Blog

  • Scandicci va in finale… ma che lotta con Chieri!

    Scandicci va in finale… ma che lotta con Chieri!

    [di Emanuela Macrìfoto Riccardo Giuliani] Porta il nome di Scandicci, la Savino Del Bene Scandicci, il secondo biglietto per la finalissima di Coppa Italia Frecciarossa prevista per domani, domenica 25 gennaio 2026, sul campo della Inalpi Arena di Torino. Un pass ottenuto dopo una lotta durata 5 set, quello conquistato dalle ragazze di coach Marco Gaspari che hanno trovato nelle avversarie della Reale Mutua Fenera Chieri’76 un ostacolo duro da superare. Anche se la testa vola già al match che consegnerà la coppa e le vedrà confrontarsi con la detentrice (nove titoli consecutivi nove!), Prosecco Doc A. Carraro Imoco Conegliano. Ma facciamo un passo alla volta e godiamoci questa sfida tra

    La foto gallery completa del match di Riccardo Giuliani QUI

    Le video interviste di Emanuela Macrì post gara Marco Gaspari QUI e Nicola Negro QUI

    Savino Del Bene ScandicciReale Mutua Fenera Chieri’76: 3-2 (25-22; 22-25; 25-20; 22-25; 15-8)

    PRIMO SET – Scandicci dosa il gas

    Il muro di Emma Graziani per Scandicci è l’avvio di match e di un primo in cui domina una fase studio tra le due formazioni. Con le toscane un passo o più avanti e Chieri lì (8-6) e poca distanza per poi accelerare (9-9) grazie a due punti consecutivi di Anett Nemeth (best score del primo set con 8 punti a referto). Scandicci ci prova, ad andarsene, e Chieri la marca stretta o quasi.  Nel finale che si apre 20-17, è il massimo vantaggio di Scandicci che poi allarga a un +5 (19-24), prevede anche un passaggio radente di Chieri 21-24 e un time out chiesto da Marco Gaspari. Ma le toscane non si lasciano intimorire ed Ekaterina Antropova mette a terra il pallone dell’1 set a 0.

    SECONDO SET – tutto da (ri)fare

    Scandicci avanti e Chieri a ruota. A pochi centimetri. Prima portandosi davanti sul 5-7 e poi con il muro di Nemeth 10-7 a cui Gaspari risponde con un time out. Le ragazze di Nicola Negro, però, non si fermano, e fanno segnare un + 4 sull’11-7. E se Scandicci rialza la testa (buon turno a servizio di Maja Ognjenovic e il muro di Antropova a rimettere il set in parità sull’11-11) il resto è la cronaca di una lotta ad armi pari e coltelli fra i denti, passando da un 14-14 un super punto 14-16 con recupero di pallone quasi a terra e schiacciata di Laura Kunzler per Chieri. Il finale apre sul 19-20 mentre a chiudere è il servizio out di Emma Graziani. 22-25. 1 set pari, tutto da (ri)fare.

    TERZO SET – Scandicci è un muro

    Toscane avanti subito e ancora piemontesi a ruota. Primo passaggio è 8-4 anzi no, il video check dice 7-5 con attacco da Nemeth confermato IN. Scandicci risponde con un muro di Camilla Waitzel (8-5), e poi una serie di block in che alla fine del parziale saranno 5, e con un margine di vantaggio che allarga via via da 11-7, passando per 20-12 fino al massimo distacco, quel 23-14 che apre alla chiusura di Weitzel 25-20, nonostante il buon break di Chieri.

    QUARTO SET – Incertezza e sorpresa

    Chieri non arretra e rilancia. Da subito. con un 1-3 cui Scandicci risponde portandosi 5-5 con un ace di Antropova cui segue un parziale in balletto di rincorse e fughe. Sul 10-8 Negro chiama le sue ma Savino scappa 12-8 sebbene ripresa poco dopo da Chieri 12-12 con Kunzler. Finale in bilico, aperto dal 19-19 passando per 22-22 pari. Ma Chieri, qui, sorprende tutti. E si guadagna il tie break con un break che la porta sul 22-25.

    QUINTO SET – Poca storia. Anzi tanta…

    Scandicci avanti subito 6-3 poi 7-5 (il punto è una palla giudicata in al check). Il 12-7  segna un +5 quale distacco massimo mentre il match point è un ace di Manuela Ribecchi. Un tie break con poca storia, anzi tanta… perché Scandicci vola verso la sua prima, storica, finale in Coppa Italia. E storia sia, allora.

  • Conegliano. È ancora finale in Coppa Italia Frecciarossa

    Conegliano. È ancora finale in Coppa Italia Frecciarossa

    [di Emanuela Macrìfoto Riccardo Giuliani] Il fine settimana di Coppa Italia Frecciarossa parte con il botto. Con la prima semifinale, quella che non ti aspetti e che mette subito all’angolo una delle grandi protagoniste del volley italiano: c’è un solo pass per la finale e a giocarselo sono le due squadre che nelle ultime edizioni la Coppa se la sono contesa a più riprese ovvero Prosecco Doc A. Carraro Imoco Conegliano e Igor Gorgonzola Novara. Un dentro – o – fuori da brivido che accende un’Inalpi Arena di Torino colorata e festante. Caldissima. Come si preannuncia un match che non delude le aspettative.

    In finale ci va, ancora e per la decima volta consecutiva, Conegliano. Che si prende il lusso di chiudere in 3 set una gara tra le stelle.  Con le mascotte in capo ad attendere lo starting six e via!

    Foto gallery del match di Riccardo Giuliani QUI

    Video interviste di Emanuela Macrì a Cristina Chirichella QUI e Federica Squarcini QUI

    Prosecco Doc A. Carraro Imoco Conegliano Igor Gorgonzola Novara 3-0 (25-23; 25-20; 25-21)

    Primo set – SI STUDIA

    Al servizio Conegliano con Cristina Chirichella ma il primo pallone a terra è di Novara con Tatiana Tolok. Il primo muro, ancora Igor, di Federic Squarcini (3-0) ma poi è Gaby che ferma la marcia di Novara e Isabelle Haak che rimette in pari il match. Con un sostanziale equilibrio accompagna tutto il set (7-7 e 10-10). Campanello d’allarme in casa Igor con Conegliano avanti di 3 lunghezze (13-16) e Bernardi a richiamare le sue ragazze in un time out che non sortisce l’effetto desiderato: un (altro) muro di Conegliano, infatti, apre all’ultimo scorcio di un set (16-20) poi vinto da una Conegliano a trazione Haak (8 punti per la numero 11 gialloblu anche se il best score è di Tolok con 9 punti all’attivo) mentre una nuvola passa nel cielo di Santarelli: Sara Bonifacio mura un 22-23 che fa chiamare il time out per un’Imoco che poi rimette la marcia ma si arresta, di nuovo sul 23-24 Chiude Zhu Ting con 25-23.

    Secondo set – CONEGLIANO. E POCA STORIA

    Avanti con l’equilibrio fino al 10-7 con richiesta di video check che conferma il punto (a muro) e punteggio per Conegliano mentre sull’11-8 arriva il tempo discrezionale richiesto dalla panchina di Novara. Imoco rimane, comunque, davanti di un paio di lunghezze, allungando 16-12 per poi doversi difendere dai denti di Novara (16-15). Il 18-5 è allarme rosso in casa Igor che chiede il secondo time out a disposizione. Ma il finale di apre, di nuovo, 20-16 e chiude, con un 25-20, questa volta, di Fahr, con una Conegliano che vede più voci con Chirichella e Haak a 4 punti per una mentre Novara conta, ancora, su un’ottima Tolok con 7 palloni a terra.

    Terzo set – TUTTO MOLTO FACILE

    Conegliano con il piede pesante sull’acceleratore. Avanti subito (con 5-2 e il tempo chiesto da Lorenzo Bernardi) passando per un 8-3 poi 12-7 che segnano il +5 come distacco massimo tra le due compagini, in un set mai in discussione, senza grandi sorprese, scossoni, bellezza. Il finale si pare con un 20-15 che sa di sentenza. Non fosse per il muro, spettacolare, di Lina Alsmeier che con un 20-17 sembra riaprire cielo e speranze. Ma è solo il canto del cigno. Sebbene Novara accorci le distanze (20-19) complice anche un attacco out di Imoco che poi, però, non perde filo e segno e chiude 25- con Gaby 25-21.

  • Segantini in mostra a Bassano, tra umanità e natura spuntano le Olimpiadi

    Segantini in mostra a Bassano, tra umanità e natura spuntano le Olimpiadi

    [di Emanuela Macrìfoto Riccardo Giuliani] La luce. Il colore. Le oscurità. Nascita ed evoluzioni nella vita di un artista che ha segnato la pittura del secondo Ottocento, Giovanni Segantini. In mostra al Museo Civico di Bassano del Grappa fino al 22 febbraio 2026. Un percorso che si snoda lungo i due piani del palazzo che ospita la mostra e in quattro fasi, quelle che suddividono la vita, breve (nato nel 1858 ad Arco di Trento morirà solo quarantunenne in Svizzera) di Segantini.

    Un artista che inserirà la sua esperienza artistica nel Divisionismo, tanto italiano quanto europeo, per questioni, anche e già, di DNA: nato nel Trentino italofono della periferia austro-ungarica, infatti, muove presto verso Milano per poi vivere l’ultima parte della vita oltre il confine. Una vita, quella che metterà su tela, abitata da paesaggi e nature, umane e animali, in un dialogo fitto tra loro. E che ora si divide tra il Segantini Museum di St.Moritz e la Galleria Civica G. Segantini di Arco, enti fondamentali per il supporto della mostra temporanea di Bassano.

    Le fotografie di Riccardo Giuliani per VivoCult QUI 

    Cento le opere in mostra, quattro le sezioni, i momenti geografici e artistici: dagli esordi milanesi, costellati da ritratti in scorcio e nature morte, paesaggi urbani e qualche incursione nella materia letteraria, tutto bagnato da luce e colore, alla seconda fase, quella del trasferimento in Brianza. Che con sé porta all’apertura su paesaggi rurali e momenti di vita contadina, al dominio della natura e del rapporto dell’umano con essa. Nella terza fase, invece, ad irrompere è la montagna e le sue vedute, che raccontano della sua ultima dimora, anche artistica, nella Svizzera in cui riposa. Un allestimento arricchito dalla presenza di opere di altri artisti, affini per storia e percorsi, tra cui spiccano Vincent Van Gogh e Jean-François Millet e che vede nell’ultima sezione e scorcio di vita, l’intensificarsi della ricerca e del rapporto con il paesaggio montano che, si dalla nascita, aveva accompagnato la vita di Segantini.

    Un viaggio attraverso un centinaio di tele, di momenti di vita e visioni, riuniti per l’occasione in un percorso unico, reso tale dai prestiti del Musée d’Orsay di Parigi e della Kunsthaus di Zurigo, ma anche del Rijksmuseum di Amsterdam e della Galleria d’Arte Moderna di Milano. Un itinerario che, idealmente, unisce il Veneto alla Lombardia per celebrare l’appuntamento sportivo invernale dell’anno “La visione di due Regioni che scelgono di fare sistema, mettendo la cultura al centro della preparazione verso un appuntamento storico: le Olimpiadi di Milano Cortina 2026” come descritto da Francesca Caruso, Assessore alla Cultura di Regione Lombardia. Sport e cultura, insomma, un binomio troppo spesso, ad oggi, sottovalutato.

  • A2F, Costa Volpino vince a Trento la prima di ritorno

    A2F, Costa Volpino vince a Trento la prima di ritorno

    [di Redazione – foto Riccardo Giuliani] L’Itas Trentino conosce la sua prima sconfitta del girone di ritorno. Dopo quattro successi consecutivi la sfida al vertice del girone A premia la capolista C.B.L. Costa Volpino che vendica la sconfitta dell’andata espugnando in quattro parziali il Sanbàpolis, allungando in classifica sulle inseguitrici e rafforzando il proprio primato. Di fronte ad una splendida cornice di pubblico le gialloblù sono andate a sbattere sulla solidità delle bergamasche, attentissime a muro e in difesa e abili in attacco con gli spunti di Grosse Scharmann (22 punti) e Pistolesi (30 punti), con quest’ultima premiata come mvp della sfida.

    Foto gallery  completa del match by Riccardo Giuliani QUI

    Nel corso della gara Beltrami ha provato a giocarsi la carta Ristori Tomberli in posto 4, dando fiducia anche a Guerra e Andrich, senza però riuscire a trovare le contromisure per mutare l’inerzia della sfida. I 22 punti personali di Lazda non sono bastati a Trento, calata soprattutto a muro e in difesa dopo aver approcciato al meglio la gara, aggiudicandosi con merito il primo set.
    Per l’ultimo impegno del 2025 Beltrami si affida inizialmente al sestetto tradizionale, con Monza al palleggio, Lazda opposto, Pamio e Giuliani schiacciatrici, Cosi e Marconato al centro e Laporta libero. Luciano Cominetti, tecnico di Costa Volpino, risponde con Dell’Orto al palleggio, Grosse Scharmann opposto, Mangani e Pistolesi laterali, Brandi e l’ex Pizzolato al centro e Gamba libero.

    «Spiace non essere riusciti quanto meno ad allungare la sfida al quinto set, perché le possibilità per farlo le abbiamo avute ma non abbiamo saputo sfruttarle – spiega a fine gara Alessandro Beltrami, allenatore dell’Itas Trentino – . L’approccio alla gara è stato molto positivo, ma dopo un ottimo primo set siamo mancati in alcuni aspetti del nostro gioco che devono sempre caratterizzarci ed essere una parte importante della nostra identità. Complimenti a Costa Volpino, che ha dimostrato di essere ulteriormente cresciuta rispetto alla prima parte di stagione».
    polis

    TABELLINO: Itas Trentino – C.B.L. Costa Volpino 1-3 (29-27, 21-25, 21-25, 18-25)
    ITAS TRENTINO: Monza 1, Lazda 22, Pamio 6, Giuliani 11, Marconato 12, Cosi 4, Laporta (L); Ristori Tomberli 2, Guerra 0, Andrich 2, Colombo 0. N.e. Iob, Zeni (L). All. Alessandro Beltrami.
    C.B.L. COSTA VOLPINO: Dell’Orto 0, Grosse Scharmann 22, Mangani 8, Pistolesi 30, Brandi 10, Pizzolato 5, Gamba (L); Fumagalli 0, Dell’Amico 0, Favaretto 0. N.e. Martinez, Giani, Busetti (L). All. Luciano Cominetti.
    ARBITRI: Fabio Pasquali di Bologna e Luca Pescatore di Roma. MVP: Pistolesi

    Fonte Ufficio Stampa Trentino Volley

  • Avatar: fuoco e cenere

    Avatar: fuoco e cenere

    [di Alessia Giordano – foto fonte web] Il terzo film di Avatar è arrivato nelle sale cinematografiche il 17 dicembre 2025, segnando uno dei ritorni più attesi negli ultimi anni. Il nuovo capitolo, ideato e diretto da James Cameron prosegue un percorso iniziato nel 2009 e diventato un punto di riferimento del cinema contemporaneo. Dopo quasi vent’anni dal primo, Cameron ci riporta su Pandora con un nuovo capitolo di questa saga, ormai parte della nostra cultura visiva.

    Il film si colloca dopo gli eventi di Avatar: la via dell’acqua e segue la famiglia Sully in una fase delicata della loro esistenza: la perdita di Neteyam pesa ancora nel cuore di Neytiri e di Jake. Mentre i Metkayina continuano le loro cerimonie spirituali, emergono nuove tribù e nuove tensioni: arrivano i Commercianti del vento, nomadi con navi trainate da gigantesche meduse volanti e, soprattutto, il clan Mangkwan (o Popolo della Cenere), guidato dalla carismatica e violenta Varang, che ha un rapporto completamente diverso con Eywa, entitá spirituale che connette ogni forma di vita su Pandora. Jake, Neytiri, Kiri, Lo’ak, Spider e tanti altri personaggi devono confrontarsi con scelte morali, alleanze fragili e conflitti che trascendono la guerra classica tra umani e Na’vi.

    Uno degli aspetti più potenti di Fuoco e cenere risiede nella sua dimensione emotiva, racchiusa in una frase che accompagna l’intera saga: “io ti vedo”. Non si tratta di un semplice sguardo, ma di un riconoscimento profondo dell’altro, della sua identità e della sua essenza. Nel film, questo concetto assume un valore centrale, diventando simbolo del bisogno di sentirsi compresi, sostenuti e accettati, soprattutto nei momenti di difficoltà.

    A questo si intreccia il legame con Eywa: nei capitoli precedenti, la fede era una forza inclusiva e unificatrice, qualcosa che legava tutti i Na’vi e rifletteva l’idea di una connessione spirituale con la natura. In Fuoco e cenere, però, vediamo cosa succede quando la fede vacilla, quando una tribù come quella dei Mangkwan pensa che Eywa non abbia risposto alle sue suppliche e decide di abbandonare quella connessione sacra.

    Questa rottura spirituale non è solo un elemento fantastico, ma è una metafora potente di quello che può accadere anche nelle nostre vite quotidiane, quando non troviamo risposte alle nostre preghiere, quando il dolore sembra più forte della speranza. Riconoscere, accettare e affrontare questa frattura é un viaggio emotivo che Cameron racconta con grande sensibilità.

    Sotto la spettacolarità delle immagini e la grandiosità delle ambientazioni, emerge una riflessione profondamente umana. Nonostante il contesto fantascientifico del film, Pandora diventa lo specchio delle fragilità, delle paure e delle speranze che appartengono anche al mondo reale. James Cameron ha spesso dichiarato che la saga di Avatar nasce dal desiderio di raccontare storie universali attraverso mondi straordinari, e l’ultima pellicola incarna pienamente questa visione. Il film riesce a fondere tecnologia, emozione e spiritualità in un’opera che va oltre il semplice intrattenimento, affermandosi come un’esperienza cinematografica intensa e memorabile.

    Un capolavoro senza precedenti, con una pazzesca attenzione al dettaglio e con la capacità di lasciare un segno duraturo nello spettatore. Ogni scena, ogni personaggio, ci parla di emozioni universali, quelle che ci legano, che ci fanno riflettere su chi siamo e su cosa vogliamo diventare. Alla fine, é questa connessione umana che rende il cinema tanto potente: un linguaggio che trascende i confini e ci unisce, ricordandoci che, nonostante i cambiamenti tecnologici, la vera magia risiede nella capacità di raccontare storie che parlano al cuore di tutti.

     

  • A2F Trento in rimonta ma Melendugno fa suo il tie break

    A2F Trento in rimonta ma Melendugno fa suo il tie break

    [di Redazione – foto Riccardo Giuliani] Sotto due set ad uno e 21-24 nel quarto set, l’Itas Trentino trova le energie per allungare la sfida fino al tie break, inchinandosi dopo quasi due ore e mezza di gioco alla Narconon Melendugno. Rimane un pizzico di rammarico in casa trentina per non aver saputo portare a termine la rimonta: nonostante una situazione di emergenza per le assenze di Pamio e Laporta, le gialloblù hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo, trovando le risorse finisce e tecniche per rientrare in partita e andare ad un soffio dalla vittoria in un tie break approcciato al meglio da Trento ma deciso dal lunghissimo turno al servizio della neo entrata Sturniolo.

    Gallery fotografica di Riccardo Giuliani QUI

    Da rimarcare in casa trentina i 30 punti firmati da Lazda e i 6 muri di Cosi, mentre tra le leccesi spiccano le prove dell’ex Bassi (22 punti con 5 muri e 4 ace) e di Babatunde, premiata come mvp grazie ai suoi 16 punti con ben 7 muri.
    Beltrami, orfano delle infortunate Pamio e Laporta, si affida nuovamente a Monza al palleggio, Lazda opposto, Giuliani e Andrich laterali, Marconato e Cosi al centro e Ristori Tomberli libero. Simone Giunta, tecnico di Melendugno, risponde con Avenia in regia, Bassi opposto, Joly e Bulaich Simian in posto 4, Batatunde e Riparbelli al centro e Morandini libero.

     

    Alessandro Beltrami, coach Itas Trentino, a fine gara: «Il break subito nel tie break ha rovinato tutti gli sforzi fatti in precedenza, bravi loro che hanno cambiato qualcosa trovando il ritmo e le soluzioni per metterci in difficoltà – spiega a fine gara Alessandro Beltrami, allenatore dell’Itas Trentino – . In questo momento siamo un po’ un cantiere aperto, soprattutto in ricezione, ma complessivamente lo considero un ottimo punto, che ci serviva davvero tanto per diversi motivi. Sprechiamo ancora tanto e in questo momento in cui abbiamo un equilibrio precario non appena concediamo troppo iniziamo a fare fatica».

    TABELLINO: Itas Trentino – Narconon Volley Melendugno 2-3
    (23-25, 25-20, 18-25, 30-28, 11-15)
    ITAS TRENTINO: Monza 3, Lazda 30, Andric 8, Giuliani 15, Marconato 12, Cosi 10, Ristori Tomberli (L) 1; Colombo 5, Guerra 0, Zeni 0. N.e. Iob, Pamio, Laporta (L). All. Alessandro Beltrami.
    NARCONON VOLLEY MELENDUGNO: Avenia 3, Bassi 22, Joly 17, Bulaich Simian 17, Riparbelli 5, Babatunde 16, Morandini (L); Perfetto 0, Colombino 3, Sturniolo 2, Maruotti 0. N.e. Gianfico, Roserba (L). All. Simone Giunta.
    ARBITRI: Russo di Savona e Testa di Padova.

    Fonte Ufficio Stampa Trentino Volley Srl

  • A2F Trento non tiene, Messina fa il pieno di punti

    A2F Trento non tiene, Messina fa il pieno di punti

    [di Redazione – foto Riccardo Giuliani] L’Itas Trentino cede in quattro set al cospetto del Gruppo Formula 3 Messina incassando la prima sconfitta stagionale dopo cinque vittorie consecutive. Dopo un ottimo primo parziale, le gialloblù hanno subito il ritorno delle siciliane che con l’ingresso in regia di Rizzieri hanno migliorato la propria efficacia giocando a lungo alla pari con Trento. Decisivi ai fini del risultato finale le volate dei tre set successivi, tutte quante approcciate meglio dalla squadra ospite, abile anche ad approfittare di alcune ingenuità commesse dall’Itas Trentino proprio nei momenti cruciali delle singole frazioni. Le assenze delle infortunate Pamio e Laporta hanno chiaramente pesato nell’economia del match ma nonostante un assetto inedito l’Itas Trentino si è costruita le occasioni per poter agguantare la vittoria, mancando però di lucidità e brillantezza nelle fasi conclusive dei set.

    Foto gallery completa firmata da Riccardo Giuliani QUI

    I 20 punti di Lazda con il 43% a rete, i 16 palloni a terra di Giuliani e i 3 muri di Marconato sono i numeri migliori in casa gialloblù, insufficienti però per avere la meglio delle ospiti, spinte al successo dall’ottima verve in attacco del trio di palla alta formato da Viscioni, mvp grazie ai suoi 19 punti (e 4 muri), Zojzi e Carcaces.
    Beltrami, costretto a rinunciare alle infortunate Pamio e Laporta, sceglie di confermare Ristori Tomberli nel ruolo di libero, schierando in posto 4 Andrich in diagonale a Giuliani. Confermato il resto del sestetto gialloblù, con Monza al palleggio, Lazda opposto, Marconato e Cosi al centro. Matteo Freschi, nuovo tecnico di Messina, risponde con Tisma in regia, Viscioni opposto, Carcaces e l’ex Aneta Zojzi in posto 4, Landucci e Campagnolo al centro e Ferrara libero.

    Alessandro Beltrami, coach di casa, a fine gara: «Messina con il cambio di alzatrice ha trovato un ritmo migliore dopo un primo set nel quale non ha spinto come è solita fare – spiega a fine gara Alessandro Beltrami, allenatore dell’Itas Trentino – . E’ una sconfitta che fa male, certamente: sappiamo di essere in una situazione di difficoltà ma se in un momento di emergenza riusciamo comunque a giocarcela alla pari contro una squadra forte e con ottime attaccanti come Messina spiace molto non aver conquistato punti. Siamo stati davvero ingenui e se vogliamo continuare sulla strada che abbiamo intrapreso non possiamo permettercelo, avremo dovuto essere più aggressivi e più cinici. Si può non vincere ma si deve sempre provare a vincere: in certi frangenti invece non l’abbiamo fatto e alcune ingenuità banali, che in questo momento non possiamo assolutamente permetterci, ci sono costate a caro prezzo».

    TABELLINO Itas Trentino – Gruppo Formula 3 Messina 1-3 (25-18, 24-26, 22-25, 23-25)
    ITAS TRENTINO: Monza 4, Lazda 20, Andrich 7, Giuliani 16, Marconato 8, Cosi 6, Ristori Tomberli (L); Colombo 2. N.e. Guerra, Laporta, Iob, Zeni. All. Alessandro Beltrami.
    GRUPPO FORMULA 3 MESSINA: Tisma 1, Zojzi 15, Landucci 7, Viscioni 19, Campagnolo 10, Carcaces 14, Ferrara (L); Rizzieri 2, Colombo 0, Rastelli 0, Oggioni 0. N.e. Felappi. All. Matteo Freschi.

    Fonte Ufficio Stampa Trentino Volley Srl

  • A2F Anche sul Club Italia è ancora vittoria di Trento

    A2F Anche sul Club Italia è ancora vittoria di Trento

    [di Redazione – foto Riccardo Giuliani] L’Itas Trentino non rallenta il proprio passo. Dopo il convincente 3-0 su Casalmaggiore, le gialloblù di coach Beltrami si ripetono a sei giorni di distanza, superando con il medesimo punteggio una formazione insidiosa come il Club Italia. Nonostante il punteggio netto in favore di Trento, per due si è assistito ad una gara equilibrata, nella quale il coraggio e la spregiudicatezza al servizio e in attacco delle azzurrine hanno costretto agli straordinari le gialloblù, bravissime nelle fasi conclusive del primo e del secondo set a non commettere sbavature nei momenti chiave respingendo gli assalti delle ragazze di Cichello. Premio di mvp della sfida per Alice Pamio, autrice di 11 punti ma soprattutto protagonista di una gara completa in ogni fondamentale, dalla ricezione (72%) fino al servizio, decisivo per scavare i solchi con la squadra avversaria.

    Foto gallery del match, completa, di Riccardo Giuliani QUI 

    In luce anche Lazda, molto performante in attacco, come testimonia il 48% di positività con il quale ha chiuso la sfida del Sanbàpolis. Tra le fila ospiti da rimarcare i 13 punti di Susio, la più continua nella metà campo del Club Italia.Beltrami conferma il medesimo assetto visto all’opera all’esordio, con Monza al palleggio, Lazda opposto, Giuliani e Pamio laterali, Marconato e Cosi al centro e Laporta libero. Juan Manuel Cichello, tecnico del Club Italia, risponde con Spaziano (preferita inizialmente a Magnabosco) in regia, Sovolei opposto, Tosini e Susio in posto 4, Bovolenta e Quero al centro e Regoni libero.

    Beltrami, nel post gara: Non è stata affatto una gara semplice, ci tengo a fare i complimenti al Club Italia, squadra giovane ma molto organizzata, fisica e piena di energia e talento, come aveva già dimostrato contro Messina. Siamo ovviamente un cantiere in costruzione, seppur con delle buone fondamenta: sapevamo che non sarebbe stata una gara facile e così è stato, mi è piaciuto molto come abbiamo saputo gestire i finali del primo e secondo set, quando il Club Italia ha provato a rientrare ma abbiamo saputo trovare le soluzioni giuste per vincere le frazioni. Dobbiamo continuare a lavorare, questi successi ci danno convinzione: abbiamo una buona identità, oggi un po’ più timida rispetto alla prima campionato ma per il momento va bene così».

    TABELLINO: Itas Trentino-Club Italia 3-0 (25-21, 26-24, 25-19)
    ITAS TRENTINO: Monza 3, Lazda 15, Pamio 11, Giuliani 11, Marconato 6, Cosi 5, Laporta (L); Andrich 0, Guerra 0. N.e. Colombo, Iob, Zeni (L), Ristori Tomberli. All. Alessandro Beltrami.
    CLUB ITALIA: Spaziano 7, Solovei 9, Susio 13, Quero 4, Tosini 6, Bovolenta 5, Regoni (L); Caruso 1, Magnabosco 0, Moss 1. N.e. Cakovic, Peroni (L), Spada, Zanella. All. Juan Manuel Cichello.
    ARBITRI: Luigi Peccia e Giulio Cervellati MVP: Pamio

    Fonte Ufficio Stampa Trentino Volley Srl

  • Velasco, chiusura in grande stile per il Festival dello Sport di Trento

    Velasco, chiusura in grande stile per il Festival dello Sport di Trento

    [di Redazione – foto Riccardo Giuliani] Un tempo, prima di dedicarsi al volley, voleva fare il professore di filosofia. Così non è andata, per la gioia dei tifosi azzurri e per il bene del volley italiano. Ma Julio Velasco, allenatore della Nazionale italiana femminile Campione del Mondo, la filosofia l’ha comunque portata in campo, negli spogliatoi, nelle relazioni con le giocatrici e i giocatori, nell’affrontare le paure, la pressione, le vittorie e le sconfitte. All’Auditorium Santa Chiara, sul palco del Festival dello Sport di Trento, l’“Imperatore Julio” (come ha già titolato la Gazzetta) ha trasmesso al pubblico la sua ricetta per allenare.

    Per la foto gallery di Riccardo Giuliani del Festival dello Sport di Trento clicca QUI

    Un mix che funziona, guardando al lunghissimo palmarès, che dopo i successi con Modena e con la Nazionale maschile si è ampliato con le vittorie alla guida della Nazionale femminile: due Nations League, uno storico oro olimpico a Parigi (il primo della storia della pallavolo italiana) e, naturalmente, il Mondiale in Thailandia. Velasco è l’allenatore più vincente della storia della pallavolo italiana.

    Ciononostante, il titolo dell’evento, “Le invincibili”, non gli è proprio piaciuto, spingendolo a gesti scaramantici. “Quando l’ho visto ho toccato di tutto”, ha detto a Gianni Valenti, vicedirettore vicario della Gazzetta dello Sport e a Rachele Sangiuliano, che hanno dialogato con Velasco nel gran finale del Festival.

    “L’obbligo di vincere – ha raccontato – è la cosa più difficile per una squadra o per un’atleta. Noi cercheremo di restare ad alto livello, ma dobbiamo ricordare che a ogni Campionato tutti partiamo da zero punti.” “Le giocatrici – ha aggiunto – devono essere autonome e autorevoli; non mi piace quando l’allenatore si mette vicino alla riga.

    Preferisco vedere la squadra in grado di cavarsela da sola.” “Quando si vince – ha aggiunto Velasco – l’ultima palla della partita è un momento di emozione pura, non ci sono ragionamenti, è gioia. Dopo la doccia, però, c’è un momento di depressione. Il giorno dopo si comincia a essere più consapevoli.”
    Ma non si può sempre essere al top. “A tutte le squadre dico che bisogna saper anche giocare male, tenendo duro ed evitando che gli avversari prendano il controllo della partita.”
    È il gruppo che fa la squadra unita o viceversa? “Non basta essere un gruppo unito per vincere. Il gruppo aiuta a rendere tutto più facile, ma ciò che consente di superare gli interessi individuali è il grande obiettivo che la squadra ha, superando anche eventuali antipatie interne. Non bisogna per forza fare sempre gruppo, i caratteri sono diversi e bisogna dare il giusto spazio a ogni cosa.” “Una Nazionale – ha aggiunto Velasco – non sono i migliori giocatori; sono i migliori per svolgere un determinato ruolo. A volte conviene avere una giocatrice meno brava ma che è contentissima di stare in panchina.”

    Al centro, comunque, c’è sempre la relazione. “Mi piace trasmettere qualcosa insegnando a giocare, a prepararsi. Se un allenatore sa molte cose ma non le sa trasmettere, non può fare l’allenatore.” E il riscontro, positivo, c’è stato proprio al Festival, nei video saluti delle azzurre. Hanno raccontato un Velasco che sa dare fiducia, che spiega l’importanza di non auto-punirsi per uno sbaglio, che spinge a vincere la paura. “Ma la paura più grande l’hanno i tifosi – ha spiegato Velasco – perché non possono fare niente, possono solo sperare che le cose vadano bene. Noi invece come allenatori dobbiamo controllarci molto, perché la squadra capisce cosa proviamo.”
    Ma cos’è lo sport? “È emozione”, ha detto Velasco, “non è ragionamento o calcolo. Ci sono due grandi spettacoli nel mondo moderno: lo sport e la musica. Niente raduna così tanta gente come queste due cose.”

    Fonte Ufficio Stampa Provincia Autonoma di Trento

  • Gas e follia sul palco de iFdS di Trento con Kevin Schwantz

    Gas e follia sul palco de iFdS di Trento con Kevin Schwantz

    [di Redazione – foto Riccardo Giuliani] “Se il tema dell’edizione 2025 de il Festival dello Sport di Trento è l’adrenalina, quella pura. Se l’adrenalina è la compagnia di viaggio di tutti i campioni presenti e non. Se qualcuno ha vissuto di adrenalina, entrando nell’immaginario e riuscendo a rimanere ancora molto presente, non solo perché ha vinto ma perché lo ha fatto, a modo suo, questo è proprio Kevin Schwantz.” Lo presenta così Furio Zara, chiamandolo sul palco del Teatro Sociale. Il Campione del Mondo e di funambolismo. Gas e follia. Sangue Suzuki a stelle e strisce. Senza conoscere la paura. Fino a quando, proprio la paura gli dirà di smettere. “Dopo l’incidente del mio rivale di sempre Wayne Rainey non aveva senso continuare.” Si scrive kamikaze ma si legge, e traduce, Kevin Schwantz. Tanto pilota quanto acrobata. Tanto irruento quanto spettacolare. Campione del Mondo 500cc del 1993, la classe regina nell’era che precede la MotoGP, a cui accede direttamente, senza passare a farsi le ossa nelle classi cadette. Lui che di ossa rotte, però, ne ha una lunga serie: la sua avventura nella velocità inizia proprio da lì. Da un infortunio tanto grave da imporgli l’abbandono del motocross, la disciplina che più sua non poteva essere. Tanto che si dice che se la sia portata anche sull’asfalto.

    Per la foto gallery completa di Riccardo Giuliani QUI

    Tanto che sul palco gli recapitano un Allegro Chirurgo (gioco da tavola famosissimo anche negli USA) modificato: sul viso una foto di Kevin. Sul corpo tutte le parti che sono state vittime del suo lavoro. “Non c’è una parte che possa toccare senza che suoni! E molte mi fanno ancora male, oggi…” Come quel polso. A cui affiderà il motivo del ritiro dal circo a due ruote. Per lui cresciuto a pane e moto, nella concessionaria del padre e in una famiglia di piloti, professionisti, il padre e il fratello. Fino all’allora 500cc e il successo più grande, nel 1993 quando arriva il titolo mondiale. Ma anche il titolo di kamikaze. Perché, cosa aveva di speciale, di unico? “Non ne ho idea – racconta – Credo che i miei fan siano tali perché ho sempre dato il 100% e a volte andavo oltre. Cercavo di vincere fino all’ultimo giro, Non mi sono mai risparmiato. E anche i piazzamenti mi sono serviti, in una carriera non lunghissima. Iniziato nel 1984 e ritirato nel 1995.” Tra alti e bassi. Cadute e ritorni in sella. E le staccate, quelle che sono diventate negli anni il suo marchio.

    26 maggio 1991 Hockenheim: la staccata e il sorpasso su Wayne Rainey. Una sequenza leggendaria che scorre sul grande schermo del teatro e mette ancora i brividi.  Un gioco di prestigio, una magia, un colpo di genio. Come nasce questo momento? “Dalla volontà e dalla determinazione di vincere. Sapevo che Wayne poteva avere la meglio ed è per quello che ho mantenuto la traiettoria destra. Se mi avesse sorpassato avrebbe vinto lui. Quando mi ha affiancato era disorientato, non pensava di trovarmi lì. Ha frenato un secondo o quasi prima di me; ho dovuto spostarmi per non centrarlo e così riprendere il controllo della moto. Anche dopo anni di gare è sempre difficile sapere cosa fare in certi momenti.”  Vista oggi si può dire fosse la cosa più giusta da fare tra le più sbagliate.

    Wayne Rainey il rivale “all’inizio ci odiavamo! Era una battaglia in pista e non ci parlavamo fuori. Ma poi, scontrandoci sull’asfalto, senza mai toccarci, abbiamo iniziato a rispettarci. È nata un’amicizia. Il suo incidente è stato difficile da accettare. Oggi posso dire che abbia abbreviato la mia carriera. Non trovarlo più tra i cordoli, non potermi confrontare con lui che dava misura della mia preparazione… senza lui e le nostre sfide molto non aveva più senso.” Un incidente in cui Rainey perse l’uso degli arti inferiori, nel 1993, che rese un po’ amaro quel titolo e difficile la stagione successiva. Con un polso lussato e la motivazione ormai persa. La paura? “Prima non avevo paura di niente! Adoravo le corse sotto la pioggia e nulla mi poteva fermare. Quando l’ho sentita arrivare, ho smesso.” Ma c’è stato un momento preciso? “Sì. In gara. Dopo un sorpasso di Loris Capirossi che si è voltato per scusarsi e poi una caduta. Mi ero distratto? No, la verità è che non ero più concentrato. Al rientro, sul mio volo c’era Wayne. Mi ha chiesto cosa stesse succedendo alla mia guida. E quel suo ‘fermati’ mi ha fatto pensare. Prendere tempo per capire. Ed ho pensato. Deciso. Agito. Lasciato nel momento in cui non potevo fare altro.”

    Per trovare quel sorriso che tutti, da sempre, conoscono. “Ogni volta che infilavo il casco mi scappava sempre un sorriso” è la sua frase preferita. E la più vera. Perché ancora oggi ci sono padri che raccontano ai figli di quel pilota kamikaze, con una grandissima voglia di divertirsi sull’asfalto. Gas e follia. E molti sorrisi.