Primissimo verdetto espresso da questi playoff: due partite sono state sufficienti perchè Pavia sovvertisse i dovuti favori del pronostico e si aggiudicasse il passaggio ai quarti di finale, negando a Busto la possibilità di ulteriori, sentitissimi derby contro Villa Cortese….[Segue articolo a cura di Alessadro Pettinari]
Due incontri sostanzialmente differenti: gara-1 al PalaRavizza apertissima, tecnicamente non eccelsa e decisa solo al tie-break dalla squadra che meno errori ha commesso, soprattutto nelle fasi cruciali, e che più ha saputo mantenere lucidità e convinzione.
Per il bis è necessario spostarsi di qualche decina di km, nell’impianto gioiello del PalaYamamay. Ci si aspetta una partita tutta grinta e qualità da parte delle padrone di casa, ma alla fine il risultato non è affatto bugiardo: la Riso Scotti gioca meglio, gioca a tratti davvero bene e passa con un meritato 3-1.
A livello tecnico, nella doppia sfida uno degli aspetti che balza più all’occhio, con il conforto delle percentuali degli scout, è la differente efficacia tra le due squadre in ricezione. Pavia riesce ad affidare quasi un pallone perfetto su due a Spinato, patendo quasi esclusivamente i turni in battuta di Havelkova e sbandando a tratti solo con una Ikic davvero tartassata dalle rimesse avversarie. Busto invece lascia a desiderare: la norma consiste di palle troppo staccate da rete che costringono spesso Fernandinha a correre per il campo e ad appoggiare in bagher. Risvolto pratico di quanto detto? In gara-2 Fernandez risulta la top scorer della propria squadra e Caroli non sfigura affatto, mentre il gioco veloce delle centrali Yama è pesantemente limitato.
Torniamo un istante a gara-1 e agli indicativi punteggi del secondo e terzo set di marca Busto; quale è stato il fondamentale che maggiormente ha segnato la differenza? Naturalmente il muro! Sempre fuori tempo e quasi assente quello locale, ossessivamente incombente quello ospite. Inversione di tendenza già dal quarto set, un crescendo rossiniano per il resto di quel match e per il seguente: è stata difatti la eccellente correlazione muro-difesa della Riso Scotti a farsi privilegiare. Di più ancora… a logorare la pazienza e la capacità di ricostruzione avversarie, sino a quello che è parso una specie di crollo nelle fasi finali degli ultimi due set a Busto.
Senso di appagamento per la vittoria della coppa CEV per le ragazze di Parisi? Maggiore la fame di vittoria e la cattiveria agonistica per la Milano-band? Volendo cercare interpretazioni psicologiche, del tutto soggettive, si fa di gran lunga prediligere la seconda ipotesi. A suffragio di questa vanno le reazioni successive ai set che hanno segnato la parità nel corso delle due gare. Ri-sottolineiamo però nuovamente l’esponenziale crescita dei sopracitati aspetti tecnici in casa Scotti: la volontà pura, senza organizzazione e le qualità dimostrate avrebbe portato davvero poco lontano.
Qualità di spicco, in entrambi i sestetti: vogliamo non citare e non deliziarci della meglio gioventù? Che spettacolo di volley hanno offerto Dora Horvath ed Helena Havelkova!
Scelte buone, investimenti lungimiranti da parte di società serie e competenti. Una Horvath pescata ancora minorenne in Ungheria, è attrice protagonista a Pavia da quattro stagioni. In questo turno, a nostro avviso, risulta la stella più bella nel firmamento pavese: solidissima in ricezione, a tratti miracolosa in difesa, presente e attenta a muro, riesce ad alternare potenza pura in attacco, suo tratto distintivo, a colpi di tecnica e precisione sopraffine.
In casa Yamamay si può trovare consolazione stroppicciandosi gli occhi per questa Havelkova. Prototipo fisico della pallavolista perfetta, proveniente dalla triste chiusura di Sassuolo col gravoso impegno di sostituire Eesko, ha dimostrato la continuità , la freddezza e i colpi della fuoriclasse, mettendo a terra la bellezza di quaranta punti in due gare: davvero non male per chi deve ancora festeggiare il ventiduesimo compleanno.
Che gli ottimi dirigenti delle due società facciano di tutto per confermarle il più a lungo possibile… cresceranno ancora, molto, e di riflesso non potranno che ottenere grandi progressi le rispettive squadre!
Piccole note dolenti, ma ben lungi dall’essere bocciature, qualcosa in più era lecito attendersi dai due opposti. Sia chiaro: Matuszkova e Turlea non si sono certo astenute dall’offrire il loro bravo contributo, ma ha forse colpito il fatto che non siano state loro ad essere le prime stelle dell’incontro…
Tutte le attenuanti possibili alla pavese, reduce da un fastidiosissimo infortunio e ancora non al 100%: a riprova di questo una splendida Grizzo le offre per lunghi tratti la possibilità di riposo durante entrambe le gare.
E Turlea? Finanche in muri di qualsiasi palazzetto dove abbia portato la sua arte sanno quanto sia una campionessa vera. La scorsa estate Futura Volley ha scelto di sacrificare proprio Matuskzova per arrivare a lei, alla sua classe e alla sua straordinaria capacità di attaccare ogni palla, specialmente quelle pesanti, nelle fasi decisive dei set. Ed è in parte proprio questo ad essere mancato a Busto: alcune alzate staccate, rigiocate magari al limite dell’impossibile, insomma “da Turlea”, non sono state aggredite all’altezza della sua fama e delle sue possibilità . Eh, l’importanza di essere Turlea… troppo poche le giocate da wonder woman e si storce subito il naso; quanto ci ha viziati e ben abituati questa fuoriclasse!!!
E così toccherà ora a Davide-Pavia affrontare nei quarti il gigante Golia-Villa Cortese. La tranquillità è quella di chi non ha nulla da perdere e l’ambiente pare carico della consapevolezza che sarà possibile, perfezionando ulteriormente condizione fisica e mentale, divertirsi e divertire.
Stagione finita invece per Busto, tra i rimpianti di una stagione altalenante e la rabbia di un accesso diretto ai quarti sfuggito all’ultimo, tra le polemiche per la richiesta di un maggior rispetto delle regole, ma anche con una coppa CEV tutta da coccolare e dalla quale ripartire come sprone d’orgoglio per la prossima stagione.
Alessandro Pettinari



