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Novara: vittoria meritatissima contro Pesaro…

SCAVOLINI – ASYSTEL 1-3 (20-25; 16-25; 25-22; 25-27)

SCAVOLINI PESARO: S.Usic 13; Manzano 6, Flier 20, Saccomani 13, Guiggi 6, Ferretti 2, Boccioletti (L), De Gennaro (L), Pascucci, M.Usic. N.e.: Olivotto, Gasimova. All.: Tofoli.

ASYSTEL NOVARA: Barun 19, Horvath 23, Paolini 7, Bechis 4, Barcellini 16, Veljkovic 9, Sansonna (L), Nesovic 1, Folie 3, Camera. N.e.: Lombardo. All.: Caprara.

ARBITRI: Bartolini e Pol.

Scavolini: battute sbagliate 9; battute vincenti 3; ricezione 58% (prf. 44%); attacco 37%; errori 21; muri 8.

Asystel: battute sbagliate 13; battute vincenti 6; ricezione 58% (prf. 40%); attacco 45%; errori 24; muri 11.

PESARO – “Cronaca di un suicidio annunciato”. Così si sarebbe potuto intitolare un ipotetico film sulla partita della Scavolini, impegnata in gara 1 dei quarti di finale dei play off 2010/2011, contro l’Asystel Novara. E sì, perché già dalle prime battute si era capito a cosa si sarebbe andato incontro…

Passo indietro, però, (o rewind, come si dice in gergo…) per ricordare due momenti: uno di festa, con la passerella per le due squadre, Under 14 e 16 della Scavolini, campionesse regionali e uno triste, legato al minuto di silenzio in favore del ciclista Wouter Weylandt morto, per una rovinosa caduta, al Giro d’Italia.

Torniamo alla partita: con Barun in battuta, Novara vola subito sul 4-0 facendo chiaramente capire agli oltre 1.200 spettatori che aria sarebbe tirata al vecchio (e caro, affettuosamente parlando) palas di Viale dei Partigiani. Pesaro prova a rintuzzare ma non riesce mai neanche a pareggiare una volta e le ragazze di Caprara chiudono il set, sfruttando un mani fuori sulla Guiggi. Ancora peggio, se è possibile in chiave pesarese, il secondo set: Barcellini e compagne menano la danza dall’inizio alla fine sfruttando gli attacchi da posto 4 in diagonale. Novara forza la battuta e sbaglia molto in questo fondamentale (saranno ben 13 gli errori – ndr) ma ottiene l’effetto desiderato, mandando sistematicamente in tilt la ricezione della Scavolini.

Il primo vantaggio della partita, le campionesse d’Italia lo ottengono all’inizio del terzo parziale (1-0) ma si capisce che non è serata da due episodi emblematici: la Ferretti, miglior “battitrice” biancorossa, che sbaglia due battute nella stessa partita e la Manzano che, su una ricezione sbagliata dell’Asystel, riesce nell’“impresa” di farsi murare dalla Bechis. Nonostante tutto, più con orgoglio che con lucidità, la Scavolini agguanta il set. La vittoria sembra dare una scossa alle ragazze di Tofoli che adesso giocano alla pari con le novaresi. Sul 20 pari la Barun cade male su un attacco e si infortuna al ginocchio sinistro: portata fuori a braccia, e fra gli applausi del pubblico pesarese, comincia una pantomima sulla panchina piemontese per la sostituzione: la croata era già stata sostituita e ci si è messo qualche minuto, con strana accondiscendenza arbitrale, per capire chi doveva sostituirla. Alla fine la scelta è caduta sulla palleggiatrice Camera ma Pesaro non ne approfitta minimamente sbagliando sia le soluzioni offensive (la stessa Camera “sporcherà” a muro due attacchi di Senna Usic – ndr) che difensive (non riuscendo a “marcare”, debitamente, la Barcellini, unica attaccante – ndr). La stessa capitana biancoblù sigillerà la partita con due colpi vincenti consecutivi.

Che dire: Novara ha meritato la vittoria, dimostrando di aver studiato, nei minimi dettagli, la Scavolini mettendone a nudo tutti i difetti. Pesaro, dal canto suo, nei primi due set non è esistita e, se non vuole abdicare con largo anticipo, dovrà giocoforza disputare una partita diametralmente opposta a quella di lunedì, nella tana delle piemontesi.

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Musi lunghi in casa Scavolini al termine dell’inopinata sconfitta subita, a domicilio, da Novara: al termine della partita c’è un fuggi-fuggi generale figlio della rabbia per non essere riusciti a giocare un match degno di una squadra tri-campione d’Italia.

Francesca Ferretti dimostra la sua classe anche fuori dal campo e, seppur a denti stretti, accetta di scambiare quattro chiacchiere con i cronisti di turno.

“C’è poco da dire – attacca la regista pesarese – abbiamo sbagliato troppo anche se voglio partire dalle poche note positive che ci dovranno servire per riequilibrare il conto mercoledì sera: la grinta e la tenacia dimostrate nel corso del terzo e quarto set devono farci da sprone per tornare a giocarci la ‘bella’ a Pesaro”.

Ma come mai c’è stato un approccio così molle alla partita?

“Veramente, a inizio match, pensavamo di essere pronte anche dal punto di vista psicologico: giocare al vecchio palas ha sempre il suo fascino e anche il discreto pubblico di stasera doveva essere uno stimolo in più, invece…”

Invece?

“Invece loro ci hanno studiato nei minimi dettagli, sfruttando ogni nostro errore. Per il resto, non saprei cosa dire: purtroppo è stata un po’ la costante di questa stagione non riuscire ad avere una certa continuità anche caratteriale. Giochiamo tutte alla stessa maniera: o bene o male… L’unica cosa che mi sento di garantire è la volontà del gruppo nello scendere in campo per ottenere sempre il massimo risultato”.

E comunque, ancora, nulla è perduto…

“Assolutamente no! – risponde convinta Francesca – questo è il bello, e il brutto, dei play off. Adesso dobbiamo resettare tutto e farci trovare pronte per gara 2”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, Monica De Gennaro.

“Sono convinta che ci rivedremo venerdì per la ‘bella’! Novara ha giocato la partita della vita mentre i nostri primi due parziali sono da dimenticare. D’altronde loro non hanno nulla da perdere, sono giovani e il peso del passaggio del turno è tutto sulle nostre spalle perché siamo campioni d’Italia. L’eventuale assenza della Barun? Al di là che auguro alla mia collega ogni bene, spero di vederla in campo mercoledì sera perché sono persuasa, nonostante la classe dell’opposta croata, che con lei in campo ci sarà più soddisfazione a vincere”.

Paolo Tofoli.

“Siamo entrate in campo troppo contratte al contrario di Novara, che è partita spavalda. Credo che la differenza l’abbia fatta il fondamentale d’attacco: loro, incredibilmente, sono sempre passate con troppa facilità con colpi, soprattutto, in diagonale”.

Come ti spieghi questa partenza blanda?

“Sinceramente non lo so: potevamo, forse, rischiare qualcosa di più in attacco ma se avessimo avuto la stessa intensità di metà gara avremmo visto, sicuramente, un’altra partita”.

E adesso?

“Adesso andremo a Novara sperando di non dover attendere 2 set per vedere la vera Scavolini. Voglio una squadra aggressiva da subito e dovremo imporre il nostro gioco per obbligare le piemontesi a gara 3”.

Con Barun o senza, che Novara ti aspetti?

“Per noi cambierà poco: presumo che, se la Barun non recupererà, adotteranno un gioco che prevederà tre centrali per sfruttare maggiormente la fast da posto 2. Ma, come detto, pretendo un’altra Scavolini!”.

Tutt’altra aria si respira dall’altra parte della rete: al termine del match, il vice Camardese travolge, letteralmente, l’head coach Caprara neanche fosse stata la partita decisiva… Lo stesso coach rientra immediatamente negli spogliatoi e l’unica voce disponibile di Novara è quella del capitano Barcellini.

“Siamo molto contente: sapevamo di potercela giocare alla pari e l’unica nostra paura era dettata dal fatto di essere troppo incostanti durante l’arco della partita. Stasera (lunedì – ndr) invece abbiamo giocato su buoni livelli e l’unico momento di tensione l’abbiamo vissuto all’infortunio della Barun: tra l’altro, gioco forza, è stata sostituita dalla palleggiatrice Camera perché, nel corso del set, era già uscita e rientrata. Anche in questa circostanza però, abbiamo dimostrato di essere squadra e abbiamo condotto in porto la gara”.

Avete studiato molto bene i punti deboli di Pesaro.

“Sì, anche se non siamo state perfette soprattutto in ricezione e in difesa negli ultimi due set però abbiamo vinto e questo è ciò che conta”.

Fabrizio Bontà

 

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