[A cura di Fabrizio Bontà – Foto Elena Monticelli] Seduta sulla panchina della Scavolini (sarà stato un caso?), testa appoggiata al pancione di Nicoletta (una sua fans con un nickname, sul forum di “Solovolleyâ€, che da solo spiega tutto: “SuperCarol†– ndr) in dolce attesa di una bimba; almeno una decina di tifosi intorno che pendono dalle sue labbra, così come pendevano dal suo possente braccio ogni qualvolta che la partita si metteva male, e che l’hanno omaggiata di orecchini swarovski e cuscino con tanto di dedica e foto-Balusch annessa. La partita è finita da circa un’oretta ma la Costagrande, in tenuta da gioco, è ancora lì, in mezzo alla sua gente.
Ha voglia di parlare ed è un fiume in piena e, come sempre, vale la pena di ascoltarla…
“In questi giorni pesaresi ho dato valore alle piccole cose: sono tornata nella mia casa a bordo della mia macchina; ho apprezzato, nuovamente, il mare che mi è stato compagno per cinque anni ma che ho riscoperto ora che non ce l’ho più. Nei primi giorni di Mosca, quando tutto era difficile, il pensiero di Pesaro mi ha dato la forza di andare avanti. E poi… l’accoglienza del pubblico: oggi più che mai, ho capito che qui è casa mia. Quando sentivo i cori dei tifosi, avrei voluto unirmi a loro per cantare insieme. Qui sono cresciuta, qui mi sono affermata: tutti hanno avuto fiducia in me, mi hanno coccolata, perché cinque anni fa ero una giocatrice totalmente diversa da oggi (per l’immensa Carolina calza a pennello la favola del brutto anatroccolo che si trasforma in cigno reale – ndr). Questa città , questa Società , questi tifosi mi hanno dato tanto come, penso, di aver dato tanto a loro. Quando ho ricevuto la proposta di Mosca, ho pensato che fosse il momento giusto per andarsene perché venivamo da una serie di trionfi in serie che potevano lasciare solo un buon ricordo della sottoscritta. Poi è chiaro, stasera (giovedì per chi legge – ndr) volevo vincere e sono rammaricata per non esserci riuscita e tutti sanno quanto mi bruci perdere.
Parlando della partita, ho visto due squadre che si equivalgono, molto altalenanti, capaci di partite super e altre in cui si commettono errori banali. Personalmente, non sono abituata a questa incertezza perché vengo da tre anni in cui la squadra dove giocavo (per l’emozione non fa il nome della Scavolini – ndr) era una schiacciasassi: entravamo in campo e ognuno di noi sapeva cosa doveva fare e come sarebbe andata la partita. Avevamo delle certezze che, attualmente, né Mosca né Pesaro hanno. Lo so, perché mi confronto spesso con Franci (Ferretti – ndr) e Marti (Guiggi – ndr): siamo praticamente cresciute insieme e i meccanismi di quella Scavolini erano ormai oliati a dovere e ci trovavamo a memoria. Però era arrivato il momento di avere nuovi stimoli e nuovi obiettivi anche se a Mosca, la pallavolo, si vive in maniera molto più professionale: a Pesaro, quando perdevi, il martedì, alla ripresa degli allenamenti, trovavi I Balusch in palestra con i pasticcini, c’era sempre qualcuno pronto a darti una pacca sulla spalla che ti invitava a guardare avanti. Là è diverso: ogni sconfitta viene pesata con il bilancino e vengono organizzate riunioni per analizzare tutte le sfumature negative. Mi immagino già cosa ci aspetterà al ritorno e, soprattutto, non voglio neanche immaginare cosa succederebbe se dovessimo uscire dalla Champions… Ma, i tempi sono cambiati, ed era giusto fare una nuova esperienza perché si cresce anche così e non sono affatto pentita della scelta fatta questa estate. Però Pesaro è Pesaro: questa è la mia casa e conto, prima o poi, di tornarci (quando, purtroppo, non è dato sapere – ndr). Quanto mi manca tutto l’ambiente pesarese da zero a mille? Milleuno…

Questa è la pallavolo che mi piace! Emozione,cuore,coinvolgimento…e gioco tanto bel gioco! Grande Carolina…..