Piacenza e Bergamo si sono arrese a gara 3 di semifinale. Due gare estenuanti, la terza ha offerto uno spettacolo “meno” intenso”. Cerchiamo di trarre un bilancio della stagione di queste due formazioni.
REBECCHI NORDMECCANICA PIACENZA
Piacenza esce a testa alta dalle semifinali. A inizio stagione nessuno metteva in dubbio le potenzialità del roster allestito, ma il fattore “età” poteva essere un deterrente, anche se la classe delle campionesse del calibro di Turlea, Leggere, Pachale e Lethonen non sono mai state messe in dubbio. Attorno a loro delle giocatrici di buon livello, dalla regia ai centri, per arrivare ad un signor libero. Una panchina che è un neo, ad eccezione di Elisa Cella e della sua versatilità ed esperienza, purtroppo non utilizzata al meglio anche per via dell’ infortunio (In aiuto è arrivata però Richards). Ma si sa, le riserve sono un terno al lotto, possono essere utilizzate spesso come quasi per nulla. Alla guida uno staff tecnico che arriva motivato e con alle spalle la scuola brasiliana. Cosa ne esce? Una regular season costellata da alti e bassi, ma che ha dimostrato quanto le “vecchiette” prima di tutto siano una bella gatta da pelare quanto in forma, motivate e ispirate. Piacenza chiude il girone di andata in quarta posizione, nel girone di ritorno fatica di più, ma si classifica comunque quarta raggiungendo un grande traguardo. Prima ancora di parlare di play off, non dimentichiamoci che ha raggiunto la F4 di Coppa Italia, prendendosi la finale, giocata non al massimo, ma contro una avversaria (Busto) in un grande stato di forma. Un obiettivo importante, un premio per il buon lavoro svolto. Si arriva così ai play off, l’ esperienza, il carattere, ma soprattutto un buon gioco messo in mostra sono un qualcosa che è sotto gli occhi di tutti. Il poco tempo per recuperare da gara 2 a gara 3 si è fatto sentire, ma, al di là di tutto, Piacenza è come se avesse vinto il suo scudetto sia per dove è arrivata, sia per l’affluenza di pubblico durante tutta la stagione, ma soprattutto in quel Pala Banca gremito. Pochi mesi fa nessuno si sarebbe aspettato una squadra che potesse sfiorare i play off (per i punti fatti solo nel girone di ritorno era settima in classifica), ma Piacenza è cresciuta e la voglia di raggiungere qualcosa di importante si è fatta sentire, in particolare in atlete che sono abituate a giocare gare importanti e si automotivano da sole. Certo si vince e si perde in gruppo, tutto l’ambiente è stato positivo e per il prossimo anno si può solo fare meglio. I rumors dicono che ci sia la possibilità di fare investimenti e allestire un roster veramente competitivo. Piacenza come città e la società che si sta dimostrando di buon livello se lo meritano. Aspettiamo quindi i primi botti di mercato.
NORDA FOPPAPEDRETTI BERGAMO
A inizio stagione, dopo le partenze di Lo Bianco e Ortolani, al di là delle fuoriclasse rimaste e dell’allestimento nel complesso di una squadra competitiva, aleggiava un pò di mistero sulla stagione che stava iniziando per le campionesse d’Italia, non partiva di certo tra le favorite nè in Coppa che in Campionato. Sottolineiamo poi che Arrighetti, Signorile e Vasileva sono state impegnate con le rispettive nazionali, Piccinini con seri problemi di salute, nel corso della stagione Merlo, Di Iulio e Diouf hanno avuto infortuni, si è arrivato ad un certo punto che era un macello! C’era poco gioco, una parvenza di squadra e anche lo staff non sapeva in diversi frangenti che pesci pigliare. Il non raggiungimento della F4 di Coppa Italia, ciliegina della torta di un momento no. Poi, forse quando non te lo aspetti, rivedi il sole. O forse, quando c’è da tirare fuori gli attributi, la Foppa c’è. La Supercoppa non è il trofeo principe della stagione, ma vincere non fa mai “schifo” a nessuno (e passatemi il termine non proprio da articolo), soprattutto se una vittoria può ridare un pò di serenità. Archiviata al golden set la Coppa, uscite a testa alta, si arriva ai play off, chiusa la pratica Urbino in due partite, c’è la solita Villa. Due gare similari, due tie break, la possibilità di difendere il tesoro…Sfumata in una partita non giocata. Bergamo non pervenuta. Si può perdere, se lotti. Se non ci provi hai già perso. E così è stato (con tanto onore a Villa ovviamente). Allora questo bilancio è sempre “positivo”? Possiamo dire NI? In fin dei conti Bergamo non partiva con i pronostici a favore. Eppure si è ancora trovata a giocare partite importanti. Ed è sempre meglio giocarle. Come ha detto il presidente Bonetti, con una finale scudetto l’annata sarebbe stata “largamente positiva, mentre così è accettabile”. Ci sta. Si poteva fare di più? SI. In campo ci vanno le giocatrici, ma dietro una squadra c’è anche uno staff tecnico e un società. Facile dire “cambiamo” che sia a botta calda o fredda. Un discorso economico è una cosa. “Ho visto una squadra non un gruppo” oppure “Le esperte hanno un pò faticato” è un’altra. Soprattutto se il punto fermo è l’allenatore. I legni della croce mi sembra siano due, uno più lungo e uno più corto. Se la squadra non ha saputo giocare a pallavolo nei momenti che contava, a di là di tutti i deterrenti possibili, è solo colpa di chi c’è in campo e non fa gruppo? Sul come è stata spesso gestita e sulle scelte societarie non si può mai dire nulla? Le responsabilità se le prendano tutti e tutte. Alzatore ruolo fondamentale, a febbraio scegliamo la regia titolare? Serena o Signorile (tra l’altro non tutelata a fronte delle basi di partenza) che sia, la scelta avrebbe dovuto essere stata fatta con largo anticipo per dare sicurezza alla regia stessa, per sentire appieno in mano la squadra. La squadra titolare quanto si è vista? 2 mesi.. Infortuni, problemi, mettiamo tutte le carte in tavola, ma anche le scelte contano.. Le giovani quest’anno sono cresciute poco, poco il tempo per lavoraci insieme, poco il tempo per allenare tutta la squadra, ma in parecchie sconfitte non ha perso solo chi è stato in campo, ma anche chi non è riuscito a dare delle indicazioni o trovare delle soluzioni per cambiare l’ inerzia delle cose. Quindi, se si perde, si perde tutti. La Foppa rifonda.. Ma se “bisogna tagliare dei rami, che si guardi a tutto l’albero”, perchè non è corretto scaricare tutte le responsabilità sul gruppo. Se i soldi non ci sono, non si fabbricano. Bisogna dar da mangiare a chi ne ha bisogno, il giocattolo “pallavolo” è secondario. Ma se bisogna fare dei sacrifici, in negativo, speriamo che “qualcuna” che attiri pubblico rimanga, se non vogliamo vedere un PalaNorda semi deserto. Quando si è abituati a stare in alto, è difficile scendere in basso. Ma, forse, con un poco di “fantasia” e “umiltà” si può sempre stare lassù..
