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  • Joel Dicker, un fiume in piena con La verità sul caso Harry Quebert

    Joel Dicker, un fiume in piena con La verità sul caso Harry Quebert

    [di Sara Bottarelli – foto fonte web] Una cittadina apparentemente tranquilla. Una storia d’amore tormentata. Un ragazzo con il blocco dello scrittore non sembrano aver nulla in comune, eppure nel romanzo, diventato best seller di Joel Dicker: La verità sul caso Harry Quebert, tutto torna.

    È l’estate del 1975 quando ad Aurora, New Hampshire, una ragazzina di quindici anni scompare. Trent’anni dopo a New York un giovane scrittore Marcus Goldman, dopo il successo del suo primo libro, deve affrontare un blocco creativo. Le continue pressioni della sua casa editrice per la pubblicazione di un nuovo romanzo, lo spingono a cercare aiuto e conforto dal suo amico e mentore Harry Quebert, che lo inviterà a stare da lui per qualche settimana ad Aurora.

    Durante il periodo di permanenza però viene riportato alla luce un terribile segreto: la polizia rinviene il corpo di Nola Kellergan, la ragazza scomparsa nel 1975. Harry sembra essere il sospettato principale a causa della relazione tormentata che aveva avuto con Nola, soprattutto dovuta alla differenza d’età. Tra segreti, misteri e mezze verità, Marcus avrà il compito di indagare e scoprire cosa sia successo realmente in quella famosa estate per scagionare il suo amico.

    Il romanzo di Dicker è un voluminoso fiume in piena, che travolge il lettore e lo calamita dalla prima all’ultima pagina. Non ci si annoia mai, il ritmo è incalzante e la scrittura semplice e scorrevole. Il lettore è completamente immerso nella storia, che non fa altro che coinvolgere sempre di più pagina dopo pagina. Ogni capitolo è un nuovo colpo di scena, insinuando sempre di più il dubbio su chi potrebbe essere il vero assassino.

    Aurora sembra apparentemente una città tranquilla ma ogni luogo e ogni suo abitante nasconde un segreto, che sarà fondamentale per la risoluzione del caso. Le descrizioni sono forse poco dettagliate, ma mai banali, piatte e seccanti.

    Il tempo in questa storia gioca un ruolo fondamentale, lo scrittore passa continuamente dal presente al passato. La narrazione non è lineare a causa dei continui salti temporali. I flashback che in questo caso però sono utili alla comprensione della vicenda. Mai troppo digressivi o inutili. La caratterizzazione dei personaggi è semplicemente ammirevole. Non solo attraverso i dialoghi, ma anche leggendo dei loro gesti e delle azioni che compiono riesci a capire le loro personalità e ad immedesimarti.

    Una scelta davvero interessante da parte di Dicker è stata quella di introdurre ogni capitolo con un consiglio che Quebert rivela a Marcus riguardo allo scrivere un libro, oppure sulla box o addirittura sulla vita. Consigli che personalmente ho trovato davvero utili e saggi sotto un certo punto di vista. Lettura consigliata perché:

    Quello che conta è il percorso che fai tra il gong della prima ripresa e quello finale. Il risultato del match, in fondo, è solo un’informazione per il pubblico. Chi ha il diritto di dire che hai perso, se tu senti di aver vinto? La vita è come una corsa podistica, Marcus: ci sarà sempre qualcuno più veloce o più lento di te. L’unica cosa che conta, alla fine, è l’energia con cui hai coperto il tuo percorso.

  • Diavoli: il mondo della finanza targato Sky Original

    [a cura di Sara Bottarelli – foto firlforlife.org] Si è conclusa in questi giorni la serie TV Diavoli, un prodotto Sky Original in collaborazione con Lux Vide. Un progetto davvero ambizioso e sofisticato quello dei registi Nick Hurran e Jan Maria Michelini, che caricano di tensione, dramma e mistero i dieci episodi intorno ai quali si snoda tutto il mondo della finanza. Un cospiracy thriller dal respiro internazionale, con protagonisti Alessandro Borghi e Patrick Dempsey.

    Tratto dall’omonimo romanzo di Guido Maria Brera, Devils, catapulta lo spettatore nell’anno 2011, all’interno della sede londinese dell’americana New York- London Investiment Bank (NYL), una tra le più importanti banche di investimento del mondo. Da questo oceano di squali dell’alta finanza, emergono due uomini di potere con un legame particolare: da un lato Massimo Ruggero (Alessandro Borghi) un giovane estremamente affascinante, intenso e brillante Head of Tranding; dall’altro Dominic Morgan (Patrick Dempsey) il tipico uomo d’affari americano, tutto d’un pezzo, freddo e machiavellico, CEO della banca londinese.

    La vita di Massimo verrà stravolta dall’improvvisa morte di Edward Stewart, con il quale si trovava in competizione per il ruolo di vice CEO, e dalla ricomparsa della moglie tossicodipendente. Da qui in poi si susseguiranno una serie di vicende, che spingeranno Massimo ad indagare sulla morte del collega per dimostrare la sua innocenza, finendo per scoprire che sotto c’è in gioco qualcosa di più grande.

    Questo mondo machiavellico, marcio e distorto viene sorretto da una continua partita a scacchi giocata dai due diavoli più temuti: Dominic e Massimo. Una guerra silenziosa combattuta a colpi di finanza tra un mentore e il suo pupillo, che finirà solo quando uno dei due farà scacco matto all’altro. Un rapporto teso come una corda di violino, porterà lo spettatore a non sapere di chi fidarsi, ad essere costantemente sospettoso dei vari personaggi, arrivando anche al punto di dubitare dello stesso Massimo (l’eroe della situazione in teoria).

    I due continueranno a stringere e sciogliere alleanze più o meno lecite, arrivando anche al punto di coinvolgere Daniel Duval (interpretato da Lars Mikkelsen), il carismatico leader di un’organizzazione internazionale denominata Subterranea, che pubblica informazioni segrete di ambito finanziario.

    Un cast ben assortito quello di Diavoli, che vede la presenza di attori talentuosi e di diverse nazionalità. Non si può non commentare l’orgoglio nazionale Alessandro Borghi, che non solo buca il piccolo schermo con il suo sguardo penetrante, ma riesce letteralmente a rubare la scena a tutti,persino al più celebre Patrick Dempsey (molto amato in Italia per Grey’s Anathomy). È la narrazione stessa a ruotare tutta intorno a Borghi e lui, con una magnifica interpretazione, riesce a sostenerne la responsabilità. Conferisce carisma e controllo al suo personaggio, lasciando un alone di mistero intorno a sé, rendendo il pubblico costantemente curioso di conoscerlo.

    Non è la prima volta che al grande pubblico viene raccontato il mondo dell’economia e della finanza. Basti pensare a capolavori come The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese, Margin Call di J.C.Chandor, I soldi degli altri di Norman Jewison, Wall Street di Oliver Stone e così via. Il problema è che ci si trova davanti ad un territorio complicato tanto da comprendere quanto da narrare.

    La sceneggiatura di Diavoli alla quale ci hanno lavorato ben sei diversi soggettisti, tra cui lo stesso Brera, è a dir poco sovrabbondate e prolissa. Sicuramente l’uso di tecnicismi e di parole auliche legate a questo ambiente (vi consiglio di studiare cosa significhi shortare) non mancano; ma allo stesso tempo vengono mostrati contenuti di repertorio provocatori legati all’ economia e alla politica contemporanea, che lo spettatore deve assolutamente conoscere se vuole comprenderne la trama.

    Viene mostrato il crollo della Lehman Brothers e la reazione a catena innescata a livello globale, oppure le crisi economiche argentine o greche, la questione libica, chi sono i PIIGS e perché sono stati soprannominati in questo modo, persino il Whatever it takes di Mario Draghi quando era ancora presidente della Banca Centrale Europea. Tanta la carne al fuoco, vero, ma la bravura è stata proprio quella di riuscire a incastrare perfettamente un mistery-crime all’interno di fatti realmente accaduti, rendendo il tutto comunque e molto credibile.

    Diavoli è anche caratterizzato da una regia moderna e raffinata. La fotografia fredda, asettica e geometrica rappresenta perfettamente i personaggi e il mondo finanziario in cui prendono vita. Il montaggio veloce e sincopato trasmette la giusta tensione allo spettatore, che aspetta con ansia il prossimo episodio.

    Si può dire che la serie è un prodotto ben confezionato sia a livello tecnico sia a livello narrativo. L’unica pecca è la complessità della sua trama e dei tanti fatti narrati. Lo spettatore deve prestare attenzione anche ai minimi particolari, che in apparenza possono sembrare insignificanti, ma che in seconda battuta possono ritornare sempre utili. L’aspetto thriller-mouvie riesce a renderlo più accessibile e masticabile dal grande pubblico, ma se siete alla ricerca di qualcosa di leggero e non impegnativo allora, forse, Diavoli non fa al caso vostro.

  • Summertime. L’estate sta arrivando, anche su Netflix

    Summertime. L’estate sta arrivando, anche su Netflix

    [A cura di Sara Bottarelli – foto fonte web] Uscita di recente, la serie Summertime è un teendrama italiano, prodotto e distribuito dalla piattaforma Netflix, in otto episodi incentrati sulla vita dell’adolescente Summer (Rebecca Coco Edogamhe) e del suo primo amore Alessandro (Ludovico Tersigni). L’ambientazione, seppur imprecisata, riporta a una qualche località della Riviera Romagnola.

    La trama, come capita talvolta per i prodotti destinati ad un pubblico adolescenziale, semplice e scontata. In questo caso, però, ideatori e sceneggiatori sembrano aver peccato davvero e davvero troppo: forse non è esagerato dire che la otto puntate previste per questa prima serie (ne seguiranno altre?) risultano banali e inconcludenti.

    Ispirata, si dice, al romanzo di Federico Moccia, Tre metri sopra il cielo, la serie sembra davvero però lontana dal soggetto a cui si aggancia quando riprende il mondo del motociclismo. Ed è tutto, a quanto pare. Perché, purtroppo, il resto è una sceneggiatura composta da situazioni banali, noiose, poco creative e quasi “trash”. Che il target sia un pubblico di adolescenti non giustifica certo lo scavalcamento di ogni regola di scrittura.

    Prendiamo, quale esempio, i protagonisti: personaggi poco delineati e approfonditi nella loro personalità che dialogano senza mai, davvero, comunicare fra loro. Nemmeno un sentimento forte e creativo come l’amore riesce ad essere espresso. Una pecca che, probabilmente, nasce anche dall’inesperienza dei giovani attori?

    La trama è davvero inconsistente, si diceva. E questo lo si deduce subito dalla prima puntata, in cui non si capisce quando i due protagonisti si innamorano. Tutto inizia ad una festa dove Ale si invaghisce di Summer e cerca di baciarla. La ragazza, che sembra restia nei suoi confronti, dopo 20 minuti sembra ricambiarlo. Un cambio di rotta che si ripeterà nel corso della serie, non sempre con fondate motivazioni.

    Al contrario, uno dei pochi elementi vincenti e riusciti, è la fotografia. Bellissimi i colori, che tendono sull’azzurro e il rosa tramonto, le immagini e gli sfondi capaci di rendere romantica anche Cesenatico.

    In Summertime si cerca di raccontare la spensieratezza, la leggerezza e il divertimento tipico del periodo estivo, calato in quello dell’adolescenza. Cosa peraltro anche riuscita grazie soprattutto all’ ambientazione e alle musiche scelte. La colonna sonora è davvero interessante e variegata, perché spazia da Il cielo in una stanza di Mina, agli artisti più amati dell’attuale panorama musicale italiano come: Salmo, Franco126, Gemitaiz e Izi, Achille Lauro e altri ancora. Un misto tra rap, pop e indie che riesce a catapultare lo spettatore in quell’atmosfera sognante tipica dell’estate.

    Ma questo sembra essere un po’ tutto. Trama, conflitti, colpi di scena sono, infatti, i grandi assenti. Mentre non manca il trittico sole-spiaggia-mare. Dite che possa bastare? Allora sì, è la serie giusta. Buona visione!

  • Bombshell: la voce dello scandalo sul grande schermo

    Bombshell: la voce dello scandalo sul grande schermo

    [di Sara Bottarelli – foto fonte web] Un film che racconta una storia vera. Una storia di donne forti e indipendenti, ma imprigionate in un meccanismo di paura e sottomissione: Bombshell- La voce dello scandalo la pellicola diretta da Jay Roach, sembra aver colpito pubblico e critica. “Qualcuno deve alzare la voce qualcuno deve arrabbiarsi!” è la frase pronunciata dalla giornalista Gretchen Carlson (Nicole Kidman) e che riassume perfettamente il valore e il messaggio di questa pellicola: una donna che, armata di tutto il suo coraggio, cerca giustizia per sé stessa e per tutte quelle vittime, come lei, di molestie sessuali.

    Senza cadere nel femminismo estremista, Roach riesce a mettere in scena lo scandalo che ha travolto l’emittente televisiva americana Fox News, Il cui capo, Roger Ailes (John Lithgow), che finirà per perdere il lavoro, nel 2016 viene accusato di violenza sessuale dal alcune dipendenti. Il regista, mostrando la vicenda attraverso le storie di tre donne diverse per età e ruolo all’interno dell’azienda, ci propone qualcosa di interessante.

    In questo film, infatti, Roach riesce a trattare in maniera egregia un argomento tanto delicato quanto attuale. Sono milioni, si sa, i casi di donne che vengono molestate, violentate e maltrattate negli ambienti lavorativi mentre rarissimi i casi in cui qualcuno sia riuscito a raccontarne in modo così accurato e per nulla scontato. Ne è un esempio la scena girata nell’ufficio di Ailes, tra il molestatore e la giornalista appena assunta Kayla (Margot Robbie). Un momento davvero intenso in cui alla ragazza entusiasta di incontrare di persona per la prima volta il suo capo viene chiesto di fare una giravolta su sé stessa e mostrare il suo corpo. Costretta ad alzare piano piano la gonna, ci trasmette tutta la sua paura e vergogna.

    Questo grazie anche all’emozionante e sempre più brava Margot Robbie. Presentata come un personaggio allegro ed ambizioso, la cui vitalità, tutta ad un tratto viene spezzata. Poi, sì, a fare la sua parte è anche la regia che sceglie di utilizzare piani sequenza e primi piani allo scopo di valorizzare i dialoghi. Vengono messi in risalto i dettagli, come i costumi e l’abbigliamento che diventano un tratto distintivo e significativo.

    Nel cast brilla la bellissima e talentuosa Charlize Theron nei panni della presentatrice Megyn Kelly, che sorprende per la forte somiglianza con il personaggio reale. Al suo seguito un’attrice che non ha bisogno di presentazioni, Nicole Kidman perfettamente calata nella parte di Gretchen Carlson, la voce che dà il via alla catena di testimonianze.

    Il risultato è una pellicola dal contenuto profondo, perché spiega non solo la violenza fisica, ma anche quella psicologica che le donne sono costrette a subire da uomini che abusano della loro posizione di potere. Un film che fa riflettere sulla posizione del genere femminile, nella società odierna, trattato ancora come oggetto sessuale.

    Bombshell è riuscito ad ottenere ben tre nomination ai Premi Oscar 2020 tra cui: Miglior Attrice Protagonista per Charlize Theron, Miglior Attrice Non Protagonista per Margot Robbie, Miglior Trucco e Acconciature. Ottenendo la meritatissima statuetta per quest’ultimo. Il film, per ora e per motivi universalmente noti legati alle problematiche relative alla diffusione del coronavirus, non sarà nelle sale ma disponibile sulla piattaforma streaming di Amazon Prime Video. Non perdetevi questa bomba. Buona visione!