Nel mondo del volley femminile ( in generale nello sport), ci sono tantissimi ruoli che si possono ricoprire: uno di questi è il Team Manager. Chi è il Team Manager di una squadra? Cosa fa?  Tanti sono gli aspetti di cui si occupa ( per es. logistica,  organizzazione trasferte), ma soprattutto in un club è il punto di unione tra società e squadra. Ma in nazionale? Lo abbiamo chiesto a Stefano Sciascia da tantissimi anni Team Manager dell’ Italia femminile di volley: in questa intervista ci racconta il suo ruolo, ovvero trucchi e segreti del mestiere.
VV – Stefano, parlaci di te, come ti sei avvicinato al volley e come sei diventato Team Manager della nazionale.
Ho fatto quasi tutti i ruoli della pallavolo. Ho incominciato a giocare a dodici anni; ero scarso e al massimo ho giocato alcune partite in serie D ma mi sono sempre divertito e con i miei amici discutevamo ore su una partita giocata neanche fosse la finale di un mondiale. Appena iniziato l’ISEF ho incominciato ad allenare; era il 1988. Sono stato vice allenatore in serie A2 (1992-1993) poi mi sono incominciato a specializzare nel settore giovanile; fu un cambiamento che mi venne naturale dopo uno stage di 4 mesi che feci al Minas Tenis Club in Brasile. Nel 1997 fui chiamato da Delgado a collaborare con lui nella Nazionale Pre-Juniores (era la generazione 1980/81) con il doppio ruolo di Team Manager e scoutman (allora le statistiche si facevano ancora a mano e i montaggi video si facevano con due videoregistratori). Dal 2001 sono diventato assistente allenatore e responsabile del Club Italia a Ravenna, dove sono rimasto per cinque anni. Nel 2005, era fine maggio, fui chiamato a Roma da Libenzio Conti che mi disse piu’ o meno così: “Da questo momento tu sei il team manager della Nazionale Seniores Femminileâ€.
VVÂ – Ci spieghi in cosa consiste nel dettaglio il tuo ruolo?
I confini del mio ruolo sono un po’ vaghi. Sono responsabile di tutte le problematiche organizzative riguardanti la Nazionale Femminile e dei rapporti che si instaurano durante l’attivita’.
2b – Esiste un corso per diventare TM?
Non esiste un corso per diventare team manager anche se questa figura si avvicina a quella del manager sportivo per il quale ci sono molti corsi; io ho ultimato da poco il corso di management sportivo organizzato dalla Scuola dello Sport del CONI ma la maggior parte delle mie conoscenze le ho apprese con le esperienze dirette. Il problem solving è un grande maestro.
VVÂ – Che tipo di rapporto deve avere un TM con la squadra e con lo staff tecnico?
Il team manager è parte integrante della squadra e vive tutte le esperienze con questa ma è allo stesso tempo il rappresentante della federazione ed è quindi responsabile delle problematiche organizzative e comportamentali.
VVÂ – Quando girate per il Mondo, hai avuto occasione di valutare la parte logistica/organizzativa delle altre squadre. Quale secondo te quella meglio gestita da questo punto di vista?
Sinceramente non so di preciso come funzionano le altre squadre dal punto di vista organizzativo: durante le competizioni si possono avere delle sensazioni sull’organizzazione delle differenti squadre. Sicuramente i top team hanno un alto livello organizzativo. Il Brasile, il Giappone, la Polonia penso siano fra le meglio organizzate.
VV – Da questo punto di vista, organizzativo, L’ Italia puo’ dire e insegnare molto?
Penso che il nostro livello organizzativo sia ottimo. Abbiamo una buona capacita’ di programmazione e una grande abilità nella modulazione continua dell’attivita’: in questo penso che il nostro staff sia il migliore del mondo.
VV – sei stato allenatore: ti è servito nei rapporti con le atlete?
L’aver allenato mi ha fatto capire molte cose sui rapporti con le atlete mi ha fatto vedere l’altro lato delle problematiche organizzative. Certo, a volte mi viene di dare qualche consiglio…eh eh eh. Un giorno ricomincero’ anche ad allenare qualche squadretta giovanile; mi piace.
VV- Da tanti anni sei in nazionale: sei mai stato o ti senti un “punto di riferimento” per qualche atleta nei momenti di bisogno? Problemi, incomprensioni con l’allenatore, etc..).
Beh, sono stato molti anni a Ravenna con il Club Italia e con le giovani e a volte mi piace dire che ho molte “figlie†sparse per l’Italia pallavolistica. In quel contesto ho passato tante nottate a parlare con le ragazze che erano in difficolta’ o fargli ripetere la lezione del giorno dopo. Con alcune ho un rapporto molto speciale che va al di fuori della pallavolo. Con alcune ragazze che sono in nazionale seniores ho incominciato insieme il percorso in nazionali piu’ di dieci anni fa.
VV- Il TM puo’ ritenersi un “filtro” nei rapporti tra atlete e staff tecnico?
Non penso; il team manager è parte integrante dello staff e della squadra e come tutti collabora perche’ l’attivita’ proceda nella maniera migliore possibile.
VVÂ – Come preparate la stagione estiva con il CT della nazionale? Quanto tempo prima?
La programmazione dell’attivita’ inizia il giorno in cui finisce quella dell’anno precedente e molte volte anche prima. Con Massimo condividiamo tutte le problematiche e le scelte, c’e’ un confronto continuo, ci sentiamo praticamente tutti i giorni. La collaborazione fra allenatore e team manager è fondamentale per la buona riuscita dell’attivita’.
VVÂ – Il tuo ruolo prevede anche un controllo del comportamento delle atlete, ma fino a che punto?
Come ho gia’ detto, il team manager ha la responsabilita’ del comportamento di tutta la squadra; siamo una squadra nazionale e i comportamenti devono essere sempre adeguati.
VV – Secondo la tua esperienza, quali le doti o capacita’ da cui non puo’ prescindere un TM?
Capacita’ programmatica, problem solving, tranquillità e onestà .
VVÂ – Quando siete all’estero o quando ci sono tornei internazionali in Italia (vedo Wgp), con gli altri TM avete momenti di scambio, mettete in comune le vostre esperienze?
Con alcuni ci confrontiamo sulla gestione delle differenti situazioni, è un bel momento di crescita.
VV – Quando siete nei paesi dell’est, in cui cibo e usanze sono diverse, come vi relazionate con gli addetti ai lavori del luogo? Per es. cibo, spostamenti, allenamenti…
Oramai il livello organizzativo e alimentare che troviamo nelle competizioni internazionali è sempre accettabile, comunque in caso di problemi la nostra capacita’ di problem solving risolve tutto; in fondo un pezzo di parmigiano o un po’ di prosciutto riusciamo a trovarli ovunque…eh eh eh
VVÂ – I luoghi per i collegiali li scegli tu con il CT, ci sono federazioni locali che si offrono? Come funziona?
Il ruolo dei comitati periferici è molto importante e ci è di aiuto per organizzare l’attivita’. Molti contatti li trovo personalmente durante l’attivita’ poi nel corso dell’inverno verifichiamo le condizioni che ci offrono e con la federazione e con Massimo decidiamo dove andare. Penso che la Nazionale sia patrimonio di tutti quindi è giusto fare attivita’ in posti differenti. La scorsa estate abbiamo svolto la nostra attivita’ in nove regioni, quest’anno dovremmo toccarne otto.
VV – Hai un ruolo in cui Ë importante saper comunicare con gli altri… ti è mai capitato di dover litigare o discutere con enti esterni, che siano stampa, dirigenti, famiglie etc.?
Ogni tanto capita di avere dei confronti accesi con la gente con cui entriamo in contatto durante l’attivita’. Quando ero a Ravenna con il Club Italia ho avuto vari contrasti con i genitori ma sempre molto composti. E’ difficile che io perda la pazienza e che alzi i toni ma a volte è capitato.  In alcuni casi bisogna alzare la voce per difendere i diritti della squadra.
VV – Il tuo ruolo puo’ essere un po’ cattivo visto da fuori: richiamare gli atleti magari al termine di una gara x far rispettare gli orari o gli appuntamenti. Ci vuole la carota o il bastone?
Carota, non penso che serva il bastone; con il buon senso si possono gestire tutte le situazioni. Purtroppo, a volte, mi capita di dover far rispettare delle regole che non ho dettato io e a cui neanche credo ma devo farle diventare mie per forza: e’ strano. In molti casi sono un po’ scorbutico ma lo faccio per “proteggere†la squadra dall’invadenza di alcuni personaggi. Una volta ho difeso la privacy di un’atleta in un momento particolare e mi sono sentito dare dell’idiota da uno che pensava di poter intromettersi nella vita altrui come meglio gli piaceva. A molti do l’impressione di essere cattivo ma ciò che vedono è il perfetto contrario di come sono.
VV – Per farti conoscere meglio, visto che la tua figura Ë visibile ma discreta…chi e’ Stefano? Pregi, difetti, hobby.
Non amo la ribalta, mi sono sempre trovato a mio agio in una posizione un po’ in disparte. Provo una grande soddisfazione quando le cose funzionano ma non mi piace esternare molto i mie stati d’animo.
Non penso di dover essere io a parlare dei miei pregi, i miei difetti? La pigrizia è quello principale e poi non mi sento soddisfatto facilmente delle cose che faccio e di come sono: questo puo’ essere uno stimolo o un peso.
Sono legatissimo alla mia famiglia e alla mia fidanzata; ho dei genitori fantastici che mi hanno sempre sostenuto in tutto ciò che ho fatto, anche ora che sono “cresciutoâ€.
C’e’ un posto che io adoro piu’ di tutti ed e’ la montagna. Quando sono in mezzo ai “miei†monti (le dolomiti) mi sento rinascere, e’ una sensazione fantastica. Forse un giorno mi ritirerò lassù. Il mio hobby è la fotografia; passo una gran parte del mio tempo libero in giro con la macchina fotografica a fare le foto piu’ strane e infine sono un grande divoratore di libri, di tutti i generi ma in particolare quelli storici e i saggi (non quelli vespa!). I miei autori preferiti sono Sepulveda, Rigoni Stern, Lussu, Kapuscinski, Pamuk e Soriano.
Ah, mi piace mangiare…e si vede.
VV – Il tuo sogno nel cassetto a livello sportivo si è avverato?
Lavoro con quello che considero il migliore staff del mondo e con delle atlete eccezionali; ho visto crescere molte di queste atlete e spero nel mio piccolo di aver dato un minuscolo contributo…direi che sto vivendo un bel sogno sportivo.
Grazie
Stefano
