D – Lorenzo, domanda di rito: come sei diventato allenatore?
Lorenzo: Ero un giocatore, quando ho smesso, è partita la strada per diventare allenatore. Ho iniziato con una serie C maschile, poi sono stato chiamato da Mauro Grasso, allenatore brasiliano, prima a Urbino poi a Fano. Allenavo il settore giovanile sia maschile e femminile, poi ho iniziato nel 1994 ad allenare solo la femminile. Di seguito è arrivata la chiamata in nazionale, il lavoro con Bonitta, l' avvicinamento ai club di A1.
D – La Foppa ha giocato una supercoppa, semifinale di coppa italia, battuto Pesaro, vinto la IECL, semifinali scudetto..tenendo conto degli infortuni, stagione comunque positiva..
Lorenzo: Abbiamo vinto uno "scudetto" con la Champions League, battendo poi la squadra più forte del campionato, abbiamo fatto un grande lavoro con le giovani, visto che Ortolani e Arrighetti sono arrivate ad un alto livello giocando bene le competizioni importanti, abbiamo gestito infortuni, anche se il collettivo non è mai stato solido come avrebbe dovuto essere perchè non siamo mai stati al completo in modo continuo, prima con Del Core, con i suoi "problemi non problemi", poi con Piccinini e il suo piede. Abbiamo giocato con la squadra che avevo in testa solo nell' ultimo periodo. Detto questo la stagione va incorniciata, anche se certo non vincere lo scudetto…ci manca, visto che potevamo giocarcela, perchè abbiamo dimostrato di saper competere contro Pesaro in condizioni paritarie.
D – Una curiosità: cosa vi dite dentro lo spogliatoio, soprattutto se ci sono problemi o momenti di difficoltà?
Lorenzo: I problemi vanno gestiti subito, perchè a lungo andare le cose peggiorano. Qui, con questo gruppo è semplice, ci sono giovani, ma molto intelligenti, poi le più grandi sono esperte, la gestione è molto oculata e ognuno si prende la proprie responsabilità e si arriva in fretta alla soluzione dei problemi. Le difficoltà ci sono come in tutti rapporti, l' importante è superarli per arrivare insieme a qualcosa di grande.
D – Le esperienze a Padova e Santeramo e ora Bergamo: come le hai vissute e cosa ti hanno dato?
Lorenzo: Santeramo, era il mio primo anno in A1, la prima vera esperienza. La gente mi è stata sempre vicino, ho sempre nella mente il calore di persone che mi sono ancora e sempre care. Padova è stata una fugace apparizione in cui non siamo stati riusciti di invertire una rotta, anche se poi alla fine avevamo preparato tutto per i play off. La squadra era competitiva, abbiamo incontrato Novara, la più forte in quel momento, portata a gara 3. Un dispiacere, perchè meritava di arrivare in fondo sia la città che la gente che lavorava intorno. Bergamo? Per alcuni un punto di arrivo, per me un punto di partenza. La dimostrazione di come sono attaccato alla città, alla squadra, ai tifosi, dopo la vittoria di Coppa Italia lo scorso anno e la Champions inquesta stagione, è la mia soffrenza per non essere arrivato in finale, ma è un punto di partenza, un viatico che mi inizia a far pensare davvero allo scudetto che non sono ancora riuscito a vincere!!!!!!!
D – Allenare una squadra di vertice che significa per un allenatore?
Lorenzo: Ho vissuto 2 anni diversissimi. Lo scorso anno abbiamo avuto tanta possibilità di allenarci non avendo la coppa, quest'anno molto poco, viaggiando tanto. Ma ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa. Gestire una situazione come Bergamo è più difficile, perchè girano tante cose intorno alla squadra e ci sono molte aspettative. L' importante è essere sicuri di quello che si fa. Io ho la mia filosofia di lavoro, è importante entrare nella mia filosofia di lavoro, poi certo ognuno può inserire la sua, ma non perdendo di vista i propri obiettivi e il proprio lavoro, si pensa a quello che si ha progettato, sapendo quello che si sta facendo.
D – Come lavori per creare una mentalità vincente?
Lorenzo: La cosa più importante è semplice: vincere e continuare a vincere. Ma questo vuol dire meritarselo. Ma vuol dire che tutti dobbiamo spingere al 100%, niente ti arriva per caso. In ogni vittoria c'è un grande merito di tutti e tutti devono lavorare. Non è facile trasmetterlo con le parole, si trasmette in palestra con il lavoro, anche nei semplici esercizi, che ti fanno capire che se non li fai bene, non ce la fai. La cosa più importante è
meritare di vincere.
D – Un allenatore che ha giocato a volley, secondo te può dare realmente qualcosa in più?
Lorenzo: Sicuramente può dare di più, perchè ci sono delle situazioni in cui ti rendi conto di cosa prova il giocatore. A volte mi metto nei panni del giocatore, penso a cosa avrei fatto io in certe situazioni. Per esempio, a me non piacerebbe che il mio allenatore venisse nello spogliatoio a darmi motivazioni per giocare una partita. Infatti non vado mai in spogliatoio prima della partita dalle ragazze, perchè abbiamo preparato la partita a livello tattico durante la settimana, non devo ricordar loro nulla perchè sono delle professioniste e sanno quello che devono fare e anzi tra loro comunque si ripetono le cose più importanti che devono fare. E io devo andare a motivare la squadra in spogliatoio? E' quasi "ridicolo", anche se non è la parola giusta, forse è una offesa. Io mi offenderei se il mio allenatore mi venisse a dire delle parole per affrontare una partita. E' un esempio per farti cosa vuol dire aver giocato ed essere oggi allenatore.
D – Premesso che i fondamentali sono tutti correlati, quale quello da cui la tua squadra non deve prescindere?
Lorenzo: Ti direi la battuta, perchè è il primo fondamentale aggressivo, però penso che l'attacco sia quello che fa vincere le partite. Tutti i fondamentali sono importanti, ma se guardi gli scout, quando una squadra ha percentuali alte in attacco, vince (quasi) sempre.
D – Le doti fondamentali che dovrebbe avere un allenatore..
Lorenzo: Allora, direi l' umiltà e quindi non sentirsi il padrone del mondo, questo dice tutto. Il sapersi rapportare con le persone che non sono solo le atlete. Un capo allenatore deve gestire i rapporti con staff medico, preparatori atletici, staff dirigenziale, poi certo le atlete, quindi sono tanti gli aspetti psicologici nella gestione del gruppo. Deve esser un buon comunicatore, deve saper trasmettere sia fiducia che le cose effettive da fare in campo. E poi logicamente deve essere un buon tecnico e tattico.
Essere allenatore non è un mestiere facile, esserlo alla Foppapedretti Bergamo è sicuramente un onore, ma per certi versi anche un "onere", perchè è una squadra che ambisce sempre ad essere ai vertici del volley femminile italiano e internazionale.
Lorenzo Micelli ha accettato lo scorso anno una grande sfida, portando a casa una Coppa Italia, mentre in questa stagione, è arrivato insieme alla squadra sul gradino più alto in Europa. Un anno tempestato da infortuni, difficoltà, ma anche di soddisfazioni. Il suo lavoro è stato premiato con altri due anni di contratto, in cui il ct proverà ancora a vincere "il più possibile", perchè allenare a Bergamo è "un punto di partenza".
In questa prima parte dell' intervista parliamo con Lorenzo del mestiere dell'allenatore, del suo essere allenatore, per conoscerlo meglio e capire più a fondo questo ruolo.
Intervista di Mirtillino – Foto Davide Carabelli
