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Dall’Alidea alla Pallavolo Sicilia, alla ricerca del DNA vincente

Al palazzetto di piazza Spedini, accanto a quello che oggi è lo stadio Massimino, ci ho passato talmente tanti sabati, da pomeriggio a sera, a guardare partite di pallavolo da poter chiudere gli occhi e riuscire a immaginarlo com’era. Erano tempi in cui non si parlava ancora di scoutizzare le partite e per chi come me doveva aggiungere qualche cifra al tabellino erano d’obbligo taccuino, penna e passaggio dal segnapunti per segnare nomi e numeri di maglia. Se non delle squadre di casa che conoscevo a menadito, quanto meno di quelle ospiti. Parlo di un tempo che va a cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90. Il programma partiva alle 15 con le donne della B2 per poi passare alla B2 e alla B1 maschile. E siccome erano anni ricchi, invariabilmente si faceva tardi e fra gli amici con cui uscire c’erano, giocoforza, tanti pallavolisti.

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