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Happy Birthday, Mister Salvagni!

Parte con l’ intervista a coach Salvagni una collaborazione con la Chateau D’Ax Urbino, grazie alla quale pubblicheremo le loro interviste. Si ringrazia Dario Greco.

Venerdì pomeriggio, in programma oltre all’allenamento, c’è da festeggiare il compleanno di François Salvagni. Noi dell’ufficio stampa arriviamo per primi e ce lo portiamo via per la prima intervista del nuovo sito.

1) Mister, 40 anni e sembra ancora un ragazzino; sempre col sorriso e con la voglia di scherzare (o di non prendersi troppo sul serio). Qual è il suo segreto?
“Non so se il modo giusto di fare il mio lavoro. E’ il mio modo. Devo dire che non è un comportamento innato, è un percorso durato tantissimi anni; per assurdo, da giovane ero più rigido, meno elastico, molto più stressato e poi ci sono state varie vicissitudini, positive e negative, che mi hanno cambiato molto e adesso sono diverso. Affronto il mio lavoro in maniera differente, dando tutto me stesso, con grande serenità. L’importante è arrivare la domenica sapendo che si è fatto tutto in settimana, dal punto di vista tecnico, psicologico, etico; quando arrivi con quella serenità, arrivi carico, con il gusto di giocare le partite e più l’avversario è forte, più è bello…”

2) Dall’inizio del campionato abbiamo notato una frase sul braccio delle sue ragazze e dell’intero staff tecnico: “Normality is not enough”. Ce lo spieghi.
“Devo dire che questo è un nostro segreto e ci piace tenerlo tale. E’ una frase mia, che è uscita con le ragazze durante l’estate per imparare a conoscerci e alla fine posso solo dire che ci rappresenta molto dal punto di vista del significato; dal punto di vista emotivo, invece, è una cosa che si crea o non si crea e con questo gruppo, devo dire, che ha avuto un forte riscontro perché tutti noi l’abbiamo vissuta come: unirci sotto un unico simbolo”.
Praticamente un rito.
“Non è l’Haka dei neozelandesi, ma nel nostro piccolo è un rituale che quando lo facciamo prima della partita, per quelle due ore sappiamo che, aldilà del nostro ruolo, siamo una sola entità. Un simbolo, un tatuaggio che ci unisce molto e se si vince il merito è di tutti”.

3) Si dice che nello sport contano i risultati. Facendo una botta di conti, due stagioni fa, a questo punto del campionato Urbino aveva sei punti. L’anno scorso, alla quarta giornata, ne aveva addirittura 5. Quest’anno, invece, la sua squadra, dopo quattro turni, ha ben 10 punti, è terza in classifica con Bergamo e alla ripresa del campionato, affronterà Pesaro, in trasferta, che non sta vivendo un grande periodo di forma.
“Una cosa che ci ha contraddistinto finora è che noi non abbiamo mai guardato la classifica, in quanto crediamo che sia più importante il nostro percorso che quello degli altri. Poi, il nostro discorso è diverso, perché in questi tre anni abbiamo dovuto sempre costruire e ricostruire, quindi vedremo cosa riusciremo a fare e se basterà per migliorarci. La partita di Pesaro sarà una gara molto difficile; tutti gli animali feriti sono più pericolosi di quelli in salute, soprattutto quando questi sono anche dei campioni. A dir la verità, questa è una squadra che ancora oggi non ha messo in campo il sestetto titolare”.
Quindi, secondo lei, la Scavolini fa ancora in tempo a recuperare?
“Si facevano gli stessi discorsi con Bergamo l’anno scorso dopo tre giornate e poi è andata a vincere il campionato; detto questo, il valore della squadra è altissimo ed ha bisogno di dimostrare quanto vale e quindi credo che sia proprio un bel derby”.

4) Mister, ad agosto ci aveva rivelato che questa squadra forse assomiglia di più a quella della prima stagione, perché anche quella era totalmente nuova; ma, riesce a vedere e a definire qualche differenza, o qualche somiglianza, tra questa squadra e le altre delle passate stagioni?
“Questa è molto differente dalle altre due squadre, perché ha degli interpreti con caratteristiche molto diverse. Non è minimamente paragonabile sia nel lavoro settimanale, che nelle qualità tecniche; quindi, non è né meglio, né peggio, è diversa e siamo noi che la possiamo rendere meglio. Abbiamo la possibilità di essere protagonisti in questo torneo e questo ci riempie d’orgoglio.”

5) Sincero e schietto. E’ stato giusto cambiare tutto, è stata una scelta che hai condiviso?
“Assolutamente sì. Alcune giocatrici, che magari avremmo voluto tenere, hanno fatto scelte diverse, altre che hanno dato tantissimo a questa società, secondo me, avevano finito il loro percorso motivazionale ed era giusto che andassero a cercare sfide altrove. Credo, dunque, che sia sta fatta la scelta più giusta, anche se rischiosa, comunque sono contento che la società abbia riconosciuto il valore dello staff, dandogli fiducia, perché vuol dire che negli ultimi due anni questo staff abbia fatto qualcosa di buono”.

6) Per il 3° anno di fila le hanno cambiato la squadra; ma lei non si affeziona a qualche sua atleta; non si è mai impuntato con la società per trattenerne qualcuna?
“No, perché credo che è un mestiere dove non bisogna legarsi; è ovvio che ci sono giocatori che stimo moltissimo, con cui mi piacerebbe tornare a lavorare o che rappresentano quello che per me è il giocatore ideale. Tante volte, però, proprio perché hai lavorato bene i giocatori se ne vanno”.

7) All’inizio dello scorso campionato gli avevamo chiesto quale era stata la giocatrice che durante il pre-campionato l’aveva impressionata di più. Ed erano state Manuela Roani e Valdone Petrauskaite. Quest’anno, invece, chi è stata la sorpresa?
“La sorpresa più grossa è stata proprio il contrario. Il fatto che questa squadra, sia diventata tale solo quando c’è stata qualcosa in palio; cioè, noi abbiamo lavorato tanto e l’impressione era di non essere all’altezza. Poi quando siamo partiti abbiamo fatto un grande salto di qualità. Questo dimostra due cose: primo, che c’è grande qualità, perché non s’inventa niente; secondo, che alcuni giocatori riescono a tirar fuori le loro potenzialità quando c’è qualcosa in palio. Quindi, la cosa che ci ha colpiti a tutti, è stato vedere quanto è stato diverso il pre-campionato dal campionato”.

8) Come al solito il suo obiettivo stagionale è quello di costruire una squadra che impari a vincere, soffrendo e faticando. Da agosto, lei e il suo team state lavorando per far sì che la squadra si riconosca e trovi un’identità. A metà novembre cosa si sente di dire, ci siete riusciti? E sbilanciandosi un po’, quest’anno Urbino può lottare con le grandi d’Italia, o preferisce essere considerata ancora l’outsider del torneo?
“Abbiamo raggiunto un’identità che ci ha permesso di essere di primo livello in questo momento. Il campionato farà una grande salto di qualità a dicembre e questa squadra dovrà fare un ulteriore sforzo per allinearsi o, addirittura, primeggiare quando arriverà questo periodo del torneo. Di questo ne sono curioso e dobbiamo essere bravi noi, perché “Is not enough”…(non è mai abbastanza)”.

9) Alla termine dello scorso campionato, ha ricevuto richieste da altre squadre italiane o estere?
“Devo dire che è stata un’estate ricca e questo credo sia merito di tutto”
Perché non ha ceduto?
“Perché qui, adesso, c’è la possibilità di esprimersi al meglio. Dopo uno può sbagliare e paga, o fare bene e quindi guadagna. La cosa più triste nel mio lavoro è non poter fare quello che puoi, e a volte paghi per colpa di altri, o per quello che non ti è stato concesso di fare. A Urbino mi hanno fatto sempre guidare la macchina e questa è stata la motivazione principale. E poi, naturalmente, l’empatia che c’è con il territorio. Tifosi, società, ragazze, c’è un’empatia davvero molto forte.

10) Questo è il suo nono anno alla guida di un club. Se la sentirebbe di allenare una nazionale in futuro? E’ una sfida che la stimola particolarmente, o al momento non ci pensa?
“Sì, perché attualmente credo che il livello del campionato italiano sia più alto del 90% delle nazionali estere; quindi, mi sento prontissimo per il semplice fatto che non credo sia più difficile che andare in un club in Italia”.

11) Collega che ammira
“Caprara e Abbondanza.”

12) Quello che odia
“(Ride)… Per fortuna, no, anche se in passato ce ne sono stati. Non più, per come sto vivendo adesso il mio lavoro, semplicemente perché non c’è motivo. E un’altra cosa: secondo me, a volte sbagliamo a personificare. Non esiste mai che Salvagni perde con Abbondanza, o viceversa, esiste che quel giorno Urbino perde o vince con Villa. Secondo me, e mi metto pure io, penso che a volte siamo sciocchi a pensare che sia un problema interpersonale.”
E’ un discorso da bar
“E’ vero, ma molte volte ci caschiamo anche noi allenatori”.

13) Ci è rimasta negli occhi, l’immagine dei suoi figli che, al termine della prima gara interna contro Conegliano, si arrampicavano su di lei steso per terra. Quanto conta la sua famiglia nel suo lavoro, nonostante quest’ultimo le porti via tanto tempo?
“Al 100%, perché non mi è mai successo di ritrovarmi il martedì così carico. Il lunedì grazie alla famiglia riesco a eliminare tutte le tossine e tornare il giorno dopo fresco come una rosa. E poi sento il loro sostegno anche quando sono lontano”.

14) Oggi è il suo compleanno; il desiderio si esprime con la mente, ma non si dice; ma lei ha un sogno nel cassetto che vorrebbe realizzare nella sua carriera?
“Ho almeno sette sogni. Sì, ne ho tantissimi, ma penso che chi fa questo lavoro se non sogna, non merita davvero molto”.

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