[di Emanuela Macrì] La montagna al centro dell’universo cinema, a Trento per una settimana, quella del Trento Film Festival che compie sessantacinque anni, anche se non li dimostra. Lasciatosi alle spalle la dicitura di Film Festival della Montagna per aprire nuove prospettive, gode di ottima salute e vanta un netto trend di miglioramento, con sale piene, biglietti esauriti già nei giorni precedenti e tante occasioni per parlare, ascoltare, respirare l’aria buona dell’alta quota. Per scoprire che non è indispensabile essere degli alpinisti o abili sciatori per amarlo. Dagli incontri programmati fin dal mattino alle proiezioni pomeridiane e serali, si può passeggiare tra le immagini delle mostre fotografiche, i brunch, le serate con ospiti speciali e le chiacchiere con gli autori e le loro opere, da consultare e comprare presso MontagnaLibri, il tempio della letteratura tematica. E ci si può innamorare di un universo anche se lontano, non per questo ostile.
Un’occasione per approfondire, conoscere e amare il mondo sopra il livello del mare, ad ogni latitudine. Anche quelle dell’Islanda, paese ospite dell’edizione 2017, da oggi più vicina al Trentino, con i suoi luoghi magici, i panorami mozzafiato e le aurore boreali a cui dare appuntamento. A condurre nell’isola, le immagini e i racconti di chi l’ha vissuta da turista o per professione, da amante o di chi l’ha conosce da vicino perché ci è nato, come Johanna Hauksdottir, compagna di vita di Fabio Volo.
La coppia, ospite di un Auditorium S.Chiara strapieno, racconta al pubblico divertito di una vita ad altre velocità e temperature, di abitudini tanto diverse da suscitare un po’ di invidia, per quel rapporto così speciale con la natura invadente e traboccante, di un paese orgoglioso delle proprie origini e della propria forza di resistere.
Ma c’è anche un’altra montagna a passare dalle sale trentine, la compagna di scalate o palcoscenico di una guerra lontana, ma pur sempre protagonista, madre e figlia di ogni storia in pellicola, molto donna. Come nel caso di Gulistan – Land of roses, Premio della Giuria, il documentario della regista canadese di origini curde Zayné Akiol capace di narrare la lotta delle donne PKK attraverso gli occhi, le espressioni, l’addestramento e le battaglie quotidiane di un gruppo di guerrigliere minacciate dall’ISIS e pronte a sacrificare la propria vita per il popolo e la propria terra.
Fa parte della sezione Alp&Ism, cambiando sguardo, la storia di Vanessa Francois, alpinista francese vittima di un incidente che la priverà dell’uso delle gambe ma non dell’amore per la roccia. Eloise Barbieri, videomaker e climber, decide di seguirla nella sua impresa di affrontare il Gran Capucin, nel massiccio del Monte Bianco, e il risultato è Une vie a apprendre, un documentario intimo e intenso, sul senso del limite e dell’accettazione quale consapevolezza della capacità e mai rinuncia.
Bisogna andare molto più a sud, invece, in un altro emisfero, per raggiungere Samuel in the clouds, l’opera vincitrice che alla Genziana d’Oro di Miglior Film aggiunge altri premi e ci trasporta tra i ghiacciai della Bolivia. Qui, dalle mani del belga Pieter Van Eecke, nasce il racconto di una vita in alta quota, sospesa tra i cambiamenti degli anni e la volontà di tradizioni, nonostante tutto e tutti, da portare avanti.
In marcia, come il Trento Film Festival che terminate le giornate in città inizierà un viaggio per in altre terre, con tutte le sue pellicole, emozioni e colori per i prossimi 365 giorni, quelli che mancano alla prossima edizione. Il conto alla rovescia, per chi lo conosce, ama e aspetta, è già iniziato. Perché di certe altitudini, quando impari a respirale, non riesci più a farne a meno.
Tutte le informazioni, in costante aggiornamento, sono disponibili sul sito http://trentofestival.it/ Una raccomandazione, invece, è d’obbligo: se avrete l’occasione di imbattervi in TFF365, non lasciatevela sfuggire. Vale molto, molto di più del prezzo del biglietto!
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