Categoria: Notizie

  • Senna l’icona della F1. Ayrton l’uomo che salvò la vita a Comas. Come in un film

    Senna l’icona della F1. Ayrton l’uomo che salvò la vita a Comas. Come in un film

    [di Emanuela Macrì – foto fonte web] 30 anni senza Ayrton Senna. 30 anni di Ayrton Senna. Perché tutto quel tempo dopo quel terribile Primo Maggio del 1994 a Imola è stato un tempo pieno di lui. Quello che si portava via un campione senza uguali per restituirci una figura eterna ed eterea, un’icona senza pari. Un amore intatto, quello per Ayrton, un’ammirazione unanime che va oltre qualsivoglia spirito di squadra o appartenenza. 30 anni dopo il motore è ancora acceso. E pieno.

    Un fenomeno di quelli che non ti spieghi se non hai conosciuto l’uomo, il pilota di Formula Uno, l’essere tanto umano quanto sovraumano. Lo sportivo rigoroso, il cuore caritatevole, la persona che ha dato allo sport molto, infinitamente di più dei titoli vinti. Perché a raccontare chi è stato Senna ci sono i gesti di Ayrton. Uno su tutti?

    28 agosto 1992 sulla pista di Spa, Belgio. Giornata di prove libere. Il francese Erik Comas perde il controllo della sua Ligier, l’impatto contro le barriere è tale da far perdere conoscenza al pilota che, però, ma rimane con il piede puntato sull’acceleratore e il pericolo di esplosione del motore. Ayrton capisce subito la gravità, ferma la sua McLaren e corre verso Comas ancora privo di sensi. È l’unico tra i piloti che non interrompono la loro sessione.

    Arriva prima dei soccorsi, spegne il motore e attiva le manovre per impedire al pilota svenuto di soffocare. Mettendo a rischio anche la sua, di vita. Ma senza alcun cenno di esitazione. Perché questo era Senna. L’anima generosa che volava sul bagnato. Lo sguardo velato di malinconia del rivale alieno. L’umano troppo umano che mai nessun film e nessun testo riuscirà a raccontare fino in fondo. Troppo grande per stare in meno di 2000 battute o in un’inquadratura.

    Ma c’è chi ci ha provato. Loro sono Vicente Amorim, Julia Rezende e la miniserie che hanno diretto è da oggi, 29 novembre 2024, su Netfilx. Impresa enorme, ma il coraggio va premiato. Buona visione!

  • Perugia fa il pieno di punti sul campo di Trento

    Perugia fa il pieno di punti sul campo di Trento

    [di Emanuela Macrì – foto Riccardo Giuliani per Get Sport Media] Campioni d’Europa vs campioni d’Italia. Il big match del 5° turno di SuperLega è Itas Trento – Sir Susa Vim Perugia, una partita che gli ospiti portano a casa in quattro set, nonostante l’assenza di Simone Giannelli in regia – al suo posto Francesco Zoppellari – e dopo un avvio di gara in salita. Tre punti preziosissimi, invece, quelli che Trento lascia sul campo, trovandosi a dover cedere proprio a Perugia la vetta della classifica generale.

    ITAS TRENTINO – SIR SUSA VIM PERUGIA 3-1 (25 – 19; 22 – 25; 24 – 26; 19 – 25)

    Foto gallery di Riccardo Giuliani per Get Sport Media QUI

    PRIMO SET – Se Trento fugge da subito, con il primo pallone a terra di Gabi Garcia Fernandez, passando per il 6-2 che fa richiedere il tempo a Perugia, fino alla chiusura 25-19 di un set dominato (il vantaggio di +7 e i 4 muri a 1 ne raccontano bene le dimensioni), Perugia risponde con un paio di break per recuperare (da 20-13 a 20-17 a dire che nulla di intentato si lascia) ma non riesce nell’impresa. Punto set? Il 21-17 di Trento ottenuto dopo un recupero oltre la rete di Riccardo Sbertoli.

    SECONDO SET – L’equilibrio regna sovrano per tutto il set con Perugia sempre un passo avanti a Trento a far sentire il fiato sul collo, sotto di 3 punti al massimo. Così dal primo all’ ultimo pallone che è un ace, l’unico del set, firmato da Wassim Ben Tara per il 22-25. Segno particolare del parziale? Nessuno.

    TERZO SET – Ancora avvio in parità, ancora punto a punto fino al 13 – 11, quando un errore in attacco di Oleh Plotnytskyi cambia il verso di un set fino a qui aperto a ogni possibilità ma, seppur di poco, orientato al vantaggio perugino. Qualche scambio, infatti, e il tabellone segna il 17-13 di Trento, un punteggio che apre al primo dei quattro time out chiesti a turno dalle due squadre. Tempi discrezionali che saranno i veri protagonisti del parziale per la rapida successione di chiamata: al primo chiesto da Lorenzetti sul 16 – 13 risponde Trento con un mani out e quel 17-13 che porta la panchina di Perugia a fermare ancora il gioco. Per poi tornare in campo, strappare un mini break, portarsi sul 17 – 15 che fa richiedere il time out all’Itas.  Alla situazione di ritrovato equilibrio dal 18 al 24 pari dato da un attacco di Ben Tara che intercetta l’asticella, rimedia Plotnytskyi con il muro del 24-26. La marcia in più? Plotnytskyi giustamente nominato MVP del match, con il buon turno al servizio che permette il recupero della Sir e di mettere a terra, dal fondo del campo, tre palloni.

    QUARTO SET – Perugia parte con il piede sull’acceleratore per 3-6 che fa chiedere il time out a Trento e per un 5-10 che fa chiamare dalla panchina di casa anche il secondo tempo discrezionale a disposizione. Ma senza grandi risultati: se i padroni di casa riescono in pochi scambi a ridimensionare lo svantaggio da -5 (11-16) a -2 (14-16) in altrettanti pochi scambi riescono a perdere il terreno riconquistato. Perugia si rimette davanti 14-20 e a chiudere conti e partita ci pensa Alessandro Michieletto con un servizio in rete per il 19-25 finale.

  • Biaggi e Somaschini per ANAS: se guidi, guida e basta

    Biaggi e Somaschini per ANAS: se guidi, guida e basta

    [di Emanuela Macrìfoto Riccardo Giuliani per Get Sport Media] Arrivati, entrambi, tardi al motorsport hanno poi recuperato. Tutto. Max Biaggi e Rachele Somaschini non hanno, però, solo questo in comune e da raccontare sul palco del Festival dello Sport di Trento. Sei titoli mondiali vinti per lui sulle due ruote, quattro nell’allora classe 250 e due in Superbike, un titolo vinto da poche ore, il Campionato Italiano Assoluto Rally 2024 per lei insieme a tanti traguardi raggiunti. La sicurezza come fondamento per entrambi. Tanto da essere scelti quali testimonial nelle giornate di Trento proprio da ANAS e la campagna “Guida e Basta” e il nuovo spot “Quando sei alla guida, tutto può aspettare”.

    Le foto di Riccardo Giuliani QUI

    La video-intervista di Emanuela Macrì a Rachele Somaschini QUI

    Potenza e controllo, il titolo di un evento che fa il pieno in sala, e  in cui con la voce di Rachele Sangiuliano alla conduzione si parlerà di determinazione “il mio focus – dice Biaggi – da sempre. Una cosa su cui puoi lavorare sì, ma ce l’hai nel DNA. E non cambia con il tempo. Anzi. Te la porti in tutto.” Nello starter kit, infatti, anche di Rachele “perché partivo con uno svantaggio, quello della diagnosi della fibrosi cistica e una sentenza: difficile arrivare all’età adulta.” Ma poi, invece.

    Poi ci sono il supporto di chi crede in te, come papà Pietro Biaggi – che pronuncerà un’infilata di no ad ogni richiesta del figlio, fino alla maggiore età – e Luca Somaschini, che sarà più aperto ad accogliere le richieste di Rachele in fatto di motori ma, altrettanto, inflessibile nel chiedere i risultati che permettono di proseguire. Il tutto però, sempre e solo, in sicurezza.

    Quella della pista per Max “che farebbe bene davvero a molti, quei tanti che si vedono fare i leoni sulle strade e non hanno mai fatto un’esperienza fra i cordoli, fondamentale per capire quanto la sicurezza sia il tema fondamentale. Tra strada e pista ci sono solo differenze, e la seconda può solo insegnare.” Un’educazione stradale che si unisce al senso civico – troppe ancora le persone che gettano rifiuti dal finestrino, mettendo in serio, serissimo pericolo i motociclisti ma non solo loro – ma che dovrebbe far parte della dotazione dell’autista patentato, chiunque esso sia.

    Rachele, su questo, è categorica. La sua esperienza di istruttrice presso Centro di Guida Sicura la porta a mettere la posizione di guida quale elemento imprescindibile “e troppo sottovalutato. Ma per esperienza, ahimè anche diretta, so che solo una posizione corretta può salvare dalle conseguenze di un airbag che si attiva.” Banalità che non sono tali. Piccoli gesti, come allacciare le cinture di sicurezza anche sui sedili posteriori, tenere le mani sul volante in posizione corretta (sì, sulle 9 e 15 come Somaschini sottolinea!) e usare le frecce, possono fare la netta differenza.

    Max, pilota rigoroso in fatto di dieta, riposo, orari e ora papà premuroso – “la prima due ruote a mio figlio?  A 18 anni e sarà una bicicletta! – Rachele campionessa che ha raccontato tutte le sue salite (e non solo su quattro ruote) nel libro “Correre per un respiro” edizioni Baldini e Castoldi. E una sola frase, un monito. Quando guidi, guida e basta. Perché basta davvero poco, perché il peggio accada.

  • Murdoch, tribunali e Succession. Come in una serie tv

    Murdoch, tribunali e Succession. Come in una serie tv

    [di Emanuela Macrì – foto fonte web] Di Rupert Murdoch, dei suoi figli e di quel che succederà. O di chi gli succederà. È di questi giorni, infatti, la notizia che il magnate televisivo – tutto suo nella News Corporation e in Fox, almeno fino al 2023 quando l’allora 92enne ha deciso l’autopensionamento – discuterà, ma in un tribunale testamentario del Nevada, del futuro di quanto creato. E come non pensare, con gran poca originalità per dirla tutta visto che parallelo ha fatto la sua comparsa dacché è uscita la news, al suo alter ego Logan Roy, serie tv che in 4 stagioni ha mantenuto saldo il timone sul tema della successione. Succession, di fatto, è il titolo che più azzeccato non poteva certo essere. Se l’avete vista sapete di cosa si tratta. Se non l’avete vista, fatelo.

    E non per Murdoch e famiglia, no. Ma perché non potrete non chiedervi cosa vi abbia tenuti inchiodati allo schermo per 39 puntate. Per 4 stagioni di – no, qui è zona no spoiler zone, staremo sul vago – cessioni (ma poi no), cambi al vertice (o forse), ripensamenti (tanti), carognate (ancor di più), reati (non si contano) e assoluzioni (spesso auto) in una storia che apre con lui, Logan il Grande, apparentemente con un piede nella fossa. Apparentemente.

    Perché il capo, che di cognome fa Roy e non a caso, è un padre padrone che tiene botta e testa ai suoi figli. Quelli che potrebbero, dovrebbero, vorrebbero raccogliere l’eredità di un padre ancora in vita e fin troppo vitale. Quelli che sembrano sempre a un passo da e invece si ritrovano sempre sotto un palco irraggiungibile.

    E a guardarli bene, si capisce anche perché il ferreo e feroce padre non riesca a scegliere il successore tra Connor, il figlio maggiore (del primo triste matrimonio conclusosi con l’internamente della moglie, ad opera del marito… ma va?!?) che non brilla in perspicacia e dalla fattoria in cui è stato sistemato sogna la Casa Bianca, passando per Kendall, l’uomo giusto per superbia, non fosse per quella decisa inclinazione all’autodistruzione. E poi c’è Roman (vogliamo parlare dell’interpretazione di Kieran Culkin? Limitiamoci a un magistrale) che combatte con le sue perversioni ma è un perfetto business man in fieri. E infine c’è Shiv. Unica figlia femmina, che paga lo scotto del genere – il padre per rabbonirla spesso la chiama Pinky per poi ingannarla appena volta lo sguardo.

    Una famiglia patinata, elegante e pettinata. Peccato che nella quarta di copertina si presenti come la tana di intrighi e sgambetti. Un po’ come i Murdoch, a quanto pare. Che un successore designato, il terzogenito Lachlan, ce l’hanno, insieme a tutte le grane per evitare di farsi escludere dal trust familiare. Di finire esclusi e scontenti, ma non di certo squattrinati. Finirà come in Succession? Al tribunale testamentario di Reno, Nevada, l’ardua sentenza.

  • Le azzurre sono imprendibili, 3-0 alla Turchia. Si va ai quarti come prima squadra nella Pool.

    Le azzurre sono imprendibili, 3-0 alla Turchia. Si va ai quarti come prima squadra nella Pool.

    Parigi. En plein anche per la nazionale femminile che grazie al 3-0 (25-14, 25-16, 25-21) sulla Turchia chiude da imbattuta la fase preliminare di questa edizione dei Giochi Olimpici e si assicura almeno il secondo posto della classifica generale (in attesa dei match odierni). Anche oggi le ragazze di Velasco si sono rese protagoniste di una grande prestazione dominando le avversarie, tra le formazioni più forti del panorama internazionale.
    Velasco ha riproposto la formazione del match d’esordio schierando la diagonale Orro-Egonu, Bosetti e Sylla le schiacciatrici, Fahr e Danesi al centro con Bosetti libero.
    Santarelli ha invece scelto Sahin in palleggio Vargas opposto, Baladin e Aydin schiacciatrici, Erdem e Gunes le centrali con Orge libero.
    Primo set davvero ben giocato dalle azzurre resesi protagoniste di un ottimo avvio che ha sorpreso delle avversarie. Un’ottima efficienza al servizio (3 gli ace) e a muro (3) ha permesso a Danesi e compagne di scavare il solco (+11, 19-8) amministrato poi fino al 25-14 conclusivo che ha decretato il meritato 1-0.
    Secondo set molto più equilibrato del precedente con le azzurre brave a gestire il ritorno delle avversarie apparse più in partita rispetto alla frazione iniziale. Danesi e compagne hanno dapprima gestito un minimo vantaggio (oscillato tra +1 e +3) per poi progressivamente allungare fino al +9 del 25-19 che ha decretato il 2-0 con Danesi (4pti e 100% in attacco) e Sylla sugli scudi.
    Il terzo parziale è iniziato con le turche che hanno spinto forte portandosi in vantaggio (10-13), a quel punto Velasco ha pescato dalla panchina effettuando diversi cambi, anche se in un primo momento la scelta non ha sortito effetti con le turche ancora avanti (12-16). Con il passare dei minuti però le cose sono cambiate e, piazzato un break di 5-0, le azzurre si sono riportate avanti (17-16). In quel momento è iniziato un combattuto punto a punto conclusosi solo sul 25-21 per le ragazze di Velasco.

     

    TABELLINO: ITALIA – TURCHIA 3-0 (25-14, 25-16, 25-21)

    Italia: Sylla 11, Danesi 8, Egonu 20, Bosetti 6, Fhar 4, Orro 5, De Gennaro (L). Lubian 1, Cambi, Spirito, Antropova 3. N.e: Giovannini. All. Velasco
    Turchia: Sahin 1, Baladin 6, Gunes 4, Vargas 13, Aydin 2, Erdem 3, Orge (L). Ozbay 1, Diken, Cebecioglu 4, Karakurt 1. N.e: Kalac. All. Santarelli
    Arbitri: Myoi (JPN) e Alrousi Alhammadi (UAE)
    Spettatori: 9384. Durata Set: 20′, 23′, 23′.
    Italia: 5 a, 7 bs, 9 m, 16 et.
    Turchia: 1 a, 6 bs, 2 m, 17 et.

  • Dennis Ranalter in Descendance: diverso è fantastico. Anche sugli sci

    Dennis Ranalter in Descendance: diverso è fantastico. Anche sugli sci

    [di Emanuela Macrì] Due sci incrociati fra loro e contro un cielo azzurrissimo. Un film dal titolo Descendance. Imprese e spettacolo sulla neve a cui ha sempre ceduto la parola, fatto parlare al posto suo. Ma questa volta è la sua volta. Questa volta D Ran, freeride tra i più noti al mondo, mette davanti alla macchina da presa Dennis Ranalter, sé stesso. Un ragazzo nato nella Stubaital, Austria, con lo sci nel sangue. Un sangue, però, misto: 50% austriaco e 50% ghanese.

    Una composizione che regala alla sua pelle un colore che secondo alcuni mal si concilia con lo sport, la professione scelta. Perché si, c’è chi si sorprende (no, peggio, si permette commenti sgradevoli) nel vederlo in seggiovia. E chi, ancora di più, a prendere parte alle competizioni del circo bianco. Nel 2024? Sì, nel 2024.

    D Ran, dunque, toglie maschera e sci e affronta quello che, da un giorno all’altro, è diventato un problema: trovare la propria identità, il proprio posto nel mondo. Perché alla domanda “chi sono io?” non riesce a dare una risposta. Sente solo un dolore a volte acuto, lì in fondo allo stomaco E se per lungo tempo ha cercato di non dargli spazio beh, ora è arrivato il tempo di rimuoverlo.

    Con un viaggio nel cuore dell’Africa, ad Accra, nel Ghana più profondo: quello delle radici, sue e del razzismo. Nel luogo dove il padre ha deciso di tornare dopo aver abbandonato la famiglia che poi è lo stesso che è stato il centro della tratta degli esseri umani che qui prendevano, forzatamente, la via del mare, destinazione schiavitù. La visita al Castello degli Schiavi che nulla di fiabesco ricorda, sembra segnare un solco, marcare la distanza inconciliabile dello stesso con quei castelli austriaci di fiabesca concezione.

    Un’andata e ritorno, quella di Dennis, nei luoghi del cuore ma anche comuni, tra razzismi, dolori e rinascite. Come la sua. Come in questo film presentato al 72mo Trento Film Festival per la regia di Michael Haunschmidt, con le inquadrature immerse nel bianco e rotte solo da linee disegnate sullo schermo e una narrazione che gioca tanto con i formati, si passa dal 4:3 al panoramico, quanto con il punto di vista, alternando riprese in soggettiva a quelle oggettive.

    Una diversità grammaticale, cinematograficamente parlando, e una colonna sonora che da sola vale il prezzo del biglietto, per trattare di diversità. Di difficoltà di convivenza con la diversità che, invece, come imparerà Dennis “è da celebrare perché DIVERSO è fantastico.” Ne volete una prova? Eccola QUI

  • Nuptse: l’inaccessible absolu. Ossessione montagna

    Nuptse: l’inaccessible absolu. Ossessione montagna

    [di Emanuela Macrì] Quattro alpinisti che si conoscono durante una spedizione in Perù, diverranno amici e fonderanno la Banda dei Baffi, una sorta di Banda Bassotti, ladri di montagne. Quattro alpinisti che condivideranno un’ossessione: affrontare l’immensa parete sud del Nuptse, aprendo una nuova via di conquista della sua cima. Un’impresa a due passi dall’Everest, in Nepal, riuscita a pochi e letale per qualcuno.

    Una spedizione, la prima del 2014, fallimentare su tutta la linea, già dalla partenza che vedrà rinunciare due dei quattro che, invece, partiranno per la seconda volta nel 2016 in formazione tipo. Ma il risultato, seppur con qualche passo in più, sarà disastroso. E a meno di 350 metri dalla vetta, per le difficoltà incontrate – dovranno, addirittura, rinunciare all’equipaggiamento, per trovarsi nell’ultimo tratto senza rifornimenti, tenda e forze – e le pessime condizioni meteo, obbligheranno a decidere di tornare al campo base.

    Salvi ma sconfitti, portandosi dentro un’amarezza che una volta a casa sfiora la depressione. E si trasforma in tormento: il Nuptse diventa la loro ragione di vita, l’obiettivo, la conditio sine qua non per andare avanti. Quella per Himalaya, dunque, diviene l’unica strada capace di condurli fuori da un incubo.

    Nel 2017 la Banda dei Baffi, ridotta a tre elementi per la rinuncia di uno di loro, decide di ripartire. Dopo mesi di studio e l’ammissione di tutti gli sbagli commessi nelle precedenti spedizioni. Per un’avventura che parte dall’allenamento e arriva fino alle lacrime (di liberazione – cit.) che una volta in vetta segneranno tutti i venti minuti di permanenza a quota 7.742 mt.

    Nuptse: l’inaccessible absolu diviene un film di suoni, dalle tempeste di ghiaccio ai respiri affannosi che sembrano far sentire la fatica anche a chi sta in sala. Un film di visioni, con i colori dell’Himalaya dall’alto e i campi larghi in notturna, in cui le lampade dei quattro prima e tre poi restituiscono perfettamente le dimensioni, montana e umana, al confronto diretto.

    Ottima la scelta del regista Hugo Clouzeau di trasformare le immagini di un incidente in parete (senza conseguenze) in una sequenza animata: l’impatto emotivo è maggiore perché l’attenzione è focalizzata sul racconto orale. Lo scampato pericolo, poi, viene segnalato dal ritorno delle immagini cinematografiche. Piace e convince!

  • Dalla Bosnia con stupore. Souvenirs of War al Trento Film Festival

    Dalla Bosnia con stupore. Souvenirs of War al Trento Film Festival

    [di Emanuela Macrì] Come si misura la distanza fra Memoria e Storia? E come si misura la differenza fra le memorie dei singoli? E ancora, può un evento devastante quanto solo una guerra lasciare nella memoria e sul territorio impronte tanto diverse tra loro? O, non lasciarne alcuna? Domande che risuonano nell’anima dopo la visione di Souvenirs of war, lavoro del regista tedesco Georg Manuel Zeller presentato nella sezione Orizzonti Vicini del 72mo Trento Film Festival.

    Un viaggio, il suo, compiuto su più gambe, visto da più occhi, angolazioni. Dallo sguardo del veterano di guerra a quello del turista guidato, per arrivare alle mani dell’imprenditore o del giocatore (??) di softair. Perché la Bosnia che esce dai fotogrammi è una terra sospesa tra le ferite mai rimarginate e una pelle nuova, intatta. Tra ciò che rimane di un massacro, che siano i ruderi degli edifici bombardati e poi abbandonati o un istituto di medicina legale che tenta di ricomporre destini attraverso i resti umani ritrovati, e ciò che di quella tragedia è stato rimosso, coperto, cancellato.

    Un’opera che trova nel documentario la sua forma migliore, ottimale. Con le voci a raccontare. Del dolore per la scomparsa di un padre di cui non si è ancora conosciuto il destino, di una vita in cui le conseguenze della sindrome da stress post traumatico hanno rotto ogni rapporto affogandolo in alcool e droghe, delle generazioni sfiorate dal macello che cercano l’adrenalina della guerra simulata nei luoghi dove nessun dramma è stato finto.

    Storie così diverse e distanti, eppure così vicine geograficamente. Distanze che colpiscono. E che pongono l’interrogativo sulla gestione della memoria, sulle modalità di affrontare un passato tanto prossimo che non può subire un processo di rimozione. Ma nemmeno ingabbiare.

  • Vittoria piena per Chieri, ma non tutto semplice, a Trento

    Vittoria piena per Chieri, ma non tutto semplice, a Trento

    [di Emanuela Macrì – foto Riccardo Giuliani per Get Sport Media] Una Itas Trentino in cerca di segnali di ripresa contro una Reale Mutua Fenera Chieri ’76 con un quinto posto blindato in classifica ma con la missione di accorciare le distanze su Savino Del Bene Scandicci, impegnata nell’anticipo del sabato nella partita casalinga, vinta in tre set su Cuneo. La stessa Cuneo che nel turno scorso subiva una sconfitta casalinga, la prima e unica – ad oggi – vittoria di Trento. Per arrivare a questa ottava giornata di ritorno del Campionato di Serie A1 di pallavolo femminile con Chieri che alla fine ha la meglio sulle padrone di casa dell’Itas Trentino, in un match dall’esito incerto.

    La gallery fotografica di Riccardo Giuliani QUI

    Incerto fin dal primo set, quello in cui la compagine trentina si trova in vantaggio da subito e per quasi tutto il parziale, mentre Chieri in debito d’ossigeno ogni tanto alza la testa. Trento è gasata e concentrata anche dal 19-13 muro di Michieletto e replica 20-13 fino al vantaggio massimo +8 sul 22-14. Poi, però, si distrae e Chieri torna a farsi sentire con un break che la porta 22-20 mentre Camilla Weitzel riapre con un ace e Avery Skinner rimette in equilibrio (23-23) un set poi chiuso ai vantaggi 27-29.

    Il secondo parziale parte con Chieri sul 3-7 e Davide Mazzanti a chiedere il primo out, poco efficace rispetto al secondo (sul 12-15) che segnerà il passaggio da un mini break trentino (14-15) al pareggio dei conti con l’ace di Giulia Marconato e poi il 20-18 al termine di uno scambio lungo con attacco da seconda linea di Roslandy Acosta. A chiudere ci pensa, poi, Michieletto in attacco per il 25-21.

    Terza frazione di gioco con Trento che si fa subito avanti e sul 5-2 Chieri chiede il tempo. Per innestare la marcia e raggiungere le padrone di casa sul 5-5 e rimanere lì ad un passo. Fino alla svolta di metà set, di un set in cui sarà il muro a far da padrone (e saranno 7 i punti realizzati in questo fondamentale – 3 di Katerina Zakchaiou e 4 di Weitzel poi MVP del match) per 20-25 senza discussioni.

    E un quarto set mai in discussione. Con Trento senza più energie mentali – ma in assetto e atteggiamento nuovo e tanto di buono visto in campo – e Chieri con un vantaggio in continua crescita. Dal +4 del 4-8 al +9 del finale e definitivo 14-25 che chiude una partita a bottino pieno per le ospiti, che vincono anche a muro con 17 punti contro i 9 di Trento.

    Itas Trentino – Reale Mutua Fenera Chieri ’76  1-3 (27-29; 25-21; 20-25; 14-25)

  • Coppa Italia Frecciarossa 2024: Conegliano, ancora tu!

    Coppa Italia Frecciarossa 2024: Conegliano, ancora tu!

    [di Emanuela Macrìfoto Riccardo Giuliani per Get Sport Media] “Domani si ricomincia da zero” diceva Marco Gaspari al termine della semifinale di sabato, dopo aver strappato uno dei due pass per la finale di Coppa Italia Frecciarossa 2024. Dopo che la sua Allianz Vero Volley Milano era riuscita ad aver la meglio, al termine del quinto set, sulla Savino Del Bene Scandicci guidata da Massimo Barbolini. Vita migliore, invece, per Daniele Santarelli e la sua Prosecco Doc Imoco Conegliano che chiudevano la pratica in tre comodi set, mai in discussione, ai danni della Reale Mutua Fenera Chieri. Ma domani è oggi, il PalaTrieste è sold out con 6.743 presenti e si ricomincia da zero sì, ma si arriva a cinque, set. Quelli necessari a Santarelli, Wolosz MVP e compagne per avere la meglio sulle avversarie e avere, di nuovo e per la sesta volta, la Coppa Italia tra le mani e in bacheca.

    Fotogallery di Riccardo Giuliani per Get Sport Media festa Imoco QUI e della finale QUI

    Le video interviste post gara di Daniele Santarelli QUI Alessia Gennari QUI Monica De Gennaro QUI

    Prosecco Doc Imoco ConeglianoAllianz Vero Volley Milano 3-2 (25-21; 22-25; 25-19; 15-11)

    Primo set – Milano sbaglia, Imoco no

    Inizia con un servizio in rete di Alessia Orro il match e con Conegliano subito avanti. Le lombarde rincorrono per tutto il parziale ma le venete si tengono a una distanza di sicurezza, incrementando un vantaggio che dal 10-6 (e chiamata di time out di Gaspari) arriva al +8 (19-11). A pesare sono i tanti errori di Milano e non basta una super Brenda Castillo perché Imoco difende tutto e recupera di più. Ma quando tutto sembra scritto Milano torna (in sé) accorcia le distanze e da 20-12 si porta a 21-19 per il time out di Santarelli. Ma poi Egonu e compagne si distraggono e il set ball è di Sarah Fahr.

    Secondo set – Inversione di tendenza

    Avvio di parziale con qualche inciampo Conegliano e Milano ne approfitta. Mantenendo un vantaggio che, però, non supera mai il +3. Imoco però si riprende e riprende quota, il pari 16 è di Sarah Fahr e il sorpasso 17-16 di Isabelle Haak ma Paola Egonu riporta la parità. Ci si gioca tutto dal 20 pari con Milano che spinge e il 21-23 è una parallela perfetta di Egonu (la migliore delle sue con 9 punti personali) che replica con un pallone a terra all’incrocio delle linee di fondo campo. Il set ball (22-25) di Milano, invece, è un servizio in rete di Marina Lubian.

    Terzo set – Imoco senza appello

    Break veneto per iniziare (4-0) a segnare un vantaggio che poi viene mantenuto e incrementato (14-7). Qualche errore al servizio per Milano che poi cerca di riagganciare le avversarie (20-16). Il set ball (25-19) è un mani fuori di Robinson Cook che beneficia, però, di un recupero a fondo campo di Monica De Gennaro.

    Quarto set – Milano ci crede (e fa bene)

    Milano entra in campo e alza subito la voce (6-9) e Conegliano chiede tempo. Per riflettere, rimettere in ordine gioco e idee. Ma se il muro 11-7 di Raphaela Folie sembra dare una certa piega al set, una parallela di Robinson Cook (16-15) sembra portate la barra del timone in verso contrario. Ma Egonu mura Plummer (20-16) e poi firma un ace (22-17) che vale un set, il quarto poi vinto 19-25 con un muro con urlo di Miriam Sylla. E il quinto, chiamato al verdetto definitivo.

    Quinto set – Tanta Conegliano

    Dopo un avvio punto a punto il 4-5 è un muro, il secondo del set di Folie. Ma il sorpasso veneto non si fa attendere ed è Alessia Gennari (7-6), “un coniglio estratto dal cilindro” come dirà poi Santarelli, a firmarlo. Da qui l’accelerazione delle venete, aiutate da qualche errore di troppo nella metà campo lombarda. Fino all’ultimo errore, quel che segna 15-11 sul tabellone, la fine della partita che assegna la Coppa Italia Frecciarossa 2024 e l’inizio della festa gialloblu.