D – Valeria, raccontaci cosa hai fatto questa estate..
Valeria Rosso – Dunque quest’ estate ho trascorso un breve periodo insieme alla mia famiglia a Biella, poi ho girato un po’ l’ Europa partecipando a qualche tappa del campionato europeo di beach e ad una del world tour, così ho visto come è il livello e mi sono rilassata guardando quelle forti giocare!!..Poi sono andata a Jesolo dove ho preparato il campionato italiano di beach volley.
D – Parliamo di beach: spiegaci le differenze di allenamento e preparazione tra il 2×2 e il 4×4..
Vally – Beh, a dire la veritá la differenza è enorme: nel 4×4 è sufficiente una settimana di lavoro per adattarsi alla sabbia e capire i diversi tempi di salto rispetto al terreno del palazzetto. Inoltre il fatto di coprire il campo in 4 lo rende una disciplina molto simile al volley indoor per cui è un buon modo per mantenersi in forma durante l’ estate simulando molti gesti tecnici e meccanismi che si compiono in palestra l’ inverno: ad esempio è concesso il palleggio anche in attacco e nel primo tocco e in alzata quest’ ultimo ha un tipo di esecuzione identico a quello dell’indoor.
Il 2×2 è una specie di “mission impossible” fisica e mentale: occorre abituarsi alla sabbia e al fatto di coprire il campo in 2, il vento e le condizioni metereologiche incidono moltissimo, inoltre ci sono alcuni gesti che in indoor non si compiono mai, come lo stacco da muro, il palleggio da beach, la difesa a mani alte con tocco rigido, i colpi in shot, anche il tuffo in difesa ha una tecnica completamente diversa, per cui per raggiungere un livelllo di forma fisica e tecnica buona nel beach 2×2 ci vuole almeno un mese e mezzo, e purtroppo, proprio nel momento di massima forma è finita la stagione ed è ora di mettere le ginocchiere..
D – Beach e indoor, che cosa ti piace in una e cosa nell’altra disciplina..
Vally – Sono due sport diversi per me. L’indoor è sempre stata la mia vita e mi accompagna da quando ho 6 anni, mi piace l’adrenalina del palazzetto pieno, mettere a terra un attacco importante per la squadra, abbracciare le mie compagne a fine partita, mi piace quando si crea una buona armonia di gioco e dopo mesi di lavoro gli ingranaggi iniziano a funzionare quasi alla perfezione.
Il beach è il mio amore recente, lo pratico da due stagioni a buon livello, mi piace la responsabilizzazione del giocatore, solo, insieme al suo compagno contro tutto: condizioni atmosferiche avverse, fatica, sole, “banana” da cui non si riesce ad uscire; e poi ci sono viaggi da organizzare, video in camera la sera, i paesaggi che cambiano all’improvviso, bere una birra con la coppia che ti ha buttato fuori dal torneo o ricevere i complimenti da quella contro cui hai vinto. E poi mi piace quando mi riesce un gesto tecnico che ho provato per settimane, che fino a un anno fa mi era completamente sconosciuto e poi correre incontro alla mia compagna ed abbracciarla forte.

D – Che tipo di beacher sei?
Vally – Una di quelle che se la prende molto con se stessa, che non vorrebbe mai finire l’allenamento perché c’è sempre qualcosa che non va, che si alza un’ora prima la mattina per andare a vedere che esercizi fanno quelli forti. Una con una gran voglia di imparare.
D – Secondo te aiuta di più portare delle caratteristiche tecniche dal beach all’ indoor o viceversa?
Vally – Ho sentito qualcuno dire che alla fine giocare a beach è come giocare a pallavolo sulla sabbia, chi ha talento e intelligenza sul parquet ce l’ha anche a beach, io sono abbastanza d’accordo, credo che le basi tecniche dell’indoor sino fontamentali per il beach ma credo anche che il beach faccia fare un salto di qualitá mentale e fisico per la stagione successiva indoor.
D – Parliamo del tuo ruolo: sei centrale ma hai giocato anche in altri ruoli. Ti piace cambiare, metterti alla prova?
Vally – Direi di si, Acosta non mi ha fatto un favore inserendo il ruolo del libero, adoro fare la fast e murare, ma i fondamentali che mi piacciono di piú sono difendere palleggiare e ricevere. Se me ne fossi accorta in tempo del cambiamento che stava avvenendo nel volley e nella specializzazione dei ruoli avrei provato a cambiare ruolo.
D – Le tue caratteristiche da centrale.
Vally – Sono veloce a spostarmi a muro, credo di leggere abbastanza bene il palleggiatore avversario e anticipo molto in attacco.
D – Quale la tua centrale preferita o quella che incarna il tuo centrale ideale?
Vally – Quando avevo 18 anni il mio idolo era Branka Sekulic e prima ancora quando avevo 15 anni adoravo la Kirillova e avevo un debole per Susan Lahme. Ora ammiro molto Simona Gioli.
D – Rafael Nadal, ha detto in una intervista a sport week in cui gli è stato fatto notare che si è fermato sotto la pioggia a firmare autografi dopo aver perso a Wimbledon: “ Cosa è più bello, io che mi fermo a firmare autografi o i ragazzini che corrono giù dalle tribune??Non penso di meritarmi un premio Per questo. Lo chiamo semplicemente rispetto”. Che ne pensi?
Vally – Concordo pienamente e lo ammiro per questo. Io correvo a fine partita per avere l’autografo dei miei idoli da piccolina e anche adesso cerco di ricordarmelo sempre, anche se la partita è andata male e me ne vorrei scappare in spogliatoio senza salutare nessuno.
D – Torniamo al beach. Cosa ci puoi raccontare della tue esperienze sulla sabbia?
Vally – Il beach mi ha insegnato tanto in questi 2 anni, mi ha messo davanti all’incapacitá di compiere certi gesti e ho dovuto re-imparare ad essere umile e paziente, mi ha insegnato la gioia di andare a letto alle 10 di sera stanchissima e la gioia di andare in spiaggia alle 7 e mezza con un pallone in mano. Mi ha fato incontrare persone meravigliose, pronte a sacrificarsi ed investire in prima persona per inseguire un sogno e coltivare un progetto.
Mi ha fatto assaporare un lato dello sport che avevo dimenticato.
D – Il beach si avvicina di più al significato dello sport, ovvero divertimento. Secondo te questo aspetto nell’ indoor sta perdendo significato?
Vally – Non credo, se si parla di sport vero e proprio ovvero quello giocato il divertimento nella pallavolo è ancora enorme e lo spettacolo che offre fa divertire sia pubblico che le giocatrice. Per quanto riguarda gli altri aspetti, ovvero quelli che sono fuori dal taraflex credo che sia diventato un business e che ci sia spesso scarsa professionalità nella sua gestione, in generale e da tutti i punti di vista. Credo che l’unica soluzione sia trasformarlo in uno sport professionistico, primo perché se lo merita, secondo perché i manager si assumerebbero maggiori responsabilità nella gestione e non si assisterebbe forse alla presenza di società “funghi”.
D – Quanto conta secondo te l’ immagine nel volley femminile? Stanno prendendo sempre più piede i siti internet di voi giocatrici…
Vally – Conta, ma se sei scarsa conta poco, anzi è un’arma a doppio taglio.
D – Se dovessi spiegare alle ragazzine quale è il prototipo del giocatore di pallavolo, cosa diresti?
Vally – Non saprei spiegar loro un prototipo, ma solo consigliare loro di mettere tanta passione in quello che fanno, di divertirsi ma di ricordarsi che bisogna fare tanti sacrifici, anche nelle piccole cose, anche nelle piccole palestre sperdute, che sono quelle che forgiano i grandi campioni.
D – Sport e donna: lo sport rosa non manca di eccellenze in tante discipline (vedi Pellegrini, Filippi, Sciatrici..fioretto etc…) ma offre alle atlete percorsi personali più precari, meno onerosi e soddisfacenti rispetto a quelli dei colleghi maschi.…che ne pensi?
Vally – Credo che in Italia gli unici sport in cui ci sia una differenza consistente di tutela tra i generi siano il calcio e il basket, per il resto siamo tutti nello stesso brodo. Forse i maschi del volley hanno contratti migliori, ma non hanno alcuna garanzia di prendere quei soldi, tanto quanto noi. Per il resto, non abbiamo contributi pagati, non ci sono obblighi per le società di avere assicurazioni, non ci sono piú la fideiussioni. Lo sport in Italia è una giungla ed è precario quasi per tutti, tranne per il calcio maschile.
D – Cosa significa per te la pallavolo?
Vally – E’ la mia vita, significa provare a migliorare ogni stagione e cercare di competere al meglio con le piú forti, è ancora, per fortuna un gran divertimento e una passione.
D – Arrivare in alto che sacrifici ha comportato nella tua vita?
Vally – Tanti sacrifici, che peró sono sempre stati ripagati: lontanza dalla famiglia e dagli affetti, sacrifici nello studio, tanti viaggi per dare esami e laurearmi lo stesso, estati senza vacanze, crescere in fretta, imparare presto a guardarsi le spalle, insomma aver avuto un’adolescenza breve e un po’ incasinata.
D – Segui altri sport? Pensi che avresti potuto fare qualcosa d’altro al posto del volley?
Vally – Se non avessi giocato a pallavolo mi sarei data allo snowboard, mi piace la neve e sono sugli sci da quando ho 5 anni. Se avessi conosciuto prima il beach volley mi sarei dedicata completamente a quello, è una disciplina che si addice maggiormente alle mie caratteristiche tecniche e mentali rispetto all’indoor.
D – E infine: chi è Valeria?
Vally – Valeria è una ragazza che ama le sfide e non riesce a stare ferma, adora la sua famiglia e la vista delle montagne che si vede da casa sua a Quaregna, sempre incasinata, le piace studiare e mantenere gli impegni a tutti i costi. Le piace la musica e passare bella serate con i suoi amici piú cari. Ed è innamorata.
Professione: centrale, ma all' occorrenza sa fare di tutto. Hobby? Forte passione per la sabbia, dal 4×4 al 2×2: nel 2006 vince il "Queen of the beach", poi insieme a Lucia Bacchi si cimenta con successo nel campionato italiano, aderendo al progetto HBV (www.hbvmagazine.com).
In questa lunga estate di beach, Vally e Lucia hanno vinto il premio come coppia rivelazione del campionato, tanto che Daniela Gattelli e Lucilla Perrotta (che hanno conquistato il loro terzo scudetto) le hanno definite come la coppia del futuro.
Per quanto riguarda l' indoor, Valeria si appresta ad iniziare una nuova stagione con l' Asystel Novara: negli anni Vally ha migliorato le sue caratteristiche tecniche, cimentandosi dal ruolo di palleggiatrice a schiacciatrice, anche se il suo destino è sempre giocare al centro, pronta ad attaccare e murare sotto la "cupola gaudenziana".
A cura di Mirtillino – Si ringrazia : HBV – www.valeriarosso.com. Pubblicata anche su Sottorete.Net
