacolo di volley, quello spettacolo a cui hanno assistito più di 2500 persone al Pala Norda, che hanno dato in campo Bergamo e Perugia e sugli spalti la Nobiltà Rossoblu insieme al Diavolo Zompone + N'guastiti. Una girandola di emozioni, con il cuore che ti sale in gola e ti fa provare brividi caldi..Una ennesima festa in cui c'è chi non perde MAI: la pallavolo femminile.
Foppadretti Bergamo – Desper Perugia 2 – 3 (25-21 18-25 26-24 15-25 12-15)
La Despar Perugia raggiunge in Finale la Scavolini Pesaro che nell'altra semifinale ha avuto la meglio sull'Asystel Volley Novara. Giovedì GARA 1 di Finale a Pesaro.
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