Scavolini – Yamamay 0-3 (16-25; 17-25; 21-25)
SCAVOLINI PESARO: Brinker 7, Okuniewska 5, Ferretti 2, Ampudia 6, Manzano, Ortolani 10, De Gennaro (L), Saccomani, Musti De Gennaro. N.e.: Agostinetto. All.: Tofoli.
YAMAMAY BUSTO ARSIZIO: Havelkova 13, Dall’Ora 3, Havlickova 19, Marcon 10, Bauer, 9, Caracuta 3, Leonardi (L), Lotti 1, Pisani 1. N.e.: Prandi, Meijners, Bisconti. All.: Parisi.
ARBITRI: Piersanti e Ippoliti.
Scavolini: battute sbagliate 5; battute vincenti 2; ricezione 51% (prf. 32%); attacco 29%; errori 24; muri 3.
Yamamay: battute sbagliate 11; battute vincenti 8; ricezione 74% (prf. 34); attacco 44%; errori 25; muri 9.
PESARO – Le squadre sponsorizzate da marche di abbigliamento risultano ancora indigeste alla Scavolini la quale, dopo la sonante sconfitta rimediata in quel di Modena, contro la Liu-Jo, “replica†anche al cospetto del pubblico amico, con identico risultato (0-3), di fronte alla Yamamay. Battute ironiche a parte, la partita è stata la fotocopia di sette giorni fa: Scavolini deficitaria in tutti i fondamentali e le ospiti, senza troppo faticare, che si aggiudicano partita e tre punti.
I primi due set scivolano via senza che le padrone di casa riescano ad imporre minimamente il loro gioco (basti vedere le statistiche che riportano una ricezione al 100% per le bustocche nel primo parziale). Il primo muro per la Scavolini, targato Brinker, arriva solo sul 5-4 del secondo set!
Più combattuto, come a Modena, il terzo set: in terra emiliana, Ferretti e compagne si erano portate sul 6-2 per poi farsi rimontare; stesso discorso a Pesaro: 8-4 pesarese al primo time out tecnico. Poi tutto si spegne, e la Parisi band agguanta le Colibrì sul 10 pari. Le due squadre lottano punto a punto fino al 13-13 e poi, dal time out tecnico (vantaggio per le bustocche 16-14), la Yamamay fugge e taglia il traguardo per prima.
Preoccupa, a questo punto, la situazione in casa biancorossa perché se Modena poteva trattarsi di un incidente di percorso, perdere in fotocopia contro la Yamamay non lascia presagire nulla di buono. Come detto in premessa, in casa Scavolini non funziona nulla: battute troppo scontate che permettono alle palleggiatrici avversarie di giostrare il gioco a proprio piacimento; ricezione spesso fallosa con ace subiti in modo ingenuo; muri spesso in ritardo che non consentono una difesa adeguata e attacchi poco incisivi.
Tofoli, appena terminata la partita, ha richiamato negli spogliatoi le sue ragazze per capire costa stia succedendo: di certo sembra che alcune giocatrici abbiano subito una preoccupante involuzione. Perché, se è vero che la squadra è nuova, e quindi ancora in fase di rodaggio, ciò che preoccupa è la scarsa incisività delle singole: manca una leader (o un braccio armato) che, nei momenti di difficoltà , si prenda la squadra sulle spalle. Adesso si aspetta, come la manna dal cielo, l’arrivo della Klineman ma, a nostro giudizio, sarebbe eccessivo caricare l’americana di troppe responsabilità . La Scavolini sembra bloccata psicologicamente ma serve un’immediata inversione di tendenza per non dover essere costrette a rivedere i propri obiettivi dopo anni di successi in serie.
La Yamamay, di contro, ha fatto il suo, sfruttando alla grande le debolezze delle avversarie e confermando la validità di un impianto di gioco di un progetto costruiti qualche anno fa.
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E’ difficile trovare le parole giuste per commentare due sconfitte identiche: le facce delle ragazze della Scavolini la dicono lunga ma nessuno si sottrae al fuoco di fila della stampa. A cominciare dall’Ortolani:
“Non riusciamo a entrare in campo imponendo il nostro gioco: ci manca il ritmo giusto e siamo troppo altalenanti. Nel primo set abbiamo commesso un sacco di errori. E’andata un po’ meglio nel terzo parziale però anche nei contrattacchi non riusciamo ad essere incisive e le avversarie hanno buon giocoâ€.
Anche in battuta, di solito la prima arma di offesa, non è che le cose funzionino…
“Dobbiamo allenarci tanto anche in questo fondamentale: stasera, per esempio, loro ricevevano a due ma, nonostante questo, non siamo riuscite a impensierirle. Ritengo però che si tratti solo di un blocco psicologico perché in allenamento tutto funziona alla grande: poi in partita siamo contratte e non riusciamo ad esprimerci come vogliamo e come sappiamo. Ma siamo una grande squadra – sospira la Serena Nazionale – dobbiamo solo essere più convinte dei nostri mezziâ€.
Quanto possono incidere gli impegni delle varie Nazionali che costringono le squadre di Club ad avere le rose al completo a ridosso del campionato?
“Beh, incidono tanto, soprattutto per squadre nuove e giovani come la nostra. Però non deve essere una scusante: dobbiamo riprenderci in fretta per non perdere altre partite in questa manieraâ€.
La parola passa al libero, Monica De Gennaro.
“Purtroppo abbiamo ripetuto la pessima prestazione di Modena. L’esordio tra le mura amiche ci ha giocato un brutto scherzo: eravamo contratte. La foga di far bene, alla fine, ha sortito l’effetto opposto; il resto lo ha fatto la Yamamayâ€.
Ma per quale motivo cominciate a giocare solo dal terzo set?
“Entriamo in campo troppo tese e gli errori che si sommano minano la nostra lucidità : servirebbe più cattiveriaâ€.
Ma per quale motivo in allenamento tutto funziona e poi in partita fate questi flop?
“Sinceramente non lo so – risponde tra l’arrabbiato e il deluso – forse dovremo aumentare le difficoltà in allenamento…â€.
Però è strano che giocatrici del calibro di Ferretti, Ortolani, Okuniewska patiscano certe tensioni…
“E tutto è legato al fatto che non ci conosciamo. Da certe difficoltà ne esci di squadra e noi, per i motivi che sappiamo, ancora non lo siamoâ€.
Tofoli vi ha ripreso duramente, sicuramente per spronarvi…
“E ha ragione! Siamo una buona squadra che in allenamento esprime al meglio le sue potenzialità : ci attende un duro lavoro nella speranza che non si debba attendere troppo per raccogliere i fruttiâ€.
Tofoli è molto amareggiato e da persona schietta qual è, fatica a nascondere la propria rabbia.
“Abbiamo commesso gli stessi errori di Modena: battute scontate che hanno permesso alla Caracuta di impostare il gioco come meglio credeva; ricezione fallosissima; attacchi poco incisivi. Il risultato negativo è una conseguenza della nostra opaca prestazione. E questo non può succedere a una squadra blasonata come la Scavolini. Non lo merita la Società , non lo merita il pubblico. Dobbiamo fare, come squadra, un profondo esame di coscienza per uscire quanto prima da questa brutta situazioneâ€.
Che ci potesse essere un problema di amalgama lo si poteva mettere in preventivo ma ciò che preoccupa è la carenza in tutti i fondamentali…
“Stiamo facendo troppa fatica nelle cose più elementari e questo, di conseguenza, mina le nostre certezze – sospira il coach biancorosso – La battuta non incisiva e la ricezione incerta non ci permettono di esprimerci come sappiamo e così cominciamo a fare giocate prevedibili che in serie A non ti consentono replicheâ€.
Ma è solo un problema psicologico o c’è dell’altro?
“No, è solo un problema di testa. Terminata la partita ho richiamato le ragazze nello spogliatoio proprio per dirglielo: non possiamo giocare così! Siamo la Scavolini e tutte insieme dobbiamo uscire da quella che, da oggi, tutti chiameranno crisiâ€.
Di ben altro umore è il collega di Tofoli, Carlo Parisi.
“Sinceramente mi aspettavo una Scavolini più aggressiva, vogliosa di riscattare la brutta sconfitta di Modena. Si vede chiaramente che hanno delle difficoltà che potrebbero compensare con l’arrivo della Klineman. Ma il progetto delle nostre avversarie è più a lunga scadenza quindi, fossi in loro, non mi preoccuperei troppo per queste prime battute d’arresto. Di contro – riprende dopo un attimo di pausa – noi siamo state brave nell’approccio alla partita e a sfruttare le loro difficoltà attuali, forzando la battuta e ricevendo con percentuali lusinghiere. Siamo andate meno bene nel terzo set, dove abbiamo rischiato di compromettere tutto il buono fatto fino a quel momento però, alla fine, è andato tutto beneâ€.
Siete al comando: avrete problemi di vertigini?
“No, siamo consapevoli di chi siamo e quali sono i nostri obiettivi. E poi, tutto è frutto di una programmazione che la Società ha pianificato con grande cura. Ci sono parecchie squadre che puntano in alto ma noi potremo dire la nostra perché abbiamo le qualità per farlo. La classifica attuale ci serve per lavorare con entusiasmo e serenità durante la settimana. E a noi serve questoâ€.
Fabrizio Bontà – Foto Davide Di Lalla
