Quando la verità è un gioco a incastri. L’estate dei segreti perduti

vivocult estate dei segreti perduti macrì[di Emanuela Macrì] C’è una verità che ci aspetta, sempre. Ed è un appuntamento con i conti da fare, con i debiti da pagare e, quando va bene, con i crediti da riscuotere. Non è un fatto di età, o non solo, non dipende dalla quantità degli anni trascorsi a seminare la propria storia e questo, Cadence, lo scoprirà presto. È lei la protagonista e voce narrante de L’estate dei segreti perduti di Emily Lockhart, giovane rampolla di una famiglia di quelle che contano: semidèi scesi sulla terra per dare origine a una stirpe di invincibili, i Sinclair sono una famiglia che trova unità solo nelle apparenze. Gelosie e ritorsioni, infatti, sono gli attori principali di una messinscena che trova nell’isola al largo delle acque del Massachusetts, esclusiva proprietà della famiglia, lo scenario perfetto per una catena di misteri e verità non dette ma pronte a svelarsi con effetto domino.

I segreti del titolo, così, divengono le tessere di un gioco a incastri, fatto di silenzi e vuoti che Cady non si sa spiegare. Vittima di un incidente di cui non conserva memoria alcuna, infatti, la giovane protagonista, dopo una lunga e forzata lontananza dall’isola, pttiene il permesso di fare ritorno al luogo dove solo un gruppo di adolescenti è riuscito a trovare il proprio posto nel mondo.

E tutto sembra essere come prima, in un’estate che entra in una numerazione tutta particolare e che nulla ha a che vedere con le convenzioni e le datazioni millenarie. Perché niente può avvenire o succederà all’esterno della loro cerchia, un passo fuori quel microcosmo unico e meraviglioso che si ricompone ogni anno, con un appuntamento fisso, nell’isola di famiglia. Nonostante i silenzi dei mesi che li separano, quelle perdite di segnale e contatto che, inspiegabilmente, sono ferite che non lasciano cicatrici. Forse.

Da leggere con il dubbio per compagno e attrezzati per una verità capace di aprire una diga sulla realtà; mettendo da parte il pregiudizio nei confronti di un romanzo che nell’adolescenza individua (erroneamente?) il proprio pubblico “Perché siamo già stati qui. Eppure è la prima volta. Per un attimo, minuti o forse ore”. E ci siamo stati in un passato che ci appartiene, un attimo prima di diventare grandi. Ne L’estate dei ricordi perduti, ma da ritrovare.

Commenti

Lascia un commento