Non c’è mese che passi senza che qualcuno mi scriva “Mirtillino, ma quando un altro articolo di Elisa Cella?”… Questa è una grande gioia per Vivovolley, perchè tutto ciò che Eli scrive è sempre seguitissimo. Non chiedetevi perchè, se non avete mai letto qualcosa di suo, chiedetevi invece perchè non avete mai letto un suo articolo. Eli ha la capacità di trasmettere emozioni allo stato puro. Questa la cosa che credo faccia subito colpo. Scrive di tecnica, scrive di pallavolo, ma soprattutto scrive di sè, di come lo sport entra nella sua vita, di ciò che vive dentro quando è in campo, quando schiaccia, quando vince o quando perde. Ma Eli fa di più! Perchè non si dimentica mai di tutto ciò che la circonda, di chi vive insieme a lei la pallavolo, di chi condivide con lei tante emozioni. Quello che scrive ti catapulta immediatamente in una realtà parallela, come se noi stessi stessimo vivendo quello che lei scrive, come se questo sport che amiamo fosse il nostro sport e lo vivessimo da protagonisti.

Ho chiesto a Elisa di scrivere qualcosa sul beach, su questo sport che le è entrato nell’anima, come un tatuaggio sulla pelle. Pelle d’oca! Sensazioni a 360°, scorci di vita reale, di sofferenza, di fatica, di gioia, di passione.

Grazie Eli, per averci trasmetto quel fuoco che ti entra in corpo, quel fuoco che solo un becher può sentire.

[Articolo in esclusiva per Vivovolley e per www.beachvolleymagazine.it, da cui è tratta la foto]

“Solo chi gioca o ha giocato a beachvolley sa quello che questo sport davvero rappresenta. Io, che gioco da un paio di stagioni, forse non me ne sono davvero resa conto fino in fondo. Il “beach” è un confronto prima di tutti con se stessi, con i propri limiti sia fisici che mentali, anzi darei molta più importanza al secondo aspetto. Il beach è viaggiare, il beach è conoscere nuovi luoghi e nuove persone. Il beach è fatica, è divertimento… è bere una birra fresca dopo allenamento J, ma soprattutto è passione!!!

Questa mia seconda stagione sulla sabbia mi ha portato a girare il mondo, a fare una vita nomade con la valigia sempre in mano senza tornare a casa per settimane. Bello penserete.. Si certo! Ma è difficile.

È difficile non avere una “dimora” fissa. È difficile dover lavare sempre tutto a mano, anche se con gli anni si acquisiscono trucchi che ti permettono di svolgere il tutto nel modo più efficiente possibile: avete mai provato a strizzare i vestiti, costumi bagnati ecc avvolti in un telo? Asciugano in metà tempo! Come far stare un’armadio in una valigia? Capi arrotolati gestiscono lo spazio in maniera eccelsa (grande Rudy! Così facendo abbiamo affrontato una settimana a Costanza solo con il bagaglio a mano).  È difficile non vedere i propri cari e sentirli poco se non attraverso skype (internet permettendo). È difficile, ed è brutto,farsi 15 ore di viaggio per giocare una partita, perdere, uscire e quindi doversi alzare la mattina alle 6 per fare allenamento prima di ripartire.  Quante volte la sveglia suonava imperterrita buttandoci giù dal letto alle 5.30, quante volte abbiamo messo i piedi sulla sabbia fredda delle montagne, quanti sguardi di disperazione ci siamo scambiate nel tragitto che ci portava dall’hotel al campo!! Quanti pianti alla fine di una partita persa, quando ci si ritrovava o su uno scoglio, o su una panchina a parlare di cosa non era andato, a cercare di capire cosa ci era mancato, a farci forza a vicenda xchè lo sconforto ci colpiva alle spalle a turno. Quante chiaccherate con Lissandro,il nostro allenatore, davanti a una birra cercando la chiave che ci aprisse la porta della consapevolezza    :-o!

È stato tutto molto faticoso, ma sono sicura che senza tutte queste difficoltà non saremmo arrivate ad ottenere dei buoni risultati. Sono state queste “sofferenze” a renderci più forti, a darci quella motivazione in più al momento di chiudere una partita! Ultimamente queste immagini si presentavano davanti ai nostri occhi durante i momenti cruciali di match da dentro/fuori e pensando a quello che ci sarebbe toccato e tutto quello che abbiamo vissuto, abbiamo trovato energie che pensavamo non avere!

Ma non è solo sofferenza, anzi! È GIOIA PURA quando vinci finalmente una partita nelle qualifiche,giocandotela alla pari di tutte quante nonostante la minore esperienza, quando vinci la partita che ti dà accesso al main draw di un grande slam, quando vinci la partita che ti fa proseguire nella pool.. Come dicevo gioia incontrollabile, finalmente sul viso le lacrime di felicità perché la vittoria la senti molto più tua, te la sei costruita tu insieme alla tua compagna,( o socia come chiamo io Vally), perchè finalmente hai trovato il modo di veicolare tutte le energie verso una meta, un “fuoco”.

Come dice “Liss”, una volta che inizi, poi ci provi gusto e non vorresti più smettere. Dalla Polonia non ci siamo più fermate, perché stare nel main draw devo dire che ci piace proprio…

Fino all’ anno scorso conoscevo solo miti pallavolistici, solo le giocatrici che fanno la differenza dentro e fuori dal campo. Da quest’anno ho imparato a conoscere i miti del beach e la cosa più bella è scoprire la loro semplicità. Per esempio a Roma, al mio primo world tour, ho conosciuto tramite Vally Misty May, plurimedagliata olimpica. Devo ammettere che di partite sue ne ho viste poche, ma la sua fama la precede. Da quella tappa ogni volta che ci vedeva ci salutava, ci chiedeva del torneo, si dispiaceva per noi quando uscivamo,ma ha anche gioito quando in Polonia siamo riuscite ad entrare. Avrebbe potuto benissimo guardare dritto visto che io sono l’ultima arrivata; invece no.  È  bello scoprire persone così! È bello vedere che torneo dopo torneo le persone iniziano a rispettarti, ma anche un pochino a temerti. È bello come quelle “nemiche”sul campo, grazie magari a un pranzo insieme diventino persone con cui parlare e condividere esperienze. È bello quando gli altri vedono dei miglioramenti e dispensano consigli per come continuare a crescere!

Ma è ancora più bello quando queste esperienze vengono condivise con persone eccezionali.

Vally è la mia socia. Ci conosciamo dai tempi della nazionale pre-juniores,ma gli anni ci hanno un po’ allontanate fino a farci ricongiungere in questo “matrimonio”. Siamo persone diverse da allora ed è bello riscoprirsi ma nello stesso ricordarci di com’eravamo e di cosa abbiamo fatto. Si sta creando un legame molto forte un pò xchè è il beach in sé che lo richiede, un po’ xchè stando quasi sempre 24 ore su 24 insieme è inevitabile. È importante conoscersi per trovare il modo di aiutarsi nei momenti di difficoltà,quale chiave usare per far reagire l’altra. Siamo 2 persone simili sotto certi aspetti: 2 guerriere in campo, tant’è che quando giochiamo ci facciamo sentire e riconoscere; 2 lavoratrici, il lavoro duro non ci spaventa; entrambe diamo sempre l’anima nelle cose in cui crediamo anche a costo di rimanere scottate (x non usare parole diverseJ) e ci piace mangiare!!!! Ebbene si, ci facciamo delle mangiate da paura tant’è che il nostro motto è: ma chi ci ammazza!!  Ma come ogni matrimonio, anche il nostro non è tutto rose e fiori..  ci sono contrasti e scontri ma è proprio grazie a questi che abbiamo fatto il salto di qualità.


Poi ci sono i nostri accompagnatori:  il Presidente, Lorenzo Rosso con famiglia a seguito, Rudy, fidanzato di Vally nonché quando siamo sole coach, guru, preparatore fisico e mentale; il suo compagno Giò; Cico e Marta. Insomma tutte queste persone hanno contribuito a rendere questa stagione sulla sabbia molto bella..

E poi c’è Liss. Che dire di lui.. la persona con la quale ho fatto tante chiacchierate per cercare di capire davvero cosa voglia dire giocare a beach volley. E ogni volta con pazienza cercava di farmi capire come la mente debba essere libera, aperta ma nello stesso tempo concentrata su quello che si deve fare; che con le sue massime, annotate su un taccuino, hanno dato un senso a tutta questa stagione. Un modo di parlare diretto o con metafore x arrivare subito al punto. Una persona con cui condividere tante cose, belle e brutte, xchè ho capito che noi 3, io Vally e lui, insieme traiamo forza l’uno dall’altra, e questa energia ci consente di arrivare in alto.

Spero di essere riuscita a far capire cosa rappresenti x me il beach, come lo affronto e come vivo le situazioni a esso connesso…  Sicuramente uno sport molto diverso dalla pallavolo, e per me più bello. La speranza è che davvero anche qui in Italia prenda piede questa disciplina bellissima, perché una volta che ti prende non ti lascia più.”

Elisa Cella

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