E allora, Pia, per chi ancora non ci crede o non ti conosce, cosa dice la tua carta di identità? E poi racconta un po' del tuo amore per il volley…
-E' facile, sono nata a Buenos Aires il 13 febbraio del 1986…Almeno, io spero che sia '86, ma la mia carta d'identità dice 1976!
Sì, ma ne dimostri comunque sempre di meno!
-Grazie! Allora…Con la pallavolo è nato tutto per divertimento, con le amicizie di allora. Ho militato a lungo nel Club Italiano: era tutto molto bello, non si avvertiva la stanchezza, non si sentivano dolori…Ero tutto i giorni, specie di pomeriggio, a giocare a pallavolo. Poi un bel giorno, con mia sorella e mio fratello, ho preso la decisione di andare via dall'Argentina. Non è stata una decisione facile, perché si trattava di fare un salto di migliaia e migliaia di chilometri. Ma abbiamo sempre avuto l'appoggio dei nostri genitori che hanno sacrificato la loro vita per noi, e l'hanno dedicata alla nostra passione, loro che a pallavolo non hanno neanche mai giocato. Mio fratello è andato a giocare in Germania, io e mia sorella Ro (nda: la gemella Maria del Rosario che ora gioca in A1 ad Altamura) siamo venute in Italia. Poi, siccome la pallavolo non poteva essere solo un gioco e si doveva anche guadagnare qualcosa, abbiamo trovato una squadra a Fano, l' Alma Conad Fano. Intanto venivamo chiamate comunque dal Club Italiano, dove abbiamo fatto le selezioni per l'Under18, l'Under 21…E all'età di 16 anni eravamo comunque in Italia.
A Fano ho avuto come primo allenatore in Italia, Sergio Guerra: ho imparato tanto da lui, anche se devo dire che ho sempre trovato che qui in Italia si è teso a privilegiare di più il collettivo, mentre in Argentina ogni singola giocatrice è meglio seguita. Questo perché in Italia conta di più il risultato. E poi qui si è abbandonata la tecnica che c'era con il cambio palla, anche se già allora la preparazione fisica e atletica era molto importante. Anzi, per me si dovrebbe curare ancora di più la tecnica, perché con il rally point system non puoi permetterti di sbagliare, e se vai sotto è dura recuperare se non sai “girare” e giocare il pallone. Mentre con il cambio palla comunque a punto ci andavi: sbagliavi un' azione o ad attaccare un pallone, e avevi la possibilità di recuperare…
Torniamo ai tuoi anni in Italia. Eravamo rimasti a Fano e poi dove?
-Dopo Fano sono stata due anni, dal 1994 al 1996, a Reggio Emilia in Serie A1, per poi andare a Jesi, con la Vini MonteSchiavo, in A2…E lì sono rimasta due anni, con in mezzo una stagione a Modena, con l'Omnitel in A1. Poi, dal 1999 mi sono trasferita a Firenze dove sono stata due anni: il primo anno in A2 con la Figurella Firenze, e il secondo con la Romanelli in A1. Poi sono ritornata, sempre in A1, a Reggio Emilia dove ho giocato quattro anni (nda: dapprima con la Cerdisa, poi con lo sponsor Five e infine GrissinBon…). Gli ultimi tre anni sono storia di oggi, con l'annata della promozione ad Altamura, nel 2005-'06, poi ad Arzano l'anno scorso, ed ora eccomi qui a Ostiano.
Che ricordi hai di tutte queste esperienze?
-Ma guarda…E' difficile analizzare, perché per me ogni primo anno è un po' come la stagione che sto vivendo ora qui a Ostiano. Mi spiego: a me non ha mai interessato tanto fare esperienze e giocare per farmi notare; a me è sempre piaciuto giocare, indipendentemente dalla squadra, per il fatto che caratterialmente mi trovo bene ovunque. A me è sempre interessato solo giocare e poi il resto veniva di conseguenza. Poi, naturalmente, il fatto di giocare bene vuol dire molto, e infatti dalle prime esperienze sono comunque maturata…
Ricordo bene le ultime annate, dove ad Altamura ho vinto i playoff per la promozione, siamo andate in A1 e siamo riuscite là dove era l'obiettivo principale della società.
Ad Arzano pure i programmi erano di salire o comunque di fare i playoff, ma le cose sono andate diversamente per via di molti problemi che si sono avuti…
Hai accennato ai tuoi fratelli, conosciamo poco tuo fratello, mentre sappiamo di tua sorella gemella. Ce ne vuoi parlare?
-Con mio fratello ho un bel rapporto, lui è un po' geloso, anche per via dei successi che io e mia sorella abbiamo avuto, un po' più di lui…Anche per il fatto mio personale del matrimonio, e sai com'è: gli uomini sono facili a gelosie…
Con Ro (nda: la sorella di Pia si chiama Maria del Rosario e gioca ad Altamura in A1…) ho avuto la fortuna di giocare ad Altamura e di essere stata promossa in A1, condividendo con lei le gioie di un risultato che per me è stata una bella novità, mentre mia sorella aveva vinto la Champions League a Modena, lo scudetto a Perugia…E' stata più fortunata di me in fatto di vittorie!
Abbiamo vissuto momenti duri quando dopo i primi anni in Italia ci siamo separate: lei è rimasta a Fano e io sono andata a Reggio Emilia. Eravamo ancora giovani e sai, anche se in poche ore potevamo ricongiungerci, per il resto era la prima volta che eravamo da sole, senza famiglia, con le difficoltà della lingua, e delle amicizie che per me dovevo ristabilire…
E vuoi ricordare cosa stanno facendo ora, specie per chi ancora non conosce tua sorella?
-Mio fratello, Alejandro, gioca a pallavolo in Serie B2 a Varese e allo stesso tempo sta seguendo un corso di personal trainer, oltre ad allenare un'Under14. Mia sorella gioca sempre in A1 ad Altamura.
In tutti questi anni in Italia, quali sono stati gli allenatori e quali le ex-compagne e le avversarie che ricordi meglio?
-Premetto che io ho sempre avuto un buon rapporto con tutti, non sono mai stata una persona polemica. Di sicuro chi mi ha cresciuta nei miei primi anni in Italia è stato Sergio Guerra quando ero a Reggio Emilia al primo anno, non le ultime stagioni di pochi anni fa. Anche se dirò che un po' tutti quelli che ho avuto mi hanno dato ognuno qualcosa.
Anche come giocatrici mi sono trovata bene un po' con tutte; certo ricordo le grosse giocatrici come Weersing, Tara Cross, Betcheva, Pirv, che la ricordo come compagna di mia sorella, ma ho avuto la fortuna di allenarmi però con lei, quando Ro giocava a Reggio Calabria.
Tra le italiane ricordo con piacere Bernardi quando eravamo a Fano…
In Italia, Pia, la pallavolo argentina è stata identificata con Julio Velasco che tanti successi ha avuto con la Nazionale Italiana maschile, ma anche con giocatori del calibro di Conte, Martinez… Ma a livello femminile com'è la situazione?
-Nel periodo in cui giocavo con la Nazionale Argentina si ottenevano dei buoni risultati: ricordo che insieme a me c'era anche Isabel Mariana Conde, ora a Parma. Ma ti dico di anni fa, anche se per le ragazze, comunque, fare pallavolo in Argentina non è semplice. E se non ci sono sbocchi con la Nazionale e o comunque non ci si può permettere di andare a giocare all'estero, è meglio cercarsi un altro lavoro, perché finché si è giovani, ci sono ancora, pochi però, degli sbocchi; ma salendo con l'età, il volley in Argentina rimane un gioco e lo si pratica per divertimento, non dà futuro. Perlomeno non è come qui in Italia che si guadagna bene, e non solo in Serie A1. Diciamo che la pallavolo femminile argentina è ancora a un livello da status dilettantistico. Solo ultimamente la Liga feminina (che è simile alla Lega femminile qui in Italia) contribuisce anche se con pochi fondi economici, e con l'aiuto di alcuni sponsor, ma è ancora troppo poco.
Stavi accennando ad alcune giocatrici: che nomi famosi di atlete argentine ci vuoi ricordare?
-Per la verità non ce ne sono molte, a parte Conde e Carolina Costagrande. Tante pallavoliste argentine sono andate negli USA per integrare il volley con lo studio nelle Università…
Per il resto non seguo molto, ultimamente, anche perché il livello di gioco della pallavolo femminile da noi ora è scandaloso. Posso solo dire delle varie categorie in cui è strutturata la Federazione, per cui le giovani iniziano a crescere nella categoria “infantiles”, che è simile alla Under 13 o 14 italiana; poi proseguono con le “cadetas”, che sarebbero le cadette italiane, sino ad arrivare alle “juveniles”, paragonabili alle juniores, prima di giungere alle varie prime squadre, le “majoras”.
Ma, come ti dicevo prima, il volley femminile da noi non consente prospettive: o riesci a sfondare in Nazionale, o vai all'estero. Per i maschi la situazione è molto diversa, anche perché riflette quello che succede nella stessa società argentina, dove le donne sono sempre più discriminate rispetto agli uomini.
E tra le giovani argentine che sono arrivate da noi, chi conosci e puoi descrivere meglio? (Naturalmente parliamo di Serie A2…)
-Non saprei, quelle che sono arrivate come Cirilli, ora a Parma, e Bortolozzi, a Castellana Grotte, hanno avuto un loro percorso e non è che le conosca granchè. Probabilmente erano più predisposte di altre per proseguire e si sono convinte a uscire dall'Argentina. Conosco un po' Luisina Costagrande, sorella minore della più celebre Carolina che è in A1, e che giocava a Conegliano prima dell'infortunio, per sua sfortuna…
Italia e Argentina sono paesi che hanno molte analogie, concordi?
-E' vero. Quello che sta succedendo ora in Italia non vorrei che si ripetesse come era avvenuto in Argentina. Ricordo di quella crisi economica che si faceva fatica ad andare avanti, in poco tempo venivano buttati i risparmi di tutto un lavoro. Anche qua sta avvenendo la stessa cosa, con la differenza che c'è ancora un po' di sicurezza, ed anche questo è stato il motivo che mi fa rimanere qua piuttosto che tornare in Argentina. Da noi c'è molta insicurezza, se vai in giro per strada rischi di farti derubare dai più disperati; qui in Italia le cose ancora vanno meglio.
Secondo te come se ne esce…Senza voler fare le persone competenti!
-Con tanta pazienza. Leggevo qualche giorno fa da un giornale del mio Paese, che gli argentini vogliono tutto e subito. Effettivamente dopo la crisi, le cose non cambiano subito. Si pensa che così come è arrivata, una situazione negativa se ne vada via alla svelta, ma non è così. Le cose migliorano piano piano. Poi, certo, ci sono famiglie con bambini, che proprio non ce la fanno, e allora si ricorre ai piccoli furti…Ma è normale, e purtroppo succede. Ma succede perché, appunto, quando si è disperati e non si ha da mangiare, si fa di tutto per sopravvivere.
Cosa vorresti che ci fosse in Italia di argentino, e cosa porteresti in Argentina dell'Italia?
-In Argentina porterei la pasta, mi piace molto; il lavoro che è sufficiente ad andare avanti, mentre in Argentina non si arriva a fine mese; e la tranquillità. In Italia vorrei mangiare all'aperto come si fa in Argentina, dove spesso si organizzano scampagnate anche in inverno, mentre qui si è un po' pigri.
Pia, siamo alla fine: quali sono i traguardi che vuoi tagliare, sia professionali che personali…anche se, per chi ancora non lo sa, qualche mese fa ne hai raggiunto uno molto importante…
-Allora, professionalmente io voglio sempre vincere, e per fortuna l'ho già fatto quando qualche anno fa con Altamura e con mia sorella, abbiamo raggiunto la Serie A1.
Personalmente, dopo aver conosciuto una persona come mio marito che mi ha sposato nel luglio scorso…E qui però, oltre a fare un complimento a mio marito, dico anche che i ragazzi e i giovani di oggi, continuano a pensare a divertirsi, anche fino a 30-40 anni frequentano le discoteche, non esiste quasi più l'uomo romantico, di quelle persone che c'erano una volta. Oggi gli uomini, o almeno molti di loro, non pensano più al matrimonio. E io ho avuto fortuna di trovare una persona che tra qualche anno mi darà l'occasione di diventare mamma di bambini che magari giocheranno a basket, o a pallavolo, o si daranno all'atletica leggera (nda: risata di Maria Pia…)…Comunque, sì: tra qualche anno conto di allargare la famiglia, che per me è la cosa più importante.
…e ancora grazie…
DALL'ARGENTINA CON PASSIONE E non può essere altro quello che ha spinto la bionda centrale argentina ora in forza all'Edilkamin Ostiano a farsi così tanti chilometri per trovare gloria qui da noi. Da talmente tanto tempo Maria Pia Romanò è tra noi, a tal punto da farla ritenere più italiana che argentina.
Un altro motivo che fa propendere che la sua passione sia così vasta, è il fatto di aver cambiato tantissime società, pur essendo da molti anni in Italia; di non essersi mai arresa di fronte alle piccole, ma neanche alle grosse contrarietà -specie quelle legate alla difficilissima situazione del suo Paese di alcuni anni fa- e di avere raggiunto l' apice solo da poco, alla “veneranda” età di 31 anni, lei che ne dimostra molti di meno, con quel suo viso ancora da ragazzina.
A cura di Edoardo Beltramelli
