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Quando le scene sono calcate da cani e gatti: tre film, una zampa

Isola dei cani-Dogman-Kedi-vivovolley-vivocult[di Noemi Mendola – foto fonte web] Niente attira l’attenzione come un bel micio in panciolle sul divano. O un cagnolone che gioca col proprio padrone. Lo sanno perfettamente gli utenti sui social: è sufficiente, infatti, postare una foto o un video a tema ferino per essere sommersi dalle visualizzazioni e dai like ottenuti. Ultimamente, però, anche il cinema ha voluto approfittare di questo meccanismo, capace di richiamare un gran numero di spettatori nelle sale, e l’ha fatto attraverso tre film, tre pellicole tra di loro anche fin troppo diverse, ma accomunate da un semplice ed efficace filo conduttore: la zampa di un animale domestico. Come non iniziare, quindi, dall’Isola dei Cani di Wes Anderson, il film di animazione sbarcato in Italia nei primi di maggio?

Giappone, 2038: un’epidemia canina ha colpito la città di Megasaki, e per scongiurare il rischio di un coinvolgimento umano tutti i cani vengono esiliati nell’Isola della Spazzatura. Attraverso un uso sopraffino dello stop-motion, secondo cui i pupazzi vengono mossi a mano di fotogramma in fotogramma, il regista statunitense punta il dito contro le responsabilità umane: non solo non siamo in grado di aiutare colui che è stato il nostro migliore amico a quattro zampe per secoli, ma si scopre anche che l’epidemia non è casuale, ma determinata dall’uomo stesso. Ma non tutti, però, sono colpevoli: il piccolo eroe Atari vola sull’isola alla ricerca del suo Spots, e da inizio ad un viaggio ironico e smisurato, capace di equilibrare la pellicola.

kedi-vivovolley-vivocultUna spedizione, però, non semplice in un paesaggio che non ha più niente di naturale: l’essere umano è, nuovamente, la mano che distrugge il pianeta, lo inquina, e a sua volta, quindi, distrugge l’habitat di molte altre specie viventi. Un po’ ciò che accade in Kedi La Città dei Gatti, pellicola turco-americana appena uscita nelle nostre sale. Istanbul è stata da sempre animata da milioni e milioni di gatti (“kedi” in turco), secolo dopo secolo. Oggi, il documentario diretto da Ceyda Torun sottolinea come la cementificazione della città stia togliendo spazio vitale a quelle meravigliose e sacre creature.

È proprio attraverso i loro occhi che riscopriamo Istanbul: le telecamere, montate su droni, pedinano alcuni gatti tra le gambe dei passanti e sui tetti della città, rivelando le loro abitudini, raccontate anche dagli abitanti del posto. E, così, non esploriamo solo il loro mondo ma anche il nostro; fino a diventare noi stessi gli animali, come accade nell’Isola dei Cani: i latrati sono stati “tradotti” in lingua comprensibile, per noi italiano, mentre il linguaggio umano (in giapponese) ci rimane assolutamente oscuro. Ci troviamo esattamente nei loro panni: capiamo soltanto “seduto” o “biscotto”, esito dell’addestramento. Inoltre, ci facciamo curare esteticamente dalla mano umana.

dogman-vivovolley-vivocultCome in Dogman, il film drammatico ispiratosi al famoso delitto del Canaro del 1988. Cambiati i nomi, il luogo e il tempo dell’omicidio, l’italiano Matteo Garrone ha confezionato un film dalla violenza suggerita e dalla profondità psicologica degna di conquistare due meritati premi al Festival di Cannes 2018: uno al Canaro, rinominato Marcello e interpretato magistralmente da Marcello Fonte, e uno all’intero cast canino, capace di arricchire la psiche del protagonista, toelettatore di cani del quartiere. Tra spaccio di droga e crescenti scontri brutali col bullo di turno, un ex pugile, Marcello cambia completamente personalità quando è in compagnia dei suoi animali.

I suoi “amori”, come dice più volte. Forse è proprio questo amore incondizionato a legare Dogman ai due film sopra citati: l’Isola, in cui l’idea di vivere senza i propri cani diventa insostenibile, e Kedi, in cui i gatti, autonomi, non sono di nessuno ma vengono accuditi con affetto da tutti. Forse, però, vediamo i nostri compagni a quattro zampe in modo eccessivamente egoistico: emblema ne è Chief, uno dei cani dell’Isola, randagio prima dell’esilio e vessillo dell’autosufficienza, che nel corso del film si lascia addomesticare per servire e aiutare al meglio Atari nelle sue avventure presenti e future. Sì, forse adottiamo solamente il nostro punto di vista: ma in quale modo migliore potremmo esprimere il nostro amore, se è proprio attraverso i nostri occhi, il nostro cuore, che passa?

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