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Volley Noventa – Il presidente Salvatore Fabio: “Sono soddisfatto ma non contento, potevamo fare di più ma atlete e allenatore dovevano essere più consapevoli di quanto valga la società“.

L’Ipag Verde Bio Noventa Vicentina ha chiuso la stagione con un ottimo 4° posto, direbbero tutti, come ufficialmente ha anche dichiarato dopo l’ultima partita la società, anche perché pochi nell’ambiente avrebbero accreditato Noventa Vicentina di questo risultato a inizio stagione, segnato da vicissitudini federali che avevano costretto il presidente Salvatore Fabio a farsi in 4 per ottenere di giocare nel girone tradizionale e non in quello del nord ovest e per allestire, poi, una squadra, che per qualche tempo si era temuto che neanche sarebbe stata schierata ai nastri di partenza per protesta.

Ma a qualche giorno dal rompete le righe Salvatore Fabio si vuole togliere qualche sassolino (interno) dalla scarpa, per altro annunciato dalla sua dichiarazione a fine incontro col Monfalcone che qui riportiamo: “ … forse è mancato un legame ‘emotivo’ maggiore tra la parte tecnica e noi dirigenti, che pure rendiamo possibile il tutto ogni anno con passione e sacrifici, senza lamentarci in pubblico, anche quando siamo soli nel risolvere i problemi …”

Cosa volesse dire il presidente che da 40 anni mantiene vivo e, spesso, in alto il nome di Noventa nel volley ros, ce lo spiega oggi: “A fine partita e a fine campionato l’ho spiegato chiaramente alle ragazze e allo staff tecnico, coach Stefano Ferrari in primis. Mi ha fatto piacere, ho detto, vedere le ragazze molto unite al loro allenatore, ma il distacco che nel tempo si è creato tra  loro e la società mi ha molto amareggiato oltre ad aver tolto quel pizzico di entusiasmo e coesione in più, che forse ci avrebbe fatto guadagnare più del 4° è posto con annesso … un buon premio da parte degli sponsor. Atlete e allenatore, da un certo momento della stagione in poi, hanno dimenticato che chi gioca e chi allena devono la loro attività sportiva e bella quotidianamente al lavoro, ai sacrifici, alla passione e allo stress che la dirigenza gestisce giorno dopo giorno per organizzare, per gestire e per trovare le risorse economiche ed umane che consentono agli ‘altri’ di ‘giocare’ a pallavolo. La riconoscenza non è di questa terra, si dice, ma queste cose le ho volute dire e le rendo pubbliche perché è solo la comunità degli intenti che rende più forti e dà gli stimoli giusti anche a chi lavora dietro le quinte. Sono, quindi, contento del 4° posto, ma potevamo fare di più, perché non è vero che la squadra fosse la stessa dello scorso anno e che, quindi, il lavoro principale, che pure c’è stato, fosse quello del tecnico, che, non dimentichiamolo, io ho scelto. Alle 6 atlete di base dello scorso anno abbiamo aggiunto altre 6 giocatrici, di cui 2 del vecchio gruppo, ma che hanno potuto essere impiegate nel loro ruolo o con maggiore frequenza vista la loro crescita, diversamente dallo scorso anno, e le altre totalmente nuove.  E avere 12 atlete valide invece che 6 è stato un grande sforzo della società e un grande aiuto a chi allenava e a chi … si allenava. Una cosa è avere un gruppo sbilanciato col quale la qualità e l’intensità degli allenamenti è forzatamente bassa, ben altra cosa è poter contare su titolari e riserve di buon livello con queste ultime che lavorano al massimo per trovare spazio in campo e, conseguentemente, danno stimoli maggiori a chi sulla carta è titolare! Bravo l’allenatore, quindi, e il suo staff, brave le giocatrici ma negli striscioni di fine partita e nei manifesti dei tifosi il giorno dopo uno spazietto e un ringraziamento andrebbe riservato anche alla società a meno che da oggi in poi giocatrici e allenatore (e tifosi) non vogliano autogestirsi anche … economicamente! Ora che mi sono … sfogato, vedrò se mi tornerà la voglia di fare, ma la soddisfazione per il buon campionato ancora oggi è superata dall’amarezza del tempo e dei sacifici, non riconosciuti, dedicati a chi da oggi spero capirà qualcosa in più dello sport, dovunque andrà il prossimo anno ad allenare e a giocare. Di pacche sulle spalle noi dirigenti ne diamo molte, non ne vogliamo altrettante da giocatrici e allenatori. Ma se ci mancano intorno i sorrisi per i quali ci impegniamo che senso ha dare l’anima per chi non te ne regala neanche un pezzettino della sua?”

Ufficio stampa

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