Ciao Giacomo, prima di tutto presentati ai lettori di Vivovolley. Come e quando hai iniziato a giocare a volley, la tua carriera e perché alzatore…
Ciao a tutti,
sono Giacomo Sintini e gioco a pallavolo da quando avevo 14 anni. Fino a quell’ età avevo sempre e solo giocato a calcio insieme ai miei fratelli ed a tutti i ragazzini del mio piccolo paese, tranne per qualche breve apparizione in altri sport per manifestazioni scolastiche. Ricordo che un giorno mio padre mi chiese di accompagnarlo al palazzetto di Bagnacavallo per vedere una partita di mio fratello maggiore. Tommaso era cresciuto molto in altezza quell’ anno ed aveva deciso di cambiare attività fisica. Era la prima volta che assistevo ad una partita di volley e fu amore a prima vista. Non staccai mai gli occhi dal campo, chiesi a chiunque mi stava seduto accanto di spiegarmi questa o quella regola, di indicarmi i vari ruoli ecc….Tornati a casa parlai con i miei genitori e dissi loro quanto mi sarebbe piaciuto poter tentare una nuova strada. Non mi fecero nessun problema, portai a termine il mio impegno col calcio quella stagione e l’anno successivo cominciai la mia avventura nel “mondo” della pallavolo.
Il mio ruolo fu subito definito dai miei allenatori di allora che videro in me buone qualità di palleggio. Ero già abbastanza alto e dissero che sarei potuto diventare un forte alzatore lavorando con impegno in palestra. A me piaceva moltissimo l’ idea e accettai con grande entusiasmo. Sono molto grato a tutti gli insegnanti con i quali ho potuto lavorare nel corso della mia carriera, mi hanno tutti dato molto e mi hanno sempre incoraggiato a superare i miei limiti con le buone o con le cattive. La mia carriera è stata abbastanza rapida all’ inizio. Ho giocato nelle giovanili del Ravenna con le quali partecipavo anche ai campionati di serie D prima e B2 poi. Nel 1996 sono stato convocato in Nazionale pre Juniores per la prima volta e sono diventato capitano di quella bellissima squadra. Abbiamo vinto molti tornei tra i quali l’Europeo e il Mondiale nel ’97 e siamo tutti cresciuti tantissimo sotto la guida di Fausto Polidori che allora era il tecnico federale del nostro gruppo. Nello stesso anno sono stato inserito nella rosa della serie A1 ravennate dove ho fatto il mio esordio nel massimo campionato italiano. Ho trascorso due bellissime stagioni con quella squadra ma l’anno successivo mi sono dovuto trasferire a Forlì causa alcuni gravi problemi societari. Quello fu un anno molto difficile, la squadra aveva molti problemi e purtroppo siamo retrocessi. La stagione successiva sono andato giocare nella Sisley Treviso e non so proprio dirvi che emozioni stupende provavo in quei momenti. Ho giocato e lavorato insieme ad alcuni tra i più grandi atleti del nostro sport a livello mondiale e ho potuto rendermi ben conto di che cosa volesse dire far parte di un ambiente professionistico con enormi aspettative. E’ stata un’ esperienza fantastica e fondamentale per la mia crescita, sia come atleta che come persona. Vivere lontani da casa non è facile e ti costringe a crescere in fretta. Dopo il Veneto mi sono spostato in Umbria, a Perugia, dove finalmente ho cominciato a giocare come palleggiatore titolare. Le responsabilità sono aumentate ed anche le difficoltà. Mi sono ritrovato a dover affrontare problemi di cui avevo soltanto sentito parlare e anche se non è stato molto piacevole riconosco quanto mi sia stato utile. Sono rimasto all’ RPA per tre anni consecutivi e sono maturato moltissimo durante questo periodo. Ho incontrato De Giorgi che ha dato un’ impronta davvero importante al mio modo di stare in campo ed insieme abbiamo raggiunto una semi finale ed una finale scudetto storica per una città che si era appena affacciata al palcoscenico del grande volley. Alle belle annate sono subito seguite allettanti proposte ed io sono stato felice di accettare quella che secondo me sarebbe potuta essere la sfida più appassionante: Macerata. La LUBE era una squadra di grande valore che però, nonostante rose di altissimo livello, non era mai riuscita a centrare l’obbiettivo più prestigioso. Puntarono su di noi, il palleggiatore e lo staff tecnico che avevano contribuito alla sorprendente stagione perugina, e non si sbagliarono. Nei due anni trascorsi nelle Marche abbiamo vinto Coppa Cev, Super Coppa Italiana e il tanto agoniato Scudetto, la vittoria più bella. L’ultimo periodo però le cose non sono più andate nel verso giusto e così abbiamo deciso di prendere strade separate, a volte certi equilibri semplicemente smettono di funzionare e ci si può fare ben poco. Abbiamo interrotto il mio contratto che prevedeva ancora due anni e sono tornato con gioia in quella che mi piace definire la mia città adottiva, dove ho incontrato mia moglie e dove ho trovato tanti cari e veri amici, Perugia. Ora, mentre vi scrivo ho appena concluso la mia decima stagione in serie A1 e già non vedo l’ora di cominciarne un’altra.
Le tue caratteristiche come palleggiatore.
Io sono un palleggiatore da sempre e credo che questo mi abbia aiutato molto per riuscire ad avere una tecnica di alzata ben costruita in tanti anni di lavoro. Sono alto 197 cm e sono dotato di buone qualità atletiche che mi permettono di palleggiare la palla molto in alto. Questo facilità il gioco veloce e mi dà anche l’o pportunità di attaccare e murare per contribuire ai punti della mia squadra. Batto sempre in salto e anche se non ho una battuta potentissima penso sia una qualità spesso utile nella pallavolo moderna. Amo molto il gioco al centro e mi piace allargare il gioco velocemente alle bande. Gestire una squadra è molto difficile ma adoro il mio lavoro e mi diverto in um modo indescrivibile. In questo ruolo non si finisce mai di imparare e credo che si debba cercare di essere sempre in continua evoluzione, la concorrenza è molto agguerrita e la varie sfaccettature tattiche del nostro sport si apprendono solamente con molti, molti anni di esperienze.
Le caratteristiche per essere un “perfetto” palleggiatore. In base a ciò, quale l’ atleta che più le incarna (te compreso)?
Le caratteristiche per un “perfetto” palleggiatore secondo la mia opinione sono: la precisione, la velocità e imprevedibilità di tutti i vari tipi di alzata, l’ intelligenza tattica e di relazione con i compagni, la lucidità nei momenti caldi della partita e l’altruismo. Le altre qualità, come l’avere un buon servizio, un buon muro e buone attitudini difensive sono importanti e sempre ben gradite, ma non sono le caratteristiche fondamentali per il ruolo del regista.
Io ho sempre ammirato e cercato di imparare da molti grandi alzatori che ho preso come esempio e penso che uno dei più completi di sempre sia stato Peter Blangè. Di quelli oggi in attività ammiro moltissimo Meoni, Ricardo e Ball.
Chi fa le scelte tra palleggiatore e allenatore? Come si sviluppa questo rapporto?
Per quello che mi riguarda cerco sempre di creare un ottimo rapporto di cooperazione tra me e il mio allenatore. Studiamo le varie tattiche insieme fuori dal campo e poi una volta in partita cerco di sviluppare il gioco che abbiamo scelto insieme nel migliore dei modi. L’ alzatore deve essere in grado di far girare la squadra nel modo più vicino possibile a quello desiderato dal tecnico e il tecnico deve essere un valido aiuto tattico e morale per il suo regista nei vari momenti della gara. Secondo me non può esistere squadra vincente senza una valida collaborazione tra allenatore e palleggiatore. Per sviluppare queste qualità sono necessarie molta stima reciproca e molta fiducia l’ uno nell’ altro.
Le città in cui hai giocato cosa ti hanno lasciato?
Ravenna è vicino a casa mia e i miei ricordi pallavolistici sono meravigliosi perché lì è cominciato tutto.
Treviso l’ho vissuta per un anno soltanto ma è stata la mia prima volta lontano da casa ed ho trovato amici preziosi.
Perugia è la città a cui sono più legato, lì ho fatto il salto di qualità come giocatore, ho vissuto per la prima volta i playoff da titolare, ho conquistato la maglia della nazionale maggiore ed ho incontrato l’Amore, quello vero, nella ragazza che poi un anno fa è diventata mia moglie. Ho comprato una casa ed è lì che oggi viviamo aspettando la nostra bambina. Abbiamo tantissimi amici e ho i migliori ricordi di vita di squadra che potessi sperare.
Con Macerata è stato un rapporto un po’ più complicato. Lì ho vissuto due anni completamente diversi tra loro. Nel primo abbiamo vinto moltissimo e il rapporto con la città è stato facile e piacevole, nel secondo le cose sono andate molto diversamente dalle aspettative di tutti quanti e qualcuno ha voluto ingiustamente ed esageratamente colpevolizzare me per le mancate vittorie. Peccato, perché questo non mi ha permesso di vivere l’ambiente con altrettanta armonia.
Al di là di tutto comunque credo di poter dire che da ogni città in cui ho vissuto ho portato via ricordi di momenti preziosi.
Quello che penso personalmente è che, nonostante si parli dello stesso sport, ci siano enormi differenze tra volley femminile e volley maschile. A mio modo di vedere, una delle caratteristiche che più si ritrova in entrambi è l’aspetto più psicologico del gioco. Nel nostro sport l’approccio mentale alle varie fasi della partita è qualcosa di estremamente difficile e imprevedibile, è una componente fondamentale che può far cambiare l’andamento di una gara in qualsiasi momento. La corretta gestione di queste particolari situazioni rappresenta spesso la differenza tra la vittoria e la sconfitta sia in campo maschile che femminile. Credo che questo sia l’ aspetto più comune tra le due realtà.
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Il volley maschile secondo te come si è evoluto dal cambio palla al RPS?
Il nostro sport e specialmente il modo di interpretarlo ha subito un notevole cambiamento con la venuta del RPS, le differenze si sono fatte sentire e l’adattamento tecnico non è stato certamente semplice all’inizio. C’è stata un’evoluzione importante soprattutto sulla gestione del “vecchio cambio palla”, essendo diventato palla punto lo si è valorizzato molto più di ciò che veniva fatto in precedenza. L’approccio psicologico è diventato ancora più determinante perché le partite scorrono con maggiore velocità e non ci si può permettere di avere nessun tipo di passaggio a vuoto. Anche la fase della “vecchia palla break” è diventata ancora più vitale di quanto non lo fosse già, infatti ora non solo è fondamentale per portare punti alla propria squadra ma lo è anche per evitare che se ne aggiudichi la squadra avversaria con troppa facilità. Questo ha portato ad una differente gestione del servizio e del muro, entrambi molto più aggressivi sia dal punto di vista delle scelte tattiche che da quello tecnico. Inoltre esistono anche altri aspetti che sono in continuo sviluppo ed esiste una sempre più attenta fase di studio che porterà ulteriori miglioramenti al nostro modo di giocare. Secondo me questi sono i cambiamenti più evidenti che il volley ha portato in campo per adattarsi alla nuova realtà di punteggio.
Situazione giovani: secondo te mancano o gli allenatori rischiano poco?
Secondo me i giovani di valore non mancano assolutamente. Io credo che si sia perso un po’ quell’entusiasmo di far crescere importanti vivai giovanili, ma non da parte di tutti e non completamente. Certo giocando in serie A1 è difficile trovare ragazzi di 16/18 anni ritagliarsi spazio in campo con facilità, ma è altrettanto vero che è impensabile immaginare che lo possano fare considerando il livello sia fisico che tecnico che dovrebbero affrontare attualmente. Nelle serie minori vengono lanciati molti più giovani e questo è molto giusto. Gli allenatori esistono e di ottimo livello, sono sicuro che la nostra federazione saprà trovare le strade migliori per elevare sempre più l’immagine della pallavolo italiana. Ma tutto va fatto in modo graduale e non si può pretendere che un tecnico faccia esordire ragazzi inesperti e che allo stesso tempo ottenga risultati e vittorie immediate come spesso accade.
Progetto Acosta di ridurre gli stranieri: che ne pensi?
Nei confronti del progetto di Acosta nutro qualche perplessità, lo dico sinceramente. Non credo che la soluzione migliore per aumentare il livello tecnico dei singoli giocatori sia quello di abbassare notevolmente quello del campionato in cui devono confrontarsi. Senza un’ adeguata competizione come si può sperare che gli atleti migliorino? Eliminando i molti grandi pallavolisti stranieri, che ci hanno aiutato ad avere forse il miglior campionato al mondo, non faremmo altro che peggiorare lo spettacolo e favorire ingiustamente l’approdo in serie A1 di persone che ancora non se lo meritano. Dobbiamo tutelare l’ alto livello e lavorare prima, a partire dai settori giovanili, per creare elementi validi che sappiano poi raggiungere la massima serie senza agevolazioni che non sarebbero di aiuto proprio a nessuno.
Nazionale: secondo te l’ Italia andrà a Pechino?
Si, non ho nessun dubbio. Credo che la nostra nazionale sia molto forte e che le difficoltà che ha dovuto affrontare siano ormai acqua passata. Lo staff e i giocatori che la compongono sono persone di grande valore e avranno sicuramente saputo fare tesoro delle esperienze negative che hanno dovuto affrontare. Ora, la qualificazione olimpica è nettamente alla portata degli azzurri e non vedo proprio nessun motivo per non essere ottimisti.
Ci descrivi un po’ Jack Santini come persona??
Ecco ora sono un po’ in difficoltà, credo che non sia mai facile descriversi. Le persone che ci conoscono davvero dovrebbero farlo, ma ci proverò. Non sono sempre stato lo stesso, anzi devo dire di essere molto cambiato nel corso degli anni. Penso di aver commesso molti sbagli nella mia vita e di non essermi sempre comportato come avrei voluto. Ora sono una persona migliore e lo devo a varie cose: l’esempio dei miei genitori e dei miei fratelli, l’amore di mia moglie, gli insegnamenti della pallavolo e per ultima ma non per importanza la mia accresciuta fede in Dio. Tutto questo mi sta aiutando a vivere come desidero realmente ed a rincorrere tutti quei sogni che in fondo al cuore ho sempre voluto raggiungere. Sono un ragazzo normalissimo, mi piace uscire con gli amici e fare festa, adoro il mare e l’estate. Mi piace mangiare bene e bere un bicchiere di buon vino quando me lo sanno indicare. Ho un bel appartamento insieme a mia moglie che abbiamo curato nei minimi dettagli e con lei condivido tutto ciò che più amo al mondo, compreso il volley. Lei non gioca ma ormai è diventata una vera appassionata. Mi piace lavorare duramente in palestra e mi riempie di gioia quando si riesce a trovare quella giusta alchimia che ti fa giocare e vincere di squadra. Amo viaggiare e anche se non coltivo un hobby in particolare cerco sempre di tenermi impegnato in varie attività quando non devo muovermi per il mio lavoro. Per esempio passo molto tempo sulla mia bici da corsa, cerco di strimpellare la chitarra o faccio lunghe passeggiate con Alessia e il nostro boxer Valentino. Sono una persona che cerca sempre di portare a termine nel migliore dei modi i propri impegni e non sopporto vedere gente che non dà il massimo in ciò che fa. Odio la falsità e l’ipocrisia mentre ammiro moltissimo chi riesce ad essere franco anche nelle situazioni più difficili. Spero di migliorare ogni giorno come persona , so che spesso dipende da me e che non manca mai l’opportunità per fare anche solo un piccolo passo in avant
I tuoi hobby, cosa fai nel tempo libero…film, libri, musica…cibo…
Ho già parlato dei miei hobby ma non ho ancora detto nulla sulla mia passione per il cinema. Ho centinaia di film in casa e cerco di non perdermi mai le ultime novità. Leggo molto, specie durante le trasferte con la squadra. In genere sono maggiormente attirato da storie di vita vera, biografie sportive, racconti di esperienze ecc.. Non sono attirato dai romanzi, soprattutto se si basano su storie di fantasia, anche se ne riconoscono la genialità. Ascolto varie musiche, spaziando da artisti italiani a stranieri, moderni e passati. Diciamo che mi piace cambiare a seconda dell’occasione. Il mio piatto preferito è la pasta, a pari merito con la pizza, ma se devo essere sincero mangio con gioia veramente di tutto quando mi è permesso. Sono una buona forchetta ma durante il campionato seguo un regime alimentare piuttosto rigido che mi aiuta a mantenermi in forma con maggiore facilità.
E ora parliamo della Star volley Academy…un progetto interessante che ti vede coinvolto!
La Star Volley Academy è un progetto eccezionale e molto, molto interessante che ha il merito di puntare sui giovanissimi per migliorare lo sport che amo di più al mondo. Penso che sia un’idea estremamente valida, portata avanti da persone di grande valore, sia tecnico che morale, che io stimo moltissimo. Per me è un onore poter rendermi utile in iniziative di questo genere e spero che la mia partecipazione contribuisca alla crescita costante dell’accademia
Un re in mezzo a tante regine in accademia…come è il rapporto tra voi atleti?
Vero, sono forse l’unico atleta maschio che collabora attivamente con la Star Volley. Sinceramente è un onore. Mi piace pensare che le mie qualità siano state apprezzate da coloro che organizzano il tutto. La rosa di atleti e di allenatori coinvolti nel progetto è di primissimo livello ed è sempre molto stimolante poter far parte di certi ambienti. Il rapporto che si è instaurato tra noi è di ammirazione reciproca, di stima e siamo tutti ben disposti a collaborare insieme per la maggior riuscita degli obbiettivi dell’accademia.
Hai fatto degli stage la scorsa estate: ci parli di come sono andati, cosa ti hanno lasciato…
La scorsa estate ho partecipato a vari stage insieme ad alcune ragazze che fanno parte della Star Volley Academy e devo dire che mi sono trovato veramente bene. E’ un ambiente molto professionale ma allo stesso tempo rilassato, allegro. Ho notato tantissima voglia di imparare e grande senso di disciplina in palestra. Mi sono divertito molto e alla fine di ogni allenamento mi sono trattenuto per circa un’ora a bordo campo per rispondere alle tante domande che la giovanissime pallavoliste hanno voluto rivolgermi. Abbiamo parlato delle difficoltà incontrate nel corso della mia carriera e di come mi sono dovuto impegnare per superarle, dell’importanza di avere a disposizione un ambiente sano per poter coltivare i propri sogni e di molte altre perplessità o paure che alla loro età è normale che sentano. Per quello che mi riguarda posso dire di aver ricevuto molto da questi incontri e credo di essere uscito arricchito da ogni singola partecipazione.
Jack….promuovi l’accademia e il suo slogan “Play for life” a tutti gli appassionati di pallavolo…
La Star Volley Academy è una vera scuola di pallavolo e una vera scuola di vita. Nella vita esistono valori importanti di cui la nostra società non può assolutamente fare a meno, qui non si impara soltanto uno sport, si cerca di insegnare a far fronte alle responsabilità. “Play for life” è un bello slogan.
Un grande atleta, una bellissima persona. Grazie Jack per la tua disponibilità...
Le interviste di Vivovolley non si fermano e oggi ve ne presentiamo una un pò particolare: non si tratta di una Lei, ma incontriamo un LUI: Giacomo Sintini, per tutti "Jack", alzatore della RPA Bacchi Perugia, serie A1 maschile.
E' cresciuto con il Messaggero di Vullo, di Gardini, di Timmons, di Kiraly, al PalaDeAndré. Palleggia da sempre, dotato di grandi qualità atletiche, buona visione del gioco, a Perugia ha trovato la sua dimensione di atleta, la voglia di stare in campo con entusiasmo e con la grinta che lo contraddistingue. Come persona è disponibilissimo, umile, molto intelligente, un amico vero e sincero, a detta di chi lo conosce bene. Tante vittorie con i club, tra cui Scudetto, Coppa Cev e Supercoppa a Macerata e una medaglia d' oro in nazionale nel 2005 agli Europei.
Con Jack scopriamo il mondo del volley al maschile, cerchiamo di capire i punti in comune con la pallavolo rosa, le caratteristiche di un buon alzatore, il Rally Point System, senza dimenticare la Star Volley Academy, visto che Jack è una delle tante Stars e…….
Seguiteci….(PS: Intervista di 2 pagine: per la II parte cliccare solo su pagina 2)

